Un uomo in cerca della verità, tormentato dal desiderio di conoscenza, disposto a gettarsi tra le braccia di Mefistofele pur di ottenerla, senza paura di sfidare la morale e immergersi nell'abiezione. È Faust, il mito con cui tanti grandi scrittori si sono cimentati nel corso dei secoli, da Goethe a Mann, a Marlowe. Poeta tragico e irrequieto, Nikolas Lenau si spinge persino oltre. Il desiderio del suo Faust è inesprimibile, totalizzante, incessante, animato dallo slancio romantico più puro, mai addolcito dalla quiete borghese. La sua ricerca è una danza di seduzione con le fiamme dell'inferno, e in questo vorticoso gioco di perdizione Lenau ci trascina impavido e ci consegna un poema magistrale che, scritto negli anni Trenta dell'Ottocento, ancora oggi risuona, coinvolge e ammalia, e rivive nelle note del Mephisto Waltz di Listzt, il celebre componimento ispirato proprio a quest'opera.
Ci è voluto un po' di tempo per capirlo, ma credo che quello di Lenau sia il mio Faust preferito in assoluto. Non si risenta il sommo Goethe, lui è un fuori categoria che nessun autore, per quanto grande, potrà mai intaccare. Il Faust di Lenau però ha tutti gli ingredienti per sgraffignare un pezzo bello grosso del mio cuore e portarselo via con sé ad vitam.
Il motivo è semplice: Mefistofele si prende quasi tutta la scena e fomenta il nostro Faust come se volesse spronarlo a compiere il Putsch più ardito della storia, per poi mettere a soqquadro tutta la cara vecchia Mitteleuropa. In realtà, più che la scalata al potere, è il mantenimento dello status quo che affligge i pensieri di un Faust che si interroga sulle condizioni mansuete del popolo. E Mefistofele gli snocciola quelle tre o quattro verità talmente semplici da sfuggire alla massa silenziosa e ruminante, che si fa asservire e portare al laccio con grande docilità.
Il Mefistofele di Lenau è dunque la degna rappresentazione del pifferaio di Hamelin, suadente come il flauto di Pan, e chi mi conosce bene sa che in situazioni come queste ci vado a nozze e ci prendo pure la residenza.
Se potessi, mi tatuerei l'intero libro nell'anima, sul cuore, sulla pelle. Quanta sfrontata poesia! da lacrime agli occhi.