Weth e il suo compagno Vidar vivono in un villaggio di umani in grado di tramutarsi in lupi. Ma la ragazza si tiene isolata ai margini della società a cui appartengono: come la madre, Weth è una draugr, dotata di poteri temuti da chiunque, per questo si sente bloccata, assediata dagli incubi. Ma durante una battuta di caccia Vidar viene ferito e Weth non può più nascondersi: dovrà affrontare i propri ricordi, paure e speranze se vuole salvarlo. Veronica De Simone e le illustrazioni di Silvia Vanni raccontano la mitologia norrena, le sue foreste mistiche, le sue sagge sciamane e l'onnipotente albero della vita in una storia di ricerca che ci ricorda quanto essere parte della comunità ci aiuti a ritrovare chi siamo e cosa desideriamo davvero diventare.
Classe 1994, nata nella città più nebbiosa d'Italia, fin da piccola ha sempre desiderato cavalcare un drago. Con tempo si è resa conto che, se avesse voluto realizzare il suo sogno, avrebbe dovuto crearlo, il drago. Così, non appena terminate le superiori, si è iscritta alla facoltà di scienze biologiche, dove passa circa il 75% delle sue giornate. Nel tempo libero ama fare passeggiate, girare per musei, viaggiare e, quando la vita diventa troppo grigia anche per lei, accoccolarsi sotto le coperte in compagnia di un buon libro.
[4.5] Non è affatto facile realizzare una storia così completa in così poco spazio. Serve un grande lavoro a monte e la capacità scrittoria di caratterizzare personaggi e ambientazione: qui il mondo ispirato a quello della mitologia norrena, con elementi fantasy di innovazione (es. la possibilità di trasformarsi in lupi), è vivido e immersivo. Quello di Weth è un breve, ma intenso, viaggio di formazione in un mondo onirico e magico che le permetterà di maturare e di seguire la sua crescita. Davvero un'ottima opera!
I fiori di yggdrasill è una storia senza tempo. Potrebbe essere ambientata in un qualunque periodo storico, ma il significato rimarrebbe sempre lo stesso: Un viaggio. Un viaggio iniziato come una prova per affrontare i propri demoni e che si conclude con l’accettazione di se stessi. Veth dimostra che la forza non risiede nei muscoli, che non è l’uccidere qualche mistica creatura a renderti un guerriero. Bensì, rialzarsi quando si cade, avanzare anche quando il passato si aggrappa alla tua carne, appesantendoti, cercando di trascinarti giù nel fango.
Leggere I Fiori di Yggdrasill è un po’ come vivere la storia sulla propria pelle: le sensazioni della protagonista, i pensieri, il dolore diventano quasi qualcosa che riesco a percepire io stesso. Ho mangiato il libro in un sol boccone senza aver necessità di fermarmi o tornare indietro. La cura e le attenzioni con cui è stato scritto, si vedono soprattutto nelle descrizioni, chiare e vivide, quasi avessi davanti ogni volta una fotografia della scena.
E i disegni? Non posso non dire quanto siano azzeccati e quanto mi piaccia lo stile scelto. Sono riusciti a rappresentare perfettamente i momenti più importanti della storia, dipingendoli così come me li ero immaginati.
Leggetelo, guardatelo, prendetelo. Ne vale la pena~
Veronica De Simone ha una capacità incredibile di scrivere di personaggi che dispiace dover lasciar andare. Questo libro è una novella, poco più di 100 pagine, e anche se la storia è autoconclusiva, mi sono ritrovata sulle ultime righe a voler abbracciare la protagonista e vedere come la sua vita va avanti. Ho visto l'evoluzione di questo racconto dalla prima bozza, con tutto il lavoro che Veronica ci ha messo durante le revisioni, e il risultato è un librino molto breve, ma che colpisce come uno schiaffo in faccia e ti fa pure chiedere di volerne di più. È difficile approfondire un personaggio in cento pagine, ma questa è una delle qualità migliori di Veronica e qui l'ha portata a un altro livello. Oltre a questo, anche l'ambientazione sembra prendere vita e respirare dalle descrizioni. Le illustrazioni sono non solo bellissime, ma anche perfette per catturare a pieno l'atmosfera e i colori della storia. In generale, quest'edizione è carinissima e la casa editrice ha fatto un ottimo lavoro. Spero di poter leggere altro su questo mondo.
È un fantasy e tutto gira fondamentalmente su un viaggio per salvare una persona cara alla protagonista. Ciò che mi ha colpito in queste pagine è il modo con cui l’autrice ha unito questo viaggio esterno a quello interiore della protagonista, farlo in così poco spazio e con così tanta forza è stato sorprendente da leggere! È un testo scorrevole e che si lascia divorare in poche ore, complice la lunghezza contenuta e il modo con cui è scritto. Una cosa che ho apprezzato sono i riferimenti sottili che l’autrice ha inserito qui e là – o forse che ho colto solo io perché sono fusa – come le tre norne che tu qui hai rappresentato sotto un altro aspetto o ancora i due corvi che osservano la protagonista – Huginn e Muninn. È stata una lettura molto gradita! Ovviamente due parole le devo spendere anche per la bellezza dei disegni che nella loro semplicità mi hanno portato ancora di più nella lettura.
Un'avventura tra le foreste nordiche e la mitologia norrena. Bella la caratterizzazione della protagonista con le sue paure, ben costruita la struttura del racconto che nonostante lo spazio limitato mi è parso completo, solo appena veloce nel finale. Una penna giovane che seguirò con molta attenzione
un fantasy breve ma d’impatto. In poche pagine, l’autrice farti innamorare dei personaggi. Per il mio gustò personalmente un po’ troppo drammatico a parte questo ve lo consiglio molto.
Bene, vediamo cosa abbiamo qui. Un breve racconto racchiuso in un pratico libretto, con tanto di bellissime illustrazioni. Un formato un curioso, un prodotto fresco e piacevole. Inaspettato. La storia è ambientata in una sorta di mondo norreno, apparentemente fittizio, ma molto plausibile a livello di rappresentazione della vita quotidiana e dei rapporti, delle attività, degli oggetti e dei luoghi. Poi, certo, c’è l’elemento fantastico, e per quanto classico e apparentemente semplice, è descritto e mostrato con una cura non indifferente. Il risultato è coinvolgente, immersivo, profondo. Mi piace molto anche il fatto che tutta la storia è disseminata di odori e aromi, principalmente per rappresentare al meglio la percezione del mondo dal punto di vista del lupo, che si basa molto sull’olfatto, ma non solo, anche il mondo degli umani ne è pervaso. In ogni caso, un’altra piccola perla a impreziosire questo gioiello. Certo, dove c’è grande accuratezza e ricerca, a volte può esserci anche una certa dose di difficoltà di comprensione del testo: molti termini, diciamo etnici, sono intuitivi ma altri possono lasciare un po’ spiazzati, ma penso che il gioco valga la candela. Ecco, forse la non immediatezza di certi scenari è magari l’unico difetto della storia. Ma è qui che entrano in gioco le illustrazioni. Oltre che davvero belle e accurate, queste illustrazioni si sposano davvero bene con il testo, magari rappresentando al momento giusto la scena giusta, per aiutare a immaginarla meglio. O magari anche solo per rappresentare un momento particolarmente toccante. Devo dire che a volte mi è capitato di trovare illustrazioni in romanzi, o anche solo copertine, che in realtà ci azzeccano poco con quanto descritto nel testo, magari piuttosto alla lontana. Queste no: sono fedelissime, e mi piace. Mi pare che ci sia una certa armonia tra testo e illustrazioni, un lavoro davvero ben orchestrato. Riguardo alla trama, invece, ci troviamo davanti a una sorta di rappresentazione fantasy e mitologica di quelli che si potrebbero considerare disturbi psichici, esperimento già tentato e perfettamente riuscito all’autrice anche in almeno un altro racconto pubblicato in altra sede. Oltre che interessante e profondo, questa sua dimensione credo che dia anche un’impronta sociale all’opera, ma non tanto come generico argomento trattato più o meno bene, ma come fedele riproduzione che porta il lettore a empatizzare e, si spera, anche a capire un po’ di più questa realtà così complessa del nostro mondo. E niente, e poi sono molto paciocchi i due piccioncini, non c’è che dire. Direi che potrei aver detto abbastanza, non voglio spoilerare nulla della trama quindi chiudo qui, sperando sempre di poter leggere altro ancora in futuro di questa autrice (e magari vedere anche altri disegni di questa disegnatrice). Concludo dicendo che questa è una recensione soggettiva, basata sui miei gusti e le mie impressioni, ho cercato di motivare le mie opinioni, ma questo non le rende né oggettive né professionali. Potreste trovarle sensate come anche no. Sapete, formula di rito per evitare polemiche ^^ Buone letture!
“I Fiori di Yggdrasill”, è la seconda Cuspide di Moscabianca Edizioni che leggo, un trionfo pari a quello di “Total Overshot” di Axa Lydia Vallotto, nonostante i generi completamente diversi. Questo racconto breve ma intenso unisce tutti gli elementi che più mi affascinano della cultura e della mitologia dell’antico Nord, con le sue divinità misteriose, con una magia imprevedibile e mondi sospesi come in un sogno. La disperata missione di Weth, che tenta a tutti i costi di salvare il marito morente, l’unico che accetti il suo legame con Hel, il mondo dei morti, è un vero e proprio percorso di riscoperta e rinascita personale, di una completa comprensione del proprio potenziale e dei legami che hanno formato la protagonista fin dalla tenera età. L’amore di Weth per suo marito, un legame che sfida la paura e la morte stessa, mi ha vagamente ricordato la struggente vicenda che coinvolge Orfeo ed Euridice, due delle figure della mitologia greca che ho sempre portato nel cuore. I poteri della congrega della protagonista, capace di “cambiare pelle” e diventare un lupo, mi hanno riportato alla mente i miti ancestrali di antiche religioni fortemente legate alla natura, delle streghe che il nostro mondo ha voluto bruciare, dell’inalterabile connessione tra umanità e animalità (vado a rileggermi volentieri le teorie di Mauss sullo sciamanesimo). Ma quello che più di ogni altra cosa mi ha colpito è il legame di Weth con i suoi genitori, con la loro eredità. La protagonista divide il proprio cuore tra l’ombra angosciosa di una madre che vorrebbe trascinarla nell’oscurità di Hel e un padre che le ha insegnato il senso di un amore incondizionato e l’importanza di lottare per se stessa e per le persone care. Il viaggio di Weth diventa un modo per comprendere come il suo legame con la famiglia che ha perso possa portarla a salvare non solo il proprio amore, ma anche se stessa, in più di un modo. La vera trasformazione, delicatamente raccontata dalla penna raffinata di Veronica De Simone, avviene molto più in profondità, compiendosi alla fine di questo racconto importantissimo. L’insicurezza di Weth, la paura di non essere abbastanza (cosa nella quale mi sono ritrovato tantissimo), è il punto di partenza per un futuro vissuto a testa alta. Semplicemente splendidi gli artwork di Silvia Vanni, che accompagnano il racconto di De Simone creando un’atmosfera perfetta, dai toni scuri ai tratti delicati che caratterizzano le figure umane e animali. Un gioiello che vale la pena di leggere e ammirare, in ogni sua pagina.
Certe storie scaldano il cuore. Questa è una di quelle.
Weth è una 𝘥𝘳𝘢𝘶𝘨𝘳, una mutaforma che, come la madre, è stata sfiorata dalle mani di Helheim. Non può nulla contro le voci che le sussurrano tra i pensieri, non ha la forza per contrastarle, tanto che vive ai margini del branco a cui appartiene, punta da una solitudine feroce che solo Vidar, suo promesso sposo, riesce ad alleggerire. Tuttavia, in seguito a una battuta di caccia finita male, Weth non può più nascondersi e, se davvero vuole salvare Vidar, dovrà affrontare la foresta e ciò che custodisce tra i rami.
È un racconto semplice, che, seguendo le orme dei romanzi di formazione, è incentrato sulla presa di coscienza di Weth e il superamento delle sue paure, legate anche a dei traumi del passato. Di conseguenza, lei risulta il personaggio più approfondito e studiato, nonostante abbia trovato molto vividi pure i comprimari – per dire, la Scaltra Lince mi si è piantata tra i pensieri. Ho poi apprezzato molto la delicatezza con cui si è trattato il tema della salute mentale in un contesto così insolito, e la storia d’amore tra la protagonista e Vidar è dolcissima, qualcosa di rinfrescante e che avevo proprio bisogno di leggere.
Piccola nota conclusiva riguarda le illustrazioni, che sono deliziose e perfette per descrivere i momenti narrativi più interessanti. Sono un’aggiunta meravigliosa, che impreziosisce un volume già di per sé carino – ma si sa che a Moscabianca sanno sempre come rendere ogni lavoro una bellezza per gli occhi.
All'autrice è venuta in mente questa folle idea di mischiare cultura norrena, schizofrenia, mutaforma e amore, e cavolo se le è venuto bene. In 110 pagine, con questo adorabile formato che sono le cuspidi, è riuscita a costruire un worldbuilding e una società interessanti con descrizioni immersive e tantissimi riferimenti al folklore nordico. I personaggi sono ben inquadrati ma non stereotipati, la protagonista è una nuvoletta must protect che compie un breve ma intenso percorso di crescita nel libro.
Come dicevo in precedenza, la scrittura di Veronica rende bene le scene che racconta, è immersiva e contrappone delicatezza e crudeltà. La tensione che si avverte è crescente nell' "avventura" della protagonista e il finale mi è piaciuto tanto (temevo per il peggio, aiut-).
Per concludere, ho più che adorato le illustrazioni di Silvia Vanni, hanno uno stile perfetto per la storia ma per me perfetto proprio in generale. Palette delicate e uno stile unico e dolce.
QUESTO VOLUME DELLA COLLANA "CUSPIDI" MERITA 5 STELLE PERCHÉ L'AUTRICE È RIUSCITA A: - RENDERE INTERESSANTE, DAR TONO E PROFONDITÀ ALLA PROTAGONISTA - COSTRUIRE UNA VICENDA CHE STUZZICA LA CURIOSITÀ DEL LETTORE - METTERE UNA PLETORA DI RIFERIMENTI ALLA MITOLOGIA NORRENA - PRESENTARE UNA POPOLAZIONE DI PERSONE IN GRADO DI MUTARE IN ANIMALI, CON USI E COSTUMI BEN DEFINITI
IL TUTTO IN POCO PIÚ DI CENTO PAGINE, CORREDATE ANCHE DA DELLE SPLENDIDE ILLUSTRAZIONI. COMPLIMENTI!
LA LETTURA DI QUESTO VOLUME MI HA FATTO RIPENSARE AL VIDEOGIOCO "HELLBLADE: SENUA'S SACRIFICE" E PURE QUESTO LO CONSIDERO UN ENORME ASPETTO POSITIVO.
Questo libretto è il primo che ho affrontato al ritorno dal Salone! . Un po' per l'argomento, un po' per la brevità. Attenzione: il fatto che sia breve non significa che sia brutto, anzi. . "𝕴 𝖋𝖎𝖔𝖗𝖎 𝖉𝖎 𝖄𝖌𝖌𝖉𝖗𝖆𝖘𝖎𝖑𝖑" fa parte della collana ᴄᴜꜱᴘɪᴅɪ di Moscabianca Edizioni. È un racconto del Nord, di quel Nord che vede gli uomini far parte di un clan, un branco di "cambia-pelle", definiamoli così, perché hanno il potere di trasformarsi indossando la pelliccia di un animale che portano con sé. . 🐺 In questo caso Weth è una ragazza dai capelli bianchi che viene vista come una condanna, la portatrice di una maledizione, perché è una draugr, ovvero una ragazza che è in grado di comunicare con Hellheim, il regno dei morti. . Weth vive con Vidar, il suo compagno, e per salvarlo da una battuta di caccia, dove per un misero corno la preda sconfina nel territorio di un altro clan, e per questo viene ferito quasi mortalmente, la ragazza è disposta ad affrontare le sue paure più grandi. . Grazie alla guida delle tre sciamane del villaggio, Weth si convince ad affrontare il suo personale viaggio. . È un racconto intriso di lealtà, di legami, di mitologia nordica e Veronica De Simone è riuscita a rendere tutto questo in poco più di cento pagine, insieme alle illustrazioni di Silvia Vanni che accompagnano il racconto. . È una piccola perla e per questo merita tutta la mia gratitudine, anche per la dedica della dolcissima Veronica, che ringrazio di cuore. . Ho seguito le rune, ma non mi sono persa. Come tutti i miti norreni questa piccola meraviglia è intrisa di epicità. . Il racconto è disseminato di varie rune del Futhark e sono tutte da cercare, perché ognuna ha un significato particolare e personale, sia per Weth, sia per il lettore che decide di perdersi in questo racconto. . Voi amate i racconti di questo tipo? Vi piace la mitologia norrena?
Un romanzo breve che racchiude in poche pagine una splendida metafora sulla crescita personale, il tutto accompagnato da incantevoli illustrazioni. Cercherò di esprimere la mia opinione in modo quanto più vago possibile, per evitare spoiler ai futuri lettori.
Ciò che mi ha maggiormente colpito è stato il mondo in cui l'opera è ambientata e il modo in cui questo mi è stato introdotto. Ho passato le prime pagine di lettura a domandarmi per quale ragione i personaggi portassero sulle spalle delle pellicce e, sopratutto, per quale ragione le pellicce differissero tra loro. Ho amato il momento e il modo in cui il mistero mi è stato svelato e avrei voluto che l'aspetto venisse approfondito. Ma, ahimè, in un romanzo breve lo spazio è quello che è, ed il mondo ha degli elementi di complessità tali che sarebbero potuti essere sviluppati solo in un romanzo lungo.
Sono rimasto affascinato anche dalla metafora delle "voci di Hel". Una affascinante metafora con depressione e ansia che lascia spazio a una crescita personale della protagonista, la quale nel corso del romanzo si trova ad affrontarle e a superarle. Anche qui mi toccherà rimanere vago, ma ho trovato inaspettato e sopratutto molto verosimile il modo in cui Weth ha "affrontato" le voci nelle ultime pagine.
Un allegoria in chiave Fantasy che mi ha piacevolmente accompagnato nei miei momenti di relax. Spero in futuro l'autrice possa riutilizzare e approfondire il mondo in cui ha ambientato l'opera.
Ho amato ogni parola, ogni colore, ogni lacrima che mi ha fatto versare e tutte le volte che ho desiderato di abbracciare Weth e ho tifato per lei. Non ci sono abbastanza protagoniste come lei, in grado di abbracciare la propria fragilità senza per questo essere debole o passiva. Fragile non significa "meno di" e l'eleganza con cui Veronica riesce a trattare la salute mentale era qualcosa che sapevo sin da Nelle mie vene. Sono così fiera di questo gioiellino e ne voglio ancora. (Bonus: le illustrazioni sono meravigliose.)
Questa novella o racconto lungo di Veronica De Simone, parla della storia di Weth, una mutaforma costretta a un viaggio pieno di prove e ostacoli per salvare il suo amato, Vidar.
Una storia di amore, ma anche di forza e di introspezione, perché i mostri più spaventosi spesso sono quelli dentro di noi.
Ho divorato questo centinaio di pagine in meno di un paio di giorni.
La penna di Veronica mi ha conquistato e le illustrazioni di Silvia Vanni, di cui è pieno il volume, sono state un piacere per gli occhi.
Straconsigliato per un pomeriggio di binge-reading come si deve.
Il viaggio di Weth mi ha tenuto compagnia durante il viaggio di ritorno dal Salone del Libro, dove l'ho comprato. Una lettura piacevole, scritta con gran cura. La trama regge, ci si affeziona ai personaggi. Molto dolci le illustrazioni di Silvia Vanni.
È tipo una sorta di Hellblade: Senua's Sacrifice ma fatto peggio, meno originale e dalle atmosfere più dolcine. 2 stelle perché le illustrazioni sono davvero belle.
Una storia breve ma con la giusta profondità, che affronta i temi del viaggio, dell'accettazione, del lutto e della famiglia. Il worldbuilding, legato al mondo della mitologia norrena, risulta molto interessante e ben sviluppato. Splendide anche le illustrazioni del volumetto.
Mi è piaciuto molto leggere di Weth, una protagonista fragile, ferita, preda del giudizio degli altri e di quello di sé stessa che, nel momento del bisogno, tira fuori una forza e una grinta incredibili per salvare l'unica persona, Vidar, che nel quotidiano rappresenta la sua ancora di salvezza. Di norma è lui che le dà la forza, anche solo per uscire di casa o riuscire a dormire, ma questa brutta situazione le permette di scoprire quanto possa fare da sola. "Da sola" forse non è esattamente corretto, ma non voglio farvi spoiler, vi dico soltanto che avrà un supporto importante da qualcuno che la ama ma, di contro, i suoi fantasmi non la lasceranno un attimo in pace.
Lo stato di ansia di Weth all'inizio del romanzo è descritto in modo perfetto e ci permette di empatizzare con lei e metterci nei suoi panni.
In poche pagine la ragazza-lupo cresce, evolve, prende nuova consapevolezza di sé stessa e ottiene qualcosa in cui non aveva mai osato nemmeno sperare.
Belle l'ambientazione nordica e la caratterizzazione delle varie tribù, ognuna di esse ha un animale totem del quale i membri possono prendere le sembianze.
Questo racconto è, senza dubbio, assimilabile a una favola. E come le favole, vi ritroviamo anche una morale: accettare sé stessi, non essere preda dei pregiudizi atrui. Due concetti che tutti dovremmo far nostri.
Questo piccolo libro deve la sua bellezza oltre che alla penna di Veronica De Simone ai disegni di Silvia Vanni!
I disegni rendono la storia unica, le danno il potere di imprimersi nella mente e nel cuore di chi legge. Sono importanti tanto quanto il testo e poi, diciamolo, quanto sono belli?!?!
Devo ammettere che ho comprato questo libro a scatola chiusa, incantata dalla copertina e affascinata dalla casa editrice. Ebbene, sono felice di averlo fatto. Questo piccolo libricino è riuscito, nelle sue 109 pagine, ad incantarmi, meravigliarmi, coinvolgermi e farmi sentire parte di qualcosa di più grande. Ma andiamo con ordine… Ci troviamo in un piccolo villaggio di umani metamorfi, e la protagonista Weth, insieme al suo compragno Vidar, vivono ai margini della società perché lei, dotata di particolari poteri, è temuta da tutti. Durante una caccia, si ritroveranno in serio pericolo, e dovrà essere proprio la timida Weth a salvare se stessa e il suo compagno, affrontando le proprie paure in un viaggio onirico e in solitaria. Durante il viaggio, siamo accompagnati dai meravigliosi disegni di Silvia Vanni, che riescono a fare uscire dal libro le parole scritte. All’ultima pagina sono riuscita a sentire la parola “fine” al viaggio interpretato da Weth, a sentire come svanivano le sue paure e di come finalmente sia riuscita a dare una spinta in avanti alla propria vita. Questo libro ti parla della paura dell’accettazione di se stessi, di come troppe volte siamo influenzati dai pregiudizi degli altri e di come, anche quando non dovrebbero, questi ci feriscono. Ti parla di emarginazione e di ritrovamento, ti parla di sofferenza e guarigione. Le descrizioni rendono vivi i personaggi e i luoghi, li rendono reali e tangibili in un mondo descritto da ombre e vuoti. Vi invito a leggere questa bellissima storia perché, oltre ad essere molto breve, è anche molto intensa e riuscirà a scaldarvi il cuore
#RECENSIONE 🪴 📖 cosa può esserci di più triste che non essere accettati dal mondo che ci circonda? che ci vede come strani, diversi e soprattutto persone da cui stare alla larga, a cui mostrano nient'altro che disgusto? è questa la storia con cui deve convivere weth, la quale deve continuamente dimostrare di non essere la persona malvagia che è a causa dei suoi poteri. ecco che quindi, all'errore commesso da parte del marito, si ritrova a fare il possibile per salvarlo nonostante debba combattere i suoi peggiori incubi. 📖 un racconto che trasmette la mitologia norrena mescolata a temi terribilmente attuali, che ho precedentemente citato, la quale è in grado di legare il lettore ai suoi personaggi e alla storia che raccontano in quelle cento pagine che ci sono state regalate dalla fantastica veronica de simone, di cui spero di leggere qualcos'altro al più presto. 📖 edito moscabianca edizioni, 'i fiori di yggrasill' è quel genere di racconto breve che lascia spiazzati e allo stesso tempo ci fa sentire a casa. perfetto per uscire dal blocco del lettore e andare alla scoperta di una realtà che potrebbe essere ancora sconosciuto come quello del fantastico scritto da penne italiane, quali appunto veronica, nel caso si fosse ancora incerti sul volere conoscere o meno questa realtà.
Un racconto scritto con il cuore, sul superamento dei propri limiti e delle proprie paure. La vicenda mi ha ricordato moltissimo uno dei miei videogiochi preferiti, Hellblade, che condivide con il libro l'ambientazione norrena.
Ho apprezzato moltissimo la cura dell'autrice nell'introduzione degli elementi caratteristici di questa cultura, a partire dalle divinità ma anche l'alimentazione, il tipo di piante utilizzate come medicamenti, le rune. Trovare un'ambientazione così curata in poco più di 100 pagine per me è stata davvero una sorpresa, a conferma dell'amore dell'autrice per questa cultura che è stata scelta sicuramente per i suoi significati simbolici e non per un mero canone estetico.
I fiori di Yggdrasill è una storia di accettazione e amore anzitutto verso sé stessi che consiglierei anche a chi, come me, non è appassionato di mitologia norrena!
Atmosfere fiabesche per una storia incentrata sulla trasformazione, dove la possibilità della protagonista di assumere le sembianze di lupo è la meno rilevante. Raggiungere la consapevolezza di sé sarà per la giovane Weth il vero cambiamento. Una prosa che è trasformazione a sua volta, segue le scene: a descrizioni impalpabili si alternano quelle di materica ferocia. Una novella non solo per un pubblico YA.
Una breve ma intensa storia di formazione al femminile ambientata nella mitologia nordica. Un connubio interessante, che mi aveva già intrigata ne "Il viaggio di Halla", ma che in questo libricino ho trovato più intenso e meno dispersivo. Le illustrazioni sono stupende ed aiutano ad immergersi nella storia
Mi piace molto come scrive l'autrice. "I fiori di Yggdrasill" è una storia dura ma dolce, nelle poche pagine che la compongono ci sono ferocia e tenerezza, e un notevole spessore nonostante la brevità. Non vedo l'ora di leggere le prossime opere di Veronica De Simone.
In una cornice norrena una giovane ragazza emarginata dalla sua tribù e tormentata da voci demoniache deve intraprendere un viaggio in un reame mistico per la salvezza del suo amato…
Non sto parlando di Hellblade: Senua’s Sacrifice ma di I Fiori di Yggdrasill, che prende molto dal videogioco di Ninja Theory. Se Hellblade univa puzzle, combattimenti, mitologia nordica e salute mentale, I Fiori di Yggdrasill rinuncia (in gran parte) ai primi due elementi in favore di una narrazione più intima, che immerge il lettore in un’atmosfera quasi onirica e, nonostante i tormenti che vive la protagonista, profondamente delicata.
Weth e il suo compagno Vidar hanno la capacità di trasformarsi in lupi, ma Weth è anche una draugr, temuta dalla sua gente come sua madre prima di lei. Weth è piena di insicurezze, ma quando durante una battuta di caccia Vidar viene ferito, Weth deve affrontare la sua tribù, le sue debolezze e le sue paure e imbarcarsi in una missione alla ricerca dei fiori dell’Albero del Mondo.
Ho deciso di leggere I Fiori di Yggdrasill (da qui: Ygg), racconto di circa 100 pagine edito da Moscabianca, dopo aver letto Bashavert della stessa autrice, Veronica De Simone. Su Bashavert ho… opinioni. Di quel romanzo, però, mi aveva colpito positivamente la sensibilità con cui era resa la psicologia di Seojun, il protagonista, e speravo di ritrovare qualcosa di simile anche in Ygg. In realtà l’argomento trattato è abbastanza diverso, ma pur con il limite del minor numero di pagine lo stato mentale di Weth è descritto con grande intensità e finezza.
Weth è una protagonista che potrebbe non piacere: estremamente insicura e incline all’autocommiserazione, nonostante possa contare sull’amore incondizionato del suo Vidar, un golden retriever boy quasi letterale. Ho amato stare nei suoi panni, ho sentito la sua disperazione e ho trovato credibile la sua trasformazione in determinazione grazie alla grande forza d’animo che scopre nella seconda metà del racconto. Nel poco tempo che ho passato con Weth posso dire di essermi affezionato a lei.
Sfortunatamente, alcuni dei problemi che avevo riscontrato in Bashavert (che ricordo è successivo, faccio il paragone solo perché è l’altro romanzo dell’autrice che ho letto) sono presenti anche in Ygg, per quanto in misura minore. La storia è più breve e molto più focalizzata sul mondo interiore di Weth, ma resta un worldbuilding poco accessibile a chi non vi abbia già familiarità con la cultura a cui fa riferimento. È evidente che dietro ci sia stata una grande ricerca, ma al lettore inesperto non vengono forniti gli strumenti per orientarsi in questo mondo, una scelta che dovrebbe favorire l'immersività nel punto di vista ma che invece ottiene l’effetto opposto.
Persino la ragione per cui Weth è una reietta nella sua tribù non è spiegata con chiarezza: il draugr nella mitologia è un non-morto, mentre qui il suo potere sembra piuttosto legato alla capacità di percepire le voci del reame di Hel, un po’ come accadeva a Senua in Hellblade, con la differenza che nel suo caso le voci erano realmente solo nella testa.
A compensare la difficoltà nel figurarsi l’ambientazione di Ygg ci pensano da una parte le atmosfere suggestive e dall’altra le illustrazioni, delle piccole meraviglie che accompagnano e amplificano l’esperienza di lettura.
Però posso dire: rivalutiamo gli spiegoni?
Comunque al di là di questo spaesamento ho trovato I Fiori di Yggdrasill un racconto breve ma incisivo, che punta tutto sull’emotività e introspezione e che anche se si legge in un’oretta o due è sicuramente in grado di lasciare un segno che dura molto più a lungo.