Questo è il debutto di Zadie Smith come drammaturga.
E in quest’opera si vede tutto il suo estro creativo e la sua genialità. La adoro perché pur essendo molto profonda, sa essere anche leggera, fluida, come sa esserlo una donna mentre balla.
Zadie Smith parte dal "Racconto della donna di Bath" di Geoffrey Chaucer, contenuto nei Canti di Canterbury è ambientati nel XIV secolo e lo rivisita, ambientandolo nella periferia nord della Londra del XXI secolo.
Ne viene fuori una donna poliedrica che è così libera da non curarsi delle etichette né di rispettarle.
“AUTRICE
Qualcuno disse cose “coraggiose”
che non richiedevano alcun coraggio
a dirsi, o noiose, non coinvolgenti –
citando il proprio “percorso” con aria
trionfale. Già perdevo le speranze…
Poi vidi Alvita. Ovvero: la donna
di Willesden. La storia della sua vita
merita certo d’essere ascoltata.”
La lettura è piacevole, divertente con tanti spunti di riflessione. Bellissima la metafora del fuoco:
“Immaginati che io ho un roveto ardente,
e lo porto nella casa più buia.
Da qui a Lake Victoria, chiudo la porta,
e vengo via. Tu pensi che lui bruci
più forte che se ventimila uomini
lo stessero a guardare? Al fuoco mica
servon testimoni per esser fuoco.
Brucia naturalmente e poi si spegne.
Cambia qualcosa se lo guardi? No.
Perciò vedi che la bontà di un uomo
non ha niente a che fare coi suoi avi.
La gente fa quel che fa, come il fuoco.
Non puoi fargli fare quel che vuoi tu.
Malgrado tutti i nomi aristocratici
che gli hanno dato, i figli dei più nobili
poi spesso vengono fuori cattivi.”
Un invito a guardare oltre le semplici apparenze, alla vera ricchezza:
“Caro marito, a me sembra, lo ammetto,
che anche se i miei eran gente di campagna,
poveri, io posso vivere lo stesso
una buona vita, sì, a Dio piacendo,
e far le cose che è giusto che io faccia.
E mi definirò buona soltanto
quando avrò imparato a sostituire
il peccato con la bontà nel cuore.
E quando mi insulti perché son povera,
chi indossava i sandali e non chiedeva
nient’altro? Visse in povertà assoluta,
e di certo ogni uomo, ragazza o donna
capirà che ciò che era sufficiente
per un povero ragazzo di Nazareth
va più che bene a me. Non c’è vergogna
ad esser poveri. O ad accontentarsi.
Guarda i matti che vogliono esser ricchi
più di ogni altra cosa, ma non ci riescono
mai… quelli son uomini sofferenti!
Ma chi sa dire “è abbastanza” è contento
anche se non ha neanche la camicia.
Non gli manca niente. È ricco nell’animo.
Anche se per te forse è un criminale.
ALVITA
La vera povertà, davvero, canta!”