Come si può colmare il vuoto della solitudine quando ti avvolge da ogni lato come il mare avvolge uno scoglio? Se lo chiede il protagonista di questa storia, che si è trasferito su un'isola remota sperando di trovare risposte sulla scomparsa, proprio su quelle sponde, del fratello F, forse suicida. La verità però sembra lontana, nascosta dai silenzi degli abitanti del posto; oscura come le pagine del libro che il fratello ha lasciato incompiuto e di cui lui sta cercando di scrivere un finale; ineffabile come le paure che lo paralizzano e lo spingono a chiudersi sempre più in se stesso; irraggiungibile, come l'isola a forma di balena che osserva dalla riva. Almeno fino a quando non incontra J, una ragazza in sella a una bicicletta rossa, che sembra nascondere la chiave per capire cosa sia successo a F e per sciogliere la patina di incomunicabilità di cui è prigioniero. In questo romanzo d'esordio Andrea De Spirt dona una nuova lingua alla solitudine: una scrittura sottile e trasparente come il ghiaccio che copre le onde, dentro la quale ognuno di noi può trovare il proprio riflesso.
Più furbo che bello. L'idea di buttare giù appunti numerati del viaggio in un'isola mi è piaciuta moltissimo inizialmente. Mi sono catapultata nelle strade e negli incontri casuali di xxxx, alla ricerca degli ultimi momenti di vita del fratello morto suicida. Un puzzle che avrebbe dovuto ricomporsi nel vissuto di chi in quest'isola aveva conosciuto F. Il punto è che F.resta straniero per tutti come un fantasma mai esistito che nessuno ricorda. Forse è colpa mia che mi aspettavo emozioni catartiche e intense come nelle regressioni de La Stanza del Figlio e invece raccolgo per lo più un gruzzoletto sconnesso e sostanzioso di frasi ad effetto sul senso della vita in stile un po' new age e ammetto che qualcuna me la sono anche sottolineata, me la riciclerò anche io quando avrò poco da dire per fare lo stesso bella figura.
Leggo pochi italiani contemporanei e spesso le mie eccezioni sono frutto di consigli di amici o voci virtuali che stimo. Ogni creatura è un’isola segue questo iter e mantiene le promesse con cui l’ho scelto.
Romanzo di esordio e messa a fuoco lucida della solitudine che segue un lutto inspiegabile e pure così spiazzante, come un probabile suicidio.
Il titolo è il riflesso inclinato della poesia “Nessun uomo è un’isola” di John Donne. Nessun uomo può sentirsi solo all’interno dell’umanità, secondo la visione di Donne. De Spirt affonda la propria tesi su Baudelaire e ne cuce intorno un romanzo frastagliato ma omogeneo:
“Siamo sempre, tragicamente soli, come spuma delle onde che si illude di essere sposa del mare e invece non ne è che concubina.”
Ogni creatura è un’isola è una serie di annotazioni e ricordi, che trova fondamento del concetto che vede ogni viaggio come archetipo della vita, dunque, non solo nel senso banale del suo fluire dalla nascita verso la morte, ma nel senso pieno di un percorso attraverso esperienze che plasmano, trasformano, alterano, configurano l’identità.
Nell’isola remota in cui il protagonista si è trasferito, sperando di trovare risposte sulla scomparsa, proprio su quelle sponde, del fratello F, forse suicida, c’è un mistero da trovare, una risoluzione da ricercare come la direzione ultima di un romanzo incompiuto.
Ho apprezzato la voce di J, una ragazza in sella a una bicicletta rossa, che sembra nascondere la chiave per capire cosa sia successo a F. J. Prende prepotentemente la scena e entra in gioco con tematiche inaspettate che evitano al romanzo di rimanere attorcigliato su stesso e ne offre uno sbocco, che forse avrei ampliato. Resta comunque un buon esordio e io attendo lo scoglio del secondo romanzo.
non ho capito la scelta dell’autore di narrare questa storia attraverso piccoli paragrafi. paragrafi che alternandosi spaziavano tra il passato e il presente del protagonista, paragrafi tratti dal libro di questo fratello suicidia e frasi ad effetto. il risultato, seppur originale, mi è sembrato abbastanza confusionario, tanto che a volte perdevo il filo del discorso. il protagonista visita l’isola in cui suo fratello si è suicidato quindi mi aspettavo pathos, disperazione e angoscia, ma non ho percepito nulla di ciò, solo apatia; per questo il libro non mi ha entusiasmata ma solo annoiata
Ogni creatura è un'isola - Andrea De Spirt (Il Saggiatore 2022).
Che cosa mi aspetto da un giovane scrittore emergente? Fondamentalmente che sappia prendersi qualche rischio.
Andrea De Spirt di rischi se ne prende un bel po' in questo romanzo di vento e solitudine, dove prova a esorcizzare la paura chiamandola "pinguino", dove le parole importanti sono scritte tra parentesi, dove non ci sono capitoli ma 498 frammenti, pensieri, elenchi, poesie, telefonate, appunti, messi uno vicino all'altro come tessere di un mosaico. Una ricerca stilistica e grafica molto interessante, una scrittura limpida, sospesa, senza pinguino (🐧) di essere anche caotica. Ecco un libro d'esordio a me piace (proprio) così.
“C’è qualcosa di estremamente dolce e autentico nello sforzo che fanno due persone quando provano a ricreare momenti che, in passato, hanno portato attimi di felicità a entrambi. Nasce quell’imbarazzo nascosto, gli abbracci prolungati, come a rimedio, a sutura”
Che cosa è la mancanza? Può la ricerca dei dettagli aiutare a mettere fine alla richiesta di risposte per superare la perdita di una persona cara? Il protagonista di questa storia va su un'isola poco conosciuta dove il fratello ha vissuto i suoi ultimi momenti di vita prima di suicidarsi e annota tutti i suoi pensieri perché vorrebbe usarli per terminare il libro che suo fratello non ha completato. Il viaggio non è solo fisico ma anche mentale, in quanto il protagonista cerca disperatamente di superare la paura che lo attanaglia, vuole dare voce a quel senso incessante di angoscia e di attesa perché non si capacità di essere stato abbandonato. Vorrebbe che il fratello tornasse o ritornasse colmando quel vuoto creato dalla sua scomparsa.
Ogni creatura è un'isola di Andrea Spirt edito @ilsaggiatoreed è un libro malinconico, potente ed emozionante. L'autore attraverso una struttura narrativa particolare dà forma ai pensieri del protagonista, al dolore della perdita, al profondo senso di solitudine e al concetto di "paura" che lo blocca, lo divora. Un esordio incredibile che mi ha lasciata senza parole e con le lacrime agli occhi e molte riflessioni sul simbolismo tra isola e creatura, dove ognuno si ritrova ad essere solitario, irraggiungibile e inaccessibile circondato dal mare degli eventi che si infrangono come onde sugli scogli lasciando ogni volta un segno del loro passaggio.
Il protagonista va nell'isola dove si sarebbe suicidato il fratello per cercare risposte. Nella forma questo libro è pieno di espedienti particolari: (_) per le cose importanti, "pinguino" al posto della parola: paura,... E sono tutte scelte che vengono contestualizzate nella trama, non sono forme eclettiche dell'autore. La lettura è trascinante perché ci sono delle domande che ti spingono a conoscere sempre di più le storie che si aprono, facilitata anche dalla scelta dei mini capitoli come pensierini e dislocati un po' a singhiozzo [tipo: 1.infanzia, 2.viaggio, 3.introspezione, 4. Infanzia, 5.personaggio, 6.introspezione,...] Bello l'inserimento della poesia e del viaggio come tentativo di vita, e delicatissimo nel toccare temi irrisolvibili (la colpa, il suicidio, transizioni,...).
Nel tuo stomaco sei sempre solo, diceva anni fa un cantante famoso. Questo è stato per me un libro sulle solitudini, Andrea De Spirt ne ha fatto un gioiello, e sono sicura che ogni lettore troverà qui un pezzo della sua attesa, della sua paura (o pinguino). Questo romanzo si può leggere come un libro delle risposte, ma è un libro di domande.
Un libro complesso nella sua semplicità. La scrittura sperimentale (fatta di pagine bianche, cancellature, font di dimensioni diverse, caratteri extra-alfabetici) caratterizza un racconto che è un flusso di coscienza ipertestuale, sostanziato da un tempo non cronologico. Cercare il senso a una scomparsa dolorosa è un quesito senza soluzione.