Gaston Rébuffat was a well-known French alpinist and mountain guide. He was a recipient of France's prestigious Chevalier de la Légion d'Honneur in 1984.
Known for his lyrical writing and his ability to convey not only the dangers of mountaineering but the pure exaltation of the climb, Rébuffat authored several books. His most famous written work is Etoiles et Tempêtes (Starlight and Storm), first published in French in 1954, and in English in 1956. (Bio from Wikipedia.)
Gaston Rébuffat: un uomo solare. Ama il sole, lo cerca, lo insegue: nel riverbero del mare della sua Marsiglia, nel bianco delle falesie delle Calanques. Lo attende con gioia quando spunta dietro le vette, quando vede il riflesso attraverso i cristalli di neve o dei ghiaccioli. Questa sua ricerca, questa sua passione per il sole è indissolubilmente legata al bene che vuole all’essere umano e al valore supremo che Rébuffat dà all’amicizia, alla solidarietà – e che trova nel suo alpinismo la summa dell’unione di tutte queste sue passioni. A differenza di Bonatti (si potrebbe dire che Rébuffat è il suo esatto contrario) che ha sempre ricercato dei veri e grandi amici, ma ha sempre temuto il tradimento (o ne è stato vittima o ha ritenuto di essere stato vittima) e quindi finisce per tenere tutti ad un braccio di distanza, facendo così del suo alpinismo un’espressione di sé in solitaria, Rébuffat invece è sempre (e unicamente) in giro con altre persone, amici o clienti che siano. Non gli piace andare in montagna da solo perché per lui la montagna, la passione per l’alpinismo hanno senso solo se condivisi. Come Walter, anche Gaston si è dedicato successivamente a tante altre discipline, (traversate in mare, speleologia, la scoperta dei deserti) ma mentre Bonatti ha sempre ricercato la solitudine del viaggio per farne uno (infinito e profondissimo) dentro si sé, Rébuffat ha sempre viaggiato in compagnia perché era fondamentale per lui condividere emozioni al fine di ampliarne l’effetto. Bonatti evidenzia sempre lo sforzo, come valore essenziale per dare senso e pienezza al risultato; Rébuffat sorvola le fatiche per raccontare dei momenti belli (persino quando viene travolto da una valanga mentre scende dall’Annapurna non scrive pagine pregne di tensione, diventa appena più asciutto. Dice che si è ripetuto come un mantra: “Ne pas perdre mon piolet. Gagner la rive” e una volta raggiunta - rapidamente, almeno nel suo scritto - la riva della valanga, si dilunga invece sulla gioia di ritrovare i suoi compagni sani e salvi. Ecco: questo è Gaston Rébuffat). Un bel libro, che ci restituisce il ritratto di un uomo che ha amato molto l’umanità e di conseguenza il suo lavoro di guida, che gli ha permesso di essere sempre con altri e a far loro emergere sogni e passioni (guardare la gioia negli occhi di chi era con lui, questo era quello che ricercava, questa era la sua ricompensa più piena); una scrittura degna di nota, in grado di descrivere bene le montagne senza annoiare (non facile!!) così come di cogliere in poche frasi, con metafore sorprendenti, alcuni nodi cruciali dell’essere. Un libro che però con un minimo lavoro di editing supplementare avrebbe potuto legare meglio i vari articoli che raccoglie ed evitare ripetizioni. Comunque molto valido, sia il libro che la persona (ma mai come Bonatti..........)
Lire Gaston Rebuffat, c’est partir en montagne. Transporte par la poésie de « ses » alpages et de « ses » cimes, on se sent déambuler dans le fameux jardin féerique de Monsieur Rebuffat, la où seuls ces mots peuvent nous conduire. On découvre alors une contrée regorgeante de symbolisme où les montagnes sont autant professeurs qu’assassins, leçon de morale que vidées de sens. Et pourtant, ce que l’on retient de tout cela n’est justement pas le paysage. C’est le regard de l’homme qui s’y promène. La grande âme de Monsieur Rebuffat s’y déplie les ailes et nous escorte dans son jardin, qu’on rechigne toujours de quitter. Un véritable conte de fée à ne pas louper.
Quite good but sometimes the same content is repeated in different parts of the book and it feels like reading the same passages several time. Though it is not the Author's fault since the book was posthumously edited.