Quasi 4stelle.
Mentre leggevo “la pura vida” e mi passavano sotto gli occhi i pensieri e le vicende di Alessio ed Elena c’era una canzone che continuava a risuonarmi nel cuore: follow that dream. Cantata da Bruce , dall’immenso Boss, nella versione live dell’81.
Una canzone che parla della necessità di seguire i propri sogni,una canzone che ogni volta mi smuove un universo di cose dentro,tra cui fiumi lacrime (qualcuno direbbe che ho parecchi "nodi"da sciogliere)per tutte le volte che mi sono arresa, che ho avuto paura, che ho scelto la comodità e o ignorato quello slancio che mi diceva: alzati e va.
Quello stesso slancio che sente anche Alessio, ma che si sforza di ignorare e che, invece Elena segue e la porta a mollare un lavoro stabile, le certezze, per andare all’altro capo del mondo a studiare yoga. A vivere la vita che desidera.
“ti capita di avere dei rimpianti per non aver fatto qualcosa che desideravi fare: spesso, a volte, mai”.
“Non saprei. Chi non ha rimpianti?”(..) “Direi … spesso”
Quasi ad inizio del romanzo è Elena a porre questa domanda al collega, gli sta facendo un test.
Questa domanda lo lascia pensieroso: non ha ancora trent’anni ma ha molti rimpianti. Ma non fa nulla per cambiare le cose o se stesso. Probabilmente avrebbe continuato a vivere in quello stato di inerzia fino all’età del pensionamento, affogando il malessere facendo maratone di serie tv e bevendo birra, se non fossero accadute due cose che lo mandano ancor più in crisi .
La prima è l’annuale visita dermatologica di controllo dei nei, che rivela qualcosa di insolito e il medico suggerisce ad Alessio di fare una biopsia. (e il tempo dell’attesa del risultato è logorante)
La seconda, come dicevo all'inizio, è Elena che annuncia di lasciare il lavoro per andare a frequentare un corso di yoga in thailandia. (Elena non è una superficiale, una che si sveglia la mattina e dice: “oh, che noia! Cosa posso fare oggi di divertente? .Elena è una ragazza che ha sofferto, che si sente morire dentro ogni giorno un po’ di più, rinchiusa in un ufficio otto ore al giorno. E così butta alle ortiche la sicurezza del posto a tempo indeterminato per andare a inseguire un sogno, un’intuizione).
Alessio è sconvolto, le due cose accadute quasi simultaneamente lo mettono di fronte alla sua insoddisfazione e alla sua immensa paura di morire….ma è davvero paura di morire o – come dice il collega Giovanni- è più paura di vivere?
Arrivato il risultato della biopsia Alessio decide di fare quel viaggio in Costa Rica che molti anni fa aveva annullato e che era rimasto nel cassetto dei sogni di gioventù, inisieme alla bucket list che aveva scritto da ragazzo. Una lista che a rileggerla dopo quasi 15 anni lo fa sorridere e intenerire. È così impossibile depennare quelle voci dopo tutto quel tempo? Andare in Costa Rica è un modo per scoprirlo e iniziare una delle avventure più straordinarie che una persona possa compiere: una rinascita, la sconfitta dei mostri interiori, la voglia di vivere, il ritornare a fiorire.
E là, tra un casado e i tamales, tra un tatuatore rastafariano e una curandera comprenderà il significato delle due parole che son sempre sulla bocca e nei modi dei costaricensi: "pura vida". Come tornerà da quel viaggio? E dopo? Scopritelo in questo romanzo, ultima fatica di Gotto.
Avevo già letto "succede sempre qualcosa di meraviglioso", consigliatomi da mia sorella e per quanto carino e utile, non ero sicura di voler leggere altro di questo autore.
Ma la settimana scorsa sono capitata per caso(esiste il caso?) su un suo video dove parlava della felicità.
Mi ha messo ko. Gli algoritmi di google han fatto il resto, e il romanzo è finito tra le mie mani.
Una lettura piacevole che inserisce in un romanzo alcune storie zen e consigli per vivere una vita piena e non lasciarsi vivere dal mondo. L'esempio di Alessandro, uno dei personaggi, mi ha toccato nel profondo, così come la domanda di Giovanni :"quanto ti pagano all'ora per rinunciare ai tuoi sogni?".
…
Non so quanto di biografico ci sia nel romanzo, mi piace pensare" molto".mi piace pensare che Gianluca ce l'abbia fatta. Che stia vivendo la sua "pura vida". A giudicare dal suo profilo Instagram direi che è così.
È un bel romanzo che mi ricorda i lavori di Robin Sharma e che mi ha infuso una nuova sferzata di entusiasmo (e in questo periodo ce ne vuole!) e voglia di lucidare la mia lampada di aladino, esprimere nuovi desideri e andarli a realizzare.
Per questo il mio voto è 3 stelle e ¾.
Ps. Il paradosso dello yogurt va dritto nelle cose da tenere a mente!
Buone letture e alla prossima!