🏔 Il Leggendario Viaggio di Max Kowalski 🐉
di Susie Day
«Ci sono momenti nella vita in cui tutto si immobilizza, come se Dio avesse premuto il tasto Pausa. Come se sapessi che te ne ricorderai per sempre. Come se potessi tornare indietro.
Max non dimenticherà mai quel giorno sulla montagna, con il coltello in pugno.
Il vento pungente che si insinuava sotto il giaccone.
Le rocce ricoperte di neve.
Le pietre grigie e aguzze che spuntavano dal terreno come una lunga spina dorsale, come ali, come una terribile coda…
Ma erano semplici pietre.
E Max si diceva: “Stupido che sei, i draghi non esistono”.
Poi aveva sentito il ruggito e le pietre avevano cominciato a tremare.»
✏️ Sinossi
Max vorrebbe essere proprio come suo padre: grande, forte e sempre col sorriso stampato in faccia. Invece finisce ogni volta per cacciarsi in qualche guaio. Quando però il padre sparisce, lasciando ai figli solo una grossa mazzetta di soldi e nemmeno un biglietto, tocca a Max occuparsi della casa e delle tre sorelle più piccole. Le cose non vanno molto bene, e così Max decide di rifugiarsi nel cottage in campagna del suo migliore amico... di nascosto. Lì nessuno potrà trovarli, né ricattarli per i guai del padre, né tantomeno separarli per affidarli ai servizi sociali. Max, grazie a un nuovo vicino di casa, viene a conoscenza di una leggenda secondo la quale, tra le montagne aspre e innevate che circondano il cottage, vive un drago che custodisce un enorme tesoro. Scalare la montagna. Sfidare il drago e prendere il tesoro – è tutto quel che Max deve fare per riportare le cose (e suo padre) al loro posto. Forse.
🖋 Stile
La narrazione in terza persona segue da vicino le vicende del giovane protagonista Max. Il Punto di Vista è mantenuto coerentemente per tutta la storia, permettendoci di immergerci nelle sensazioni e nelle preoccupazioni del ragazzo. Il mondo è filtrato attraverso i suoi occhi: ecco allora che le montagne appaiono come guardiani silenziosi e addormentati e file di rocce aguzze come la spina dorsale di un enorme drago. Si tratta di un bambino costretto, suo malgrado, a crescere in fretta: occuparsi delle sorelline diventa prioritario per Max, che sarà portato a responsabilizzarsi e ad abbandonare i naturali desideri infantili. Vedere la storia attraverso il suo Punto di Vista ci permette di viverla in prima persona e di essere pienamente coinvolti nella vicenda.
🌈 Struttura
Max cresce attraverso tutto il romanzo. Il suo ardente desiderio iniziale di possedere un nuovo paio di scarpe da ginnastica fa quasi sorridere, se rivisto con la consapevolezza acquisita alla fine della narrazione. La frase che usa di più inizialmente è “non l’ho fatto apposta”, e giungerà a prendersi pieno carico delle proprie responsabilità. Cresce, e nel farlo fa crescere anche gli altri, in un mutuo scambio di esperienza. Il giovane Kowalski imparerà come anche i grandi non smettano mai di crescere e come, a volte, la spinta necessaria al cambiamento possa provenire proprio dal coraggio e dall’intraprendenza dimostrata da un bambino.
«Era stata dura cavarsela da solo, e non solo perché aveva undici anni.
Era dura a prescindere.
Suo padre non avrebbe mai dovuto investirlo di una simile responsabilità.
Ma nemmeno lui aveva avuto molta scelta.
Essere padre non significa saper sempre fare la cosa giusta.»
🎫 Tesserino della Biblioteca
Per chi non si sente all’altezza.
Per chi vorrebbe mollare tutto e fuggire.
Per chi vede draghi dove non ci sono... e per chi vorrebbe vederli, ma ha dimenticato come si fa.
🏆 Conclusioni
Una storia che parla di padri e figli, di avventure quotidiane e imprese leggendarie, alla scoperta di cosa significhi crescere e cercare la propria strada. Una storia che parla di crescita. Con il ricordo costante di una madre sparita troppo presto, il giovane Max dovrà scendere a patti con il rimorso, con la paura per il futuro, con la perdita dei punti di riferimento.
Dovrà imparare ad essere padre, per insegnare a suo padre come esserlo.
Un romanzo adorabile.
«Quella era l’ennesima ingiustizia.
Niente nella sua vita era mai andato per il verso giusto, ma quello era il colmo.
Max si ribellò. Aveva undici anni e tutto il diritto di scoraggiarsi, di preoccuparsi, di piangere. Aveva il diritto di rinunciare a combattere.
Non era obbligato a fare l’uomo di casa… Non era compito suo.
A quello doveva pensarci suo padre.
Invece aveva dovuto pensarci lui – tutti e quattro avevano dovuto farlo.
E non era giusto. No, non era per niente leale.»