«Se la vita mi ha dato una storia di riscatto e gli strumenti per raccontarla, ho il dovere di metterla a disposizione di chiunque possa trarne sollievo.»
Fai bei sogni, pubblicato nel 2012, era un romanzo autobiografico e la vita dell’autore in questi ultimi dieci anni non solo è andata avanti, come è normale che sia, ma ha avuto anche molti cambiamenti e rivolgimenti. Perciò, in occasione di questo anniversario, Gramellini ha sentito il bisogno di rimettere mano alla sua storia, sia inserendo episodi che nella prima versione non aveva raccontato, sia aggiungendo un lungo capitolo in cui ne riprende i temi più forti e li passa al setaccio emotivo della sua vita di questi ultimi anni. Partendo così dalla morte di sua madre, Gramellini scrive nuove, sofferte e dense pagine con quel tono diretto e intimo che in dieci anni ha conquistato più di un milione di lettori.
Fai bei sogni è la storia di un segreto celato in una busta per quarant’anni. La storia di un bambino, e poi di un adulto, che imparerà ad affrontare il dolore più grande, la perdita della mamma, e il mostro più insidioso: il timore di vivere. Fai bei sogni è dedicato a quelli che nella vita hanno perso qualcosa. Un amore, un lavoro, un tesoro. E rifiutandosi di accettare la realtà finiscono per smarrire se stessi. Come il protagonista di questo romanzo. Uno che cammina sulle punte dei piedi e a testa bassa perché il cielo lo spaventa, e anche la terra. Fai bei sogni è soprattutto un libro sulla verità e sulla paura di conoscerla. Immergendosi nella sofferenza e superandola, ci ricorda come sia sempre possibile buttarsi alle spalle la sfiducia per andare al di là dei nostri limiti. Massimo Gramellini ha raccolto gli slanci e le ferite di una vita priva del suo appiglio più solido. Una lotta incessante contro la solitudine, l’inadeguatezza e il senso di abbandono, raccontata con passione e delicata ironia. Il sofferto traguardo sarà la conquista dell’amore e di un’esistenza piena e autentica, che consentirà finalmente al protagonista di tenere i piedi per terra senza smettere di alzare gli occhi al cielo.
Nato a Torino da una famiglia originaria della Romagna, all'età di nove anni perde tragicamente la madre Giuseppina che, malata di cancro, si suicida buttandosi dalla finestra di casa. Verrà a conoscenza dei dettagli dell'episodio, attraverso una persona vicina alla famiglia, solo nel 2010, dopo la pubblicazione del suo romanzo "L'ultima riga delle favole". Dopo la laurea in giurisprudenza, nell'autunno del 1985 incomincia a collaborare con la redazione torinese del Corriere dello Sport-Stadio. Un anno dopo viene assunto come praticante nella redazione sportiva del quotidiano milanese Il Giorno, dove racconta il primo scudetto del Milan di Silvio Berlusconi e i principali tornei di tennis del mondo. Nel dicembre 1988 si trasferisce alla redazione romana de La Stampa, con frequenti trasferte a Napoli per seguire le attività sportive e non di Maradona. Continua a scrivere di sport fino ai Mondiali del 1990, durante i quali un suo articolo su Gianluca Vialli provoca il silenzio-stampa della Nazionale. L'anno seguente passa dal calcio alla politica, diventando corrispondente da Montecitorio. Da lì racconta la stagione di Mani pulite e la nascita della cosiddetta Seconda Repubblica. Nell'estate del 1993 è inviato di guerra nella Sarajevo sotto assedio. Nel 1998 torna a Milano per dirigere Specchio, il settimanale de La Stampa, dove dirige tra l'altro una rubrica di posta sentimentale, Cuori allo Specchio. L'anno successivo è di nuovo a Roma e dal 12 ottobre 1999 incomincia a scrivere sulla prima pagina de La Stampa, in taglio basso, il Buongiorno: un corsivo di ventidue righe a commento di uno dei fatti della giornata. La rubrica, negli anni, si impone come un cult. Nell'ottobre 2005 lascia Roma e ritorna a Torino per assumere la vicedirezione de La Stampa. Collabora con la trasmissione televisiva Che tempo che fa di Rai Tre, dove ogni sabato sera commenta con Fabio Fazio le sette notizie più importanti della settimana. Ha pubblicato alcuni saggi che trattano della società e della politica italiana, un almanacco sui 150 anni della storia d'Italia (con Carlo Fruttero) e due serie di racconti sulla sua squadra del cuore, il Toro. Il 29 aprile 2010 è uscito il suo primo romanzo, L'ultima riga delle favole, una favola esoterica sull’amore che in Italia ha venduto oltre 250 mila copie ed è stata tradotta in vari Paesi. Il primo marzo 2012 è uscito il suo secondo romanzo, Fai bei sogni, che in meno di due mesi ha già venduto 500mila copie.
Ogni storia ha il suo tempo e i suoi tempi per essere letta. E ci sono storie che fanno dei giri immensi e poi ritornano, che tu pensi di aver schivato e invece ti sei solo illusa di farlo, che escono dalla porta, per poi rientrare dalla finestra. Così è successo per me con "Fai bei sogni". E pensare che mi ero data pure della brava per non aver letto il romanzo e non aver visto il film: meglio così, mi dicevo, è troppo pop questo libro; sicuramente non mi piacerà; perché dare un DUE stelle fisse, non ho tempo da perdere con queste storielle. E invece mi sbagliavo. L'inconscio super saccente si è scontrato con la casualità degli eventi. Questo libro è stato pubblicato per la prima volta nel 2012. Dieci anni fa. Il 2012 fu per me, un anno epocale, un anno della svolta, l'anno in cui ho preso il mio passato e l'ho fronteggiato a muso duro, per farci i conti, per far tornare i conti che non quadravano per niente. Lo è stato anche per Massimo Gramellini: l'anno in cui si è messo a nudo. Cosa è successo a Massimo, dieci anni dopo? È successo che, nel decennale dell'anniversario, ha ripreso in mano il libro, l'ha rivisto (come se fosse l'editor di se stesso), ha aggiunto delle parti inedite e come me, credo che anche lui nel guardarsi indietro abbia visto quanta strada ha fatto. Sono rimasta sorpresa da quanti punti in comune abbiano le nostre vite: anche lui come me fu operato da bambino alle tonsille. Anche lui è orfano, lui di madre, però. Anche lui ha perso un genitore da un momento all'altro: lui quando di anni ne aveva nove (un bambino), io dieci esatti in più dopo.
"La mattina dei funerali mi chiusi in camera e attesi che la bara fosse uscita di casa. Abbassai le serrande, mi infilai all’incontrario sotto le coperte e salii a bordo del Sottomarino con un bisogno disperato di dichiarare guerra al mondo intero. Ma non riuscivo più a trovare i nemici. Erano tutti dentro di me."
Anche a lui è successo di fare i conti con il passato, quando il suo inconscio sapeva benissimo come erano davvero andate le cose; era però meglio raccontarsi un'altra verità, che faceva meno male: "Mentre chiudevo gli occhi per anestetizzare il dolore, dalle spiagge lontanissime dell’infanzia si staccò l’onda di un ricordo dimenticato che mi investì con l’immagine di un paio di occhiali cerchiati di nero e curvi sopra di me."
Anche lui ha dovuto fare i conti con la perdita, quella perdita sempre verde che si prova quasi piacere nel riprodurre in tante micro perdite, a ripetizione, quasi per sentire meno dolore, perché si sa che "Gli affetti dell’infanzia si imprimono nel cuore come tatuaggi indelebili. Sembrano morti e invece sono solo svenuti. E possono riprendere a vivere senza bisogno di troppe spiegazioni."
E anche lui ha fatto i conti con la paura: «La paura è una malattia che, prima ancora che curata, andrebbe capita. Sembra non esserci posto al mondo per chi non ha imparato a vivere oppure, a tratti, se ne dimentica.»
E allora dopo aver fronteggiato i propri mostri, bisogna fare pace con il proprio passato, bisogna imparare a perdonarsi e a perdonare i nostri genitori. Bisogna imparare a lasciar andare: «Liberati dal piombo che hai sul cuore, Massimo. È una vita che ti tormenti e tormenti tua madre con questo strazio. Una vita che la sento pesare sopra di noi. Basta! Mandale tutto il tuo amore e lasciala finalmente andare...»
Questo libro è terapeutico. È così disarmante e bello al tempo stesso. È un inno di gratitudine. E a tutti noi, Massimo consegna in dono un piccolo mantra, la frase di sua madre: "Fai bei sogni."
Come dice l'autore nello stesso, riconoscendo questi tratti come sue qualità, è scritto in modo semplice e ironico, e aggiungerei io dolce e sincero, come può essere il tono di un dialogo tra una madre e un figlio. Questo nonostante affronti il complesso tema del coraggio del fare i conti con sé stessi anche nell'età adulta e dell' aprirsi all'amore, pur essendo, come in fondo siamo tutti, feriti, lasciandoci un messaggio di speranza.
"Fai bei sogni" è un romanzo autobiografico che, attraverso la tragedia personale dell'autore, ci parla dei mostri interiori e ci conduce attraverso il buio, passaggio necessario per scoprire infine la luce dell'amore e del perdono.
Questo libro è per tutti coloro che hanno perso qualcuno e ai quali sono rimaste domande irrisolte; è per coloro che la verità la cercano disperatamente, senza prima chiedersi se in cuor loro sono davvero disposti a conoscerla.
Infine, "Fai bei sogni" si rivolge a tutti quelli che iniziano a comprendere i loro affetti solo quando ormai non ci sono più, svelando loro una confortante verità: che l'amore è una dimensione eterna e che non è mai troppo tardi per perdonare.
Libro non di mio gradimento. Racconta la storia di un ragazzo che ha perso la mamma, lui per tutta la vita pensa che abbia avuto una ricaduta cardiologica, invece poi si scopre alla fine del libro che si è suicidata. Racconta la storia di questo bimbo che cresce con questo trauma che nessuno affronta ma che cercano tutti di nascondere, lui compreso
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"Fai bei sogni" è un romanzo autobiografico che, attraverso la tragedia personale dell'autore, ci parla dei mostri interiori e ci conduce attraverso il buio, passaggio necessario per scoprire infine la luce dell'amore e del perdono.
Questo libro è per tutti coloro che hanno perso qualcuno e ai quali sono rimaste domande irrisolte; è per coloro che la verità la cercano disperatamente, senza prima chiedersi se in cuor loro sono davvero disposti a conoscerla.
Infine, "Fai bei sogni" si rivolge a tutti quelli che iniziano a comprendere i loro affetti solo quando ormai non ci sono più, svelando loro una confortante verità: che l'amore è una dimensione eterna e che non è mai troppo tardi per perdonare.