Questo libro racconta di un evento della Seconda Guerra Mondiale solitamente trascurato dai manuali di storia nonostante sia caratterizzato da un tasso di drammatica assurdità che lo rende per molti aspetti unico. Ciò che ne viene è una vera e propria narrazione civile.
Intrecciando la Storia politica con singole storie individuali e specifiche vicende, Paolo Colombo ricostruisce in maniera toccante e avvincente l'evoluzione bisecolare dei rapporti tra Germania e Polonia fino all'agghiacciante decisione nazista di radere letteralmente al suolo la capitale polacca prima di abbandonarla all'avanzata dell'Armata Rossa sovietica, nel 1944.
Il testo restituisce il tono fluido e coinvolgente della narrazione in pubblico che l'ha generato così da risultare di agevole e al tempo stesso emozionante lettura e offre la sintesi di una vicenda che acquista ancora maggior valore nella ricorrenza della "Giornata della Memoria".
L'ho trovato per caso in edicola. E dire che i 12,90€ del prezzo di copertina non sono affatto giustificati dalla qualità fisica del libro: la stampa è poco chiara - specialmente nelle prima pagine - e la carta è proprio di bassa qualità. Contando che ha meno di 100 pagine...
Dal punto di vista del contenuto, tutto un altro discorso. Diciamo che conoscevo i fatti principali ma non sono mai andata ad approfondire. Anche se spererei di andare a Varsavia quando prima. E qui l'autore, con tanto di note a piè di pagina, racconta la storia di una città destinata alla distruzione totale. Di come prima gli ebrei e poi i pochi abitanti rimasti abbiamo cercato di ribellarsi ai nazisti. Della testardaggine tedesca a voler distruggere ogni aspetto della cultura polacca, anche quando era chiaro che la guerra era ormai persa. Ma bisognava distruggere Varsavia.
Tutto questo mentre i sovietici guardavano dall'altra parte della Vistola.