I Racconti di fantasmi che Montague Rhodes James scrisse saltuariamente dal 1893 in poi - li leggeva generalmente a Natale, a un gruppo di amici o allievi raccolti intorno al camino - sono tra i più limpidi e inquietanti che la tradizione britannica conosca. Ha scritto Lovecraft, che di James fu un grande estimatore: "L'emozione più vecchia e più forte del genere umano è la paura, e la paura più forte è la paura dell'ignoto". Chi non ci crede provi a immergersi in uno di questi laconici resoconti di incontri brevi (ma spesso catastrofici) di questi antiquari, professori eruditi ma imprudenti e collezionisti curiosi, con un ignoto che è reso ancora più orribile dal tono pacato e dimesso del narratore. Le creature delle tenebre che James manovra con ironia e discrezione hanno ben poco a che fare con gli austeri e pallidi spettri della tradizione gotica: sono per lo più orrendi demoni, implacabili e straordinariamente pazienti, quasi sempre toccati prima di essere visti, e una volta percepiti si insinuano nella mente del lettore impietrito e non lo lasciano più.
Montague Rhodes James, who used the publication name M.R. James, was a noted English mediaeval scholar & provost of King's College, Cambridge (1905–18) & of Eton College (1918–36). He's best remembered for his ghost stories which are widely regarded as among the finest in English literature. One of James' most important achievements was to redefine the ghost story for the new century by dispensing with many of the formal Gothic trappings of his predecessors, replacing them with more realistic contemporary settings.
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Premettiamo che il giudizio di chi scrive è parzialmente drogato dal fatto che questo ricchissimo campionario dell'orrore dal sapore goticheggiante è la sommatoria di materiale erudito - l'autore è un medievista di altissimo livello - e di un'ispirazione orrorifica, un connubio raro e perciò ancora più apprezzabile. Si tratta di una raccolta completa di diverse raccolte di racconti a tema 'paura', tutti firmati da M.R. James tra il 1904 e il 1925: i 'Racconti di fantasmi di un antiquario', gli 'Altri racconti di fantasmi di un antiquario', 'Uno spettro scarno e altre storie', l' 'Avvertimento ai curiosi', gli 'Ultimi racconti' e come chicca finale un'appendice dell'autore, le 'Storie che ho tentato di scrivere'. Già dalla prefazione dell'autore emerge la radice 'antiquaria' dell'ispirazione. A forza di sfogliare manoscritti medievali e vetusti libroni nelle sale di biblioteche solennemente silenziose e arcigne non stupisce che le fantasie di James prendessero, anche in coda alle mode letterarie del XIX secolo, un'inclinazione alquanto lugubre.