Diciotto strumenti spirituali contro diciotto preoccupazioni quotidiane grandi e piccole! Ricette che fanno davvero bene, senza effetti collaterali! Ci sono giorni in cui siamo tristi, soli, paurosi o feriti. Ci sentiamo incompresi, e nella nostra testa prevalgono i pensieri cupi. Anche padre Anselm conosce questi sentimenti e nei suoi corsi osserva che molte persone ne soffrono. Insieme con il confratello Ansgar Stüfe ha messo insieme per questi giorni ostili una farmacia spirituale delle cose che consolano. Nel farlo padre Anselm mette al centro la forza terapeutica della Bibbia, mentre fratel Ansgar ricorre al suo ricco bagaglio di esperienze di medico e monaco.
Anselm Grün terminated his school years in 1964 with the A-level equivalent Abitur at the grammar school in Würzburg, Germany. In the same year he began as a novice at the nearby Benedictine Münsterschwarzach Abbey. From 1965 to 1971 he studied philosophy and theology at St. Ottilien Archabbey and in Rome. In 1974 he completed his PhD in theology on Karl Rahner. From 1974 to 1976 Anselm Grün studied Business in Nuremberg. Then he became the Cellerar of Münsterschwarzach Abbey and is thus responsible for the economic administration of the abbey with its over 280 employees and 20 businesses.
Quando stamattina mi sono svegliata e ho preparato la colazione ho deciso di continuare a leggere un libro cominciato ieri sera. Un libro che sì mi interessa, ma non credevo mi potesse irretire così come sta facendo. Infatti, in poco più di un'ora, tra una cosa e l'altra, sono giunta quasi alla fine di queste duecento pagine.
"LA FARMACIA DELLE COSE CHE CONSOLANO" di ANSELM GRÜN e ANSGAR STÜFE è un libro che sorprende. Grün è un monaco benedettino dell'Abbazia di Münsterschwarzach; Fratel Stüfe dopo aver studiato medicina è entrato a far parte dell'Abbazia di Münsterschwarzach.
Il titolo fa riferimento a una farmacia delle cose che consolano. In tedesco, la parola farmacia è "Apotheke", termine che a sua volta deriva dal greco e in origine significava "dispensa", "ripostiglio". Nel libro non si fa riferimento a erbe curative, ma a parole prodigiose.
Si tratta di un libro che definirei, a titolo esemplificativo, spirituale. Non impone di fare o comportarsi in un certo modo o di aderire a certi dogmi, pone invece attenzione alle parole, a come vengono usate e cita le scritture bibliche ponendole come meditazioni per questi tempi ostili, così come potreste trovare aneddoti e storie in un libro dedicato al buddismo, per fare un esempio.
I temi affrontati sono molteplici: dalla paura al disprezzo, dalla malattia all'autocommiserazione, dai pensieri ricorrenti ai rimpianti, dalla solitudine alla sfiducia, dalla trascuratezza allo spreco delle proprie virtù alle ferite inflitte all'autostima dagli altri e da se stessi. Non lo definirei un libro help-self perché è più che questo, non è neppure un libro di crescita personale anche se ne avrebbe i meriti, è piuttosto un libro meditativo. Le pagine portano costantemente il lettore a riflettere su di sé, sulla vita e, ricalco il punto, sulle parole. Le tematiche trattate vengono snocciolate attraverso le esperienze degli autori e della tradizione spirituale, lo stile di scrittura è scorrevole, trascina via veloce, sembra, più che di leggere, ascoltare ciò che gli autori hanno a cuore di condividere.
Un balsamo medicamentoso per lo spirito, che di questi tempi è davvero prezioso.