Fine degli anni Sessanta, periferia torinese, una ragazzina, terminate le scuole medie, viene iscritta dai genitori a una scuola sperimentale per segretarie d’azienda, ospitata in un più grande istituto per periti tecnici, esclusivamente maschile e maschilista. Ogni giorno quando arriva in classe trova seduta al suo banco, tranquilla e concentrata, una ragazza diversa dalle altre. È la compagna Natalia, perfetta, forse per questo lei e le compagne tendono «ad evitarla pur essendo, tutte, fortemente attratte dalla sua aura» – appena poteva leggeva un libro bianco con delle righe rosse e i titoli neri, quasi fosse un vessillo. Così, in quell’orizzonte di periferia, irrompe la compagna Natalia. Dapprima è un’amicizia tra due ragazze, e i modi spregiudicati dell’amica (arriva fino a baciare davanti a tutte il suo uomo-maturo e si fa esonerare dall’ora di religione) sono come un magnete e un contagio: un’amicizia che crescerà per i tre anni della scuola. Ma non solo, il vento del Sessantotto è arrivato anche in quell’istituto tecnico, lei diventerà una forza di emancipazione per tutte, destinata alla fine come tutte le avanguardie a un superbo isolamento. Ma la storia, che si esprime in questa amicizia totalizzante, è solo in parte quella della formazione di una giovane che impara «come gira il mondo». Protagonista, inevitabilmente per via degli anni irripetibili di vorticosi cambiamenti in cui è ambientata, si trova ad essere una generazione; la parte femminile di questa generazione. Insomma si condividono i tanti episodi singolari che scandiscono le giornate di un gruppo di ragazze alle prese con le svolte cruciali della propria vita, e insieme si percepisce l’intero muoversi di quel tempo di rivolgimenti radicali, anche perché chi racconta in prima persona ha un temperamento e una autenticità capaci di trascinare fin dentro il suo sguardo i sentimenti, le emozioni e la sua naturale ironia. Un epilogo venti anni dopo («i miei morti mi mancano ogni giorno alle diciassette») dice alla fine come tante vicende sono andate a finire, svela verità nascoste e mostra certe ironie della vita. Ma in tutte le parole di questa prosa da diario, straordinariamente coinvolgente, che sa cogliere il lato comico così come la commozione, senza espressioni stereotipate e artifici, e sempre musicale, è il presente di lei che emerge in tutta la felicità di esserci. Ed è questo presente che vuole rappresentare, rendendone il senso e le ragioni, Antonia Spaliviero in questo suo romanzo postumo.
C’erano una volta gli anni settanta, quando la coda felice e ingenua del decennio precedente si trasformò pian piano nell’aculeo velenoso del terrorismo. Dietro il diario da adolescente di una studente piemontese monta inattesa la rabbia di una generazione incompiuta che del sessantotto aveva colto solo il piglio guerriero, lasciando fuori la trimurti di Woodstock. Pace, amore e musica si susseguono per davvero in tutte le pagine del breve racconto. Poi, nel convulso finale, come uno sparo nel buio, arriva il ribaltamento di prospettiva, il sotterramento dell’empatia, la follia di una stagione all’inferno. Se da un lato funziona come colpo di scena, in una narrazione fin lì più vicina al Tempo delle mele che a Easy rider, dall’altro a me è parso poco credibile o forse solo troppo frettoloso. Ora purtroppo la scrittrice non c’è più: sarebbe stato bello chiederle, con sincero affetto, il perché.
In questo breve romanzo Antonia Spaliviero riesce catturarti completamente e portarti in un altro mondo, in una Torino che non esiste più da tempo. Ogni personaggio diventa in poche pagine indimenticabile, la professoressa Ferrero innamorata di Kerouac, Fabio Pel di Carota, Giampiero e il suo cane Puzza, Don Franz, il signor Peverin, e soprattutto Natalia, l'amica-nemica, la compagna che tutte evitano ma da cui sono inevitabilmente attratte.
"Scusi, signorina, secondo lei Gabriele d'Annunzio era più fascista che poeta, o più poeta che fascista?"
Con queste parole Natalia conquista il lettore e la Protagonista. Una ragazza intelligente, piena di idee e voglia di cambiare il mondo. Un personaggio che mi ha ricordato molto Lila di Elena Ferrante, forte e enigmatico.
La storia è stata scritta a più riprese, infatti se l'inizio è leggero e divertente verso la fine assume un tono cupo e triste che mi ha un po' spiazzato ma me lo ha anche fatto amare di più. Consigliato: 5⭐
Sin da quando aveva tredici anni, Antonia Spaliviero scriveva il diario. Come scrive il marito, nella nota finale: “ Di solito erano piccole storie di una pagina o due, osservazioni su fatti che ci erano accaduti, su persone che avevamo incontrato. Quasi sempre ironiche o divertenti, ma perlopiù i suoi diari erano solo suoi. Antonia è morta il 15 giugno 2015.”
Qualche tempo dopo la morte di Antonia, il marito e la figlia hanno iniziato a mettere mano ai diari, quasi fosse un rituale per tenerla ancora in vita tra loro, preservandone il ricordo. Per pubblicare "La compagna Natalia", hanno dovuto “ricostruire il romanzo andando a cercare tra i diari del 1968, del 1982 e del 2015. Alcune parti erano addirittura scritte in stenografia, per cui abbiamo dovuto farle tradurre. È stato un lavoro difficile. Anche perché, oltre a La compagna Natalia, abbiamo trovato almeno altri tre o quattro racconti che con pazienza stiamo ordinando. È stato complesso ma bellissimo: continuare a stare con le parole di Antonia. Continuare ad averla con noi. Antonia si chiedeva perché mai scrivesse quei diari, ma non si è mai chiesta perché scrivere storie. Perché le storie e le persone continuano ad esistere finché qualcuno le ascolta.”
Questa storia, ambientata alla fine degli anni sessanta, è divertente, ironica, fa sorridere e riflettere. Una lettura piaevole che pone l'accento sulla condizione della donna alla ricerca della propria emancipazione. Questa è la storia di un'amicizia nata tra i banchi di scuola: un legame che è durato, nonostante la morte: “Alcuni adulti non perdono mai i tratti della loro infanzia, alcuni bambini non li hanno. Mi piace incontrarli perché dimostrano il ciclo di cui siamo parte, quel gorgo energetico che non so come chiamare se non universo. Quell’energia che incarniamo per un periodo di tempo e che poi restituiamo. Sono i miei morti che mi chiedono se non dovremmo sentire di più il dovere di usarla meglio, finché la possediamo, e come mai troppo spesso non ne siamo capaci, o meglio, consapevoli.”
Romanzo ambientato nella provincia torinese alla fine degli anni '60, un periodo segnato da grandi cambiamenti sociali, politici e culturali. La storia segue la protagonista, alter ego della scrittrice, che, dopo le scuole medie, viene indirizzata a un istituto sperimentale per segretarie d’azienda.
Questo riflette la visione pragmatica dell’istruzione dell’epoca, spesso focalizzata sulla preparazione a lavori amministrativi per le giovani donne, soprattutto in famiglie di ceto medio-basso.
In questo contesto nasce l'amicizia con Natalia, una figura ribelle e anticonformista, che rappresenta una sfida agli schemi tradizionali. Attraverso il rapporto tra le due, il romanzo esplora tematiche come l'amore, l'emancipazione femminile e i limiti imposti dalle convenzioni sociali.
L'Italia descritta è in fermento, tra movimenti operai, contraddizioni familiari e un sistema educativo che non sempre incoraggiava la piena realizzazione personale delle donne.
Il libro offre uno spaccato delle tensioni e delle opportunità di un’epoca in transizione, mettendo in luce i percorsi di crescita personale e collettiva delle protagoniste e restituendo un ritratto vivido della condizione femminile di quegli anni. Una storia che riflette sul valore dell’amicizia e sull’importanza dell’emancipazione.
Incipit Dice il dépliant: ISTITUTO TECNICO SPERIMENTALE STATALE PER L’ADDETTO ALLA SEGRETERIA D’AZIENDA – I.T.S.S.p.A.S.A. E dice mio padre: «Eco, vedi? S’è la prima volta che in ’sto paese metono su una scuola superiore per femine... La compagna Natalia Incipitmania
Fluent chronicles of the '68 in Italy, from the social revolutions to the Anni di Piombo. The author decides to adopt the semi-neutral point of view of a schoolgirl who gets involved in a friendship with Natalia, the rebel of the group, the Compagna. Even with Natalia being the focal point, the fact her story is told from a third party that we get to know as a well rounded character adds many layers to the events. Recommended.
Iniziamo bene l'estate, con la storia di un'amicizia, di vite che si formano, incrociano, perdono nell'Italia degli anni Sessanta. Un gioiellino di libro, impreziosito dalla voce (e dall'emozione) di Lella Costa per Storytel. Splendido.
Un breve romanzo di formazione che sfiora tutti gli aspetti del mondo dell'adolescenza: il rapporto con gli idoli, con gli insegnanti, ma soprattutto l'ambiguità delle amicizie tipica di quell'età, sempre sospese tra l'ammirazione e il senso di minaccia che l'altro-da-sé incarna.
Affetto profondo. Romanzo di formazione ambientato a Settimo incentrato sulla storia di un'amicizia importante quanto elusiva. Natalia è un personaggio affascinante che spiega la fatica di stare sempre contro, Antonia una narratrice brillante ed ironica. Lo rileggerò.
Ho letto gli ultimi passaggi con gli occhi umidi, senza riuscire a posare questo incredibile racconto capace di ricostruisce un’epoca storica attraverso gli occhi di una ragazzina.
Siamo all’ombra delle grandi fabbriche e delle acciaierie, la protagonista/narratrice frequenta l’”Istituto tecnico sperimentale per addetto alla segreteria d’azienda”. Nella sua vita scolastica - e nella sua VITA- a colpirla è Natalia, una compagna speciale: appartata, che legge quei libri dalla copertina bianca e dai titoli rossi, che si scambia baci con uomini maturi senza alcun imbarazzo. Diventano amiche e Natalia passa il tempo a parlare di sfruttati e di proletari, parlando di fascismo e proclamandosi atea in mezzo alle sue compagne più attente alle hit dei New Trolls. Natalia è tutto quello che la protagonista/narratrice vorrebbe essere: intelligente, con la risposta pronta, ribelle, provocatoria. Ma dietro l’angolo c’è un po’ di invidia e ci sono i mille dubbi esistenziali della protagonista, c’è la sua vita che ruota attorno a due amici e all’orario di Don Franz. La protagonista comincia a guardarsi e a farsi strada nella sua vita mentre le idee politiche di Natalia si fanno sempre più radicali. Si allontaneranno?
Sarà questo piccolo romanzo di formazione politica (siamo nel post Sessantotto) e sentimentale a raccontarcelo tra tappe complesse e non scontate. La storia è stata scritta a più riprese e si può evincere dai toni che cambiano ad un certo punto del libro. Si scopre infatti che l’autrice - Antonia Spaliviero- teneva un diario da quando aveva 13 anni. Dopo la sua morte il marito e la figlia hanno iniziato a mettere mano ai diari ricostruendo così questo romanzo postumo.
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Ho vissuto quell'epoca a Torino, coetaneo e con simili frequentazioni e formazioni. Essendo stati quegli anni densi di forti partecipazioni emotive in quanto grossi cambiamenti etico sociali si stavano compiendo, mi sono trovato molto coinvolto nella narrazione, che si intuisce personale. Il fatto, rivelato da Gabriele Vacis nella postfazione, che il romanzo sia derivato dai diari e quaderni di sua moglie Antonia, e portati in stampa dopo la morte della Spaliviero, giustifica la scrittura un po' discontinua e, onestamente, forse necessitante di una più attenta revisione per renderne la lettura più agevole. Ma, comunque, proprio questa spontaneità ne' rappresenta l'elemento di coinvolgimento, portandomi ad una valutazione di assoluto gradimento. Consigliatissimo.
"Porca miseria mondo, adesso lo so come giri, ma è in quell'estate che ho visto la tua inesorabilità. Avevo fretta: o tutto o niente, o adesso o mai più. Dammi vita, porca miseria mondo, dammi Fabio tutti i giorni, anche di più, lo voglio di notte, e ridammi Giampiero sano e forte e mirabilmente arrogante ed ingenuo, ma dammi anche Natalia. Ridammela subito, porca miseria, mondo! Erano baci profondi e pugni sui muri, saliva sui seni e calci alle pietre, pedalate inconsulte nel solleone, pelle di pesca e sguardi torvi dal ponte del Po, pasti saltati, aggressioni verbali, notti senza sonno, sguardi attoniti alle cose della vita, morsi alle mani inermi, rabbie e furori." (p. 161)
Se potessi darei 6 stelle. Mamma che ridere. E che piangere. L'ho ascoltato letto da Lella Costa con accento piemontese. Iconico. Maledetta periferia pettegolona cit. La profia di italiano, domande divertenti sul fascismo, dubbi incortrovertibili sull'andare o non andare a messa, chiacchierare sul limonare tra giovani liceali civettuole di un istituto superiore per segretarie. Un tripudio di gioia e ironia.
Il '68 visto dalla periferia torinese. Il '68 visto dagli emigranti veneti che diventano piccoli artigiani. Il'68 visto da una ragazza che deve mettere in ordine i cambiamenti che sta vivendo: la sua trasformazione da bambina ad adolescente e poi donna in mezzo la politica, la fede e il sesso.
Bel ritratto di un'epoca, con ironia ben dosata. Il resoconto di quegli anni mi ha molto ricordato l'opera di Annie Ernaux, l'adolescenza vissuta con la fatica e quelle limitazioni che i ragazzi di oggi non devono più affrontare. Bello
Un memoir postumo che racconta l'adolescenza di una ragazza nelle sue tante dimensioni: il primo amore, un'amicizia che dirompe (forse più del primo amore), l'emancipazione femminile a scuola, la scoperta del desiderio sessuale, la vita di prossimità tra periferia e parrocchia, la morte degli affetti cari. Il risultato della ricomposizione di tutti questi pezzi dentro ad un unico personaggio, quello della protagonista, è un racconto che ho trovato molto franco e sincero.
romanzo di formazione. perfetto se devi regalare un libro a un* adolescente tra la terza media e la seconda superiore. davvero carino. personaggio femminile (protagonista) topp ✨
Che bellissima sorpresa é stato questo romanzo. Mi ha commossa e divertita. Ancora più commoventi sono state le parole del marito e la storia della pubblicazione di questo libro.
Se togli tutto il comunismo coi baffi e i bambini mangiati, è un libro che vale la pena leggere: lascia dei personaggi meravigliosi, su tutti Giampiero, e delle storie, dei momenti, delle sensazioni, bellissime da leggere e da ripensare. Certo, ci sono un po' di sfilacciature nella trama, dei salti non ben comprensibili, ma ho letto che è un libro postumo, pubblicato dal marito dopo aver ritrovato brani e appunti su diari della moglie.