3.5
Ho conosciuto Moresco un paio di settimane fa, a causa di un corso universitario di cui i suoi romanzi sono l'argomento principale.
Alla lettura della biografia sono stata attratta da questo titolo e, nella speranza di non odiarlo a causa della lettura per l'esame de "Gli increati" ho deciso di tentare con questa fiaba, nella speranza che mi conquistasse.
Lo ha fatto? Ni. Per alcuni aspetti sì, totalmente, per altri un po' meno.
Quello che critico a Moresco è la ridondanza. Sfoltendo un po' gli interminabili elenchi presenti nelle sue opere e, in particolare, in Fiaba d'amore, credo che la storia avrebbe assunto una scorrevolezza maggiore. Ciò nonostante, il libro non è stato difficile da leggere. L'ho divorato, iniziato e finito in una mattinata, senza nemmeno accorgermi del tempo che passava e questo è senza ombra di dubbio una delle caratteristiche di un grande scrittore.
Se non fosse stato per le ripetizioni che risultano essere in alcuni casi anche fastidiose, avrei dato sicuramente di più.
Il fatto è che, dilatando i termini, si dilatano anche le descrizioni e, con esse il tempo. E a quel punto ci vuole un attimo a passare dalla dilatazione alla lentezza.
In ogni caso a me la storia è piaciuta. Esprime con particolare chiarezza come va il mondo, in una bella metafora che è l'amore fra una meravigliosa ragazza e un vecchio pazzo che, però, ci sorprende tanto.
Devo quindi ammettere che è un'opera con dei concetti anche molto profondi, frasi che mi sono piaciute tantissimo, quindi plauso a Moresco, sicuramente leggerò anche la sua "La lucina".