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Schikaneder e il labirinto

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Wolfgang Amedeus Mozart, per gli amici Wolfi, e Emanuel Schikaneder, voce narrante e imbonitore, psono legati da una profonda amicizia. Ma quando le scene si aprono su questa vicenda Mozart è morto ormai da sette anni e il teatro Freihaus, che grazie al grande compositore aveva visto giorni di gloria, versa ora in grandi difficoltà. Schikaneder librettista e codirettore del teatro annega nei debiti. Per recuperare stabilità economica e per dimostrare a tutti – e forse ancor più a sé stesso – di poter far bene anche senza la sua "gallina dalle uova d'oro", decide di portare sulle scene Il labirinto, opera destinata ad essere il seguito de Il flauto magico, ultimo grande successo ospitato al Freihaus e che porta le firme, per l'appunto, di Mozart e dello stesso Shikaneder. Attraverso la voce irriverente del narratore, Benedetta Galli costruisce una cornice, o meglio una scenografia, a tratti grottesca che ammalia il lettore e lo trascina tra mostri di cartapesta e situazioni farsesche. L'autrice armonizza i movimenti della storia proprio come una sinfonia, riuscendo a tenere in equilibrio gli intrecci, la forma e i contenuti con un tono giocoso, da raffinato divertissement. Shikaneder e il labirinto con il suo incedere si fa bonariamente beffe del pubblico e degli artisti, dell'arte e del profitto, perché il narratore è consapevole di essere parte di un'elaborata farsa in cui la Storia procede prendendosi fin troppo sul serio, agendo in modo subdolo nel modificare tanto il gusto del pubblico quanto la voce degli artisti. Ogni cambiamento lascia un vuoto, una frattura e una promessa che sembra trovare la sua più lucida espressione nelle ultime parole di Shikaneder: ho ancora fiducia nelle storie, nonostante tutto.

201 pages, Paperback

Published September 1, 2021

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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Giada Di Pino.
44 reviews4 followers
May 4, 2022
È il 1798 e ancora la compagnia teatrale del Freihaus piange la morte di uno dei più grandi geni della musica che siano mai esistiti: Wolfgang Amadeus Mozart. Sono passati sette anni, ma il dolore è ancora vivo, soprattutto in Emanuel Schikaneder, capocomico e direttore del Freihaus, che, oltre ad un grande amico, ha perso la sua “gallina dalle uova d’oro”, l’uomo che ha composto l’opera che ha fatto la fortuna del teatro e di lui stesso, la Zauberflöte. Ora, però, ha la possibilità di mettere in scena la conclusione del viaggio di Tamino e Pamina, ma soprattutto di portare di nuovo al successo il Freihaus: pochi giorni prima si è presentato alla sua porta Peter Winter, un compositore tanto burbero quanto alto e massiccio che chiedeva di poter mettere in scena l’opera di Mozart. In cambio, avrebbe annullato i debiti che aveva con lui. E le prove hanno inizio! E insieme ad esse, inizia il romanzo, o meglio, il racconto di Schikaneder. Infatti, è lui stesso a raccontare la storia, a metterla in scena. L’originalità del romanzo sta proprio nella sua costruzione narrativa, nell’espediente che fa parlare direttamente Schikaneder, abbattendo così la quarta parete e mettendo il lettore direttamente davanti all’opera, al suo protagonista, che viene presentato a tutto tondo: egli si svela davanti agli occhi del lettore, mostrandosi esattamente come egli stesso vuole mostrarsi, ma anche creando un tale sodalizio e una tale complicità che sembra quasi di vederlo mentre ti strizza l’occhio, fa una qualche smorfia di commento, gesticola o si perde nei suoi ricordi, fissando un punto lontano e indefinito dietro le tue spalle. Lo Schikaneder di Benedetta Galli fa ciò che ha sempre fatto, ciò che è nato per fare: recita su un palco. È su un palco che il lettore lo immagina, e infatti sono parecchi i punti della narrazione in cui il capocomico si rivolge direttamente al suo pubblico immaginario. È un teatro, insomma, la narrazione della Galli. Anzi, è metateatro, perché è teatro che racconta di sé stesso, che mette in scena sé stesso. Metateatro fittizio, ovviamente, poiché pur sempre di un romanzo si tratta. Schikaneder domina, quindi, la scena. Egli è narratore e protagonista, ed è anche gli occhi tramite cui il lettore entra nella vicenda: i flashback presenti nella storia sono i suoi ricordi e gli altri personaggi sono filtrati dal suo sguardo. Non si tratta di un semplice narratore intradiegetico che narra una vicenda in prima persona: la narrazione di Schikaneder è fortemente selettiva, è persuasiva, egli vuole convincere il lettore della sua storia, della sua verità, della sua bontà d’animo persino, spesso con moti ad effetto contrario, perché il lettore impara ben presto anche a diffidare di Schikaneder. Il potenziale di questo effetto è rilevante e non di poco conto, se si tiene in considerazione che si tratta di un’opera d’esordio. Certamente, un autore più esperto della Galli avrebbe saputo sfruttare questa tecnica in maniera più sapiente e con maggiore efficacia, ma il merito dell’intuizione non è da sottovalutare. Così come non è da sottovalutare l’averla applicata ad un romanzo storico, che, dunque, pretende e al tempo stesso nega un effetto di verità. Originale è, inoltre, l’argomento stesso, la scelta di raccontare Mozart senza davvero raccontarlo, facendolo apparire come il ricordo di altri, una cornice o una luce soffusa sulla narrazione.
Una nota di merito va, inoltre, alla cura editoriale: la scelta del palco teatrale viennese ancora chiuso in copertina ha la duplice funzione di introdurre all’argomento e di creare una “finestra” visiva, una “porta d’ingresso” al monologo teatrale di Schikaneder. Interessante è anche la quarta di copertina, che riporta le parole più frequenti e semanticamente significative della narrazione: è ancora Schikaneder che parla, non ci sono filtri tra lui e il lettore.
Schikaneder e il labirinto è, in conclusione, un libro interessante, scritto con una prosa brillante, per quanto acerba, e immediata, un libro che si fa leggere velocemente e senza distrazioni. Un libro che, alla fine dei conti, lancia con prepotenza un messaggio chiaro e forte, per quanto basico: i legami, i veri legami, quelli forti, quelli profondi, di amicizia o di amore che siano, i legami che nascono dal riconoscimento delle anime tra loro, sono indistruttibili, superano qualunque difficoltà, superano le incomprensioni, superano il tempo. Superano la morte.

Dopo aver ricevuto una menzione di merito al premio Italo Calvino 2020 e una al premio Neri Pozza 2021, ritroviamo questo primo romanzo della Galli in corsa per il premio POP (Premio Opera Prima) 2022. Ci domandiamo quindi con ansia se lo vedremo o meno tra la cinquina di finalisti, o, addirittura, se questa volta riuscirà ad avere l’onore del premio!
Profile Image for Cristiana Facchini.
220 reviews3 followers
November 27, 2024
Ma che piacevole scoperta!
La storia raccontata dal protagonista, il mitico Schikaneder,
librettista de Il flauto magico, alle prese
con il seguito di questa opera buffa e misteriosa di Mozart (anzi Wolfi).
E' la sua versione dei fatti, narrata per il pubblico
presente in sala, e quindi anche per noi
che leggiamo questo libro.
Tra equivoci, inganni, raggiri
e panzanate,
la storia si dipana fra il passato e il presente,
e mette in scena tutte le fatiche e le miserie
di una compagnia a dir poco sgangherata.

Sarà che amo i libri che parlano di musica,
ma questo è davvero un piccolo gioiellino,
perchè si ride come pazzi,
un po' come in certe scene
del famoso film Amadeus.

La scrittura poi è vivace, baldanzosa,
senza mai cadute di stile o parti noiose.
Davvero molto ben scritto.
Profile Image for Martina.
54 reviews
August 30, 2023
2⭐️⭐️/5
Ho durato una fatica immensa a leggere questo libro. Non mi ha coinvolta, non l’ho trovato interessante e ha deluso le aspettative che avevo. Riconosco il lavoro che c’è dietro ma purtroppo non ha fatto per me.
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