Chi non sa leggere si trova un po’ nella condizione di chi non sa nuotare: non ha la possibilità di fare un’esperienza unica. Poiché nella vita quotidiana però chi non legge libri sembra cavarsela benissimo, verrebbe da pensare che l’incapacità di leggere abbia poco a che fare con la capacità di essere bravi cittadini, lavoratori competenti, persone rispettose ed empatiche. La realtà però è che chi non legge difficilmente troverà altrove quello che chi legge trova nei libri. Nei libri c’è la storia dell’uomo, con le sue conquiste e i suoi fallimenti; ci siamo noi, con i nostri sentimenti, sogni, azioni; c’è quell’esperienza simbolica che ci spinge a sviluppare ingegno, fantasia e immaginazione. I libri sono una delle risorse più straordinarie per salvarci dalle prove della vita: chi sa leggere lo fa anche di fronte alle ansie più drammatiche, alle angosce più profonde, ai dolori più esacerbanti. Piero Dorfles illumina le prospettive che la letteratura può aprirci raccogliendo qui – senza alcuna pretesa di esaustività o sistematicità – alcune opere classiche raggruppate per grandi temi: quelli centrali dell’esperienza umana. Il risultato è una ricognizione personalissima che ci dimostra perché il lavoro del lettore è il più bello che esista.
Giornalista e critico letterario italiano (Trieste, 1946). Giornalista dal 1975, è stato responsabile dei servizi culturali del Giornale Radio Rai, per cui ha curato diversi programmi radiofonici. Noto al grande pubblico per essere stato il co-conduttore della trasmissione televisiva in onda su Rai Tre Per un pugno di libri, ha pubblicato libri dedicati al mondo della comunicazione televisiva e radiofonica.
«Chi non sa leggere si trova un po’ nella condizione di chi non sa nuotare. Non ha la possibilità di fare un’esperienza unica, che non assomiglia a nessun’altra. […] Saper leggere vuol dire anche saper capire con facilità il contenuto e la forma di quello che contiene un libro; vuol dire saper scorrere tra le pagine per andare a cercare quello che interessa di più; vuol dire saper capire rapidamente se un testo ci attrae davvero o se non val la pena perderci tempo sopra; vuol dire essere in grado di approfittare degli interstizi del nostro tempo, una coda alla posta, un tragitto in tram, l’attesa nella sala d’aspetto del dentista. Saper leggere vuol dire essere capaci di farlo anche in ambienti rumorosi. Chi sa leggere legge anche di fronte alle più drammatiche ansie, di fronte alle angosce più profonde, di fronte ai dolori più esacerbanti. Perché per chi sa leggere i libri sono la migliore consolazione che si possa chiedere. Leggere è la cosa più astratta che l’uomo abbia imparato a fare. E non leggere vuol dire rinunciare a esercitare l’attività più raffinata, più alta, più caratteristica del suo essere che il genere umano abbia mai escogitato. […]
Nei libri ci sono la storia dell’uomo, dai miti primigeni al disagio della contemporaneità; il bene e il male, la vita e la morte, la felicità e la sofferenza; ci sono le conquiste e i fallimenti dell’intera umanità; c’è il racconto di come i nostri sentimenti, i nostri sogni, le nostre azioni, tutti i nostri gesti hanno prodotto le nostre vite, tanto diverse quanto simili nel loro destino. C’è un pensiero simbolico, che nasce da un’esperienza del tutto astratta; e si tratta dell’esperienza che più facilmente spinge ad avere fantasia, a sviluppare idee, a immaginare cose nuove, a pensare soluzioni originali.»
Oltre a queste riflessioni sulla lettura, una carrellata di libri suddivisi per tipologie, e dei quali si raccontano la trama e i significati: «solo una ricognizione, personale, per alcuni pochi, grandi temi tra quelli che mi sono parsi i più adatti a spiegare perché il lavoro del lettore è il più bello che esista.»
Ed ecco la conclusione:
«I libri, la lettura, non portano certezze, ma dubbi. Non felicità, ma conoscenza. Non spiegano il perché della vita, ma stimolano a porre domande e a essere consapevoli di sé. Non possono superare la difficoltà di trovare un senso al nostro essere, ma ci permettono di allontanare il rischio di perderci nel nulla e ci impongono di mettere al centro di tutto la vita. Di chiederci perché, appunto, siamo, oggi, qui.»
Basta, ho deciso che terrò questo libro come una bibbia sul comodino. Dieci sezioni tematiche, arbitrarie ovviamente come sempre e sempre sarà il leggere. Io veramente sono contraria a chi suppone di essere in grado di giudicare una lettura oggettivamente, come fosse un calcolo matematico da cui non si sfugge.
Evviva il proprio punto di vista e le proprie idee.
Dorfles, dunque suddivide una schiera di opere classiche in dieci argomenti; insomma, una sorta di catalogazione.
"Nelle pagine che seguono ho aggregato per grandi temi, arbitrari, forse inopportuni, e lungi dall’essere esaustivi, alcune opere classiche, più o meno popolari. (...) Solo una ricognizione, personale, per alcuni pochi, grandi temi tra quelli che mi sono parsi i più adatti a spiegare perché il lavoro del lettore è il più bello che esista."
Come un lavoro sì. Perchè è solo leggendo e rileggendo, analizzando, riflettendo che si esercita quell'arte del leggere che tutti credono di essere in grado di compiere.
Ecco le sezioni e sotto spoiler (ma solo per non fare un lungo elenco) i libri di cui parla fornendoci la sua interpretazione.
1)L’INETTO
2)ISOLE E FORMICAI
3)LE ZIETTE: L’ALTRA PARTE DELLA FAMIGLIA
4)LA DOLCE GUERRA
5)MIELESTRAZIO
6)CAMMINARE, PENSARE, SCRIVERE
7)INDAGO, QUINDI SONO
8)FAUSTUS E IL POVERO DIAVOLO
9)PROFEZIE DISTOPICHE
10)ODISSEO, O DEL NOSTRO ESSERE QUI
Per chi è sempre in cerca di consigli di lettura ed ama i classici
«C’è anche chi combatte per necessità, perché aggredito da nemici che rinnegano la soluzione diplomatica dei conflitti, o chi difende i confini della propria nazione da brutali aggressori con obiettivi annessionistici.» Dorfles ci ha ormai da tempo abituato al suo ruolo di commentatore letterario all’interno della splendida Per un pugno di libri. Trasmissione resa celebre soprattutto dalla magica accoppiata Dorfles-Marcorè. Qui, Dorfles commenta settantadue libri, raccolti in sezioni tematiche da otto (ironico omaggio allo splendido The Hateful Height di Tarantino? Ah, saperlo!). Troveremo così, tra gli altri, Robinson Crusoe, La tempesta, L’isola misteriosa, tra “Isole e formicai” ; oppure Un anno sull’altopiano, Il sergente nella neve, Una questione privata nella sezione “La dolce guerra” ; e ancora Il grande sonno, La donna della domenica, Il falcone malese ricompresi in “Indago, quindi sono” . Tanti altri saranno i titoli noti e meno noti che sarebbe qui tedioso elencare. Dorfles commenta, ma spesso, anticipa anche un po’ troppo (a mio giudizio) della trama. Questo mi ha indotto, dopo aver letto per intero i commenti contenuti nelle prime sezioni, a soffermarmi, solo sulla manciata di libri già letti e su quelli (tanti) talmente noti da non avere altro da svelare della trama. Lettura godibilissima, con contenuti estremamente interessanti e uno stile impeccabile, ma ammetto che, seppur di un’incollatura, gli ho preferito Baricco e i suoi cinquantadue libri di Una certa idea di mondo. Questo libro esce nel settembre 2021, e nella sezione La dolce guerra, Dorfles scrive «C’è ancora chi combatte perché ritiene di avere un mandato – culturale o divino, poco importa – a imporre la propria religione, il proprio modo di vivere, la propria lingua, la propria etnia. C’è anche chi la guerra la ama perché sa che non la farà mai, ma gli piace farla fare agli altri. C’è infine anche chi combatte – e lo fa con convinzione – per necessità, perché aggredito da nemici che rinnegano la soluzione diplomatica dei conflitti, o chi difende i confini della propria nazione da brutali aggressori con obiettivi annessionistici.» Profetico...
Dorfles ha ragione da vendere, la lettura è una competenza che si acquista solo con l'esercizio e che si rischia di perdere se non adeguatamente coltivata. Per cui, poche scuse: il vero lettore non si lamenta dei libri voluminosi e il tempo non solo lo trova sempre, casomai riesce anche ad espanderlo. Il libro raccoglie una settantina di schede critiche all'interno di nove percorsi narrativi. Sono visioni personali, più o meno condivisibili, ma che sollecitano verso titoli mai realmente letti o a riconsiderare certe predilezioni. Forse non uno spartiacque della critica letteraria, ma una valida occasione per fare il punto sulla propria biblioteca.
Da lettrice e amante dei classici questo libro rappresenta più un oggetto "da collezione", che io stessa sfoglierei molto poco. Dalle premesse mi aspettavo qualcosa di diverso, qualcosa che sapesse catturare lettori e non, qualcosa che cercasse di valorizzare la lettura e poi di consigliare delle buone letture. La scrittura porta ad immergersi nelle storie di ogni singolo libro, ma questa non è stata sufficiente per farmi dire "Wow".
Fra i titoli più fuorvianti di sempre. Dietro quello che poteva essere un saggio interessante sul ruolo della letteratura nella vita di tutti i giorni, si nasconde semplicemente una collezione di recensioni, che per carità possiamo definire "d'autore". Il sottotitolo "perché leggere ti cambia la vita" è un quesito che viene sbrigativamente affrontato nell'introduzione e in un confusionario epilogo, farcito di nozioni già note a chi ha studiato un minimo al liceo. Tolto qualche spunto di riflessione e consiglio per la lettura qua e là, nelle recensioni ben farcite di spoiler e rivelazioni, non salvo assolutamente niente. Bocciato
《I libri, la lettura, non portano certezze, ma dubbi. Non felicità, ma conoscenza. Non spiegano il perché della vita, ma stimolano a porre domande e a essere consapevoli di sé. Non possono superare la difficoltà di trovare un senso al nostro essere, ma ci permettono di allontanare il rischio di perderci nel nulla e ci impongono di mettere al centro di tutto la vita. Di chiederci perché, appunto, siamo, oggi, qui.》 . . Un libro che non ho particolarmente amato, di difficile lettura, in quanto non sempre scorrevole nel seguire il filo del pensieri in cui voleva dirigerci l'autore. È stato un po' faticoso stargli dietro. . L'Autore attraverso i libri che ha letto opera una sorta di analisi critica, ce ne offre la trama, a volte anche con qualche spoiler e con un personale giudizio, che sicuramente mi ha condizionata al punto che non penso di voler leggere questi romanzi citati pur essendo classici, almeno per ora. Di tutto il suo discorso, diviso in capitoli incentrati su determinati argomenti (le ziette, il diavolo, la guerra, camminare pensare e scrivere, ecc.), di tutta la sua analisi purtroppo non sono riuscita a cogliere il senso utile, in termini poveri: non ho capito dove volesse andare a parare! Eppure sono voluta arrivare alla fine. Nonostante non sia stato particolarmente gradito, ho trovato qualche interessante citazione che mi ha permesso di considerarlo un libro da cui poter comunque trovare spunti di riflessione.
Avevo delle aspettative differenti per questo libro. Si riduce a un compendio di titoli di libri divisi per generi che può aiutare a guidare chi si avvicina alla lettura o per chi vuole avvicinarsi a generi differenti.
Libro che definisco "ruffiano": perché parla di libri a noi lettori ossessivi: con le liste, con nuovi titoli ma anche con la riscoperta di capolavori (o "solo" libri amati). Divertente la suddivisione per "macrotemi", ovviamente opinabili, sia nella loro definizione che nell'assegnazione dei titoli nel loro insieme (Piergiorgio non lo leggere, che ti indigneresti per una sua scelta), ma che comunque a me ha fatto sorridere.
I libri, la lettura, non portano certezze, ma dubbi. Non felicità, ma conoscenza. Non spiegano il perché della vita, ma stimolano a porre domande e a essere consapevoli di sé. Non possono superare la difficoltà di trovare un senso al nostro essere, ma ci permettono di allontanare il rischio di perderci nel nulla e ci impongono di mettere al centro di tutto la vita. Di chiederci perché, appunto, siamo, oggi, qui.
De L’Agnese va a morire: Della Resistenza si è scritto molto, ma forse questo è il più ricco e toccante racconto della semplice durezza delle vicende di chi, con la guerra partigiana, ha permesso che il nostro paese uscisse da un periodo storico ignominioso con l’orgoglio di poter dire che, anche in Italia, c’è stato chi ha combattuto dalla parte giusta.
Ci sono libri che usano un modello emozionale con particolare abilità, dando la sensazione di una ricerca in profondità nelle vibrazioni dell’animo umano, come il Siddharta di Hermann Hesse. E ce ne sono di taglio più pedagogico, come il libro Cuore di De Amicis. Alcuni riescono a farlo con misura, tenendo conto delle zone di incertezza, di dubbio, che ogni pensiero morale non può non considerare. Ma altri hanno un elemento discutibile: usano il sentimentalismo senza ironia. Giocano sulle corde più delicate delle emozioni senza mettere mai in discussione che possa non esistere il bene assoluto, e tagliano verticalmente i ruoli dei protagonisti tra buoni e malvagi. Come se non esistesse una zona grigia di sia pur limitata compartecipazione di tutti al “lato oscuro della forza”, che Primo Levi per primo, ma persino le Guerre stellari ci hanno insegnato essere ineliminabile.
Sulla scia del suo libro precedente (I 100 libri...), stavolta Dorfles e il suo divertente cinismo, racconta altri libri memorabili (o meno, perché qui me ne mancavano parecchi - vergogna a me) anticipandone, se proprio devo trovare qualcosa che non va, un po' troppo la trama. Chiaro che se il libro é tra quelli che ho letto non é un problema, perché anzi lo rivedo con occhi nuovi; ma se invece appartiene alla schiera, stavolta folta, di quelli che ancora non ho letto, lo spoiler un po' mi disturba. Detto ció, memorabile, a mio parere, resta l'introduzione in cui l'autore paragona il saper leggere al saper nuotare: «Chi non sa leggere si trova un po’ nella condizione di chi non sa nuotare. Non ha la possibilità di fare un’esperienza unica, che non assomiglia a nessun’altra. […] Saper leggere vuol dire anche saper capire con facilità il contenuto e la forma di quello che contiene un libro; vuol dire saper scorrere tra le pagine per andare a cercare quello che interessa di più; vuol dire saper capire rapidamente se un testo ci attrae davvero o se non val la pena perderci tempo sopra; vuol dire essere in grado di approfittare degli interstizi del nostro tempo, una coda alla posta, un tragitto in tram, l’attesa nella sala d’aspetto del dentista. Saper leggere vuol dire essere capaci di farlo anche in ambienti rumorosi. Chi sa leggere legge anche di fronte alle più drammatiche ansie, di fronte alle angosce più profonde, di fronte ai dolori più esacerbanti. Perché per chi sa leggere i libri sono la migliore consolazione che si possa chiedere. Leggere è la cosa più astratta che l’uomo abbia imparato a fare. E non leggere vuol dire rinunciare a esercitare l’attività più raffinata, più alta, più caratteristica del suo essere che il genere umano abbia mai escogitato. […]>> Provate un po' voi a dirlo meglio....
Bellino. Una carrellata di libri (molti che ho letto) legati, per argomenti, da un filo comune. Lettura leggera che ti fa venir voglia di scoprire quelli che ancora non hai letto.
"I libri, la lettura, non portano certezze, ma dubbi. Non felicità, ma conoscenza. Non spiegano il perché della vita, ma stimolano a porre domande e a essere consapevoli di sé. (...) ci impongono di mettere al centro di tutto la vita. Di chiederci perché, appunto, siamo, oggi, qui." Così Dorfles chiude questo suo lavoro.
Quante volte vi siete sentiti dire da chi non legge "io non riesco perché non ho tempo"? Ecco, secondo Dorfles, vi trovate di fronte ad una persona che semplicemente "non sa leggere", non perché sia analfabeta, ma semplicemente perché non è in grado di affrontare la lettura di un libro, neanche breve, semplice o di un argomento di suo interesse.
La lettura è una competenza che va coltivata nel tempo, che ci permette di sfruttare gli interstizi dei nostri impegni quotidiani: una coda alle poste, il tragitto in treno, l'attesa in una sala d'aspetto. Ci permette di star meglio di fronte alle preoccupazioni, ansie o angosce più profonde. Non leggere significa rinunciare alla più alta attività del genere umano.
Chi non legge non si rende conto di tutto ciò che gli sfugge: guarda la tv, usa pc, smartphone e tablet ma è ignaro del fatto che ciò che si trova nei libri non esiste altrove.
Nei libri ci sono tutte le conquiste dell'uomo, la sua storia, i suoi fallimenti, le sue sofferenze, il pensiero astratto e simbolico.
Grazie alla lettura sviluppiamo la fantasia, nuove idee e soluzioni originali. I libri, sfidando la caducità della vita, trasportandoci indietro o avanti nel tempo, facendoci vivere vite diverse, ci forniscono l'esperienza dell'immortalità.
Ne "il lavoro del lettore" Dorfles raggruppa alcune tra le opere letterarie più note sulla base dei temi trattati, permettendoci di spiegare ulteriormente i grandi scenari che la lettura può spalancare.
Ci parla, ad esempio, di personaggi inetti in opere tra cui "l'idiota di Dostoevskij e "Don Chisciotte di Cervantes", della guerra citando titoli quali "una questione privata" di Beppe Fenoglio, ci racconta "la storia" di Elsa Morante, " piccole donne" di Louise May Alcott e tantissime altre opere letterarie che rendono "il lavoro del lettore" il più bello che esista.
Nell'analisi di alcune delle opere Dorfles non risparmia il finale e le sue opinioni personali ( più o meno condivisibili) per cui se non avete ancora letto il romanzo in questione, vi suggeriamo di saltare la parte terminale per evitare spoiler.
Un volume perfetto per i lettori cosiddetti "forti", che contribuirà ad incrementare la vostra wishlist con nuovi titoli interessanti.
Essere un lettore non è cosa da poco. Leggere significa lasciare spazio ai pensieri, alle emozioni e sentimenti altrui, ci rendiamo disponibili a far entrare qualcun altro nella nostra intimità; vuol dire mettersi in ascolto di chi ha qualcosa di urgente e importante da dirci. I libri siamo noi, parlano di noi e, cosa che a me è capitata più volte, ci aiutano a capirci e conoscerci meglio. Leggere ci insegna a riflettere su noi stessi, sugli altri e sul mondo, è una lezione di umanità. Con questo mi riallaccio alla notizia che ho letto in questi giorni sull’eliminare alcune parole “grasso” e “brutto” da libri che ci hanno accompagnato nella nostra infanzia; non credo che cancellare parte della nostra storia e della nostra tradizione aiuti a combattere odio e discriminazioni, credo invece che si debba educare al buon senso e al rispetto per gli altri, perchè le cattive intenzioni possono annidarsi anche nelle parole più innocenti.
In questo saggio, che raggruppa opere classiche per grandi temi, ci aiuta a vedere oltre e ci spiega quanto la lettura sia un atto connaturale all’uomo per arrivare infine alla conclusione che leggere sia il mestiere più bello del mondo.
Devo premettere che sono una vera fan di Piero Dorfles, il suo approccio ad esempio al pubblico televisivo (mi sono riguardata parecchie puntate dell'ottima trasmissione "Per un pugno di libri") è accattivante e simpatico, come il suo stile, schivo ma sornione. Così ho affrontato la lettura di questo saggio già presisposta positivamente, devo ammetterlo. È un libro sui libri...ne analizza una settantina, dividendoli in grandi "famiglie"...Una parte li avevo letti, e ne condivido l'analisi. Di quelli che non ho letto l'autore mi ha fatto incuriosire proprio o mi ha consigliato di lasciar perdere di leggerli (e a questo punto mi fido). Il capitolo che però considero il fiore all'occhiello del libro è l'ultimo, quello su Odisseo, che poi dà il vero senso a tutto il libro. Vera chicca! Mi ha fatto venire "l'acquolina in bocca" per la rilettura addirittura dell'Odissea amata/odiata al tempo (ormai lontano) del liceo. Grazie, professore. Fosse anche solo per questo, è valsa la pena di leggere questo suo libro, che ha rinnovato in me l'amore per la letteratura!
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In effetti il contenuto tradisce le aspettative rispetto a quanto suggerito specialmente nel sottotitolo "Perché leggere ti cambia la vita": mi aspettavo di leggere una sorta di saggio argomentativo, invece ho trovato una raccolta di recensioni schematicamente divise per aree tematiche anche originali, per esempio quella dedicata alla figura delle zie nella letteratura.
Ci sono rimasta un pò male perché alcune recensioni stroncano senza tante cerimonie romanzi che a me sono piaciuti molto, ma questa è anche la parte apprezzabile e sorprendente del libro.
Solo la recensione de La Storia di Elsa Morante non mi è proprio andata giù: nessuno può toccarmi Useppe!
Forse il titolo potrebbe essere fuorviante: al di là dell'introduzione, che tematizza il piacere, l'importanza e il valore della lettura, si tratta di una raccolta di consigli di lettura - romanzi e racconti - organizzati per temi. Qualsiasi lettore vi troverà spunti preziosi per scoprire nuovi testi (o cogliere finalmente l'occasione di concretizzare letture a lungo rimandate).
Troppi libri spoilerati e poche idee in fin dei conti : il titolo promette troppo ed in fun dei conti alla fin fine delude . Forse salverei le sezioni dedicate al diavolo , a Faust ed alla guerra per il resto eviterei .
Un viaggio nella letteratura e come leggere ci insegni a vivere. Attraverso brevi commenti, Piero Dorfles ci accompagna alla scoperta di classici e non, senza idolatria ma con spietata onestà. Davvero molto interessante.
Questo saggio dedica le sue pagine ai diversi romanzi, divisi per tematica, che possono aiutare i lettori a comprendere non solo l’attualità ma anche i diversi scenari nel tempo. Lo consiglio poiché sono rimasto affascinato da due tematiche che sempre mi hanno incuriosito: i viaggi e le guerre.
Non è un testo che fa per me. Riconosco che è un testo interessante e ben scritto ma non nelle mie corde, ho fatto molta fatica a leggere e quindi non posso dare una valutazione, non sarebbe onesta.
I Cento libri avevano come filo conduttore la scuola e il suo canone. Di questa scelta, di questi inviti alla lettura non riconosco la logica… Non so, non mi convince.
Leggo da una vita. Smetterò di farlo quando smetterò di vivere. Leggere non mi cambierà la vita per la morte. "I libri, la lettura, non portano certezze, ma dubbi. Non felicità, ma conoscenza. Non spiegano il perché della vita, ma stimolano a porre domande e a essere consapevoli di sé. Non possono superare la difficoltà di trovare un senso al nostro essere, ma ci permettono di allontanare il rischio di perderci nel nulla e ci impongono di mettere al centro di tutto la vita. Di chiederci perché, appunto, siamo, oggi, qui." Con questa citazione si chiude il libro. Il verbo è sbagliato, leggere non cambia la vita, la "crea" piuttosto in tutte le possibili forme. Ogni uomo è un libro, ogni libro è un uomo.
Nonostante il mio 2/5, il libro, soprattutto l’idea alla base del libro, è molto interessante. I vari temi affrontati, alcuni più interessanti, altri meno, sono trattati abbastanza esaustivamente nella parte introduttiva di ogni capitolo; nei paragrafi dedicati alle singole opere secondo me si poteva fare qualcosa di più: concentrarsi meno sulla trama dell’opera trattata e più su come “il topos” in esame viene rappresentato nella specifica opera presa in considerazione. Il problema maggiore a mio avviso è però che non è chiaro quale sia il target del libro: gente che le opere citate le ha lette o chi non le ha lette? Perché in alcuni casi viene rivelato il finale, in altri viene esplicitamente detto “non rivelo il finale qualora qualcuno non l’avesss ancora letto”. Ma forse sono io che non ci sono arrivata. Un’ultima annotazione: la selezione dei libri citati non è male, ma anche sceglierne qualcuno degli anni 2000 non sarebbe stato male. In fondo “classico” non è solo un libro scritto 50 anni fa o più. Ma forse sono io che ho un’idea di “classico” diversa.
Dopo "i 100 libri che rendono più ricca la nostra vita", un altro libro che parla di libri, questa volta suddivisi per area tematica, e sinteticamente recensiti seguendo il filo conduttore del tema di volta in volta abbinato. Lettura rilassante, curiosa, ricca anche questa di spunti, consigli e... (sorpresa!) anche sconsigli. In questo suo secondo itinerario nel mondo dei romanzi, l'ottimo Piero Dorfles abbandona gli alberi, le vetrine e le fontane del boulevard principale, e ci guida sapientemente qua e là, ora facendoci scoprire vicoletti poco battuti e dimenticati, ora tornando sulle vie più celebri e trafficate, sempre raccontando aneddoti, commentando e deliziosamente ricordando. Ottimo viaggio, ottima e sapiente guida, e comunque, tra tanto garbo e piacevolezza, come dimenticare le risolute stroncature di Narciso e Boccadoro, Il piccolo principe e La Storia di Elsa Morante?