Vittorio ha poco più di quarant’anni e per lavoro commenta notizie curiose su un quotidiano nazionale: un giorno scrive di granchi che scappano dai loro acquari, un altro di ricerche secondo cui l’universo odora di pancetta abbrustolita, o di piedi, o di lampone. Quando arriva, la pandemia lo prende in contropiede e in un attimo accartoccia la sua vita, proprio come succede a milioni di persone intorno a lui. Da un giorno all’altro Vittorio si ritrova a fare i conti con una realtà inaudita e il suo universo finisce per coincidere a poco a poco con i confini del condominio. Nessuno lo lascia in pace: la sua impegnativa quasi-fidanzata che gli si presenta sul pianerottolo con le valigie in mano, la vicina di casa filantropa che lo coinvolge nei suoi tentativi di aiutare il prossimo, l’anziano dirimpettaio che perde colpi, per non parlare degli agguati telefonici della madre che cerca di farlo sentire in colpa nei modi più fantasiosi. Forse è un uomo buono a sua insaputa, Vittorio, di certo preferisce nascondersi dietro all’umorismo e alle battute feroci. Ma mentre una dopo l’altra cadono le certezze di sempre, lui ne ricava di nuove: che durante una pandemia i cani si possono noleggiare, che Andy Warhol può colonizzare la mente di un architetto svampito e che pure una signora anziana può innamorarsi. E, forse, che può provare a essere felice persino lui.
Più essenziale che breve. Cattura bene i momenti del lock down. Mi ha fatto riflettere il fatto che molti degli stati d'animo di quella fase ce li siamo già completamente dimenticati.
Letto letteralmente in una sera. Mi ha fatto compagnia e mi ha strappato un sorriso. Il titolo è ironico e rimanda alla metaforica prigionia che il protagonista vive nel lockdown del 2020, ma anche un richiamo al suo cinismo. Mi sono rispecchiata molto in ciò che provava.
Arrotondo in alto, perché Marco Presta, oltre a strapparmi sempre un sorriso, scrive con un gusto delle parole e un'inventiva spesso surreale che adoro, in un mondo di scialbume stilistico.
Un altro bel libro di Marco Presta che mi è piaciuto molto, ironico e divertente al punto giusto anche ispirandosi al tema attualissimo della pandemia. L’autore questa volta da voce a un giornalista particolare, Vittorio, che commenta notizie strane su un quotidiano nazionale e che, come tutti, si ritrova improvvisamente confinato in casa per il covid. Tutto cambia in un attimo e questa “nuova vita” lo porterà a scoprire qualcosa di inaspettato su stesso e gli altri. Con spirito e intelligenza un racconto che coglie la realtà di un momento particolare vissuto anche alla scoperta di come possiamo essere e di come adattarci anche alle situazioni più difficili.
Bought this book on holiday off the strength of the recommendation by the librarian, something spontaneous I rarely do. I felt I had to support book shops right after COVID. It has been on shelf duty for a while until the January blues attracted me to it.
Witty and ironic; read this with a semi-permanent sly grin on my face. Rarely I've identified with a character more than Vittorio, I felt we're kindred spirits. It's a light read and sometimes tries too hard to force a laugh, a bit like myself too. The story itself loses a bit of traction in the end, but it doesn't deter from reading due to the high quality of writing.
Purtroppo era inevitabile. Inizierà a breve a fiorire, per fortuna in questo specifico caso non con eccessiva prolificità date le stentate 170 pagine, una pseudo letteratura sul periodo del lock down. Periodo durante il quale non abbiamo fatto nulla, non ne siamo retoricamente “usciti migliori”, e il cui nulla riportato su carta risulta di una noia mortale.
Un libro molto spiritoso che cattura molto bene gli stati d’animo durante la pandemia. Questa palazzina è un microcosmo della nostra società: dall’anziano al piccolo negoziante, il veterinario filantropico e l’intellettuale (l’autore), …. Presta riesce a descrivere bene gli stati d’animo di tutti noi durante i mesi di lockdown. Un libro ironico ma reale.
Ti strappa un sorriso mentre una triste lacrima ti scende sulle gote. Inutile dire che la maggior parte di noi ci si ritroverà in più di una pagina. Chi ha vissuto il primo lockdown non può che riconoscersi nel vortice delle emozioni che Marco Presta riesce bene a plasmare.
Non è facile parlare degli anni contrassegnati dal Covid senza scivolare in atmosfere cupe e disperanti , io mi dono rivista molti in Bruno il barista, la sofferenza che il covid lascia a un lavoratore. Qui Presta, scrivendo in prima persona, non rinuncia a descrivere i tic e le nevrosi dei condomini, insieme agli stratagemmi adottati per aggirare le proprie ansie; ma lo fa con leggerezza e condendo i siparietti di vita con battute fulminanti, ciò che lo ha reso celebre in radio. Ci voleva proprio uno sguardo sorridente – e più volte esilarante – su questo fosco periodo pandemico. Mi sarebbe piaciuto vivere nello stesso condominio fatto di persone umane dove ci si aiuta con quel poco che si ha, anche con un frase di conforto, ma diciamo la verità nessuno di noi lo è stato in quel periodo. Ognuno di noi tirava avanti il proprio carretto. #book #booktokitalia #books #bookebook #booktok #booktube #bookgram
⭐⭐⭐ Un libro piacevole da leggere in pochi giorni che ci riporta subito a pochi anni fa, quando eravamo chiusi in casa durante il lockdown. Il protagonista racconta la sua vita, da prigioniero dell'interno otto, tra vicende condominiali, lavorative e sentimentali. C'è un po' di tutto: da passaggi divertenti ad altri più riflessivi; alle volte può sembrare che gli argomenti siano buttati lì a caso, soprattutto quando ci vengono fatti conoscere i fatti di cui il protagonista scrive articoli, ma alla fine c'è un senso a tutto. Le mie parti preferite sono state sia quelle più ironiche, sia quelle dove si rifletteva sul trascorrere del tempo che non ci lascia scampo, che arriva alla fine senza che neanche ce ne accorgiamo.
Avevo giurato a me stesso che non avrei mai letto un libro sulla pandemia o con protagonisti che vivono la pandemia. Però sono un fan del Ruggito del Coniglio (Radio 2), adoro Marco Presta e Antonello Dose e il libro l'ho comprato a scatola chiusa, senza conoscerne la trama. Bene, il protagonista è prigioniero nell'interno 7, e cioè a casa sua, perché sta vivendo il lockdown. Si tratta però di un libro leggero, che offre qualche spunto di riflessione e che fa sentire meno soli, proprio come la trasmissione che Presta conduce al mattino. In particolare, ho provato molta empatia con il protagonista per il suo rapporto complicato con la madre, che vive in un'altra città.
È stato difficile immergersi di nuovo in quel turbine di ansia ed emozioni legate al lockdown. L’autore è stato molto bravo a riprendere tutti i momenti di quel triste periodo e di rappresentare l’ansia e quell’aspettare la fine della pandemia (che poi in realtà dopo 3 anni il virus è ancora in mezzo a noi). Ma è proprio quello status di “prigionieri” che viene descritto nei dettagli. Viene naturale poi mentre leggi di ripercorrere le tue di emozioni che hai vissuto all’epoca e devo dire che non è stato molto piacevole. La scrittura è fluida, le battute ci sono ma è il contesto che è molto pesante.
Oggi ho pensato che, in fin dei conti, la nostra vita è solo un aspettare che trascorra, che il tempo passi nel modo piú veloce e indolore possibile. Se è lunedí attendiamo con impazienza che arrivi il venerdí, se è inverno scalpitiamo per trovarci al piú presto in estate, se dobbiamo incontrare la persona che amiamo di lí a una settimana non vediamo l’ora che quei pochi giorni si tolgano dalle scatole. Ci comportiamo come se non dovessimo morire mai. Nessuno pensa al presente, a farlo durare a lungo e a viverlo nel migliore dei modi. Stiamo al mondo ottant’anni ma desideriamo viverne davvero meno della metà.
Cosa rende un racconto - circoscritto nello spazio di un palazzo, o addirittura negli ottanta metri quadri dell'appartamento del protagonista, la cui esistenza monotona (durante la pandemia) si intreccia, spesso controvoglia, con quella degli altri inquilini - scorrevole e per nulla noioso? Lo stile della sua scrittura. Le descrizioni misurate ma brillanti, le espressioni mai banali, che spingono il lettore attraverso le pagine piatte, consentendogli di rivivere un'esperienza condivisa, estraniante, nel tempo sospeso di un lockdown.
L'ironia ed il ritmo incalzante che caratterizzano i racconti di Marco Presta, in questo caso sono come frenati da una sorta di timido, educato rispetto delle regole. In qualche modo il libro è la personificazione del suo protagonista, tendenzialmente pacato, senza grandi ambizioni, ma comunque sempre attento ed intelligente. Diciamo che... il Coniglio sgranocchia tranquillo la sua carota e, per il momento, non gli importa di Ruggire? 😊
Adoro il modo ironico con cui scrive difatti ho amato 'un calcio in bocca fa miracoli' e anche in questo ultimo il suo stile e' inconfondibile. Purtroppo l argomento Covid MI e' diventato insopportabile quel tanto che basta per far si che la valutazione non sia superiore. Sicuramente da appezzare il modo in cui racconta questi due anni catastrofici.
Chi come me ascolta "il ruggito del coniglio" da anni, in questo libro non potrà non notare la solita ironia di Marco Presta, capace di piazzarti una battuta anche nei momenti più tragici. Tra l'altro io questo libro l'ho ascoltato narrato da Giancarlo Ratti il che mi ha fatto sentire veramente a casa. Forse se lo avessi letto lo scorso anno gli avrei dato una stellina in più, ma in questo momento non ne posso più di sentir parlare di pandemia e isolamento. Nel condominio del protagonista vivono tutti quei personaggi assurdi che giornalmente ci circondano, la storia racconta esattamente il caos del primo lock-down, quando ancora increduli e scettici ci continuavamo a ripetere "durerà solo poche settimane", quando il sottofondo delle sirene delle ambulanze aveva sostituito il resto dei rumori cittadini e le file al supermercato erano lunghissime. Riletto tra qualche anno sembrerà come un libro di storia.
Presta ha davvero uno stile originale, ricco di metafore inusuali che non possono non strapparti un sorriso. La storia però non mi ha preso molto e la conclusione mi ha lasciata un po' disorientata, speravo in qualcosa di più concreto. Tutto sommato un ascolto piacevole (consiglio vivamente l'audio libro narrato da Ratti).
parte quasi come un libro satirico e finisce nella depressione più piena, senza spiegazioni particolari ma in un crescendo di autocommiserazione. il libro pagina dopo pagina sprofonda nella totale inedia, che sfiora quasi il ridicolo, salvo dare qualche sprazzo di ottimismo alla fine. non mi è piaciuto.
Il periodo del lockdown sembra così lontano, eppure leggendo Presta mi è sembrato di rivivere così vividamente quello che è stato. L'ambiente condominiale diventa l'unico concepibile, una bolla estranea a quello che è il mondo esterno. Fragilità, pensieri, dubbi e certezze trovano la propria quadra. E l'ironia si rivela il mezzo giusto per affrontare la pandemia e le sue conseguenze.
Amo molto Marco Presta, sia come conduttore radiofonico che come autore. È uomo ricco di ironia e di cultura e tutto questo traspare sempre dai suoi scritti e dalle sue parole. Questo libro non si smentisce, anche se il finale rimane un po’ appeso.
E' il primo libro che leggo di Marco Presta, lo conosco per la trasmissione del Ruggito ma non come scrittore.. penso che leggero' gli altri libri. PS: ho sentito l'audio libro letto da Giancarlo Ratti anche lui mi e' piaciuto molto!
Voto 4,5 Libro scritto da colui che conduce ”Il ruggito del coniglio", ambientato durante il lockdown. L' ho trovato ironico e divertente, forse si è un po' perso nel finale, ma veramente un bel libro ”Continuare a cercare il lato comico della vita è una forma di resistenza"
L'ascolto dei libri di David Sedaris, con la voce di Giancarlo Ratti, mi ha naturalmente portato a ricercare tutti i libri da lui letti. Lo stile di Marco Presta mi ha ricordato Sedaris. Mi ritengo soddisfatta e quando mai fortunata! Quando mai capita una cosa del genere?