Siamo abituati a pensare alla Grecia come alla culla della nostra civiltà: ai greci dobbiamo l'idea di democrazia, la storiografia, la filosofia, la scienza e il teatro. Eppure di questa eredità fa parte anche il modo in cui consideriamo il rapporto tra i generi: un lascito che ha superato i secoli e i millenni con tracce che continuano a pesare sulle nostre vite come macigni. Nella storia antica c'è stato un momento in cui la differenza tra il genere maschile e quello femminile si è trasformata nell'idea che le donne siano inferiori agli uomini e quindi in una serie di inevitabili, pesanti discriminazioni. Tutto comincia con un mito. Esiodo racconta la nascita della prima donna, mandata da Zeus sulla terra come punizione per la colpa commessa da Prometeo: rubare il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini, riducendo così la distanza che li separava dagli immortali. Pandora è "un male così bello" da essere un "inganno al quale non si sfugge". Rappresenta un'alterità incomprensibile agli uomini, tanto misteriosa da essere paragonabile solo alla morte. Da lei, dice Esiodo, discende "il genere maledetto, la tribù delle donne". Eva Cantarella illumina alcuni momenti di una vicenda lunghissima, che dal mito giunge ai medici e ai filosofi che hanno fondato il pensiero occidentale. Attraverso le voci di Parmenide, Ippocrate, Platone e Aristotele vediamo come la differenza di genere viene costruita e codificata, fino a diventare un pilastro dell'ordine sociale e della cultura giuridica greca. Scopriamo l'origine delle "convenzioni sociali, delle teorie filosofiche e delle pratiche giuridiche che ripropongono visioni 'essenzialiste' delle diverse identità personali". Conosciamo una parte molto antica di noi stessi e facciamo esperienza di un passato da cui finalmente possiamo prendere le distanze per realizzare il nostro futuro.
Eva Cantarella (born 1936 in Rome) is an Italian classicist. She is professor of Roman law and ancient Greek law at the University of Milan, and has served as Dean of the Law School at the University of Camerino.
Cantarella is known for examining ancient law by relating it to modern legal issues through law and society perspective. She has researched subjects involving the legal and social history of sexuality, women's conditions, criminal law and capital punishment.
She has written many books, which have been translated into several languages, including English, French, German and Spanish. Cantarella is also editor of Dike - International Journal of Greek Law and a member of several editorial boards such as Apollo - Bollettino dei Musei provinciali del Salernitano; Dioniso; Crime, Histoire et Societés; Revista des estudios latinos; and CADMO - Revista de História Antiga (University of Lisbon).
Cantarella has been professor of Roman law and ancient Greek law at the University of Milan, Italy. She has been dean of the Law School of the University of Camerino. She has also taught and given lectures at many universities in Europe and the United States. She has been appointed Global Professor at New York University School of Law.
She was awarded the Grand Officer of the Order of Merit of the Italian Republic in 2002 by President Ciampi.
***
Roma 28 novembre 1936. Grecista. Laureata in Legge, specializzata a Berkeley (Usa) e Heidelberg (Germania). Figlia del grande grecista Raffaele. «Fin da bambina amavo il mondo greco, perché in casa sentivo parlare di personaggi mitologi, dell’Odissea... Ma all’Università mi rifiutai di iscrivermi alla facoltà dove insegnava mio padre. Mi imbarazzava l’idea di essere la figlia del Professore. Così studiai Legge, laureandomi con una tesi sul diritto romano antico e poi dedicandomi, per conto mio, al diritto greco». Insegna Istituzioni di diritto romano e Diritto greco alla Statale di Milano. Ha insegnato anche a Austin e alla New York City University. Nel 2002 fu nominata da Ciampi Grand’Ufficiale della Repubblica. L’anno successivo vinse il premio Bagutta con il libro Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto. Ha dedicato una parte dei suoi studi alle donne dell’antichità (per esempio Tacita muta, la donna nella città antica, Editori Riuniti, e Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia, Feltrinelli) e sull’erotismo nell’antichità (La bisessualità nel mondo antico, Editori riuniti). Bei saggi su Pompei: Pompei. I volti dell’amore (Mondadori), e Un giorno a Pompei (Electa) e il suo ultimo libro Pompei è viva (Feltrinelli 2013). Nel 2008 tra coloro che raccolsero l’appello di Angelo D’Orsi per mostrare solidarietà ai 67 docenti di fisica della Sapienza una cui lettera aveva fatto saltare l’invito a Benedetto XVI per l’inaugurazione dell’anno accademico (vedi Marcello Cini). Femminista della prima ora, comunista, in prima linea nelle battaglie per divorzio e aborto. «Non sono contraria a scendere in piazza. In una fase in cui siamo tutti incatenati agli schermi, la parola pubblica sarebbe la vera novità» (a Maria Laura Rodotà nel 2009) [Corriere della Sera, 15/9/2009]
Questo saggio di per sé è molto interessante e spazia dall'ambito mitico a quello giuridico, passando per medicina e filosofia. Davvero un peccato che sia così breve, ci sono molto concetti che sarebbe stato molto interessante approfondire.
L’unica pecca di questo libro è la brevità, sebbene sia la stessa autrice a dire di voler dare solo un’infarinatura per permettere ai lettori di farsi un’idea, avrei comunque preferito un’opera più lunga, che magari confrontasse brevemente anche la situazione sociale delle donne in altre parti del mondo antico. Detto questo, è un’interessantissima lettura che punta i riflettori sulle origini di una piaga che ancora oggi si combatte quotidianamente
"L'eredità del pensiero dei greci sulla differenza ha svolto nei millenni e in ogni campo un ruolo che ha reso duro e lunghissimo il cammino che ha portato alla liberazione dallo stereotipo del femminile legato alla natura, con tutto quello che questo porta con sè. Che dire? Nessuno è perfetto: neppure i greci (che non per questo, comunque, amiamo di meno)."
Pensare alla civiltà greca spesso ci riporta alla mente tutto quello che di bello e positivo abbiamo ereditato da loro. Pensiamo alla democrazia, alla filosofia, alla scienza, all'arte, al teatro e a molto altro ancora. Difficilmente però ci concentriamo sul fatto che abbiamo ereditato dai Greci anche qualcosa di non così positivo e che ha avuto ripercussioni sulla nostra vita, che ancora ha ripercussioni sulla nostra quotidianità. Eva Cantarella, in pochissime pagine, ripercorre quella che possiamo definire la nascita della differenza di genere. E' proprio ai Greci, in particolare ad alcuni di essi, che dobbiamo la teorizzazione del concetto secondo il quale le donne sono inferiori agli uomini, sia per forza fisica che per intelletto. Dal momento in cui la differenza di genere è diventata un dato di fatto, sono diventate ovviamente reali anche le discriminazioni subite dalle donne che vanno avanti dal mondo greco fino ad oggi. L'autrice parte dal mito che nella civiltà ellenica per la prima volta introduce la figura di una donna, il mito di Pandora, e da quel momento in poi riprende le teorie di medici, filosofi e altri personaggi di spicco, come Socrate, Ippocrate, Aristotele e Platone. In particolare ci si sofferma sulle discriminazioni subite dalle donne greche nella società ateniese, ma leggendo ci si rende ben presto conto che i lasciti di questa eredità hanno ancora ripercussioni sulla nostra società, sulla vita delle donne nel 2021. Per quanto la nostra sia una società molto più moderna e avanzata, in realtà alcune di quelle discriminazioni sono ancora ben radicate all'interno di essa. Il saggio è davvero breve, quindi gli argomenti presi in esame non possono essere approfonditi come meriterebbero. Si tratta però di un'ottima infarinatura, di un buon punto di partenza da cui prendere spunto. A mio parere è una lettura molto interessante che potrebbe spingere a qualche riflessione più profonda su un tema che, ahimè, è ancora fin troppo attuale.
Saggio brevissimo. Si legge in un paio d'ore. Scrittrice sicuramente preparatissima, ma personalmente non sono stata coinvolta nella lettura: faticavo un po'; nonostante il tema fosse interessante e raccontato in fretta senza grandi digressioni
Recensione presente nel blog www.ragazzainrosso.wordpress.com Tradizionalmente associato all’idea di “culla della civiltà”, il mondo greco classico ha lasciato impronte indelebili nella storia dell’umanità. Purtroppo, però, esso non è solo teatro, cultura, democrazia ma anche differenze di genere che si traducono in discriminazioni. In questo breve saggio Eva Cantarella getta le basi su una tematica complessa i cui echi sono evidenti nella nostra società contemporanea.
“Insieme alla democrazia, al teatro, all’arte e a tanti altri lasciti per i quali continuiamo a celebrarli e a essere loro grati, ai greci dobbiamo anche la codificazione di una differenza sessuale di tipo naturalistico le cui conseguenze sulla condizione femminile offrono spunti di riflessione che sarebbe un errore sottovalutare, là dove e quando purtroppo riemergono convenzioni sociali, teorie filosofiche e pratiche giuridiche che ripropongono visioni “esistenzialiste” delle diverse identità personali.”
L’opera affronta la differenza di genere guardandola attraverso tre grandi punti di vista: il mondo mitico, quello medico e quello filosofico.
Nel panorama mitico le donne hanno una valenza fortemente negativa, si pensi a Pandora a causa della quale esisterebbero le calamità sulla terra. Dall’altro lato, però, sembra quasi che gli uomini abbiano paura delle creature femminili e invidierebbero la loro capacità di dare la vita tanto che Zeus più volte si sostituisce alla figura femminile nel generare figli.
Il pensiero logico comprende la medicina e la filosofia. A differenza dei corpi maschili, quelli femminili non si conoscevano internamente, pertanto la differenza di genere si riduceva alla mera differenza relativa agli organi riproduttivi. La natura delle donne era quella di avere figli e qualora questo non fosse accaduto, la causa sarebbe stata da imputarsi unicamente a esse. Quindi per la medicina comprendere la differenza uomo/donna era necessario per trovare le terapie per curare eventuali patologie femminili.
I filosofi, secondo i quali le differenze uomo/donna hanno scopo politico per costituire la società, si focalizzano sul ruolo della donna nella riproduzione e sull’individuare le capacità tipiche del genere femminile. L’autrice si sofferma principalmente sul pensiero di Socrate, Aristotele e Platone.
Un approfondimento è dedicato alla condizione femminile nella società ateniese, nella quale le donne ricoprivano un ruolo pressoché marginale, e all’aspetto giuridico analizzando problematiche quali le separazioni, i divorzi, le violenze sessuali e le discriminazioni patrimoniali.
Lo stile dell’autrice è semplice e fluido, adatto a un pubblico eterogeneo. La brevità del testo e l’immediatezza della prosa rendono la lettura coinvolgente e incuriosiscono il lettore, il quale trova comunque numerosi spunti per poter approfondire le tematiche affrontate.
Un breve saggio ideale per quanti vogliono avvicinarsi al mondo classico conoscendone una delle sue variegate sfaccettature.
Ho trovato questo saggio di Eva Cantarella meno illuminante degli altri. Forse perché molti concetti qui affrontati lo erano stati abbondantemente nel saggio “l’ambiguo malanno” e c’era poco di nuovo da aggiungere.
Eva analizza ne “gli inganni di Pandora” l’origine della discriminazione di genere nell’antica Grecia. Nel farlo mette a paragone la figura della Pandora greca e della Eva cristiana, puntualizzando che la prima è mandata agli uomini come punizione per l’uomo, la seconda come supporto, e quindi comunque subalterna alla figura di Adamo.
All’origine di una supposta inferiorità della donna, decretata dai miti e dalle caratteristiche fisiche cui poeti, medici e filosofi, già dall’antica Grecia, hanno dedicato ampie dissertazioni, secondo Eva Cantarella la causa della discriminazione di genere ha radici principalmente educative. La donna, infatti, nell’antica Grecia non era né culturalmente istruita né socialmente educata. Era l’uomo il vero animale politico, forte, attivo, istruito e libero di amare tutte le donne che desiderava pur essendo considerato monogamo (la moglie per la discendenza, la concubina per la cura del corpo e l’etera per l’intrattenimento).
Sebbene i ginecei non fossero letteralmente dei luoghi di segregazione, la Cantarella ci dice che le donne rimanevano comunque escluse dalla socialità e finivano per essere totalmente subalterne all’uomo sia a livello emotivo che legislativo.
Ancora una volta non è tutto oro quello che luccica e, per citare Goethe: “Dove c’è più luce l’ombra è più nera”.
La Grecia, la luminosa culla della nostra civiltà, ha proiettato l’ombra di questa discriminazione di genere fino ai giorni nostri. In questo caso ha contribuito a radicare la convinzione di una subalternità del genere femminile a quello maschile.
Oggi che ne siamo totalmente coscienti, ci dice Eva, potremmo tuttavia essere in grado di prendere le distanze dal patriarcato che da allora ha messo radici e non ha mai smesso di consolidarsi per giungere fino ai giorni nostri.
Questo libricino ha una potenza fortissima. Su ogni capitolo si potrebbe discutere per ore perché essere donna è difficile. I greci ci hanno donato tanto: la storia, l'arte, il teatro ma le condizione in cui versava la donna erano tragiche e nel tempo si sono ripercosse nella distinzione naturale, nella differenza di genere contro cui dobbiamo quotidianamente lottare. Lo consiglio di cuore a tutti.
Un interessante saggio sulle radici culturali della discriminazione di genere nell'antica Grecia, esplorate dal punto di vista filosofico, politico, sociale e mitologico. Fa riflettere molto il fatto che alcuni aspetti sono, purtroppo, ancora attuali. Per me è stata una lettura illuminante e attuale ed Eva Cantarella è una delle voci più autorevoli nell'ambito della storia antica.
Niente da obiettare sulla grande professionalità e cultura dell'autrice, ma dal saggio mi aspettavo qualcosa di più. Sicuramente ho appreso concetti e cose nuove, però mi aspettavo qualcosa di più approfondito .
Ottimo libro per osservare la civiltà greca da un punto di vista molto diverso da quello al quale siamo abituati L'autrice fa un excursus molto approfondito sulla condizione femminile nella Grecia Antica, partendo dalla sua rappresentazione nella mitologia, nella filosofia e nella giurisprudenza, mettendo insieme numerose fonti e testimonianze. Nonostante sia un saggio piuttosto corto è sicuramente denso di informazioni. Con le continue citazioni e riferimenti inoltre, può essere sicuramente uno strumento per incuriosirsi e magari andare a leggere le opere dei grandi filosofi citati.
Avendo appena letto L’ambiguo malanno, ho ritrovato quel che Cantarella esplorava più a lungo, ma con qualche aggiunta (interessantissima). Mi ha dato l’idea di essere un’aggiunta al saggio precedente, con un’espansione sulla mitologia e la medicina, prima di toccare i filosofi e il diritto che già sono ben spiegati ne L’ambiguo malanno. Comunque una lettura interessante! Ma meglio farla dopo l’altro libro.
Breve, troppo forse considerando l’importanza dell’argomento. Ma da degli spunti di riflessione molto interessanti su come la discriminazione di genere abbia delle radici molto profonde nella cultura occidentale a partire dai Greci.
Bellissimo libro sugli albori della discriminazione di genere, attraverso esempi dei miti greci e la vita abituale ad Atene con i trattati dei vari filosofi, medici e anche successivamente, linguisti.
Sebbene io creda che questo libro sia stato scritto per chi non è addentrato ancora nel mondo della grecità - ed io farei parte di questa nicchia - e voglia gettare soltanto le basi di quello che sarebbe un discorso ben più ampio, avrei preferito maggiori approfondimenti in alcuni casi. Ho apprezzato la parte in cui l’autrice traccia un percorso del mito greco, prendendo come riferimento le donne più importanti verso cui il discrimine di genere era più evidente; a lungo andare il discorso diventa però sempre più teorico, a mio avviso. Avrei gradito, dunque, che la teoria si affiancasse a esempi pratici di donne storicamente relegate a un ruolo secondario. Inoltre le conclusioni mi sono sembrate frettolose. Come si fa, ad un tratto, a passare dall’antica Grecia alla Germania dell’Ottocento? Non metto in discussione tutto quello che ho letto, anzi, è stato molto interessante, ma non mi ha convinto appieno la modalità di espressione.
Ho dato quattro stelline perché Eva Cantarella è come sempre bravissima nel suo lavoro, ma ammetto che molti dei concetti che sono esposti in questo libro erano già stati trattati in modo più esteso in altri suoi testi (ad esempio L'amore è un dio). Molto interessante il parallelo tra le figure di Pandora ed Eva, in cui analizza punti in comune e differenze. Vale comunque la pena di essere letto (scorre via molto veloce, si legge in un pomeriggio). Elisabetta
Contiene spunti interessanti e molti aneddoti curiosi. Ma l'analisi non pare avere quell'occhio distaccato che il giudizio storico richiederebbe. L'antica Grecia non era certo un bel posto per le donne, ma l'analisi storica richiederebbe più oggettività e distacco, soprattutto su temi delicati come quello della donna nella società.
In questo saggio breve ma molto interessante, Eva Cantarella, notissima grecista, risponde alla domanda su come a partire dai greci, la differenza tra uomo e donna sia diventata inferiorità della donna rispetto all'uomo. Attraverso una spiegazione filosofica e mitologica, vediamo come si è formato l'inizio di quella discriminazione che ci siamo portate fino a giorni nostri e che ancora è presente. Dalla nascita di Pandora, la prima donna, custode del vaso con tutte le disgrazie e sul fondo, la speranza; dalle voci di Aristotele e di Socrate che riflettono sui ruoli dei due sessi; al diritto sull'adulterio e sull'eredità; e soprattutto, sulla mancanza di una educazione di comunicazione delle donne che finiva per confinarle in un gineceo, non perché ne fossero costrette ma perché non avevano gli strumenti per relazionarsi con il mondo esterno dove quindi erano padroni assoluti gli uomini. Ovviamente, impossibile comprendere tutto in un libro di meno di 100 pagine, ma è sicuramente una ottima base da cui poi allargare il discorso, scritto in modo da rendere la materia molto interessante
L'autrice è una rinomata docente di Diritto greco e romano dell'Università Statale di Milano, pluripremiata e insignita di onorificenze. In questo breve saggio, ella ci mostra come la discriminazione delle donne occidentali abbia profonde radici nella cultura greca antica, attraverso i vari filoni culturali che l'hanno testimoniata: mito, scienza, filosofia, storie di uomini e di donne. La scrittura di questo saggio è scorrevole e piacevolissima e al contempo molto diretta. Un'opera che ben si presta alla lettura anche da parte degli adolescenti, sia per la chiarezza espositiva, che la rende appassionante, sia per lo stimolo alla riflessione su tematiche che oggi molto si fanno sentire. Spesso usata a scopi didattici e informativi.
Esiodo, ne “Le Ore e i Giorni” narra di come, come per la Bella Addormentata, ciascuno degli déi gli fece un dono. Pandora fu creata nella forgia di Efesto, non aspettatevi i regali di una regina. Afrodite le donò la grazia, desiderio struggente e “affanni che fiaccano le membra”. Insomma le aveva insegnato ad essere lei, senza donarle la sua divinità. Sappiate che questo diventerà un gioco al massacro. Ermes gli donò una mente sfrontata, un’indole ambigua e un cuore pieno di menzogne con una piccola aggiunta di discorsi ingannatori. Oh, non crediate che Ermes ci abbia messo tutto se stesso senza dimenticarsi di metterci un briciolo di immortalità nei suoi doni. Gli déi stanno giocando. Tutti gli déi giocano. Compreso il vostro. Tutti gli umani che hanno creato le loro storie giocano ad essere déi. Compresi voi. Risultato di questa creazione? Pandora, il male da cui nessuno poteva sfuggire. Avete notato nulla di strano? Pandora è una donna. La donna in Grecia era subordinata ad una società patriarcale, anche se con delle eccezioni. Pensate a Sparta, pensate alle donne come Aspasia, pensate che nella mitologia greca esistono donne come Athena: Vergine. Quando tentarono di stuprarla, ella contrinse l’aggressore a eiaculare sulla sua coscia. Si pulì con un moto di stizza della mano per generare la persona che fondò Atene. Athena, vergine e madre. Perché i Greci, sotto sotto, lo sapevano che senza le madri neanche Atene avrebbe retto. Quindi, nel libro della Dott.ssa Cantarella, se sei inferma, in quanto donna, anche le altre donne ti tratteranno in egual maniera degli uomini. Non vorrete mica credere che tutte, ma qualcuna c’è stata ed era rispettata per questo, abbiano sfidato la società dominante. Altrimenti oggi parleremo di fiori e di quanto son carini gli unicorni, non vi sembra?
il mio entusiasmo, derivante dalla piacevolissima lettura dell'altro saggio (di Maurizio Bettinj) proposto dal mio programma di educazione civica, è stato smorzato da quello che posso definire un lavoro che mi ha lasciato a bocca asciutta. la prima metà dell'opera, sebbene dichiaratamente nozionistica, si appoggia troppo pesantemente su fonti di tipo filosofico. ho avuto l'impressione insomma di assistere a una lezione che si concentrava molto di più sulle diverse scuole di pensiero di un'élite limitata, rispetto che a un viaggio che riflettesse anche il pensiero di una popolazione. mancavano le tradizioni, il folklore. la seconda metà dell'opera è rimasta invece ancora al diritto pubblico e privato nel tentativo di concretizzare il discorso, tentativo fallito nel momento in cui la figura della donna è rimasta piatta come la descrizione di una norma. mi è mancata la mente delle persone, il collegamento con il rito, con il linguaggio, con la casa. deludente.
"La violenza sessuale sulle donne veniva punita solo se commessa ai danni di alcune di esse: quelle (e solo quelle) con le quali si commetteva "adulterio", vale a dire quelle "oneste" che vivevano in un oikos sotto il controllo, la protezione e il potere di un cittadino ateniese. E le altre? Le altre, anche se violentate, non erano protette dalla legge. Non era dunque il consenso femminile quello che interessava al legislatore ateniese. Era invece il consenso degli uomini, il cui onore veniva offeso e quindi diminuito se una delle donne che si trovavano sotto la loro autorità veniva violentata. Se non offendeva un uomo, la violenza sulle donne non era reato." (p. 71)
“(...) quella che a me sembra la discriminazione-base, per così dire, la discriminazione di fondo dalla quale tutte le altre discendono: penso, più specificamente, alla totale, assoluta, radicale (e voluta) mancanza di un’educazione, intesa non solo nel senso peraltro amplissimo di formazione culturale, ma anche in quello persino più ampio e più grave di una qualunque educazione alla socialità, eccezion fatta per quella con altre donne, che esse apprendevano e praticavano nello spazio limitato della loro casa, con la inevitabile conseguenza di render loro difficile, per non dire impossibile, uscire dal territorio fisico e mentale della vita familiare.”
“Insieme alla democrazia, al teatro, all'arte e a tanti altri lasciti peri quali continuiamo a celebrarli e a essere loro grati, ai greci dobbiamo anche la codificazione di una differenza sessuale di tipo naturalistico le cui conseguenze sulla condizione femminile offrono spunti di riflessione che sarebbe un errore sottovalutare, là dove e quando purtroppo riemergono convenzioni sociali, teorie filosofiche e pratiche giuridiche che ripropongono visioni ‘essenzialiste’ delle diverse identità personali. Purtroppo, infatti - e i giorni che viviamo ce ne stanno fornendo un'altra dimostrazione -, la storia non segue sempre e necessariamente le vie del progresso.”
«[...] Ripensare alle idee dei greci sulla diversità femminile e al loro caparbio rifiuto di ammettere la possibilità di un'identità femminile diversa da quella "naturale" non è solo un'erudita escursione in un mondo diverso e lontano. Ripensare a questo aspetto della loro cultura aiuta a ragionare sul peso e sui molteplici aspetti della loro eredità. Insieme alla democrazia, al teatro, all'arte e a tanti altri lasciati per i quali continuiamo a celebrarli e ad essere loro grati, ai greci dobbiamo anche la codificazione di una differenza sessuale di tipo naturalistico le cui conseguenze sulla condizione femminile offrono spunti di riflessione che sarebbe un errore sottovalutare. »
Un breve saggio che analizza, tramite il pensiero degli antichi filosofi e medici greci, quali siano i ruoli della figura femminile e la conseguente disparità fra i generi. Molto breve purtroppo ma che delinea i tratti fondamentali della discriminazione sessuale e rende molto semplice purtroppo associarla ai tempi moderni.