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La sola colpa di essere nati

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Liliana Segre ha compiuto da poco otto anni quando, nel 1938, con l’emanazione delle leggi razziali, le viene impedito di tornare in classe: alunni e insegnanti di «razza ebraica» sono espulsi dalle scuole statali, e di lì a poco gli ebrei vengono licenziati dalle amministrazioni pubbliche e dalle banche, non possono sposare «ariani», possedere aziende, scrivere sui giornali e subiscono molte altre odiose limitazioni. È l’inizio della più terribile delle tragedie che culminerà nei campi di sterminio e nelle camere a gas. In questo dialogo, Liliana Segre e Gherardo Colombo ripercorrono quei drammatici momenti personali e collettivi, si interrogano sulla profonda differenza che intercorre fra giustizia e legalità e sottolineano la necessità di non voltare mai lo sguardo davanti alle discriminazioni, per fare in modo che le pagine più oscure della nostra storia non si ripetano mai più.

128 pages, Paperback

Published January 1, 2022

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About the author

Gherardo Colombo

36 books9 followers
Magistrato attualmente fuori servizio, è noto per aver condotto, o contribuito a condurre, inchieste importanti sul crimine organizzato, la corruzione, il terrorismo e la mafia. Oggi è vicepresidente della casa editrice Garzanti.
Ha pubblicato diversi libri nei quali mette la sua esperienza di magistrato al servizio di una divulgazione attenta e scrupolosa dei concetti di democrazia, giustizia e cittadinanza. Fra i libri più noti, ricordiamo Sulle regole (Feltrinelli 2008), Il vizio della memoria (Feltrinelli 1998) e Sei stato tu? La costituzione attraverso le domande dei bambini (Salani 2009). Ultimo titolo uscito, che inaugura la collana di Bollati Boringhieri "I sampietrini" è Democrazia (2011).

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Displaying 1 - 12 of 12 reviews
Profile Image for Dolceluna ♡.
1,269 reviews163 followers
November 6, 2022
Gherardo Colombo, magistrato noto per aver condotto inchieste importanti sulla mafia e sul crimine organizzato, lo conobbi qualche anno fa, ad un incontro organizzato nella scuola in cui lavoravo: una grande persona, sapiente e intelligente, che fece ai ragazzi domande mirate, volta a sollevare riflessioni su valori imprescindibili per tutti, come la libertà. Chissà se i miei alunni di allora, ancora piccoli e piuttosto immaturi, li colsero per davvero.
Liliana Segre è un personaggio che, ormai, non ha più bisogno di presentazioni.
Queste due figure si incontrano in questo libro, un dialogo che riporta per l’ennesima volta la Segre a ricordare e a testimoniare il suo passato e la sua esperienza di prigioniera nel campo della morte di Auschwitz. Mi sono accorta, tuttavia, che, rispetto ad altro suoi libri, qui il tono è diverso, è più cupo, più amaro, più nero, e ci restituisce l’immagine di una Segre ancora più schiacciata, più tormentata, più depressa e più stanca rispetto a quella cui siamo abituati. L’accento posto sui problemi alimentari e di depressione cui ha sofferto dopo la liberazione (correlati all’incapacità di farsi capire e al non buon rapporto riallacciato con gli zii), sulla crisi col marito, Alfredo Belli Paci, anch’esso ex prigioniero di guerra poi candidatosi per il Movimento Sociale Italiano e sull’attuale situazione politica italiana, contribuiscono a creare questo tono, restituendoci l’immagine di una donna salva ma non ottimista, e sempre più disillusa.
Arricchiscono poi il libro la trascrizione dell'articolo e della Costituzione italiana, che sancisce principi fondamentali come l’uguaglianza e la pari dignità di tutti i cittadini, e di alcuni decreti di quell’oscuro tempo che, l’uguaglianza e la dignità, le hanno violate senza ritegno.
529 reviews2 followers
April 3, 2021
Molte volte mi hanno chiesto se mi sono sentita colpevole di essere sopravvissuta. Lo dico con forza: no, mai.
Io che in casa mia cadevo sempre, lì ce l’ho fatta. Perché quando è indispensabile, la forza che abbiamo dentro di noi ci permette di fare cose che in un’altra situazione non sapremmo fare mai.

Sotto forma di dialogo Liliana Segre non racconta solo la sua esperienza di prigionia nel campo di concentramento di Auschwitz, ma veniamo a sapere molto anche del prima e del dopo.
“Auschwitz mi ha segnata non solo fisicamente, non solo per il tatuaggio sul braccio. Mi ha segnato dentro, e ancora oggi a novant’anni sono diversa dalle mie amiche coetanee. Non è una bella sensazione, perché a volte è bello anche essere parte di qualcosa di più grande, essere in sintonia con le pulsioni e i desideri degli altri, mentre io sono sempre stata diversa.”

Negli ultimi anni Segre si è molto impegnata a testimoniare il suo vissuto, sottolineando come sia fondamentale non rimanere indifferenti, la libertà risiede nella scelta consapevole. “La scelta è libertà, l’indifferenza è sottomissione. Chi sceglie vive la propria vita, chi è indifferente se la fa vivere degli altri: qualsiasi avvenimento, qualsiasi evento, qualsiasi sentimento, qualsiasi emozione gli capitino addosso, per l’indifferente fa lo stesso.” È grazie all’etica della responsabilità che non rimaniamo indifferenti: riuscire a vergognarsi per il “male altrui”, non voltarsi dall’altra parte permette di non accettare le ingiustizie.

Io non concepisco l’odio, perché non posso accogliere in me i sentimenti che, provati da altri, hanno causato il mio dolore.
La prova è nella storia: la risposta violenta all’ingiustizia ha sempre creato ingiustizia.

Profile Image for Francyy.
679 reviews72 followers
November 12, 2022
Da leggere, da far leggere, da rileggere, per non dimenticare mai e per avere davanti la stella polare della legalità e dietro, sempre e solo dietro, l’indifferenza
Profile Image for Ely  Danieli.
186 reviews
February 22, 2021
“𝒑𝒆𝒓𝒄𝒉é 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂
𝒔𝒐𝒍𝒊𝒅𝒂𝒓𝒊𝒆𝒕à 𝒏𝒐𝒏 𝒄𝒊 𝒔𝒊 𝒑𝒐𝒕𝒓𝒆𝒃𝒃𝒆 𝒂𝒊𝒖𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒍’𝒖𝒏 𝒍’𝒂𝒍𝒕𝒓𝒐, 𝒏𝒐𝒏
𝒔𝒊 𝒑𝒐𝒕𝒓𝒆𝒃𝒃𝒆 𝒂𝒕𝒕𝒓𝒊𝒃𝒖𝒊𝒓𝒆 𝒂 𝒄𝒊𝒂𝒔𝒄𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂 𝒍𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒂 𝒅𝒊𝒈𝒏𝒊𝒕à”

Il libro è un’intervista a Liliana Segre da parte dell’ex magistrato Gherardo Colombo, che oggi si occupa della riflessione pubblica sulla giustizia attraverso l’associazione «Sulle regole».
Un intervista fatta di riflessioni e considerazioni sull’emanazione delle leggi razziali in Italia a partire dal 1938, su come le persone si adattarono facilmente a quelle leggi e la conseguenza che ne derivò: l’Indifferenza.
Alcune osservazioni mi hanno davvero colpito; porta ognuno di noi a riflettere e a farsi delle domande.

“𝑴𝒊 𝒗𝒊𝒆𝒏𝒆 𝒔𝒑𝒐𝒏𝒕𝒂𝒏𝒆𝒐 𝒓𝒊𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒊𝒕𝒖𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒂𝒊 𝒈𝒊𝒐𝒓𝒏𝒊 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒊: 𝒆𝒔𝒊𝒔𝒕𝒐𝒏𝒐 𝒄𝒆𝒓𝒕𝒐 𝒅𝒊𝒇𝒇𝒆𝒓𝒆𝒏𝒛𝒆
𝒂𝒃𝒊𝒔𝒔𝒂𝒍𝒊, 𝒎𝒂 𝒍𝒐 𝒔𝒑𝒊𝒓𝒊𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒊𝒏𝒕𝒐𝒍𝒍𝒆𝒓𝒂𝒏𝒛𝒂, 𝒍’𝒂𝒄𝒒𝒖𝒊𝒆𝒔𝒄𝒆𝒏𝒛𝒂
𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒍’𝒆𝒗𝒆𝒏𝒕𝒖𝒂𝒍𝒊𝒕à 𝒅𝒊 𝒑𝒓𝒊𝒗𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒆 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒆 𝒂𝒅𝒅𝒊𝒓𝒊𝒕𝒕𝒖𝒓𝒂
𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒊𝒅𝒆𝒏𝒕𝒊𝒕à 𝒔𝒆𝒎𝒃𝒓𝒂𝒏𝒐 𝒈𝒍𝒊 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒊”

Liliana all’età di 13 anni, è stata deportata ad Auschwitz, il 30 gennaio del 1944 insieme al padre, che non rivedrà mai più e che morì, all’età di 44 anni, il 27 aprile dello stesso anno. Lo zio, insieme alla moglie, decide di scappare e lasciare i genitori che vengono arrestati e deportati il 18 maggio del 1944 dove trovarono la morte appena arrivati al campo. Lo zio si porterà per tutta la vita il peso di quella decisione.
Prima di tutto questo, lei e la sua famiglia, erano una famiglia tranquilla che conviveva con il fascismo senza particolari difficoltà. In casa non erano ebrei praticanti ma non sentivano la differenza rispetto alle altre persone che li circondavano.

Nel 1938 vengono emanate le leggi contro gli ebrei firmati dal duce, Benito Mussolini, e dal re Vittorio Emanuele III. Queste leggi portarono all’espulsione delle scuole per i ragazzi e la privazione di ogni proprietà agli adulti, la confisca dei beni, della libertà e che diede il via all’odio e all’impassibilità dell’uomo.
«Da un giorno all’altro ti dicono: «Sei stata espulsa!». È qualcosa che ti resta dentro per sempre,
io mi caricavo di sensi di colpa e di domande: «Ma cosa avrò fatto di male per non poter più andare a scuola? Qual è la mia colpa?».

Ecco qui sorge la domanda, che mi posi io stessa poco tempo fa quando per curiosità feci una ricerca su queste leggi, e che ritroviamo nel libro:
“La legge ha creato un pregiudizio o ha interpretato un pregiudizio latente che già esisteva? E perché il pregiudizio che la legge contiene viene accolto?
Fintanto che il diffuso pregiudizio della discriminazione è disapprovato dall’ipocrisia dei principi ufficiali, la discriminazione rimane sotterranea e praticata di nascosto. Ma quando si scopre il velo dell’ipocrisia il pregiudizio dilaga”.

Queste sono alcune delle riflessioni che questo libro ci regala, oltre alla storia di Liliana e il suo vissuto ad Auschwitz (il rituale giornaliero, le marce della morte, l’umiliazione) e come dovette affrontare il ritorno a casa e ritrovare la vita.
Liliana dice: Io ero un animale ferito, che era stato ferito volontariamente da altri esseri umani. Avevo
bisogno di aiuto. Avrei avuto bisogno di essere compresa, che mi si mostrasse amore nonostante il mio aspetto […] Era un’impresa reimparare a vivere in un consesso civile e a mangiare educatamente a tavola, io che avevo frugato nei letamai per trovare qualcosa di cui nutrirmi.
Dopo più di 40 anni Liliana sente che è l’ora di testimoniare e raccontare la sua esperienza nei campi e lo fa a piccoli passi, prima in un piccolo gruppo di persone e poi nelle scuole di fronte ai ragazzi.
“Mi faceva bene aprirmi alle scuole e quindi conoscere ragazzi e cominciare a vedere le loro reazioni, il loro atteggiamento nei confronti miei e di quel che dicevo […] parlare mi ha aiutato tantissimo,
perché portarsi dentro tutto è duro”.
Liliana si batte affinché non prevalga più l’indifferenza, quella indifferenza che ha portato a morire e soffrire milioni di persone.

Ci sono tante cose da dire, la storia di Liliana è forte e ricca di riflessioni.
Anche se le parti di Gherardo Colombo a volte risultano un po’ più difficili in termini “politichesi”, trovo che sia un libro assolutamente valido.
Vi invito a leggerlo e ponderare sulle sue parole.
Dopo la lettura di questo saggio ho visto un intervista fatta l’anno scorso a Che tempo che fa della senatrice. Sentirla parlare è stato ancora più profondo. Una donna di grande forza, gentilezza e profondità, oltre che di grande educazione.
Il 9 ottobre 2020 pronuncia l’ultimo discorso pubblico.

𝑺𝒆𝒊 𝒍𝒂 𝒕𝒆𝒔𝒕𝒊𝒎𝒐𝒏𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂
𝒄𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒐𝒄𝒄𝒉𝒊𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒐𝒄𝒄𝒉𝒊𝒐, 𝒅𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒅𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒄𝒊 𝒔𝒊
𝒑𝒖ò 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒂𝒓𝒆. 𝑰𝒏𝒅𝒊𝒄𝒉𝒊, 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒅𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒕𝒆𝒔𝒕𝒊𝒎𝒐𝒏𝒊𝒂𝒏𝒛𝒂
𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒕𝒖𝒂 𝒆𝒔𝒑𝒆𝒓𝒊𝒆𝒏𝒛𝒂, 𝒄𝒉𝒆 𝒆𝒔𝒊𝒔𝒕𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒅𝒂 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒂, 𝒆
𝒑𝒆𝒓𝒕𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒍𝒂 𝒓𝒆𝒏𝒅𝒊 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆.

https://theheartisabooka.com/2021/01/...
Profile Image for Kind of Book.
72 reviews
October 25, 2025
"La sola colpa di essere nati" è un libro che si presenta come un'importante testimonianza storica, frutto di un'intervista tra Gherardo Colombo, ex magistrato, e Liliana Segre, sopravvissuta all'Olocausto e figura simbolo della lotta contro l'antisemitismo.
La struttura dell'opera è quella di un dialogo, in cui Colombo guida la Segre attraverso la sua memoria, esplorando temi di grande rilevanza storica e sociale.
Il libro si sviluppa in maniera cronologica, con la Segre che racconta la sua vita, le esperienze vissute prima e durante la guerra, e le difficoltà affrontate negli anni successivi.
La narrazione è scorrevole e accessibile, rendendo il testo fruibile a un ampio pubblico.
Tuttavia, alcuni passaggi cruciali, come l'internamento nel campo di concentramento, sono trattati con una certa superficialità, creando un senso di disagio in chi si aspetterebbe una riflessione più profonda su tali esperienze traumatiche. In particolare, la mancanza di dettagli sulla deportazione e sui viaggi in treno verso i campi di sterminio sembra una lacuna significativa, considerando l'importanza di questi eventi nella storia dell'Olocausto.
La seconda parte del libro si concentra sulla vita di Segre dopo la guerra, inclusi i suoi anni in Parlamento.
Gli interventi di Colombo, spesso lunghi e dettagliati, sembrano a volte distogliere l'attenzione dal racconto della Segre, creando un contrasto tra le due voci che non sempre giova alla fluidità del testo.
Un momento significativo dell'intervista è quando Segre esprime (pag.59) il suo rammarico nel dover abbandonare il racconto del padre per rispondere a una domanda sul ruolo della Chiesa Cattolica durante il fascismo.
Questo passaggio evidenzia una delle problematiche del libro: il rischio di sacrificare la storia personale per una visione più ampia, a scapito della profondità emotiva e biografica.
Inoltre, l'inserimento di leggi e articoli storici, sebbene informativo, rischia di interrompere il flusso narrativo anziché arricchirlo.
Comunque, una lettura piacevole e doverosa nel giorno della Memoria.
Profile Image for sandrasin85.
84 reviews1 follower
July 7, 2022
Bisogna leggere questi libri! Sono la la testimonianza pura di qualcosa di orribile successa VERAMENTE! Questa donna che stimo moltissimo ha vissuto una delle immani e indimenticabili tragedie dell'umanità, la Shoah. Un'imperdibile scambio di ricordi, nozioni e opinioni su varie fasi della sua vita: dall'emanazione delle leggi razziali alla sua testimonianza delle scuole!♥️
Profile Image for Aurora.
191 reviews45 followers
January 24, 2023
da usare come libri di testo belle scuole.
ascolto/lettura imprescindibile, chiaro, dettagliato, fondamentale per la Memoria della Shoah.
fondamentale non solo nella prima parte, maggiormente di testimonianza indispensabile e necessaria, ma anche nella seconda dedicata alla carta costituzionale, al futuro delle prossime generazioni e al significato dell'odio e dell'indifferenza.
Profile Image for Lucrezia Busato.
6 reviews
January 30, 2023
«Non abbiamo bisogno di eroi, serve però tenere sempre viva la capacità di vergognarsi per il male altrui, di non voltarsi dall'altra parte, di non accettare le ingiustizie.»

Questa citazione racchiude l'essenza di tutto il libro. Leggendolo ho avuto i brividi e una volta terminato l'unica cosa che ho fatto è stata restare in silenzio...
1 review
January 25, 2022
questo capolavoro ci fa capire che durante la nostra vita siamo costantemente messi davanti alla possibilità di scegliere di dire la nostra e alla possibilità di rimanere indifferenti lasciando così come sono le ingiustizie che soccombono la nostra società. Solamente che tra le due c'è un'enorme differenza: quando si sceglie si decide di vivere veramente per se stessi, quando invece si è indifferenti si decide di far vivere la propria vita da qualcun'altro sottostando alle decisioni e agli atti di coloro che preferiscono nascondersi dietro alla violenza sia fisica che psicologica su persone più deboli piuttosto che fare fronte alla realtà.
Profile Image for Ruppe.
516 reviews52 followers
May 29, 2023
3 stelle e mezzo, funziona e non funziona.
L’intento è ottimo: un’autobiografia tematica della senatrice Segre, movimentata e resa più complessa dal dialogo con un magistrato, che possa puntare l’occhio sull’aspetto legislativo e civile delle problematiche affrontate.
Eppure è come se mancasse un quid, come se l’interlocutore non facesse le domande giuste, non aiutasse a scoprire qualcosa di nuovo o non ci fosse sempre un reale dialogo fra i due.
La senatrice Segre fa il suo compito, con l’importanza della sua testimonianza e la capacità di raccontare, un po’ asciutta e non proprio coinvolgente, che è poi sua caratteristica.
Colombo a volte sembra stare lì per confermare quello che lei dice in maniera poco incisiva, a volte prendendo strade laterali che Segre non sempre sembra apprezzare, ritornando - alla fine dell’intervento del magistrato - al racconto che stava sviluppando e da cui sembra essere stata interrotta.
In definitiva, leggendo un’opera di questo genere mi pongo solitamente la domanda su quanto sia rilevante, quanto aiuti la divulgazione sull’argomento e l’approfondimento. Questo testo manca alcuni obiettivi importanti e non rappresenta un approfondimento o una fonte di informazioni realmente pregevole. Rimane utile per chi, come me, ha molte curiosità sulla vita dei sopravvissuti e vuole approfondire la biografia di Liliana Segre; in particolare, interessanti la parte finale sulla Costituzione e il resoconto degli anni dopo ritorno da Auschwitz, con esperienze di negazione e silenzio che accomunano più o meno tutti i deportati e che sono tra i tratti meno conosciuti del dramma.
Profile Image for emma_trevisan.
69 reviews
November 5, 2023
Letto per la scuola. È stato molto intenso osservare le vicende dagli occhi di una persona che l'ha vissuta sulla propria pelle, proprio come aveva fatto Primo Levi scrivendone un racconto.
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