Una storia che inizia come tante altre. Una bimba adotta un cucciolo, entusiasta della novità, come fosse un giocattolino. Poi gli anni passano, la bimba cresce, il cucciolo pure e in famiglia nascono problemi che sfociano con la fuga della moglie. Resta solo il padre, anziano, povero e malato, e il cane, Happy. Così i due, rimasti soli al mondo, decidono di intraprendere un lungo viaggio in auto attraverso il Giappone.
Mi sono ritrovata a piangere, commossa da questa storia e dal suo finale straziante, rimuginando sulla lealtà e sull’amore che i cani offrono, fino alla fine e in maniera incondizionata, ai loro padroni, e su quanto questi ultimi spesso nemmeno se ne rendano conto, presi dal turbine della loro vita, dal loro egoismo, dalla loro cattiveria, tutta umana.
Segue una storia più breve che in realtà, come la principale, si legherà altre due che Murakami scriverà in un secondo volume sulla scia del successo di questo (da me acquistato di getto su Amazon dopo aver letto il secondo!)
Il cane che guarda le stelle indica una persona che indica ciò che non può avere, dall’immagine di un cane che continua a osservare le stelle con smania.
Che bello ritrovarsi sdraiata a letto con le lacrime agli occhi, consapevole che la lettura può regalarti, a qualsiasi età e attraverso qualsiasi forma, queste emozioni.