EMOZIONI AMPLIFICATE
Proprio come suggerisce la copertina del romanzo, quelle che esso trasmette non sono semplici emozioni. Sono amplificate.
Puck è riuscita a comunicarmi tutto il suo dolore per la separazione dei suoi genitori e per l'abbandono subito dal padre, pur non avendo mai ancora fatto esperienza di cosa vuol dire sentirsi impotente di fronte ad una situazione più grande di te. O, peggio, sentirsi colpevole nel provare affetto per una persona che ha dimostrato di non averti più a cuore, la cui mancanza si sente come si percepisce quella di un arto mozzato.
"– Per favore, Puck, mi senti? Torna a casa adesso, porta con te la mamma, io vi voglio bene!
– E noi vogliamo bene a te, papà, TI VOGLIAMO BENE!
Papà si mise a singhiozzare forte. Mi chiesi se fosse seduto in camera. Mi chiesi dove avesse passato tutta la notte. Mi chiesi se mai avesse baciato Katta. Mi chiesi un sacco di cose, pensai a papà, al mio papà, a com'era bello quando mi portava sulle spalle e ballava con me in cucina e io avevo una fifa boia di cadere e insieme sapevo che non mi avrebbe mai lasciata cadere. Era forte."
La conclusione è meravigliosa, forse un po' affrettata, ma va bene così.
"Se cade, si rialzerà. L'ha sempre fatto. [...] De end"