Un’aspra critica della società antropocentrica in cui si evidenzia il rapporto tra sfruttamento della natura e sfruttamento umano, contestando il tentativo di combattere l’uno senza combattere l’altro. L’antispecismo appare in queste pagine come un coerente progetto di emancipazione che potrà riuscire nel suo intento solo se saprà assumere come proprio modello una società orizzontale, solidale e partecipata.
Un'attenta riflessione sul punto attuale del movimento antispecista, dei suoi limiti intrinseci in quanto sistema morale. Da qui la proposta nonché la logica conseguenza della necessità di un antispecismo politico, inteso come movimento creativo delle visioni di cambiamento sociale, economico e strutturale. Il capitolo finale sulla Teriofobia mostra tutta la potenza analitica di Maurizi, che padroneggia molto bene l'argomento e riesce a smascherare e a mettere in rilievo le contraddizioni sociali su cui si basa il pregiudizio verso l'antispecismo in larga scala.