Un breve, folgorante romanzo d’esordio. Una storia carica di tensione, di amore e di incomprensione, di dolore e di riscatto.
“Quanto può cambiare una persona da una stanza all’altra della casa?”, si chiede la ragazza protagonista di questo romanzo, osservando incredula i cambiamenti continui di sua madre. Sua madre era una persona dalla faccia strana ma bella ed era una madre diversa con sua sorella, un’altra ancora con suo fratello e decisamente una moglie diversissima con suo padre. Una buona educazione è quella che Antonella ha sempre cercato di trasmettere a sua figlia Lisa. La meticolosità, la precisione e l’approfondimento di quelle lezioni è cosa indescrivibile. Così, da quando Lisa ha più o meno sei anni è costretta a trasformarsi in una spugna per assorbire la cascata di insegnamenti con cui la madre la travolge e la soffoca ogni giorno. La loro relazione non si evolve mai, finché Antonella non si ammala. Di lei e sua madre insieme Lisa ricorda vividamente soltanto il momento più triste della sua vita, vagamente tutto il resto. Un garbuglio di ciò che è accaduto e avrebbe voluto accadesse.
Questa, infatti, è la storia della malattia di sua madre, non com’è avvenuta realmente, ma come la ricorda sua figlia. Sono due cose completamente diverse.
Un rapporto complicato tra madre e figlia primogenita. Una madre a suo modo oscura: affettuosa con i figli minori, esigente e rabbiosa con la maggiore. La buona educazione è titolo perfetto e azzeccato: perché per mamma la buona educazione, come tenere le posate, rispondere e usare il tovagliolo sembra essere più importante d’ogni altra cosa. Più dell’accoglienza, più del calore umano. Pur non venendo da una famiglia aristocratica, tutt’altro, Antonella, la madre, si comporta con Lisa, la figlia primogenita, secondo un galateo che non è difficile considerare forzato, esagerato, antiquato, fuori luogo. E accanto alla cura dei modi, insieme alla buona educazione, c’è la fissazione per la forma fisica: che più che salute e tonicità si manifesta nell’ossessione per il peso. Chiaro che Lisa rischia la bulimia, non ci vuole uno psicoterapeuta per accorgersene.
Esordio notevole, sento suonare campane. Questa poco più che trentenne alla sua prima prova – e spero tanto non rimanga unica – sprigiona una novella struggente e divertente, trasforma la realtà in letteratura, e la letteratura in realtà. Comunque la si metta, la si giri e rigiri, trattasi di verità. Fatti realmente accaduti o finzione letteraria: in entrambi i casi, Alice Bignardi ci regala la verità. La sua verità, ovviamente: non come sono andate le cose, ma come lei le ha vissute e viste svolgersi.
E racconta una storia che coinvolge, scuote, smuove, spinge alle lacrime, e si conclude con un memorabile finale, vetta di una prima prova che trovo davvero sorprendente.
E anche l’incalzante ulteriore fissazione con lo studio, che vuol dire buoni voti, non ci vuole un veggente per capire che per Lisa si trasformerà in allontanamento dai libri e dall’apprendimento. Chiaro che Lisa reprime, emozioni pensieri sentimenti: una madre così non lascia spazio, taglia il respiro. A Lisa non resta che aspettare. Aspettare che sia passato abbastanza tempo, che ci sia abbastanza distanza: per raccontare con la sua voce la sua verità. Ma nulla è successo, è solo un romanzo. In ogni caso per il lettore è verità sacrosanta.
Il rapporto madre-figlia non è mai semplice da descrivere, da vivere e non è mai unico. In ogni relazione ci sono sempre diverse visioni del legame che si scontrano. Ne La buona educazione, opera prima di Alice Bignardi , la protagonista racconta con i suoi occhi il comportamento della madre nei suoi confronti attraverso le varie fasce d’età e una difficile malattia. È un racconto abbastanza crudo e diretto, in cui un sentimento che dovrebbe essere amorevole si trasforma in odio. In un conflitto aperto e mai dichiarato, ci è difficile capire chi sia veramente la buona e la cattiva tra le due figure. Filo conduttore della storia è l’educazione, quella buona, che viene impartita per dare un’impressione positiva a chi, probabilmente, non rivedremo mai più, senza porre confini e indulgenza alcuna. In poco più di 100 pagine fuoriesce una narrazione credibile, seppur personalmente avrei voluto godere di maggiori riflessioni esplicite, che scavassero maggiormente nella mente e nei sentimenti della protagonista. Un esordio davvero interessante!
Un esordio potentissimo. Alice Bignardi ci racconta un rapporto figlia-madre e lo fa attraverso la lente spietata del ricordo, il ricordo della figlia che non può che essere parziale e che non pretende di essere oggettivo e, anzi, di quella soggettività fa la sua forza. Le pagine scorrono e chi legge ripercorre, con la narratrice, gli anni dell'infanzia, dell'adolescenza e della prima età adulta di questa figlia accompagnata da questa madre che non sempre capiamo, anzi, ma non potrebbe essere diversamente: noi non sentiamo mai la madre, la vediamo sempre attraverso gli occhi della figlia. E sono sempre gli occhi della figlia che ci raccontano il momento più difficile, la malattia, della madre. Poche pagine perfettamente equilibrate e bilanciate per un racconto doloroso e necessario. Un'autrice che mi riprometto di tenere d'occhio perché questo esordio mi fa sperare benissimo per il futuro!
La storia di un rapporto molto conflittuale tra una madre e la figlia primogenita. Un libro che non gira intorno ad atteggiamenti negativi (insulti, botte..).
Boh. Non mi ha molto coinvolto!
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Ho terminato la lettura di questo libro ormai da un po’ di tempo, eppure ancora oggi, rileggendo le parole che ho scritto , risfogliando queste pagine, non riesco ancora a capire cosa io abbia letto.
Mi aspettavo una storia forte, intensa, seppure breve; invece mi sono ritrovata a fare i conti con un soliloquio accusante di una figlia nei confronti di un madre che, alla resa dei conti, ha la sola colpa di voler educare questa ragazza.
Una storia breve, poco intensa, che non suscita alcuna emozione e che ha anche le pecca di essere scritta davvero male, in maniera elementare, fredda, scostante. Un risultato pessimo che non lascia nulla al lettore, se non la consapevolezza che di questa autrice, al suo esordio, non si vorrà leggere altro.
#lamiafascetta Stampato per gente affetta da miopia grave
Smontare i pezzi di una relazione non significa sempre distruggerla. Smontare può servire per rivedere a distanza tutti i tasselli che l'hanno composta e forse alla fine con un vasetto di semi di zucca ricucire tutti i non detti.
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This book is really something special. It breaks through the commonly shared belief that in order for a story to be told, it needs to be honey glazed and eventually wrap itself up into an happy ending. Well, this book is a perfect example that this is just not true.
Probably the thing I like the most about it is how the writer, without ever really telling, still keeps crystal clear how personal her perspective is and how deep is the her relationship with her mother resonates through her.
A truly bright start of Alice Bignardi’s writing career!
Ciao lettrici e lettori, Un libricino molto piccolo ma che al suo interno racchiude un grande significato : l’importanza di esserci ! Il rapporto tra genitori e figli non è per nulla semplice e io per ora parlo da figlia; so bene come si possono creare tematiche o situazioni che creano liti o momenti che ci ricorderemo in senso negativo. Ci sono si anche momenti positivi certo in tutte le famiglie.
Ma questo libro mi ha colpita molto perché seguiamo il punto di vista di Lisa la figlia e di Antonella sua madre e del loro rapporto come cambia durante il corso degli anni.
Una madre apprensiva e che cerca in tutti i modi d’i segnare l’educazione sotto ogni aspetto ma che purtroppo si focalizza poco sui veri problemi della figlia e sul parlare con lei per insegnare davvero il senso di vita e d’affetto.
Un libro che mi ha toccato molto e che mi ha saputo tener compagnia per un paio d’ore Davvero una bellissima lettura che ci insegna a capire l’importanza dell’ascolto, dell’ esserci sempre ma sopratutto di vivere ogni momento creando ricordi unici e positivi.
Brevissimo romanzo incentrato sull'amore tra madre e figlia. Il tema della dipendenza affettiva e dell'amore indiscusso sono gli elementi chiave di questo testo. Alice Bignardi racconta episodi,dinamiche familiari e sentimenti che legano Lisa alla madre Antonella: un'educazione rigorosa fatta di regole, disciplina e bon ton, la ribellione adolescenziale, la malattia e la rabbia repressa sono ciò che caratterizza questo strano legame la cui forza,tuttavia,sembra impossibile da indebolire. Romanzo di formazione che si legge in poche ore e che riesce a trasmettere emozioni al lettore.
3.5/5 Una novelita en cuanto a extensión, pero una gran novela en cuanto a dosis de emociones e intensidad. Creo que Alice Bignardi es valiente al abordar la relación madre-hija desromantizándola. Evidentemente, no todas los vínculos de este tipo se asemejan a la toxicidad que había entre Lisa y Antonella, pero es muy interesante que se muestren los claroscuros y las contradicciones. Un libro sobre las relaciones familiares (en particular sobre el vínculo especial que suele existir entre una madre y una hija), pero también sobre la enfermedad y la muerte.
[3.5] La relazione madre-figlia, in alcune sue coordinate, è universale e quasi inscritta nel sangue, come riflesso di una società patriarcale che vuole le donne perfette. E per puntare a tale perfezione, si punisce la figlia nel tentativo di raddrizzarla, trasformarla nell'immagine idealizzata che la madre per prima non è stata in grado di raggiungere. Questo è il rapporto tra Lisa e Antonella, ma è la storia di tante altre donne.
Un romanzo, che descrive in maniera realistica il rapporto madre-figlia. Non dipinge un amore perfetto e idilliaco, ma ci trascina in una storia vera fatta di incomprensioni, errori, ma allo stesso tempo di puro affetto. Quel tipo di sentimento, che ti lacera la carne, ma che può essere usato, anche, come unico rimedio curativo. Una storia fatta di perdite e di parole non dette. Ho amato alla follia questo breve romanzo di esordio. La struttura ed, anche, la scrittura mi hanno conquistata.
Un ottimo esordio, quello di Alice Bignardi, che ci racconta un difficile rapporto tra madre e figlia. Poche pagine, scritte con uno stile semplice ma cariche di significato, con un finale struggente.
È la storia di una vita divisa in due, quella di Lisa: da un lato, il desiderio di compiacere la madre e renderla orgogliosa; dall’altra, il bisogno di staccarsi e trovare la propria indipendenza, cercando di combattere contro i sensi di colpa. È la storia di tanti figli, intrappolati in una spirale di dipendenza affettiva da cui sembra impossibile uscire. Con il cuore pieno di un amore che spesso opprime.
Divorato in poche ore dopo essere rimasto in wishlist per mesi, “La buona educazione” è uno di quei romanzi capaci di lasciare il segno. Avrei voluto scoprire qualcosa in più sulla vita di Lisa e dei suoi fratelli, qualche dettaglio che rimane in sospeso. Ma per essere il primo libro dell’autrice, non posso che farle i complimenti!