di ISABELLA MARCHIOLO - Marina Di Guardo è bella, bionda e angelica come una fata. Ma da lei non aspettatevi vicende amorose al miele o drammoni sentimentali. No, questa raffinata signora dai lineamenti perfetti scrive thriller, e per di più a tinte forti. Il nuovo romanzo “La memoria dei corpi”, edito da Mondadori, è al cardiopalma ma lo si scoprirà soltanto arrivando all’ultima pagina, quando tutto ciò che sembrava chiaro verrà ribaltato con effetto scossa elettrica. Le atmosfere sono da attrazione fatale: Giorgio, avvocato solitario e deluso dalle donne è sedotto dalla misteriosa Giulia sullo sfondo di un inquietante fatto di cronaca, la scomparsa di alcune ragazze in un centro della provincia piacentina.
In questa storia tutti hanno qualcosa da nascondere, e le radici dei traumi risiedono nell’infanzia. Violenze, abbandoni, tradimenti, soprattutto mancanza d’amore, e ognuna di queste ferite viene inferta all’interno della famiglia. Un luogo che in questo romanzo non è da Mulino Bianco, ma qui siamo fuori dal regno del noir se ricordiamo lo sfogo di Gide: “Famiglie, io vi odio”. La felicità è un sogno infranto per Giorgio e Giulia, attratti nelle spire di un oscuro riconoscimento reciproco come persone danneggiate da quei “focolari chiusi” di cui parlava lo scrittore francese.
La trama del romanzo è disseminata di sassolini di suspence. I protagonisti sono belli e dannati, il che regala pure qualche caldissima scena ad alto tasso erotico, ovviamente non da coppia tradizionale. L’autrice ci sa fare, si diverte e ha mestiere nel trasformare la lettura in una corda sempre tesa. Che la metà “nera” dell’umanità le piaccia molto non lo ha mai negato. La leggenda vuole che Marina si sia documentata con rigorosa precisione sulle varie modalità per uccidere un essere umano… e se questo non bastasse, tra i suoi miti c’è la poliziotta Clarice Sterling, ovvero la Jodie Foster da Oscar del “Silenzio degli innocenti”, intrigata nientemeno che dallo psichiatra cannibale Anthony Hopkins.
Per dovere di cronaca dobbiamo dire che Di Guardo è la madre della popolarissima influencer Chiara Ferragni, ma se è vero che sarebbe ingeneroso citarlo solo per gossip (qualcuno ha provato a scriverlo con penna maliziosa e non ha fatto bella figura), in questo caso sono giustificata. La Blonde Salad, infatti, c’entra eccome con la scrittura di mamma Marina, poiché è stata lei, insieme alle due sorelle Francesca e Valentina, ad incitarla a cimentarsi nella narrativa trasformando una passione di lunga data in libri veri (finora quattro, e “La memoria dei corpi” è il secondo con Mondadori). Un favore reso con filiale devozione: chi segue la Ferragni sa quanto la giovane imprenditrice digitale debba allo sprone motivazionale della madre, lei stessa fashionista e con un curriculum nel settore della moda trasmesso con successo alla figlia.
Scrivere fa bene ed è un atto terapeutico per Marina Di Guardo, convinta che mettere nero su bianco le ombre che si hanno dentro e portarle maieuticamente alla luce sia tendenza comune alla categoria dei romanzieri. Insomma, chi non è come minimo irrequieto d’animo non scrive. E nel genere thriller questi tormenti servono da valore aggiunto: non sarebbe possibile raccontare di delitti, psicopatici e assassini senza aver prima indagato le proprie paure.
“La memoria dei corpi” ha un plot da manuale, capace di mantenere alta la tensione e togliere certezze al lettore (masochismo godibilissimo per chi ama la narrativa di questo tipo). La superficie su cui si muovono personaggi “buoni e cattivi” è sempre increspata, ma non diciamo altro per evitare spoiler. Insomma, come nella vita, è meglio non fidarsi di nessuno. Forse nei romanzi di Marina Di Guardo conviene anche non innamorarsi, perché coloro che vi fanno battere il cuore saranno probabilmente una pericolosa dark lady o un amante pazzo. E potreste pentirvene.