Ho apprezzato il fatto che, rispetto ai primi due volumi della serie I volti del male, non ci siano stati quasi errori o refusi, segno che la qualità va migliorando. Da appassionata dell’antica Roma, e in particolare della gens Giulio-Claudia, ero già a conoscenza della biografia di Caligola e di tutti gli eventi contingenti relativi alla sua famiglia. Dalla morte di suo padre Germanico, probabilmente avvelenato per ordine di Tiberio, all’esilio e alla morte dei suoi fratelli, dalla convivenza con la terribile Livia Drusilla all’incesto con le sorelle, dal soggiorno a Capri con Tiberio alle pazzie compiute durante il suo principato. Caligola è stato presentato in questa breve biografia come un ragazzo viziato, che da piccolo aveva sempre ottenuto ciò che voleva senza sforzi e che da imperatore, resosi conto di avere un potere quasi assoluto, non ha visto ragione di porsi dei limiti. Gli piaceva decidere della vita e della morte di chiunque, dai più eccelsi senatori (classe da lui disprezzata e a più riprese umiliata, come rivela l’episodio del cavallo Incitatus che lui avrebbe proposto come console) al più infimo popolano. Credendosi un dio, non avrebbe avuto remore neanche a burlarsi dei militari che lo proteggevano, ordinando ad esempio all’esercito troppo timoroso per conquistare la Britannia di raccogliere conchiglie con le quali costruire un monumento alla loro codardia, o sbeffeggiando il pretoriano Cassio Cherea, il quale non esiterà a vendicarsi partecipando alla congiura che lo vedrà vittima. La biografia è romanzata e scorrevole, l’ho letta in poche ore, molto piacevole e accurata anche per chi non dovesse essere a conoscenza dei fatti.