Come è potuto accadere che il potere legislativo passasse di fatto nelle mani dell'esecutivo riducendo le funzioni delle assemblee elettive a meri compiti di ratifica? E soprattutto: un assetto politico resta "democratico" anche quando il "demo" se n'è andato? O si trasforma in una democrazia dei signori?
Da oltre trent'anni l'Italia vede attuarsi periodicamente soluzioni "irregolari" delle crisi politiche. Ciampi, Monti, Draghi. Da tempo i presidenti della Repubblica si regolano come se fosse in vigore da noi la Costituzione della Quinta Repubblica francese, o forse pensano che sia ritornato lo Statuto Albertino: convocano "qualcuno" che metta le cose a posto. Non possiamo non chiederci se, tra le cause immediate di questa deriva, non ci sia il disinvolto e reiterato ricorso alla cosiddetta "unità nazionale" e al conseguente assembramento di formazioni politiche ritenute antitetiche ma destinate a perdere, nel corso di tali esperienze, larga parte dei loro connotati. È probabile che tutto questo si sia verificato sotto la pressione incalzante di costringenti strutture extranazionali in grado di imprimere una accelerazione. Ma il problema ineludibile che abbiamo di fronte è: a quale prezzo e con quale riassetto del nostro ruolo internazionale si sia prodotta una tale mutazione, e se essa sia irreversibile.
Luciano Canfora (Bari, 1942) è un filologo classico, storico, saggista e accademico italiano. Canfora è figlio dello storico della filosofia Fabrizio Canfora e della latinista e grecista Rosa Cifarelli, entrambi docenti del prestigioso Liceo Ginnasio Quinto Orazio Flacco di Bari nonché antifascisti protagonisti della vita culturale e civile della città nel secondo dopoguerra. È professore emerito di filologia greca e latina presso l'Università di Bari e coordinatore scientifico della Scuola superiore di studi storici di San Marino. È membro dei comitati direttivi di diverse riviste, sia scientifiche sia di alta divulgazione, come il Journal of Classical Tradition di Boston, la spagnola Historia y crítica, la rivista italiana di alta divulgazione geopolitica Limes. È membro della Fondazione Istituto Gramsci e del comitato scientifico dell'Enciclopedia Treccani. Dirige inoltre, sin dal 1975, la rivista Quaderni di Storia (ed. Dedalo, Bari), la collana di testi La città antica presso l'editore Sellerio, la collana Paradosis per le edizioni Dedalo e la collana Historos per la Sandro Teti Editore.
In questo libello (per dimensioni, non certo per contenuti), il Professor Canfora traccia un'analisi lucida dello stato di salute della nostra democrazia, e dell'effettivo scardinamento della Costituzione messo in atto negli ultimi decenni, dedicando particolare attenzione all'esperienza del cosiddetto «governo dei Migliori».
Sono tanti gli spunti di riflessione, e spero non me ne vorrà il Professor Canfora se, qui di seguito, riporto due brevi estratti.
Il libro tenta di mettere “in luce una questione che ha rilievo al di là delle polemiche di routine: la mutazione irreversibile del meccanismo elettorale-rappresentativo inteso, alquanto semplicisticamente, come sinonimo nonché unica forma di attuazione dell'istanza ‘democratica’. Insistere, come si usa specie negli ultimi decenni sulla asserita mancanza di alternative a tale modello non è una risposta valida né sul piano dei contenuti né tanto meno sul piano logico: una forma di assetto politico non resta ‘democratica’ anche quando il ‘demo’ se n'è andato.”
Una piccola precisazione: qui l'autore si riferisce, chiaramente, all'etimologia della parola democrazìa, che deriva dal greco δημοκρατία, composto di δῆμος (dêmos) «popolo» e -κρατία (kratìa) «-crazia» (si veda in la voce nel Vocabolario Treccani). Segue la definizione (sempre dal vocabolario Treccani): “Forma di governo in cui il potere risiede nel popolo, che esercita la sua sovranità attraverso istituti politici diversi; in partic., forma di governo che si basa sulla sovranità popolare esercitata per mezzo di rappresentanze elettive, e che garantisce a ogni cittadino la partecipazione, su base di uguaglianza, all’esercizio del potere pubblico” (mie enfasi). Se le parole hanno un senso, è lecito chiedersi se possiamo ancora parlare di democrazia quando circa la metà dell'elettorato italiano, per svariate ragioni, ha praticamente smesso di andare a votare?
A questa particolare disaffezione verso il processo elettorale, sviluppatasi nello specifico durante l'ultimo decennio, hanno contribuito sia il completo disinteresse dell'ormai «ex sinistra» nei confronti di ogni questione sociale, sia l'avvicendarsi di governi «tecnici», o per dirla meglio, imposti dall'alto (cioè dal presidente della Repubblica), non determinati dalla volontà del Parlamento, e, quindi, che non erano espressione della volontà popolare emersa, appunto, a seguito del processo elettorale.
Così, infatti, scrive Canfora sul governo Draghi: “Nell'ultimo ventennio l'UE ha avuto, sempre più chiaramente, una guida tedesca. (...) Merkel era troppo, e giustamente da un punto di vista europeo, interessata alla collaborazione con la Russia (...) la Francia non è mai stata totalmente ‘atlantica’ (...) Dunque bisognava guardare all'Italia. (...) Di qui l'opportunità di intervenire in Italia con l'operazione Draghi. Scelta accorta e posta in atto con mosse pesanti. Scelta di un «uomo di fiducia» dalle molteplici «lealtà», da porre alla testa di un esecutivo svincolato dalle fastidiose dinamiche parlamentari. Emblematico il suo motto «il governo va avanti!». I giornali, in estasi, traducono «va avanti» con «tira dritto». Manifestazione fenomenica, inequivocabile, di tutto ciò l'impressionante, orchestrata, mobilitazione mediatica a suo sostegno. Nella nostra storia post-bellica non s'era mai visto nulla di simile. Sul piano istituzionale, il trapasso è ormai consolidato: il potere legislativo è stato trasferito dal Parlamento al governo. L'esecutivo è finalmente diventato legislativo.”
Un libro che consiglio a tutti di leggere, se non altro per uscire dalla visione a monorotaia che ci è stata propinata dai mezzi di comunicazione durante l'ultimo anno e mezzo, e per maturare qualche seria riflessione.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Testo interessante sulle mutazioni in senso "elitario" e sulle diverse sporcature che la democrazia rappresentativa sta subendo (non voto di molto parte dell'elettorato, condizionamenti internazionali ecc ecc). Il commento (piuttosto critico) risale all'epoca Draghi presidente del consiglio ed è una sua analisi, quindi per certi versi risulta anacronistico rispetto ai recenti rilevanti mutamenti. Ma è interessante per capire alcune tendenze che ora sono esplose (come per esempio il ruolo della sinistra).
Canfora, con un eloquio fine ed uno spirito audage, si rivolge a scrivere le proprie considerazioni sulla formazione del governo Draghi ed a fornire spunti di riflessione su cosa accadrà all'elettorato italiano in questo contesto politico in cui tutti sembrano aver smarrito la propria identità e ruolo. Interessante.
Un'attenta riflessione contemporanea, con tanti quesiti che nascono e dubbi cui bisogna dare delle risposte. Riprende ciò che la critica generale è già posta da molti altri intellettuali: quale sarà il corso delle sinistre dopo il loro crollo?