Di Elisa Crescenzi ho letto "Nevel" e "Come origami", due storie per me bellissime e che ho divorato in brevissimo tempo.
Guardando sullo store Amazon ho scoperto altri suoi titoli e che spero di recuperare più in là.
Credo che il fenomeno Måneskin abbia un po’ invaso tutti e, anch’io mi sono lasciata prendere più che volentieri, perché parlare dei Måneskin? Semplice, quando ho letto la sinossi di Lonely, ho sorvolato sul nome Damian, ma mi sono fatta trovare più che sorpresa davanti al nome di Coraline. Leggere quel nome è stato più che emozionante....
Adoro quella canzone la mando in loop quasi ogni giorno e vedere quel nome mi ha spinto a leggere questa nuova storia.
Una storia che dovrete leggere senza giudicare come siamo solito fare, odierete un po’ entrambi all’inizio, perché Elisa è brava a tenerci sulle spine, infatti passerà un po’ per capire l’odio, il buio e la rabbia che Dam porta nel suo cuore, allo stesso modo scoprirete cosa tende ad allontanare Coraline da un affetto che non sia solo quello dei genitori e di suo fratello Thomas.
Perché per quanto lui lo rinneghi, sono cresciuta avendolo intorno e pensare che non mi aiuterebbe se fossi in difficoltà mi disturba. Anzi no, un po’ fa proprio male. È dura subirsi l’antipatia continua di uno che è sempre stato a casa tua. I bambini sanno essere dispettosi, a volte sembrano cattivi. A volte, da bambina, ho pensato che Damian cattivo lo fosse sul serio. Tuttavia continuo a sorridere ed evito di rispondere.
La sinossi ci fa capire che stiamo parlando di un gruppo musicale, che come accade nella realtà è sempre in giro e, difficilmente, riescono i suoi componenti ad avere una relazione seria, ma la nostra band non è solo questo, crede nell’amicizia, forma un cerchio, da cui non è semplice uscire, per supportare chi si trova nelle condizioni di sentire un affetto e un amore che gli è venuto a mancare troppo presto.
Come accade in tutte le storie lette, almeno per me, ci si innamora di Damian, si adora Coraline e il cuore è sempre in sussulto fino alla parola fine.
«Ti ho sentita».
«Non ho fatto rumore», dichiaro.
«Ho sentito che eri qui, chiamala connessione, sensazione o come preferisci. So che eri qui perché ti ho sentita».
Lo stile di Elisa mi piace sempre più, le sue storie, almeno quelle lette, hanno saputo coinvolgermi e farmi battere forte il cuore, nonostante molto spesso, abbia mandato a quel paese gli atteggiamenti disfattisti dei protagonisti.
Una lettura che consiglio a tutti e che, secondo un mio modesto parere, amerete incondizionatamente.
Scoprire alla fine la playlist è stato un ulteriore fremito, Elisa ama le mie stesse canzoni della band su menzionata e questo me l’ha resa ancora più cara.
Si dice che tra le pagine di un libro, molto spesso, ci siano parti della nostra vita; che le parole dell’autore siano state scritte proprio per alcuni di noi. Talvolta, tra le righe, si nasconde il segno di ciò che distingue la nostra storia d’amore da tutte le altre. Peccato che la mia non l’abbia scritta nessuno. Forse avrei evitato di commettere uno sbaglio dietro l’altro.
Alla prossima
4.5 coccole
Saluinadia