Ci sono dei libri che ci vengono a trovare, un po’ come le persone che si incontrano per caso, per poi scoprire che quel caso ha in serbo un messaggio per noi.
In questo racconto autobiografico, Murakami si mette a nudo e affronta il dolore della perdita del padre nell’unico modo che uno scrittore sa fare: attraverso l’uso della parola, che addomestica la memoria, per lavare il dolore dalla disperazione e dai sensi di colpa.
Chi è orfano lo sa: i rapporti genitore-figlio, quando il primo non c’è più, diventano frecce appuntite che scavano nel vuoto lasciato dall’assenza. E allora bisogna scrivere, per permettere al dolore di farsi lacrime e di uscire allo scoperto.
E l’inconscio sa essere fantasioso e così affiorano ricordi marginali che all’inizio sembrano senza importanza: piccole finestre da cui fuoriesce la sofferenza.
Così è accaduto a Murakami: il ricordo di una gatta che con la sua famiglia decise di abbandonare, perché incinta. Oppure il ricordo di un gattino finito impigliato sui rami di un albero.
Sono questi gli espedienti narrativi che hanno permesso a Murakami di riconciliarsi con la memoria di suo padre, morto in seguito a una malattia. Dai ricordi marginali, Murakami figlio è stato attratto verso il centro della sua vita, per riscoprire la figura del padre e comunicargli il suo amore filiale.
“Comunque sia, quello che volevo dire con questo testo è una cosa sola: sono il figlio qualunque di un uomo qualunque. È ovvio, lo so. Ma piú mi fermo ad approfondire questa verità, piú mi convinco che tutto è sempre stato frutto del caso. Invece noi esseri umani, per tutta la vita, consideriamo un destino eventi che dipendono dal caso.”
“Una delle cose che ho voluto dire in questo testo è che la guerra provoca, nella vita e nello spirito di una persona − di un anonimo, comune cittadino −, enormi e profondi cambiamenti. Cambiamenti di cui io, cosí come sono qui adesso, costituisco il risultato. Se il destino di mio padre avesse imboccato una strada anche solo un poco diversa, non sarei esistito. La storia è questo: l’unica eventualità, fra innumerevoli altre, che si è attuata, senza se e senza ma.”
Caso ~ Caos ~ Destino: tre punti uniti della stessa geodetica che è la vita.