«Ma in che mondo viviamo? Abbiamo perso il senso del presente e non riusciamo più ad avere una visione generale della realtà. È come se fossimo sotto una cappa. Ne avverti il peso, anche se non ha fattezze e non ha confini, è ineffabile e avvolgente. La Cappa occulta la bellezza, la grandezza, il simbolo, il mito, il sacro, il mondo reale». Proseguendo nella sua indagine sulle radici del nostro vivere, Marcello Veneziani si interroga sulla scomparsa della realtà, della tradizione, della natura. Ci invita a prendere coscienza di un’adesione automatica al canone dominante, tra divieti, obblighi e cancellazioni veicolati da media e poteri. «Tutto perde contorno, consistenza, memoria e visione», scrive l’autore. «I sessi sconfinano e mutano, le differenze scolorano e si uniformano, la natura è abolita, la realtà è revocata; la nuova inquisizione censura e corregge, il regime di sorveglianza globale traccia e controlla la vita tramite l’emergenza e la priorità assoluta della salute, domina il vivere a ogni costo. Ma anche il passato sparisce, tramonta ogni civiltà; svaniscono i luoghi, compresi quelli di lavoro, in una società delocalizzata, senza territorio. La schiavitù prosegue a domicilio, con l’home working. Perdendo il mondo ripieghi su te stesso, in un selfie permanente; la Cappa favorisce il narcisismo solitario e patologico di massa». Un excursus ragionato tra le follie odierne e i tabù vigenti, un serrato esercizio di critica per vivere il presente e non subirlo. Con il proposito finale di tentare un nuovo assalto al cielo per liberarlo dalla Cappa.
Giornalista, scrittore, filosofo. E' nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. Ha fondato e diretto riviste, ha scritto su vari quotidiani e settimanali. È stato commentatore della Rai. Si è occupato di filosofia politica scrivendo vari saggi. È poi passato a temi esistenziali pubblicando saggi filosofici e letterari come Vita natural durante dedicato a Plotino e La sposa invisibile, e ancora con Mondadori Il segreto del viandante e Amor fati, Vivere non basta, Anima e corpo e Ritorno a sud.
La lista dei fantasmi di Veneziani, pur comprendendo alcune note interpretazioni ansiose del presente, riesce talvolta a strapparci un sorriso: la dittatura globalista delle plutocrazie, il complotto della grande sostituzione etnica, la dittatura sanitaria, la strisciante dittatura postcomunista, la devastante eredità del '68, la morte del sacro, la perdita delle radici, l'arte contemporanea, la filosofia contemporanea, l'ideologia transgender, il conformismo degli altri, il meticciato e lo ius soli, la sorveglianza algoritmica delle tecnocrazie totalitarie, il sushi, l'abortismo, la crescita demografica fuori dall'Italia, il papa comunista, i tatuaggi, l'America e la Cina, le orrende chiese contemporanee che sembrano palestre. Il complotto, riassumendo, contro Dio, Patria e Famiglia. Neanche le ricette per liberarci dalla "cappa" sorprendono: la cultura quella vera, Dante, Nietzsche, Heidegger, Junger, de Benoist, l'elevazione spirituale, la riscoperta della tradizione, l'importanza dell'identità, dell'appartenenza, dei ruoli e dei simboli, vaghe ed esoteriche suggestioni evoliane, attualizzate con superficialità e qualche citazione còlta dal campo avverso. Traspare un certo narcisismo, Veneziani sembra preoccupato soprattutto di tracciare, fra paranoie e pantheon degli spiriti guida, il proprio profilo di libero pensatore reazionario. Fra gli argomenti attuali affrontati da Veneziani c'è la critica agli eccessi del politically correct, battaglia nella quale l'autore non rappresenta fortunatamente una solitaria avanguardia. Discutibili sono invece alcune delle conclusioni cui giunge, come questa emessa a proposito del conformismo degli "intellettuali impegnati": "Insopportabile è l’impegno unilaterale, all’ombra dell’Intellettuale Collettivo, in favore di corrente e di mainstream; fingere di parlare contro il potere e il pensiero unico, ma di fatto esprimere con varianti personali i precetti e i canoni obbligati del catechismo progressista-antifascista-antirazzista, con relativo disprezzo per chi dissente." Ecco, su chi dissente da antifascismo e antirazzismo mi faccio qualche domanda.
Chi ha il dono di trasformare il pensiero in scrittura e decide di scrivere libri ha il dovere, secondo me, di esprimere con precisione il proprio modo di stare al mondo. Questa operazione è prima di tutto un processo di eliminazione: una volta che è stato rimosso tutto il linguaggio stupido e violento, eliminati i dogmi di seconda mano, le verità che non sono tue ma di altre persone, smontati i motti, gli slogan, le bugie vere e quelle false della realtà in cui vivi, i miti del momento storico, una volta che sono state rimosse tutte quelle esperienze ridotte ad una forma che non riconosci e in cui non credi, ciò che ti rimane dopo due anni e passa di pandemia e infodemia, (e speriamo che finiscano presto!) è una vera fortuna se ti imbatti in un libro che sappia donarti, per pochi euro, la speranza di ritornare a vivere, “a riveder le stelle” che credevi perdute. Questo è ciò che cerco quando leggo un libro. Questa ultima fatica di Marcello Veneziani mi ridona la speranza, pur con qualche interrogativo che rimane.
“Si può solo tentare di perforare la Cappa con l’intelligenza critica e la passione ideale; sottraendosi il più possibile all’oppressione, si possono volgere gli occhi altrove, anche quelli della mente, per non subire il plumbeo presente. Al più ritrovarsi con chi condivide lo stesso giudizio e cammino. È poco? Non ci è possibile nulla di meglio, in verità. E poi affidarsi all’amor fati. Salire, ripartire dall’alto, da una visione spirituale, misurare la realtà con altri parametri, avendo altre priorità. Vedere il mondo con altri occhi, sotto altra luce, lo ripetiamo, aperti alla sorpresa dell’imprevedibile. Ma, prima, sgombrare la mente e il cielo da tempo oscurati. Stamani, però, c’era un cielo limpido, il sole trionfava, e limpido è rimasto pure la sera. Così, per una volta, senza la Cappa, tornammo a riveder le stelle…”
La citazione che avete appena letto segna la conclusione del libro che ho letto in versione Kindle. Non siamo ancora fuori dall’epidemia e non si vedono ancora le stelle. A dire il vero, le stelle, così come le conosciamo, stanno sempre lì e mi verrebbe da chiosare il titolo di quel libro (“E le stelle stanno a guardare”) dicendo con tristezza che continuano ancora a “guardarci” senza che ci abbiano potuto dire cosa è successo in questi due anni.
Il futuro resta una incognita e questo libro ne è una fondata testimonianza. Nel leggerlo ho rifatto il viaggio, a ritroso nel tempo, in quasi tutto quello che è accaduto non solo qui da noi in Italia, ma sull’intero pianeta. Ho riletto, infatti, molti pensieri, idee ed opinioni l’autore continuamente esterna, con la straordinaria forza comunicativa della sua scrittura, in varie riviste e quotidiani.
Marcello Veneziani ha saputo abilmente rimetterli insieme e ne è venuto fuori un libro-saggio di oltre trecento pagine che è una vera, seria critica del presente, come viene detto nel sottotitolo. Da bibliomane dinosauro, figlio di una famiglia di tipografi quale mi ritengo di essere, mi sento di dire che leggere un libro in versione digitale non è come leggerlo in cartaceo.
Mi sono reso conto che questo saggio, per sentirlo davvero tuo, con i pensieri, le considerazioni e le riflessioni, (quelli di Veneziani) per rileggerlo e confrontarlo con la realtà che devi affrontare giorno dopo giorno, in trappola sia della pandemia che della infodemia, se ti vuoi difendere, questo libro lo devi tenere tra le mani, lo devi considerare un oggetto, non una somma di informazioni.
Un libro cartaceo ha un suo status ontologico, ti offre un possesso, non un accesso, come la versione digitale. Penso alla diversità tra libri cartacei ed ebook. Un ebook non è una cosa, bensì un’informazione. Dispone di uno status ontologico ben diverso. Utilizzarlo non equivale a un possesso, ma a un accesso.
Nel caso dell’ebook, il libro viene ridotto alle sue informazioni ed è privo d’età, luogo, lavoro manuale e proprietario. Gli manca del tutto quella qualità che ci può parlare di un destino individuale. Il destino non rientra nell’ordine digitale. Le informazioni non hanno né fisionomia, né destino. Non consentono nemmeno un legame intenso.
È la mano dello scrittore, poi di chi l’ha comprato, lo legge e rilegge, a dotare il libro di un volto inconfondibile, una sua fisionomia. Gli ebook sono privi di volto e di storia. Vengono letti senza mani. Nello sfogliare è insito quell’elemento tattile costitutivo di qualsiasi relazione. Senza contatto fisico non emergono legami.
Per questa ragione dovrò avere tra le mani il libro cartaceo. Altrimenti anche Marcello Veneziani, autore, giornalista, scrittore, filosofo diventa una semplice, ennesima informazione. Se vuoi che sia “canoscenza”, quella di Dante, che lui tanto ama, devi "possederlo”.
Veneziani tenta di esaminare i punti di appoggio di un sistema politico, sociale, culturale, religioso sul quale sia la pandemia che l’infodemia si trovano ad interagire creando conflitti di condizioni estreme che stritolano gli esseri umani, sia i sani che i malati.
Vere e proprie divinità alle quali lui assegna la maiuscola: Natura, Sesso, Salute, Sorveglianza, Bioliberismo, Pensiero Forte e Debole fino ad arrivare alla parola che lui ritiene risolutiva per comprendere quello che è accaduto e che ancora deve accadere.
La chiama Mutazione, che dovrebbe stabilire la correlazione tra la razionalità della tecnica e l’irrazionalità della situazione. Paura, mistero, isolamento, limite, noia … sono soltanto alcuni dei rischi che dovremo continuare a correre chissà ancora per quanto tempo.
Dovremo saper ricorrrere alla intelligenza critica ed alla passione ideale, citate innanzi, per sperare nella canoscenza rivedendo le stelle. Il suo saggio aspira ad essere un manuale di sopravvivenza e recupero della nostra misteriosa condizione di esseri umani.
Per questa ragione ho parlato della necessità di una versione “forte”, quella di un libro tradizionale e non un ebook che rimane sempre e soltanto un vettore di informazione. Abbiamo bisogno di vero sapere e vera conoscenza. Le parole con le quali Veneziani conclude il suo lavoro lasciano a chi legge un filo di speranza, anche se sottile.
“La Cappa” merita le cinque stelle di lettura anche se alle canoniche cinque domande, chi-cosa-quando-dove-perchè, Marcello Veneziani non riesce a dare risposte chiare all’ultima. Resta inevasa la domanda sulla condizione umana, sul perchè sembra che questa condizione peggiori sempre di più, mentre invece c’è chi continua a pensare che “l’uomo non è peggiorato, ma è stupido da sempre”.
Proprio stamani, sul suo quotidiano, il direttore Vittorio Feltri, grande giornalista e scrittore, esemplare unico di cinico osservatore della realtà umana, ha scritto che spera che “le asserzioni di Marcello siano state espresse in buona fede … Non illudiamoci: il mondo nè va avanti nè va indietro, è un porcaio immutabile perchè chi lo abita siamo noi”.
Io, nel mio piccolo, sono propenso a pensare che questo sia l’unico, miglior mondo possibile che possiamo permetterci di avere. Con o senza cappa.
Un excursus ragionato tra le follie odierne e i tabù vigenti, un serrato esercizio di critica per vivere il presente e non subirlo. Con il proposito finale di tentare un nuovo assalto al cielo per liberarlo dalla Cappa.
Mi piace leggere le riflessioni di chi non la pensa come me e spesso trovo idee interessanti. Non è successo stavolta: il libro è un lagnoso appello a ribellarsi a una fantomatica “cappa” nel nome di un tradizionalismo mai ben definito e costruito su assiomi piuttosto che su riflessioni concrete.
"Il sessismo e il razzismo sono spesso lenti deformanti usate per non vedere la natura dei sessi, dei popoli, delle persone e le loro differenze."
"Quanto incide questa istigazione separatista a rifugiarsi poi in esperienze omosex e lesbiche, ritenute più sicure, non ostili, culturalmente evolute, e perciò favorite da leggi, modelli e campagne pubbliche?"
Analisi e riflessioni sulla modernità, sulla perdita di quella spiritualità intesa come strada e visione da percorrere per raggiungere una meta rappresentata dal "paradiso" come stato a cui aspirare, come il sublime a cui ispirarsi nell'atto di vivere.
alcuni capitoli sono sicuramente più pesanti di altri, in generale non si legge facilmente, non è un libro leggero da leggere la sera tardi, soprattutto visti gli argomenti importanti che affronta