“Anche il più sciagurato degli scribacchini ha lavorato tre o più anni per un libro. Come non rispettare questa fatica? Per un editore la sua vita è lì: egli cerca di fare un discorso scegliendo quelli che lo fanno meglio di lui.” Valentino Bompiani è tutto in questa frase, nella quale esprime con sorniona umiltà la sua vocazione: circondarsi di donne e uomini di talento, amplificarne le voci, dare alla loro creatività una veste (tipo)grafica in grado di portarli lontano – dunque pubblicare libri. Luca Scarlini ha scavato negli archivi cartacei e digitali, ha ascoltato testimonianze e ricostruito le tessere di un mosaico straordinario fatto di parole: la storia di Bompiani, della sua casa editrice che fu davvero casa per scrittori e intellettuali italiani e stranieri, emerge in queste pagine più viva che mai.
A metà tra la precisione informativa di un saggio e il piacere della narrazione di una vita eccezionale, il libro di Scarlini si sgancia volentieri dalla successione cronologica per seguire le idee, le scommesse e le sperimentazioni di “zio Val”, con la consapevolezza che “la storia di una casa editrice si fa sia dal punto di vista dei successi che dei fiaschi”. Le anticipazioni al futuro e i rimandi all’indietro rendono l’idea della coerenza dell’universo editoriale Bompiani, sempre centrale nelle sorti della cultura italiana. Nonostante un'idea interessante e un gran lavoro di ricerca, però, il saggio sulla storia di Bompiani non cattura né resta impresso.
Ho comprato questo libro perché ero curiosa, ero interessata a conoscere la storia di un editore che ancora oggi è un player importante nel settore dell’editoria ma purtroppo sono caduta sul libro sbagliato perché non mi ha aiutata molto a capirne di più – quanto invece lasciano suppore i (numerosi) testi citati dall’autore, non da ultimo “Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003” di Einaudi. Un collage dalla prima all’ultima pagina, di citazioni, stralci di lettere, aneddoti ed opinioni di terzi, che pare scritto più per chi è dell’ambiente (e quindi in grado di apprezzare certi riferimenti) che per i neofiti come la sottoscritta, questo libro in soldoni ci dice che: Valentino Bompiani era un nobile (e quindi facoltoso) signore, colto e raffinato, che ha voluto aprire una casa editrice in un momento critico della storia italiana, ovvero l’avvento del fascismo prima e lo scoppio della seconda guerra mondiale poi. Circondato da famigliari ed amici, tutti della buona società e tutti collaboratori in seguito della sua casa editrice, per via di matrimoni o legami famigliari (anche se, va detto, non furono gli unici collaboratori di peso), la produzione di Bompiani ha indiscutibilmente selezionato gli scrittori migliori di “quei tempi” che però non sono stati in grado di fermare un capitolo della storia della letteratura italiana contemporanea (ad eccezione di Moravia e soprattutto di Eco). Gli autori dei tempi che furono (Anna Maria Ortese, Ottiero Ottieri, Brancati, La Capria, Alvaro, Vittorini) oggi non li conosce (né li legge più nessuno): hanno fatto il loro tempo ma non sono stati in grado di produrre grandi libri sulla lunga distanza. La scelta di Bompiani di ricercare autori italiani, va detto, era dettata anche e soprattutto dal fatto che sotto il fascismo era molto difficile poter tradurre testi stranieri e anche poi dal fatto che la posizione di Vittorio nei confronti del fascismo non era di netta discussione (un campanello d’allarme, per me, è stato leggere il giudizio della de Beauvoir che ha definito Bompiani un uomo di destra e anche se lui non si schierò mai apertamente – ma in un tale frangente, invece era importante farlo, soprattutto se si era contrari al fascismo). Un libro dicevo sopra, scritto per insider, perché per tutti gli altri, via via che si scorrono le pagine, non ci si ricorda più di chi si sta parlando, visto che ogni - breve – capitolo non solo viene dedicato ad autori o personaggi sempre più distanti dal lettore contemporaneo, ma l’impostazione dei capitoli è completamente omogenea e per questo, quando si deve interrompere la lettura e poi riprenderla, non si riesce mai a ripartire senza dover andare a rileggersi qualche pagina indietro per capire di chi si stia parlando in quel momento. Un libro che non mi ha convinta quindi perché a lettura finita ne so molto, molto poco più di prima.