L’11 febbraio 2013, nel cuore di una serata di ordinario delirio tra figli piccoli, lavoro arretrato e incombenze domestiche, dalla tv arriva una notizia stupefacente: il papa si è dimesso. Non è malato, non è in crisi spirituale, è afflitto dalla patologia del secolo, la stanchezza. In quel momento Enrica Tesio si sente “parte di qualcosa di grande e insieme sola in modo assoluto”. Perché no, noi non possiamo dimetterci. Noi siamo il popolo del multitasking che diventa multistanching. Siamo quelli che in ogni istante libero “scrollano” pagine social per misurare le vite degli altri, quelli che riempiono di impegni il tempo dei figli per il terrore di non stimolarli abbastanza, quelli che di giorno si portano il computer in salotto per lavorare e la sera in camera da letto per guardare una serie ma intanto rispondere all’ultima mail... quelli che, per riposarsi, si devono concentrare. Con il suo sguardo acuto e pieno di humour Enrica Tesio ci apre un diario privato di fatiche collettive, dodici per la precisione, come quelle di Ercole. Con un’unica raccomandazione: stasera, quando tornate a casa, date una carezza a un adulto stanco e ditegli “questa è la carezza dell’ex papa”.
Una parola: WOW!!! Il libro nasce da una notizia sentita alla tv, mentre in casa c'è il delirio tra figli, lavoro e faccende domestiche: il Papa si è dimesso. Papà Benedetto XVI, è stanco, dice che non è più cosa che lui faccia il Papa, "era venuto meno il vigore sia del corpo sia dell'animo". Da questo presupposto Enrica (la chiamo così perché mi sembra una delle mie amiche con cui parlo e che mi permettono di capire che la mia vita non sta andando a rotoli, è come tutte le altre!), traccia 12 cose che stancano, come le 12 fatiche di Ercole. Ma la grandezza di questo libro sta nel fatto che ogni capitolo, che racchiude una delle "cose che stancano", al suo interno si dirama in altre mille cose che sfaccettano la stanchezza atavica di ogni giorno. Lo avevo preso come un libro sulla fatica di essere mamma e invece è molto di più perché non categorizza l'essere mamma, né l'essere donna (finalmente dico io!). Questo è un saggio sulla difficoltà della vita oggi, analizzandone ogni aspetto:dal lavoro alla casa, dai social (questo capitolo l'ho praticamente sottolineato tutto) alla comunicazione, dal sesso alla bellezza.
Questa una citazione tra le più belle "Questa spasmodica ricerca della felicità, ancora felicità, più felicità, una felicità per anime forate, che non sono mai paghe, metti in discussione l'idea stessa del dolore e anche dell'alternanza degli stati d'animo punto se soffri e non reagisci oggi sei una vittima e le vittime non piacciono a nessuno, Sono petulanti e inutili."
E poi le citazioni di film, canzoni e serie tv dagli anni 80 ai giorni nostri che insieme alle sue parole cariche di ironia e sarcasmo, rendono la lettura piacevole: in alcuni punti sono morta dal ridere! Cosa vi devo ancora dire? Leggetelo! Punto.
Dalla presentazione del libro, pensavo di incappare in un testo più scanzonato, forse anche superficiale, ma leggero. Invece, sono sì 11 monologhi dal più che lampante intento umoristico (l’autrice sembra che debba far ridere in ogni momento a tutti i costi, non fa prigionieri), ma sono anche permeati da un intento moraleggiante: da ciascun aneddoto si ricava un importante insegnamento ed ogni battuta un minimo caustica culmina con una generosa dose di buoni sentimenti. Forse Tesio ha preso un po’ alla lettera l’adagio "fa ridere, ma fa anche riflettere".
Devo confessare che in svariati momenti ho pensato di essere proprio io il target sbagliato, rispetto a quello cui sarebbe idealmente indirizzato questo contenuto, sia per età sia per tipologia di vita. Il senso dell'umorismo dell'autrice è molto distante dal mio: salvo le azzeccatissime citazioni (più o meno pop) sparse qua e là, non ho mai trovato divertenti le sue riflessioni, forse anche a causa della sensazione di forzatura che avvertivo costantemente.
Il tono è più adatto ad un blog o ad una serata di stand-up (in cui, mi sembra di aver capito, Tesio si esibisca); un podcast sarebbe una destinazione perfetta per i testi presenti in questo volume.
Il vero problema, a mio parere, però, è che non ci sia niente di nuovo. L’autrice rimaneggia concetti usati ed abusati, li sistema per renderli adatti al modello della donna un po’ scoppiata, un po’ tosta, puntando a garantirsi un consenso a furor di popolo. Mi infastidisce che si presenti come una paladina delle voci fuori dal coro, stile “qualcuno dovrà pur dire la verità”, e poi non aggiunga niente ai soliti stereotipi triti e ritriti (e ritriti). Per fare un esempio, vorrei tornare un attimo sul discorso della stand-up. I comedians curano i loro testi fin nei minimi dettagli, scegliendo con cura ogni singola parola, optando per i sinonimi con più consonanti dure per ottenere un certo effetto comico, o ripetizioni di vocali aperte per innescare un talaltro ritmo. Lo fanno persino gli amatori, è codificato nei manuali. Quindi, adesso, perché Tesio, una professionista in questo settore, mi fa una tirata sull’inutilità dei cambiamenti della lingua italiana, sottolineando come sia meglio la spontaneità del parlato e che bastino le intenzioni? Capisco che l’opinione più nazional-popolare sia avversa ai femminili professionali (esclusivamente per le professioni di prestigio, sia beninteso), ma davvero una persona, che conta quante T sia opportuno inserire in una frase, si fa così tanti problemi se qualcun altro usa gli asterischi?
[Mi riferisco a 11 monologhi, perché il dodicesimo capitolo non è altro che una scopiazzatura un tributo a Momenti di trascurabile felicità/infelicità di Piccolo, solo nella versione con la dicotomia fatica/riposo]
E anche questo non sono riuscita a finirlo lento monotono parla della vita di una donna come tante che si barcamena fra lavoro e figli e che nel periodo della pandemia si è resa conto di quanto la vita in casa le stesse stretta, banale e comune
"Come stai?". "Stanca/o". La parola stanchezza nella nostra epoca è diventata sinonimo di "bene", o quantomeno di "tutto nella norma", ovvero "niente nuove, buone nuove". La stanchezza è una condanna, ma anche un valore. Chi è stanco si sente svuotato e al contempo sazio. La stanchezza è una dipendenza. L'autrice spiega la stanchezza in dodici fatiche (Ercole scansati) e lo fa in maniera divertente, intelligente e, talvolta, commovente. Leggere Enrica Tesio, per me, è un po' come ascoltare un amica dopo un paio di spritz; un'amica molto più arguta e intelligente di me, ma con le mie stesse, preziose, fragilità (le cose preziose sono quasi sempre fragili, giusto?).
Enrica Tesio è una garanzia!! Ti fa ridere e piangere a distanza di poche pagine. Storie vere in cui ci possiamo ritrovare tutti, dopo aver letto le sue cose mi sembra quasi che l'autrice sia una mia cara amica!!!
Non conosco l’autrice, ho letto che è una blogger famosa. Ma un libro non è un blog, e questo profluvio di parole, autoreferenziali, e spesso un po’ ovvie e banali, che magari è giustificato nella rapidità di un accesso web, sulla carta risulta irrimediabilmente lento, insensato. Francamente ho fatto fatica a trovare un senso a questo libro
Un saggio che definirei "liquido", perché si legge facilmente e velocemente, e che ho protratto più del dovuto proprio per non finirlo troppo in fretta ed essere sicura di apprezzarne ogni sfumatura. Arrivata a pagina 53 sono tornata indietro e ho ricominciato da capo, sottolineando le frasi che più mi colpivano e appuntandomi richiami a altre cose lette o a pensieri e immagini suscitate. Apprezzo molto l'autrice, che seguo da diverso tempo sui social; ritrovare, però, all'interno del libro moltissimi suoi post, certamente approfonditi e contestualizzati, ma pur sempre già letti, mi è dispiaciuto perché mi ha dato quella sensazione poco piacevole del "già letto/riciclato". Nel complesso devo però dire che "tutta la stanchezza del mondo" mi è piaciuto: mi ha offerto spunti di riflessione, a volte mi ha letta nel pensiero e molto spesso mi ha fatto fare grandi risate. E questo è ciò che più apprezzo dello stile della Tesio!
Una persona mi ha detto che viaggio con 30kg di problemi sulle spalle e poi mi ha anche detto che conoscendomi non se ne capacitava del perché avessi questo giga bagaglio emotivo. La risposta (non che interessi a voi, ma parlo a chi come me ha qualche chilo sulla groppa) è in queste cornici di Enrica Tesio. È nelle piccole paturnie quotidiane, nelle difficoltà facilmente risolvibili che ci sembrano ostacoli insormontabili, è appiccicato come una cozza a tutto ciò che ci circonda. Partendo dalla storia della cozza, premetto che da qui in poi userò solo metafore brutte. In senso più che positivo, questo libro mi ha spurgato - potevo dire “liberato” ma presupponeva un incipit romantico e invece no, mi ha spremuto come un brufolo, come qualcosa di disgustoso che è sedimentato dentro (ma mica me ne sono liberata, non grido al miracolo), mi ha strappato i vestiti bagnati che avevo appiccicati addosso. Per l’appunto a metà libro non avevo neanche così tanta voglia di finirlo, piuttosto sarei rimasta a navigare nella mia silente consapevolezza, ma tant’è che ormai c’ero e mi sono fatta forza: tipo come quando da bambini ci stuzzicavamo il dente da latte dondolante e ci si metteva la lingua sotto (che poi da adulti riassumiamo in “la lingua batte dove il dente duole”). Quindi concludendo, fatene tesoro perché citando Sara in Strappare lungo i bordi «Non ti rendi conto di quant’è bello, che non porti il peso del mondo sulle spalle, che sei soltanto un filo d’erba in un prato? Non ti senti più leggero?» E anzi, dovrebbero farne tesoro anche quelli che non vi capiscono, quelli che pesano l’entità delle vostre fatiche per giudicarvi o che le misurano con un contagocce per cercare di sollevarvi da terra. Spoiler: funziona solo l’empatia.
TITOLO: TUTTA LA STANCHEZZA DEL MONDO AUTORE: ENRICA TESIO PAGINE: 192 L’esordio di questo libro è il preciso momento in cui nelle televisioni di tutto il mondo, sui social e sulla carta stampata arriva la notizia delle dimissioni di papa Ratzinger, banalmente giustificate con la stanchezza che non gli consente di portare avanti il suo incarico. Notizia eccezionale, certamente, da cui Enrica Tesio prende spunto per una riabilitazione sociale della stanchezza, un tabù nel mondo frenetico di oggi in cui chi si ferma è perduto; lo schema narrativo, allora, viene suddiviso per capitoli che riproducono le dodici fatiche di Ercole rivisitate in chiave moderna, analizzando tutti i motivi che ci portano inevitabilmente a dire “sono stanco”. A parte che molti di questi non li condivido, come ad esempio quello dedicato ai figli perché ho sempre odiato l’abbinamento del piacere di crescere un figlio al concetto di sacrificio, ma la cosa che non mi ha fatto godere appieno la lettura è lo stile spesso enunciativo, sovrabbondante di riferimenti al pensiero e ai testi di altri scrittori di cui vengono in continuazione riportati passi più o meno lunghi. Il risultato, per me, è stato quello di trascinarmi nella lettura noiosamente, anche se alcuni spunti avrebbero meritato un approfondimento, deconcentrata dalla slegatura della narrazione e dal suo tono eccessivamente commiserativo.
Nei giorni scorsi ho dedicato un paio di pomeriggi al libro di Enrica Tesio, autrice che avevo amato tantissimo col suo "Dodici ricordi per un segreto" e che, questa volta, invece, è riuscita sì a strapparmi qualche risata, ma mi ha anche fatta sentire un po' presa in giro. Questo libro, infatti, altro non è che una raccolta dei post che l'autrice ha scritto nel suo blog e nei social; rivisti, rimaneggiati, risistemati per seguire il filo conduttore della stanchezza, ma sempre di una raccolta di post si tratta.
Insomma, mi sono sentita un po' presa in giro e il risultato finale è stata una lettura mediocre, forse più adatta a essere centellinata, un capitolo ogni tanto, al bisogno, come l'aspirina!
In dodici capitoli (proprio come le dodici fatiche di Ercole) l'autrice, con molta ironia, ci presenta le sue disavventure quotidiane al lavoro, a casa coi figli, di una madre single. Non è semplicemente un libro che ci descrive la fatica di essere madre (e per giunta single) ma una riflessione semiseria sulla difficoltà del vivere nella società di oggi, dove non si fa che correre, essere multitasking, essere ipnotizzati dalle tante notizie che circolano nel web.
Un saggio-confessione senza censure di una donna che con spontaneità e cuore aperto ironizza sulle fatiche quotidiane.
Un librettino di varia in cui una madre di tre figli, credo 40enne, illustra quello che per lei è stancante nella vita di una donna. Senza infamia, senza lode.
"Le recensioni mi stancano. Recensioni di libri, di ristoranti, di bar, di film"
È una delle piccole cose, delle piccole stanchezze che Enrica Tesio elenca nel suo finale aperto. Non voglio quindi tediarla con la mia ennesima recensione sul suo libro ma solo una piccola considerazione: se fossi stato un monologo, ben recitato da un'attrice comica o anche dall'autrice stessa sarebbe stato perfetto. Frizzante, simpatico, attuale, irriverente quel tanto che basta per strappare un sorriso. In un libro però cerco altro.
Lettura molto simpatica, molto scorrevole, molto frizzantina...molto parac**a posso dirlo?
Perché che la Tesio abbia il dono della penna facile e dell'autoironia è cosa nota, ma qui si tratta proprio solo di attingere a mani basse dalla propria esperienza personale, senza neanche avvertire la necessità di cambiare il nome dei propri figli, per organizzare in 12 agili capitoletti le altrettante fatiche socio-lavorativ-scolastico di una madre - single e lavoratrice, giacché la protagonista è lei.
Lei che però già conosciamo a menadito dal blog, egualmente autobiografico.
E quindi NI, un memoir piacevole ma da lei mi sarei aspettata una 13ima fatica in più, un volo pindarico un po' più coraggioso per allontanarsi dal già noto e dal seminato, ecco.
Giudizio tecnico finale: Tanto stanca da non spiccare il volo
Primo incontro con la Tesio, difficilmente sarà l'ultimo. In alcuni punti ho riso di gusto, in altri annuivo, in altri invece storcevo il naso trovandomi in disaccordo. Ma mai mi sono annoiata o ho trovato una virgola fuori posto. Sa dosare bene leggerezza e serietà, divertendo e andando allo stesso tempo a toccare punti dolenti. Intenso
La solita scrittura leggera e arguta di Enrica Tesio, offre momenti di commozione e di divertimento, con grande schiettezza sulla condizione attuale nel lavoro e nella vita privata. Avrei qualcosa da dire sull'associazione tra happycracy e fioritura, magari ce ne sarà occasione.
Divertente a tratti, ma troppo moralistico per certi versi. Sarà anche la diversa generazione, ma in alcuni momenti ho sentito le classifiche critiche/lamentele di chi dice "e ma ormai non si può dire niente" e del "politicamente corretto".
Libretto divertente; un romanzo che poi è un saggio che parte dal racconto di sé (come va tanto di moda adesso) per dirci che la vita è faticosa ma lo è per tutti, quindi facciamocene una ragione.
il libro decolla piano, forse in maniera inversamente proporzionale a quanto si segue enrica tesio sui social. poi suscita diverso divertimento e regala spensieratezza. poi aderisce alla enrica vera, malinconica e allora si fa ancora più interessante, toccante, e dà prova di una buona qualità di scrittura. forse ci sono troppe note, ma possono sempre diventare un pretesto per rileggerlo e tornarci sopra.
“Voler essere capita senza chiedere di essere capita è fatica. Mi stanca essere scema. Si pensa che sia scemo chi non riesce a farsi entrare le cose in testa, quando è evidente che è scemo chi non riesce a farle uscire certe cose dalla testa. Ossessioni, paure, idee nocive.”
- "Dobbiamo coltivare il nostro orto" non vuol dire ritirarsi da ciò che ci circonda, ma smettere di cercare un senso a tutto, tanto anche se un senso c'è l'uomo non è in grado di comprenderlo. Lo scopo della vita deve essere più concreto: evitare di fare il male, creare il proprio mondo nel mondo, un mondo coerente e pieno di speranza, perché se c'è una possibilità di trovare il giardino dell'Eden in terra è solo costruendolo un orto alla volta. Costerà fatica? Certo che sì, ma io voglio morire stanca e felice -
Non condivido tutto, ma capisco il sentire che c'è nel libro, ne apprezzo le riflessioni. È una lettura che fa bene, ma meno scanzonata e più autobiografica del previsto.
Mi serviva questo libro per alleggerire il mio stato d'animo degli ultimi mesi. È un concentrato di ironia che strappa qualche sorriso, ma mi ha fatto anche riflettere e vedere con occhio più critico certi miei atteggiamenti. Perfetto per essere letto in parallelo con altri libri perché sono capitoli autonomi tratti dai post, che io non conoscevo.
Avevo voglia di qualcosa che non fosse un saggio e questo nelle vetrine delle librerie mi aveva incuriosita. Mi diverte molto, non ridevo così con una lettura da un pezzo. Su alcuni temi, specie il lavoro, mi sente profondamente compresa e accolta ed è una bella sensazione. Altri punti di vista -sul corpo femminile, sul linguaggio ampio- li trovo banali e allineati al pensiero comune del pensatore medio, privi di profondità e capacità critica. Il femminismo, tanto per dire, questo sconosciuto. Peccato, perché nel complesso mi è piaciuto parecchio, ma il modo in cui vengono affrontati alcuni temi seri hanno compromesso il mio entusiasmo. A ogni modo, una bella scoperta.
uno sguardo disincantato, e allo stesso tempo dolce e indulgente, sulla nostra generazione, noi 40enni con una vita complicata. chi la segue sui social riconoscerà qualche brano, certo. ma è comunque un libro che merita, anche solo per rendersi conto di non essere sol*.
Brava. C'è poco da dire. Forse avrei sforbiciato qualche capitolo (la bellezza, i social) ma per il resto è una scrittura che mi ha attratto molto pur essendo allo stesso tempo un qualcosa che è molto respingente per me. Lo consiglio agli uomini.