È una gelida notte d’inverno. In una cittadina di provincia, un senzatetto dorme al riparo d’un porticato, quando un gruppo di ragazzi si avvicina e gli dà fuoco. Salvato per miracolo, il barbone viene ricoverato in terapia intensiva, ma la sua identità rimane un mistero: non ha con sé documenti e nessuno va a chiedere di lui all’ospedale. Una delle poche cose salvate dal fuoco è il suo zainetto, dove c’è una copia del romanzo del giovane scrittore Lorenzo Fabbri. Lorenzo apprende la notizia casualmente, dal telegiornale, mentre cena. Non dà importanza al ritrovamento del suo libro: il successo è stato tale da giustificare la sua presenza nello zaino di qualsiasi sconosciuto. In seguito, però, emergono altri particolari e in lui si insinua il dubbio: quel senzatetto è davvero un estraneo o la storia raccontata nel romanzo li lega a doppio filo? Una storia ispirata all’estate di vent’anni prima, quando, per vincere la noia delle vacanze in città, Lorenzo aveva fondato il Club dei perdenti insieme con altri tre ragazzini come lui: Sara, Giacomo e soprattutto Ema, il suo migliore amico dalla vita sghemba, l’unico ad avere il coraggio di fronteggiare i bulli della scuola e dotato di un talento straordinario per il disegno. Nel corso di quell’estate, Lorenzo aveva scoperto il valore dell’amicizia e la passione bruciante per le parole. Ma poi era successo qualcosa, qualcosa che aveva cambiato tutto… Per Lorenzo, il presente diventa allora l’occasione per sbrogliare una volta per tutte il passato, riportando alla luce volti, storie e sentimenti ormai sopiti. Ma può un romanzo riscattare gli sbagli compiuti nella vita vera? E può la vita essere all’altezza di un romanzo?
Io adoro questa autrice, conosciuta con il romanzo precedente, sua prima opera, "È così che si fa". Come nel suo romanzo precedente, la storia di dipana da un fatto di cronaca, per raccontare la vita dei protagonisti. In una notte invernale come tante, un gruppo di ragazzi (odio il nome baby gang: sono ragazzi, ragazzi delinquenti!), da fuoco ad un senzatetto. Qualcuno si accorge di quello che sta accadendo e quest'uomo viene ricoverato in terapia intensiva, con ustioni su tutto il corpo. Una delle poche cose che si salva da questo incendio, è uno zainetto e al suo interno viene ritrovato il libro di Lorenzo Fabbri, con un numero di telefono scritto sulla prima pagina. Lorenzo, sente la notizia al telegiornale senza dargli peso, fino a quando le forze dell'ordine lo contattano chiedendogli delle informazioni. Così si interroga sul perché ci sia il suo vecchio numero di telefono scritto sulla copia del suo libro. Questa domanda lo porterà ad incontrare dopo tanto tempo Sara, Giacomo ed Emanuele e a fare i conti con il passato. In un continuo rincorrersi di passato e presente, Giulia Rossi ci racconta questa storia, che incolla il lettore alle sue pagine. Ho adorato il personaggio di Sara, forte e pragmatica, ha sempre la soluzione a tutti i problemi degli altri, pur avendo fatto degli errori nella sua. La scrittura è scorrevole e non ci si confonde, nella lettura, fra passato e presente, perché i capitoli sono ben delimitati (non vi dico come però 😉). Una storia a cui vi appassionerete e vorrete arrivare alla fine per sapere cosa succede a questi ragazzi. Ve lo consiglio è vi consiglio di recuperare anche il precedente, non ve ne pentirete!
Romanzo breve e relativamente poco complesso a livello d'intreccio, ma estremamente d'impatto. Sin dal principio, ho provato una profonda curiosità per l'identità del senzatetto e per la natura del legame che lo legava al protagonista. Mi sono quindi lasciata coinvolgere dai ricordi adolescenziali di quest'ultimo che, alternandosi agli avvenimenti del presente, mi hanno permesso di affezionarmi a lui e al resto del "Club dei perdenti". I momenti più emozionanti sono stati indubbiamente quello in cui viene a galla Infine, sono rimasta molto colpita dall'attenzione dedicata alla tematica della genitorialità, affrontata con una cura indescrivibile, in quanto l'autrice prende in considerazione non soltanto generazioni diverse, ma anche legami alternativi a quelli di sangue (mi riferisco ovviamente al tema dell'adozione). Al di là delle differenze, resta il potere che ognuno di noi ha di liberarsi del peso di esperienze famigliari "tossiche" e rivolgersi verso altri punti di riferimento.
"Diventare adulti, credo, è anche smettere di incolpare qualcuno per non essere stato in grado di darti qualcosa di cui lui stesso è privo. Diventare adulti è prendere il meglio ricevuto e buttare a mare la zavorra."
Ok, lo dico. Ero piuttosto scettico riguardo questo romanzo. Il titolo, da folle amante di Zio Stephen, mi aveva fatto venire i brividi la prima volta che spacchettavo i nuovi arrivi in libreria. Un titolo del genere non sapevo come recepirlo. Unica cosa da fare, leggere il romanzo. La citazione da IT, e i richiami al masterpiece di zio Stephen ci sono, ovviamente. Ma c'è anche una storia delicata, malinconica, di abbandono e perdita che si costruisce in tasselli del passato e del presente dove le vicende di questo gruppo di amici si intrecciano con il forzato ritorno di uno di loro, molti anni dopo, a Mestre, la loro città. Un mistero lo chiama, con la forza dei ricordi e di qualcosa che era rimasto in sospeso. Tornerà, e sarà un nuovo inizio quando ormai ogni cosa sembrava giunta alla sua fine. Mi è piaciuto davvero molto, trama e personaggi in particolare. Sulla scrittura ho qualche appunto da fare, a mio avviso squilibrata tra momenti troppo "semplici", e altri volutamente troppo ricercati. Non è una scrittura banale, ma ogni tanto incespica in questi eccessi. Per il resto, davvero un'ottima lettura
Un buon romanzo, semplice (nell'accezione positiva del termine) per la prosa, scorrevole e mai inutilmente ridondante, e la trama che narra anzitutto una storia di amicizia. Nel libro le vicende di quattro amici trentenni si alternano e si intrecciano tra passato e presente, partendo da un'estate che ha cambiato la loro vita di undicenni. È un libro che tocca il cuore perché affronta temi importanti come l'amicizia, l'abbandono e la perdita ed infine il riscatto e il perdono in modo originale, garbato e malinconico.
Romanzo semplice nella trama e scrittura ma che sa tenere incollato il lettore alle dall'inizio alla fine. Aldilà dell'omaggio dell'autrice a Stephen King e It, son rimasta piacevolmente colpita dall'ambientazione della storia a Mestre, crocevia ferroviaria alle porte di Venezia, che nella storia si presta bene alla definizione di Derry italiana.
Molto bello. Un racconto sulla pre adolescenza, sui sogni , le paure, il coraggio di un istante della vita di quattro giovani. E dei riflessi di quella esperienza nel tempo e del piacere di ritrovarsi dopo esseresi persi di vista.
Voto che potrebbe essere benissimo 4,5. Il romanzo non è lunghissimo, ma ha il giusto ritmo, anche nel salto tra i vari capitoli. Le tematiche trattate (la crescita, il rapporto genitoriale) non sono nuovissime, ma sono trattate con molta attenzione.
La scrittrice è indubbiamente una accanita lettrice di Stephen King. Oltre ai riferimenti a It, c’è proprio tanto Stand by me in questo libro. Ed è davvero piacevole. Una lettura che scivola via e la cui storia, però, ti si fissa dentro.
Di quei violini suonati dal vento L’ultimo bacio, mia dolce bambina Brucia sul viso come gocce di limone L’eroico coraggio di un feroce addio Ma sono lacrime Mentre piove, piove
# Storia di 4 giovani inseparabili da piccoli, e la vita e la loro volontà fa ritrovare insieme, x aiutare una persona a loro molto importante. Emozionante e commovente
Romanzuccio (nell'accezione vezzeggiativa) che si lascia leggere come bere un bicchiere d'acqua. Nulla di memorabile: scrittura sempliciotta, personaggi altrettanto probabili e prevedibili, a sostenerlo è una trama che ti invita a girare pagina. Non fa girare la testa, certo, ma risulta senz'altro dissetante. SI DAI.