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Femminili singolari. Il femminismo è nelle parole. Ediz. ampliata

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Sindaca, architetta, avvocata: c'è chi ritiene intollerabile una declinazione al femminile di alcune professioni. E dietro a queste reazioni c'è un mondo di parole, un mondo fatto di storia e di usi che riflette quel che pensiamo, come ci costruiamo. Attraverso le innumerevoli esperienze avute sui social, personali e dell'Accademia della Crusca, l'autrice smonta, pezzo per pezzo, tutte le convinzioni linguistiche della comunità italiana, rintracciandone l'inclinazione irrimediabilmente maschilista. Questo libro mostra in che modo una rideterminazione del femminile si possa pensare a partire dalle sue parole e da un uso consapevole di esse, vero primo passo per una pratica femminista. Tutto con l'ironia che solo una social-linguista può avere.

233 pages, Paperback

First published December 5, 2019

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2309 people want to read

About the author

Vera Gheno

37 books218 followers
Vera Gheno è una sociolinguista. Nasce in Ungheria nel 1975. Si laurea e si addottora in Linguistica presso l'Università di Firenze, specializzandosi sulla comunicazione mediata dal computer. Insegna all'Università di Firenze (Laboratorio di italiano scritto), all'Università per Stranieri di Siena (Applicazioni informatiche per le scienze umane) e al Middlebury College, sede di Firenze (Sociolinguistica). Collabora con l'Accademia della Crusca dal 2000. Al momento è membro della redazione di consulenza linguistica e gestisce il profilo Twitter dell'ente. Ha pubblicato un libro, "Guida pratica all'italiano scritto (senza diventare grammarnazi)" con Franco Cesati Editore.

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43 (2%)
1 star
15 (<1%)
Displaying 1 - 30 of 195 reviews
Profile Image for Rowizyx.
386 reviews154 followers
November 16, 2020
Cattive abitudini che mi voglio togliere:

• il "la" davanti ai cognomi e ai nomi delle donne;
• gli automatismi sui lavori che parlando mi salgono spontanei al maschile, anche quando il soggetto è donna;
• la rassegnazione a correggere chi mi chiama signora o signorina in ambito lavorativo.

La ritengo una lettura molto stimolante, per chi si interroga sui femminili professionali o sulla questione femminismo e linguistica. Vera Gheno, salita alle cronache per un attacco social abbastanza triste a cui tra l'altro l'Accademia della Crusca ha fatto sponda (più o meno quanto volontariamente non si è capito) quest'estate, porta avanti il discorso sulla declinazione al femminile dei sostantivi legati alle professioni "di prestigio" perché, come riporta molte volte, se maestra non è cacofonico perché dovrebbe esserlo ministra, visto che rispondono alla stessa regola linguistica?

Penso leggerò anche i libri consigliati su come disinnescare le polemiche sui social o rispondere alle discussioni senza violenza verbale, malgrado anche i commenti che lei riporta chiamino a gran voce dei gran schiaffi, almeno digitali. Interessante.
Profile Image for metempsicoso.
443 reviews486 followers
June 20, 2021
Questo è uno di quei libri per cui, a leggere alcuni dei messaggi social riportati da Gheno, ti vergogni non poco ad avere un pisello tra le gambe. Ché proprio ti viene dal cuore, quel rigurgito di disgusto, disagio e disperazione dato dall'appartenere al genere maschile.
È una sensazione scomoda, con cui tutti i femministi prima o poi devono fare i conti e che, sì, è una delle questioni basilari della necessaria rifondazione della - tra virgolette molto calcate - "mascolinità".
Sulla questione dei femminili singolari professionali mi interrogo da tempo, un po' per le mie convinzioni ideologiche, un po' per il lavoro che faccio (unico uomo, il più delle volte, in un ufficio di bibliotecarie che hanno molte più competenze e titoli di me). Nonostante ciò, ho rimandato per molto tempo la lettura di questo vademecum di Gheno.
A riguardo ho preferito muovermi in autonomia, indagare "sulla pelle" e non sulla carta, discutere e prendere qualche (tante, ok?) cantonata. Poeta, per esempio. "Mi piace di più poetessa, per il femminile". Sì, ma alle poete piace più poeta e anche chi se ne frega di quello che pensi tu, che una poeta non lo sei, disse Claudia. E Claudia aveva ragione.
Questo volume, quindi, arriva con un ritardo di due/tre anni, durante i quali mi sono impegnato attivamente per migliorare l'italiano che uso, per renderlo paritario e femminista. Buona parte della trattazione mi è risultata superflua (non ho mai neppure avvertito il problema dei nomi ambigenere terminanti in -a, cosa che mi ha lasciato davvero molto perplesso dinnanzi agli indignati de "allora adesso usiamo anche farmacisto, macchinisto e pediatro"), ma ho fatto tesoro di tutto il possibile, per ogni eventualità futura. Ritengo comunque che, per un primo approccio alla questione, "Femminili singolari" evidenzi in modo chiaro le problematiche più stringenti e offra una ampia panoramica, pur con qualche difetto strutturale.
A volte ripetitivo e ridondante, dove avrei preferito che lo spazio per alcune di queste sottolineature venisse adoperato per altre criticità, chiude sulla questione del femminicidio e della narrazione che ne fa il giornalismo italiano. È una questione, ovviamente, di straordinaria importanza, purtroppo ancora attualissima a distanza di tre anni dalla prima pubblicazione di questo saggio, ma che, obbiettivamente, mi pare in parte poco coerente con il resto della trattazione. E, lo sottolineo, non "superflua", ma sacrificata.
Leggerei volentieri un altro volume di Gheno incentrato solo su questa tematica, ma, alla fine di "Femminili singolari", forse l'ho avvertita un po' estranea. Soprattutto perché, per esempio, trova pochissimo spazio l'uso del maschile sovraesteso, che effettivamente non è "femminili singolari", ma che mi sembra più inerente al resto della trattazione e che personalmente mi dà moltissimi problemi come parlante e scrivente italiano.
[Un cavillo su cui spesso mi tormento è questo: la donna - ometto il nome per la privacy, e basta - che al momento ricopre la carica di sindaco nella cittadina dove lavoro ha espressamente detto di preferire il maschile "sindaco", che per rispetto a lei dovrei utilizzare, preferendolo a "sindaca", che invece ho adottato per rispetto alla causa. Che si fa in questi casi? Quando mi rivolgo direttamente a lei uso il maschile e poi appena si volta e parlo di lei ad altri uso il femminile? Piccolo dilemma etico]
Profile Image for Carmilla Damnatio cam cam .
32 reviews11 followers
January 27, 2021
Sbattere in faccia questo libro a tutti quelli che: "ingegnera non si può sentire, orrore!"
Perché la salumiera come la chiami? Salumiere?
Profile Image for Diletta.
Author 11 books242 followers
November 2, 2020
Tenetevelo sempre sottomano che di questi tempi è bene avere la risposta pronta.
Profile Image for Mariaelena Di Gennaro .
524 reviews141 followers
September 15, 2021
DIRETTORE O DIRETTRICE?

"La domanda è sempre la stessa: perché non vengono mai messe in dubbio le mille professioni di cui la donna è tradizionalmente presente (con il nome declinato al femminile), mentre laddove una donna non è stata fino a oggi abituale ci si appiglia alla neutralità della carica, del ruolo o della professione?
La regina Elisabetta non si è mai posta, credo, il problema della neutralità della carica di re".

"Da linguista mi chiedo perché maestra non sia ridicolo, ma ministra sì. Chi può ergersi ad arbitro di ridicolaggine o di bellezza? Da un punto di vista linguistico non esiste motivo al mondo per cui, in presenza di donne che svolgono un certo mestiere o una certa funzione, alcuni nomi di mestieri e funzioni abbiano un femminile e altri no".


Una delle letture più belle dell'anno.
Stimo moltissimo Vera Gheno e, da studentessa e appassionata di linguistica, mi sono ritrovata a sottolineare praticamente ogni pagina di questo suo volume che trovo adatto a tutti coloro che vogliono approfondire la tanto discussa questione dei sostantivi indicanti professioni, declinati al femminile.
Perché diciamo normalmente 'infermiera', ma poi ci troviamo a storcere il naso dinanzi a 'sindaca'?
Con estrema chiarezza e intelligenza, l'autrice ha saputo spiegare perché in questi femminili non c'è linguisticamente nulla di sbagliato e che, semmai, la questione debba spostarsi su un piano sociale. Oggi, infatti, le donne svolgono spesso lavori che in passato erano appannaggio dei soli uomini, professioni che, pertanto, erano declinate linguisticamente soltanto nella forma maschile, semplicemente perché non c'era la necessità di utilizzare quella stessa parola al femminile. Man mano che, nel corso del tempo, il ruolo sociale delle donne ha fatto passi avanti (pur non essendo ancora arrivati a quei livelli di parità che vorremmo), si è reso essenziale anche cambiare, o meglio, aggiornare il modo in cui denominiamo queste professioni. L'autrice si avventura anche in qualche analisi linguistica che magari potrebbe risultare un po' ostica a chi è lontano dalla studio di una lingua, ma che riesce a chiarire molto bene la questione fondamentale: questi famosi femminili di professione non sono neologismi o "parole strane" create dalle femministe (purtroppo si sente anche questo in giro), ma parole linguisticamente valide che semplicemente non sono state utilizzate in passato perché le donne allora non avevano accesso a determinate professioni ritenute prettamente maschili.
Tutto ciò ci dà l'idea di quanto la lingua sia sempre specchio dei cambiamenti di una società e mai qualcosa di fisso e immutabile: questa è la primissima lezione che si impartisce a studenti e studentesse di linguistica e io stessa me ne ricordo molto bene. Gheno esprime benissimo questo concetto nel seguente passaggio, solo uno dei tanti che ho letto, riletto, sottolineato e condiviso in ogni singola parola:

"Sfatiamo il mito che l'italiano vada difeso e 'mantenuto puro': la 'purezza della lingua italiana' non esiste, l'italiano è un crocevia di influssi plurilingui stratificatisi nel corso dei secoli e questo, vista la posizione dell'Italia in mezzo al Mediterraneo, è assolutamente inevitabile. Insomma: se anche si volesse difendere l'italiano, che cosa dovremmo difendere, esattamente, e da cosa"?

Ho trovato poi irresistibile la sagace ironia con cui Gheno ha smontato tante inesattezze, obiezioni senza fondamento e cattiverie che circolano sul Web in merito alla questione. E spesso il suo sarcasmo ci strappa anche una risata, seppure amara, nel constatare quanta disinformazione, presunzione, quante stupidaggini ci riempiono quotidianamente la testa. Ecco perché, a mio parere, saggi come questo diventano oggi fondamentali.

Le parole non sono mai semplici catene di suoni, ma elementi che contribuiscono a plasmare la realtà e a saggiare la vivacità di una lingua che è sempre, costantemente, in movimento.
Ecco, forse dovremmo ricordarlo più spesso.
Profile Image for Ilaria_ws.
974 reviews76 followers
February 19, 2022
“Il femminile non sottolinea una differenza, ne è semplice conseguenza.”

Saggio interessantissimo sull’uso dei femminili singolari, in particolare professionali, e su quanto l’utilizzo di parole come assessora, ministra, sindaca e via dicendo sia ancora bistrattato perché, e qui cito testualmente, si tratta di parole cacofoniche, brutte, che suonano male e bla bla bla. Scorrevole e molto semplice da leggere, mette però ben in luce tutti gli aspetti che invece dovrebbero spingerci a far entrare queste parole nel nostro vocabolario giornaliero.

Vera Gheno scrive: “Le questioni linguistiche non sono mai velleitarie, perché attraverso la lingua esprimiamo il nostro pensiero, la nostra essenza stessa di esseri umani, ciò che siamo e ciò che vogliamo essere. La lingua non è un accessorio dell’umanità, ma il suo centro. Le parole vanno sapute usare nella maniera più precisa possibile.”

E ancora: “La lingua non è chiacchiera: è il mezzo che noi, in quanto esseri umani, abbiamo per decodificare la realtà. Negare che sia collegata a questioni sociali e politiche sarebbe da veri sciocchi. La lingua vive della relazione continua con ciò che deve descrivere.” Ergo qualche anno fa magari non avevamo bisogno di alcune parole, adesso ci servono, quindi perché non dovremmo usarle? Perché secondo una contorta logica senza fondamento suonano male? Ingegnera e assessora no, però salumiera, maestra, infermiera e quant’altro si. La differenza dove sta?

Ecco, questo breve saggio andrebbe tenuto sempre a portata di mano. Ogni volta che qualcuno vi dice “Ah perché dici sindaca invece di sindaco, suona malissimo!”, voi prendete il libro e glielo piazzate davanti al naso. Vera Gheno smonta una per una tutte le teorie più strampalate sull’utilizzo dei femminili singolari e lo fa con una professionalità e una pazienza che io, priva di pazienza dalla nascita, le invidio tantissimo e cercherò di imitare.
Profile Image for Elisabetta Felici.
62 reviews4 followers
May 2, 2020
Un'arma infallibile per chi, come me, spesso si mette a litigare su Facebook con sconosciuti sulle questioni di genere, in questo caso la declinazione delle professioni al femminile (sindaca, la presidente, assessora, ministra).
"anche stronzio è cacofonico, ma non oer questo lo chiamiamo magnesio".
Profile Image for Siti.
407 reviews166 followers
December 29, 2023
Interessante e utile per modificare le mie personali resistenze a nomi quali assessora e ingegnera. Mi sono resa conto che non avverto più fastidio per ministra e che sindaca mi disturba ancora. Le argomentazioni utilizzate per sostenere l'uso di queste forme di femminile non codificate sono tante, quella che accetto maggiormente e che porterà al cambiamento in me e negli altri resistenti è la regola basilare della lingua: è l'uso a decidere il loro diritto di esistere.
Profile Image for Rosa, Leggo e Scrivo.
104 reviews17 followers
September 24, 2020
Beh, ora c'è a disposizione di tuttx un prontuario con cui ribattere agevolmente alla disinformazione dilagante (non è e non è mai stata una questione di "-a"), e senza rimetterci la salute.
Da sorbire tutto d'un fiato.
Profile Image for Virginia.
294 reviews33 followers
August 3, 2020
Interessante e utile, molto carino il fatto che l'autrice abbia riportato i vari post degli utenti sui social rispondendo. Pur non essendo un libro brevissimo, l'ho divorato in due giorni.
Profile Image for Erika sing.
35 reviews10 followers
March 24, 2021
Uno strumento utile da portarsi dietro, non solo metaforicamente parlando.
Profile Image for Silvia Girotto.
38 reviews5 followers
March 28, 2020
Vera Gheno affronta un tema complesso in maniera chiara e argomentando le posizioni linguistiche con la quel pizzico di ironia che ti impedisce di staccare gli occhi dal libro. Mostrando i fattori linguistici del tema dei femminili di professione riesce a mostrare come il nostro linguaggio possa risultare davvero sessista nel modo in cui lo percepiamo. Ciò che più mi ha tenuto attaccata alle pagine è stato il fatto che l'autrice riporti fedelmente episodi presi dalle pagine social per mostrare come la legge che governa argomenti che interessano tutti (ma che non tutti conosciamo a livello di studio) sia: chi urla più forte vince, anche se non ha sostenuto la sua tesi validamente.
Intrigante e appassionante come non ci aspetteremmo che possa essere un libro di sociolinguistica.
Profile Image for Adriano Pugno.
Author 2 books22 followers
November 24, 2020
Che bello tornare ai libri di linguistica a undici anni dalla laurea, e che bello farlo con questo godibilissimo libro di Vera Gheno, che spiega concetti fondamentali come fossero elementari, con una serenità di vedute e di stile che riempie di ottimismo malgrado tutto ciò che di becero si legge sui Social. Per me è stato, oltre ad essere educativo, un toccasana.
Profile Image for Dabs.
118 reviews21 followers
Read
October 8, 2022
È stata una brutta lettura? No, ma è stata pesante. Se avessi saputo la quantità di messaggi discriminatori, sessisti in cui mi sarei imbattuta, avrei rimandato la
lettura. Se c'è qualcosa che mi
manda psicologicamente in sovraccarico sono i commenti pregni di odio che i social sfornano quotidianamente.
Profile Image for Veronica &#x1f331;.
29 reviews12 followers
September 22, 2021
Interessante, ma la parte centrale l'ho trovata un po' pesante: avrei preferito un saggio più discorsivo e consequenziale e meno esempi di posts con relativa risposta dell'autrice.
Profile Image for GliScleri.
62 reviews
February 10, 2022
A leggere tutti gli esempi raccolti in questo libro mi sono sentita sconfortata, più che rinfrancata. Gli esempi riportati, infatti, sono i più comuni e inflazionati tentativi di screditare qualsivoglia avanzamento di lingua verso un’evoluzione più inclusiva. Frasi al limite dell’irreale (basti pensare a pediatro) che comunque vengono usate continuamente come il prezzemolo, ripetute a macchinetta da orde di difensori della Vera Lingua Italiana, mortalmente preoccupati della sua eventuale evoluzione per colpa del fantomatico Politically Correct, che tanto dolore sta causando al mondo (a detta loro, ndr).
Poi ho pensato che questo libro deve servire a ME, per prima, per continuare a smantellare la cultura di disparità in cui sono cresciuta e che faticosamente sto polverizzando insegnamento per insegnamento. Deve essere MIO alleato per maturare i miei contrattacchi, le mie stoccate di risposta, il mio scudo all’ignoranza. E quindi eccomi qua, con una cartucciera di risposte per la prossima volta in cui mi troverò in un dialogo con questi argomenti e in cui potrò serenamente rispondere utilizzando le vere regole della lingua italiana.
Profile Image for Valentina.
171 reviews20 followers
January 30, 2022
"Architetta è brutto, sembra tetta"
"Ministra / minestra ahahaha"
Fantastico, le obiezioni si fermano a critiche da terza media?

"I femminili suonano male, sono parole brutte"
Perché maestra, infermiera o cassiera non suonano male e ministra, ingegnera o assessora si?
E poi, se vogliamo parlare di estetica delle parole, secondo me palcoscenico, otorinolaringoiatrica, melanzana e sarcofago andrebbero tolte dal dizionario. Sono parole veramente brutte.

Un libro veramente meraviglioso. Forse, avendolo ascoltato, ho trovato un po' pesante la lettura dei messaggi dai social. In compenso ascoltare il mio primo libro con la ə è stato meno pesante del presvisto.
Profile Image for Federica Salzano.
16 reviews6 followers
December 8, 2022
Bella idea di scrittura con lo schwa, buone le premesse ma troppo ripetitivo e troppo pieno di post di twitter
Profile Image for Elena Liotta.
35 reviews6 followers
January 28, 2022
Interessante, ma ripetitivo. Il formato audio potrebbero aver acuito la sensazione di ripetitività, particolarmente nel riportare episodi e post dai social, ma ho avuto la sensazione che i concetti venissero ribaditi fino alla sfinimento e i commenti dai social verso la fine dell'ascolto mi hanno trovata completamente esasperata (immagino sempre meno della destinataria di essi, ma comunque esasperata).
Nell'ultima parte vengono riportati alcuni messaggi particolarmente aggressivi - rivolti a Carola Rackete - senza censurare nessuna delle parole, ivi compresa la n-word.
Profile Image for Lucia A Bordo Pagina.
103 reviews40 followers
April 27, 2021
Avete un parente/amico/conoscente che si ostina a dire che "l'italiano ha il maschile estensivo ed è giusto così" oppure che "l'italiano non si deve snaturare ammettendo femminili dove non ci sono, che avvocato deve restare avvocato e bla bla bla"?
Benissimo: prendete questo libro, apritelo a qualsiasi pagina e sbatteteglielo in faccia.

Il saggio è davvero molto scorrevole, raccomandatissimo!
Profile Image for Aki Penn.
50 reviews2 followers
February 16, 2022
Il tema del testo è estremamente interessante, Gheno parla di linguistica spiegando in maniera semplice e smontando in particolare varie contestazioni dei femminili professionali, dando anche una visione storica sul dibattito.
Il libro tratta poi marginalmente anche l'uso della schwa e del femminismo in generale.
Dà inoltre dei begli spunti di riflessione anche per quanto riguarda il tema del dibattito in genere, che ho ritenuto molto apprezzabili.
Per quanto mi riguarda, ho comunque trovato un po' eccessiva la quantità di commenti riportati dal web, ne ho compresa la necessità, dato che l'autrice li usa come base per spiegare alcune regole della lingua, ma credo che il libro avrebbe potuto funzionare anche con meno materiale, che alla lunga risulta un po' ripetitivo. Allo stesso modo, alcuni concetti resi molto chiaramente fin dall'inizio vengono ripetuti più volte.
Sono poi stata piacevolmente stupita nello scoprire che il testo fosse scritto interamente usando la schwa e che l'audiolibro (che ho ascoltato) abbia mantenuto la versione neutra. Sicuramente un valore aggiunto.
Nel contesto l'ho trovata una lettura decisamente arricchente.
Profile Image for Ilaria Bersani.
45 reviews3 followers
June 7, 2022
Architetta è cacofonico
Ingegnera non esiste in italiano
Con boscaiola mi viene in mente la pizza
Ecco, se vi è capitato di pensare una di queste frasi, o se avete dubbi sul perché si può (e si dovrebbe!) declinare al femminile le professioni lavorative, consiglio la lettura.
Profile Image for Sara Morelli.
729 reviews76 followers
April 1, 2024
5 stelle per l'ideologia e per come Gheno ha saputo articolarla con grande semplicità. Detto ciò, Il testo è appesantito dalla caterva infinita di esempi, sì funzionali ma assai ripetitivi. Nella brevità avrebbe forse trovato maggiore propulsione.
Profile Image for Eugenia Beccalli.
33 reviews
March 31, 2021
Prima di interessarmi alla questione ero una di quelle persone che trovava cacofonici determinati femminili. Questo libro è un invito ad andare oltre la questione di pancia, per capire da un punto di vista squisitamente grammaticale come funzionano i femminili professionali e perché la "cacofonia" non è una caratteristica intrinseca della parola, ma il riflesso di una cultura che spesso tende a considerare più prestigioso il maschile. Non è un'opera prescrittiva, non è proselitista, ma rifiuta e smonta tutte quelle spiegazioni pseudo-scientifiche che circolano sul web ("questa parola non esiste in italiano", "questo mestiere ha un nome preciso", etc). L'unica cosa che, personalmente, ho trovato pesante è l'impostazione del saggio, che è strutturato come una rassegna di commenti presi dagli account social dell'autrice. Si tratta di messaggi che manifestano le varie forme di ostilità verso i femminili professionali e dai quali Vera Gheno parte per fare la sua analisi; solo che alcuni sono così beceri, irritanti e intrisi di mansplaining che ti fanno passare la voglia di leggere.
Profile Image for Chiara Marchese.
116 reviews1 follower
March 12, 2021
In libreria da un po', ma con la "rispolverata" della diatriba maschili/femminili professionali a Sanremo è stato quasi automatico prenderlo dallo scaffale. Gheno prende in considerazione le questioni socio-linguistiche legate alla tematica, esponendole in modo argomentato, chiaro e fornendo anche ottimi spunti per andare oltre le frasi fatte e i commenti "di pancia" (da una parte e dall'altra) sulla questione dei femminili professionali. Consiglio di lettura per chi è già convinto che la lingua sia cosa viva, un prodotto culturale che influenza e nel contempo è influenzato dalla comunità dei suoi parlanti, ma anche e soprattutto per chi crede in una fantomatica purezza della lingua italiana che sta perdendo "la sua origine" in virtù di "nuove mode" e ha bisogno/voglia/curiosità di sentire un parere professionale in merito.
40 reviews1 follower
July 17, 2020
“Da un punto di vista linguistico, i femminili inediti sono forme previste dal sistema dell’italiano, che fino a tempi recenti erano come rimaste dormienti perché non servivano. Dunque forse è proprio fuorviante pensarli come neologismi.

Penso che usare i femminili professionali non risolva, di per sé, i problemi delle donne, ma possa aiutare a normalizzare la presenza delle donne in contesti professionali in cui prima erano quasi assenti.

Che la realtà influenzi la lingua lo sappiamo bene. [...] vale anche l’inverso: la lingua che parliamo influenza il modo in cui percepiamo la realtà.”
Profile Image for Hella.
658 reviews94 followers
July 2, 2020
Libro molto interessante, di facile lettura, nessuna discussione troppo complicata o accademica sulla grammatica italiana, alla portata di tutti. Non solo un libro per riflettere sulla situazione dell'italiano ma anche per riflettere sulle resistenze verso una lingua più inclusiva, badate bene, senza nessuna forzatura, solo utilizzando parole già presenti nel dizionario e regole presenti nella grammatica italiana.
Profile Image for Martina Ceroni.
15 reviews3 followers
March 16, 2022
Tema molto interessante e ben spiegato, ma troppo ripetitivo
Profile Image for SusyG.
350 reviews75 followers
August 23, 2021
"Ma si dice sindaca o sindachessa?" "Ingegnera suona male, non si può usare" e a tanti altri di questi commenti risponde per filo e per segno Vera Gheno. Io mi svendo facilmente con i libri di linguistica ma questo è una vera bomba! Si fa una bella ripassata (o in alcuni casi si impara proprio qualcosa di nuovo) della nostra grammatica. Ho apprezzato tantissimo il capitolo sui femminicidi raccontati "male" dai giornali (e che purtroppo sono un argomento sempre attuale). STUPENDO!
Profile Image for Psicologorroico.
472 reviews43 followers
October 8, 2022
Saggio molto interessante che discute la presenza dei femminili professionali nella lingua italiana: l'autrice espone in maniera chiara e documentata la sua condivisibile opinione. Io, non esperto di linguistica, partivo da una posizione di ignoranza totale sulla questione: adesso ne so un po' di più, e ringrazio Vera Gheno per questo. Oltretutto seguirla sui social è un piacere. Consigliatissimo.
Displaying 1 - 30 of 195 reviews

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