"È strano guardarsi allo specchio, ritrovarsi in ciascuna delle cose che non volevo vedere. La sensazione che provo ora con queste nuove consapevolezze è quella di aver deciso – in preda a un raptus di risolutezza e dinamismo mai provati prima – di voler mettere a posto l’armadio. Per farlo ho rovesciato tutti i vestiti sul letto, ammucchiandoli l’uno sull’altro. Solo che adesso non ho più la forza di mettermi a piegare, scegliere cosa tenere e cosa no, sistemare le grucce. Sono stanca. Guardo l’armadio vuoto seduta sui miei vestiti impilati e mi dico che non so da dove ripartire.”
Trovare se stessi non è facile, e questa è la sfida alla quale si sottopone Ludovica, giovane studentessa dalla vita apparentemente inappuntabile: vuotare il sacco, scavare nella profondità del suo inconscio, capire che cosa la tormenta e perché guidata dalle domande di Erica, la sua psicoterapeuta.
Kore è un viaggio introspettivo alla ricerca del sé, un percorso esistenziale supportato dalla necessità di chiarezza e dal bisogno intrinseco di riparare le fratture di una gioventù che ambisce alla perfezione.
In questo secondo romanzo, dopo "Le figlie del barrio", troviamo un'altra amicizia, altri disequilibri, dinamiche sociali di cui vorresti sapere ancora di più. Una pulsione ossessiva verso la ricerca di uno status, un'invidia sublimata per non essere affrontata. Si parla di rapporti nei quali si può essere soli, se vissuti da Kore. Kore è la fanciulla, Persefone prima degli inferi. Che viene scelta e non sceglie. Il libro è il racconto di un legame (che lega ma non unisce) riletto durante un percorso di psicoterapia, dove la protagonista scoprirà se stessa.
Kore, come definito dalla stessa Arianna Lai, è a metà tra un romanzo di formazione e un romanzo psicologico. Racconta il viaggio dell'eroina - Ludovica - alla ricerca di se stessa, viaggio che viene fatto attraverso un percorso psicologico. Tramite l'espediente del quaderno, in cui la protagonista racconta la storia di un'amicizia, impariamo a conoscere Ludovica e il suo modo di vivere le relazioni. Ammetto che ho avuto sentimenti di amore e odio nei confronti della protagonista, in cui a volte mi sono ritrovata e di cui altre volte ho giudicato i comportamenti. Forse però, proprio per questo, mi ha tenuta attaccata allo schermo del Kindle per tutto il pomeriggio con la voglia di sapere cosa sarebbe successo dopo. E, come i romanzi che piacciono a me, mi ha pure fatto scendere qualche lacrima. Questo romanzo è anche qualcosa di più del viaggio di Ludovica. Ci vuole, infatti, insegnare a chiedere aiuto ed è un appello a normalizzare l'utilizzo della psicoterapia, che ci aiuta a vivere meglio e in serenità. La vita della protagonista è piuttosto comune, com'è comune che le persone rimangano bloccate a un certo punto della propria vita e necessitino di un aiuto esterno. Ecco perché, sentimenti contrastanti a parte, non riesco a non immedesimarmi e affezionarmi ai personaggi a cui dà vita Arianna Lai nei suoi romanzi.
Non so descrivere bene la sensazione che mi ha dato leggere questo libro. Mi sento oscillare tra il pericolo di sprofondare nel vuoto e una lacerazione al centro del petto.