Jump to ratings and reviews
Rate this book

La penombra che abbiamo attraversato

Rate this book
«Affrescato a motivi pompeiani, l' "Albergo Europa" è un microcosmo in cui l'armonia di una società patriarcale è attraversata da trasalimenti e ombre e interrogativi. Siamo negli anni attorno alla Prima Guerra Mondiale. Si è detto "microcosmo" non per questo mondo è piccolo davvero, è un paese di montagna in una delle valli di Cuneo, un paese con i bassi porticati e i balconi di legno; ed è il mondo davvero, per la bambina che vi nacque e lo registrò ora per ora.L'immagine proustiana del titolo significa qui l'infanzia, età in sé folgorante, ma ombrosa, oscura per chi la guarda dall'altra sponda, quella della maturità; ma è anche la vita stessa, lo spazio che deve essere riattraversato per ritrovare la tormentosa età, nella quale a nostra insaputa tutto era stato giocato una volta per tutte.Il riscatto del tempo è il motivo vero del raccontare di Lalla Romano. Sin dai primi libri si è venuto precisando il filo di una poesia tutta discrezione e rigore che consiste nel raccogliere come rivelatori proprio i momenti della vita che si sogliono chiamare dispersi».

247 pages, Paperback

First published May 27, 1964

8 people are currently reading
274 people want to read

About the author

Lalla Romano

49 books24 followers
(Demonte, Cuneo, 1906 - Milano, 2001)
Dopo aver frequentato le elementari a Demonte, si trasferisce a Cuneo con la famiglia nel 1916, dove compie gli studi superiori. Conseguita la maturità nel ‘24, s’iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino: tra i suoi professori, spiccano le figure di Ferdinando Neri e Lionello Venturi. Su indicazione di quest’ultimo, comincia a frequentare la scuola di pittura di Felice Casorati. Laureatasi nel 1928, continua a dedicarsi alla pittura ed alla poesia: ha, intanto, conosciuto scrittori e intellettuali del calibro di Cesare Pavese, Mario Soldati, Franco Antonicelli, Arnaldo Momigliano. Nel ‘32 sposa, a Cuneo, Innocenzo Monti, e nel ‘33 nasce il suo unico figlio, Pietro. Nel ‘35 raggiunge a Torino il marito, ivi trasferito per motivi di lavoro; successivamente, espone in mostre collettive ed in una personale. Spinta dal giudizio positivo espresso da Eugenio Montale su alcuni suoi versi, nel ‘41 pubblica da Frassinelli la sua prima raccolta di poesie, “Fiore”. Durante la guerra, aderisce al movimento “Giustizia e libertà” e, su invito di Pavese, nel ‘44 traduce per Einaudi i “Trois contes” di Flaubert. Nel ‘46 decide di abbandonare l’attività pittorica per dedicarsi completamente alla scrittura. Esordisce nella narrativa nel 1951 con una raccolta di brevi testi in prosa, “Le metamorfosi”, con presentazione di Vittorini; è del ‘53 il suo primo romanzo, “Maria”, elogiato da Montale sul “Corriere della Sera” e definito da Gianfranco Contini un “piccolo capolavoro”. Negli anni seguenti, escono il libro di poesie “L'autunno” (1955), i romanzi “Tetto murato” (1957) e “L'uomo che parlava solo” (1961) ed il libro di viaggi “Diario di Grecia” (1959). Bene accolto dalla critica e dal pubblico, il suo quarto romanzo, “La penombra che abbiamo attraversato” (1964), è “una rivisitazione di esperienze infantili e adolescenziali nella quale il rigore stilistico e l’esercizio dell’ analisi tengono a freno l’incombente compiacimento autobiografico” (S.Guglielmino). Il successo arride anche al successivo “Le parole tra noi leggère” (1969), che vince il premio Strega; seguono, tra le altre cose, il romanzo “L’ospite” (1973), la raccolta di poesie “Giovane è il tempo” (1974), il volume di racconti “La villeggiante” (1975), il romanzo “Una giovinezza inventata” (1979), le fiabe de “Lo stregone” (1979) . E’ dell’81 “Inseparabile”, dell’86 “La freccia di Tatiana” (con fotografie di Antonio Ria), dell’87 il romanzo “Nei mari estremi”, ove è rievocata la malattia e la morte del marito. Da segnalare, negli ultimi anni, “Le lune di Hvar” (1991), “In vacanza col buon samaritano” (1997), “Dall'ombra” (1999).

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
25 (17%)
4 stars
58 (41%)
3 stars
43 (30%)
2 stars
12 (8%)
1 star
1 (<1%)
Displaying 1 - 18 of 18 reviews
Profile Image for Emilio Berra.
310 reviews297 followers
March 26, 2019
Alla scopera di se stessi
Libro scritto nel '62-64, dopo un viaggio-ricognizione presso Demonte, 'Ponte Stura' nel romanzo, dove l'autrice visse fino all'età di dieci anni.
E' il libro più proustiano della scrittrice più proustiana della letteratura italiana : "Un viaggio alla scoperta di me stessa", nei luoghi e nei tempi che fecero dire alla madre poco prima di morire: "Come eravamo felici!" .

Sono soprattutto i dettagli a essere rivelatori. Permettono a Lalla Romano, donna di ormai 55 anni, di scandagliare nella memoria, entrare nei meandri di emozioni e sensazioni di se stessa bambina per cogliervi l'essenza della propria identità, della personalità ove ha posto radici.
Vi è "il tempo di prima" della nascita, raccontato dai genitori, quindi per lei favoloso e quasi mitizzato. E il tempo del vissuto, ovviamente ammantato, avvolto dalla 'penombra che abbiamo attraversato', fra inconsapevolezza e primi bagliori di luce.
La casa natìa, il paese, le passeggiate nei dintorni... si animano di persone che ora non sono più e di antiche risonanze che ora diventano consapevolezze.

Fin dalla più tenera età "a me premeva essere presa sul serio".
La fiducia verso i genitori era totale: "la mia certezza che essi non potevano sbagliare".
La madre affettuosa e piuttosto reticente: "non voleva che si giudicassero gli altri attraverso i suoi racconti".
Sulla nonna, "credo che intuissi che la sua durezza la condannava alla solitudine".
Poi, i luoghi che talvolta "si rivestivano dell'ornamento delle stagioni e la loro storia ne era come velata, nascosta, resa indefinitamente lontana" .
Profile Image for Dimitri.
176 reviews72 followers
December 31, 2018
Dopo la morte della madre, Lalla Romano ritorna al paese e alla casa della sua infanzia. Senza nostalgia, con una prosa elegante ed essenziale, spesso al confine con la poesia, ricorda innanzitutto i gesti e le immagini legate ai genitori e le loro parole.

Entrando nell’ufficio di papà provavo sempre un istante di felicità. Ci andai tante volte con la mamma e la sorellina, a prendere papà la domenica mattina tornando dalla messa. Quando entravamo, papà alzava la testa e guardava la mamma. In quel momento notavo che nell’ufficio scuro la mamma era come splendente e insieme imbarazzata della sua bellezza.

E poi ci sono i giochi tra bambini.

In un armadio c’erano i vestiti della nonna, che furono i nostri costumi di teatro. Felicino aveva inventato il teatro-cinematografo. Sulla parete opposta al sofà c’era un grande specchio e a lato del sofà una porta; dentro quel vano recitavano gli attori; gli spettatori, seduti sul sofà, vedevano l’azione nello specchio. Facevano da spettatori le sorelline, la mia e quella di Idina, le due sciocchine.

L’autrice fa un viaggio nel tempo e nello spazio, si addentra nella penombra delle stanze, dei solai, dei balconi, dei giardini. Si riappropria della penombra dei primi dieci anni della sua vita per tentare di illuminarla, di capirla, seguendo quel filo sottile che lega luoghi, persone, odori, colori.
Ha scritto Lalla Romano nella nota in appendice: “Non c’è rimpianto né nostalgia, nel libro, perché quel mondo non è perduto. E’ vero che è passato, irrevocabilmente, ma il suo pregio io lo sento ora, vale a dire lo comprendo, lo amo, infine lo posseggo. Come dice Faulkner, la felicità non è, ma era.”
Profile Image for Ermocolle.
475 reviews45 followers
September 30, 2021
"Là la donna adulta ritrova se stessa bambina e scopre di essere ancora la medesima persona. Tale è il significato del titolo proustiano, parte integrante del libro. Lo ricavai da un passo del "Tempo ritrovato".
"Ci appartiene veramente soltanto ciò che noi stessi portiamo alla luce estraendolo dall'oscurità che abbiamo dentro di noi... Intorno alla verità che siamo riusciti a trovare in noi stessi spira un'aura poetica, una dolcezza e un mistero, i quali non sono altro se non la penombra che abbiamo attraversato".
(dall'introduzione dell'autrice)

Intensa ed emozionante lettura. La capacità sapiente di rendere universale il racconto dei propri ricordi di infanzia.
Profile Image for Domenico Fina.
293 reviews91 followers
May 10, 2022
“Ma una volta la mamma disse una cosa molto strana.
Nella stanza da pranzo era appeso un grande quadro in cui alcuni pescatori tiravano le reti; avevano calzoni arrotolati al ginocchio ed in testa dei berretti rossi e neri; sullo sfondo fumava il Vesuvio. Tutto l’insieme era plumbeo. Quel quadro era un regalo di nozze; non lo lodavano come pittura, ma alla mamma le era caro perché le ricordava Napoli dove era stata con papà.
Guardando quel quadro la mamma disse con qualcuno, non ricordo con chi, che lei «si era innamorata di papà» a Posillipo.
Come era possibile? Innamorata «dopo» che era già sposata? Ero abituata alle fiabe e alle storie in cui gli amori contrastati terminavano con le nozze. L’amore delle fiabe, astratto e freddo ma anche fatale e travolgente, non mi illuminava sulle emozioni che lo accompagnano.
La mamma aggiunse che era stato «perché» (che ci si innamorasse per un motivo era un’altra cosa inaudita) papà si dimenticava di mangiare - erano al ristorante - per guardare il mare e i pescatori che tiravano le reti.
Papà che si incantava guardando con aria meditativa, grave, mi era familiare: l’avevo visto guardare così i quadri, le montagne; avevo anche capito che, siccome per la mamma la bellezza era prima di tutto, così chi la amava le diventava caro per questo.
Lei non amava le «cose belle»; ammirava certi momenti fuggevoli della natura. Le contemplazioni della mamma erano diverse da quelle di papà: erano rapide. Dopo, appariva felice. Riabbassava gli occhi come se avesse visto qualcosa che gli altri non vedevano.”
Profile Image for Mighty Aphrodite.
623 reviews60 followers
January 2, 2025
Ritrovare, dopo un semplice viaggio in macchina, il paesino nel quale si è dipanata la nostra infanzia, girare per le sue vie, rivedere quella casa, da sempre appollaiata in cima a una collina e che aveva assunto i contorni mitici e meravigliosi che solo un bambino può donare alle cose. Ora è lì, di nuovo, davanti agli occhi che l’avevano pensata, uguale e al contempo diversa.

Ritornare a scrutare quelle vie, riprendere le abitudini di una volta, quando tutto, ormai, ci sembrava perduto, dopo che, con la tristezza nel cuore, avevamo dovuto voltare le spalle a quella realtà favolosa e immaginifica, ora rediviva. Ricordare diventa, così, un’azione concreta e vitale, esce dal recinto sicuro e neutro della mente per diffondersi – in rivoli sottili, ma prolifichi – nel mondo. Ricordare assurge, dunque, a modo per vivere la realtà, per comprenderla, per immergervisi a fondo, in profondità.

Ci appare difficile, alle volte, capire se ciò che stiamo osservando, se ciò che si rivela al nostro sguardo, sia il passato o il presente, poiché l’unico vero confine tra queste due dimensioni è il nostro corpo e la sua decadenza, lo smarrirsi della mente, l’oblio che si posa – indistricabile – su alcuni avvenimenti e ci rende incapaci di riviverli, di disvelarne ogni piega e penetrarne, infine, il significato ultimo.

Continua a leggere qui: https://parlaredilibri.wordpress.com/...
Profile Image for Gio Pervinca.
195 reviews17 followers
September 8, 2021
“Per me la paura era un vuoto che poteva aprirsi davanti ai miei passi ad ogni momento. C’era in me stessa - io credevo fisicamente - la possibilità di essere ingoiata, distrutta. La mia non era paura di soffrire, ma di sparire.
C’erano le paure più antiche, che avevano lasciato una memoria atroce ed incomprensibile; c’erano quelle di sempre. Contro tutte la mia ragione combatteva, tuttavia non vittoriosamente.”

Una scrittura maestosa ti incanala dentro una narrazione ombrosa. Tutto sembra coperto da nubi, come se stesse per piovere da un momento all’altro. In fondo, è la penombra che è cardine e protagonista di questo libro.
Profile Image for Francesca.
Author 6 books237 followers
June 25, 2021
Alcune pagine sono poesia quasi, che realmente fa sentire in bocca il sapore del mitico "tempo di prima"...

Una canzone malinconica dai versi di persone e dalle strofe di ricordi.
701 reviews77 followers
July 24, 2019
Lalla Romano vuelve a su localidad natal del Piamonte más de veinte años después de abandonarla. La evocación biográfica está exenta de nostalgia, quizás contiene más una leve melancolía, como la que provoca las fotografías que tomaba su padre en aquella época y que no vemos pero que vivimos gracias a la prosa de la escritora, a su magnífica traducción al castellano, y seguramente también a los más de 40 años adicionales que han pasado desde que Einaudi publicó el libro, incomprensiblemente desconocido en España, como tantas joyas italianas del siglo XX.
Profile Image for Laura Gotti.
600 reviews608 followers
May 23, 2025
Ci ho provato ancora una volta con Lalla Romano, questa volta con un titolo bellissimo che ricalca Proust anche nelle intenzioni e, ancora una volta, ne riconosco la grandezza e la sua centralità nella letteratura italiana ma non riesco a farmela piacere fino in fondo. Mi rimane sempre un retrogusto amaro, insoddisfatto, poco convinto.

Se penso a quanto io ami la De Cespedes, la Cialente, la De Stefani, la Ginzburg (sì lo so, lo so gli articoli ma io sono una donna di una certa e le abitudini faticano a morire e a volte grazie al cielo) solo per fare degli esempi di letteratura che amo, ecco se penso a loro, in automatico, penso che Lalla Romano non sia nelle mie corde, che la sua letteratura non arrivi a toccare i nervi scoperti che innescano il me il piacere della lettura anzi, mi tiene distante. Ci ho messo molto a finire questo libro, a volte, vinta dalla noia, lo lasciavo chiuso per giorni ed è raro che mi succeda.

Ho fatto un altro tentativo, avevo letto altro tempo fa, credo sarà l'ultimo, con un po' di dispiacere.
Profile Image for Chiara.
22 reviews3 followers
June 23, 2024
c’è un’immensa dolcezza di fondo in questi libri che parlano di famiglie che erano e non sono più, come Lessico famigliare della Ginzburg. mi evocano il timore del tempo che passa, mi raccontano che il tempo passa per tutti, che l’infanzia e la famiglia si possono amare ma non trattenere. chissà come sarebbe leggerlo a 50, a 60 anni.
(la memoria dei luoghi: voglia di seguire anch’io per ogni angolo del giardino e della casa le tracce dei posti dove giocavo da bambina)
Profile Image for Lucia.
106 reviews14 followers
July 14, 2019
Forse uno dei libri più meravigliosi che abbia mai letto. Una sorta di pellegrinaggio intrapreso dalla scrittrice all’età di 54 anni nei luoghi della sua infanzia, rivisti attraverso il filtro di ricordi ed immagini vivide della memoria che la scrittura tersa di Lalla Romano restituisce come vere e proprie “fotografie” ( non a caso, in molti punti l’autrice descrive proprio le fotografie che il padre amava scattare).
Calvino ha scritto di questo libro: “L’immagine proustiana del titolo significa qui l’infanzia, età in sé folgorante, ma ombrosa, oscura per chi la guarda dall’altra sponda, quella della maturità; ma è anche la vita stessa, lo spazio che deve essere riattraversato per ritrovare la tormentosa età, nella quale a nostra insaputa tutto era stato giocato una volta per tutte”.
A sua volta la stessa Lalla Romano, in una intervista in cui le venne chiesto se considerava “perduto” quel mondo, rispose: “ non c’è rimpianto né nostalgia, nel libro, perché quel mondo non è perduto. È vero che è passato, irrevocabilmente, ma il suo pregio io lo sento ora, vale a dire lo comprendo, lo amo, infine lo posseggo. Come dice Faulkner, la felicità non è, ma era”.
La casa, la piazza, i portici, le botteghe e le persone di Damonte (paese d’origine, nel libro ribattezzato “Ponte Stura”) sono le tappe di un percorso che snodandosi tra i ricordi giunge fino al presente.
Profile Image for La Central .
609 reviews2,727 followers
June 9, 2020
"De repente, en un momento inesperado, experimentamos aquello que William Faulkner escribiera en Requiem for a Nun: «The past is never dead. It’s not even past». Del mismo modo, para la narradora de La penumbra que hemos atravesado, todos los rincones, instantes, personas y objetos con los que estuvo en contacto siendo niña recobran una cierta presencia cuando ésta retorna al pueblo en el que pasó gran parte de su infancia: el valle –escribe Lalla Romano hacia el final del libro– estará siempre habitado por las personas que por allí pasaron, por la niña que ella misma fue.
En la estela de Léxico familiar, de Natalia Ginzburg, publicado un año antes que el libro de Lalla Romano, La penumbra que hemos atravesado recorre el interior del hogar y sus alrededores con una mirada compasiva hacia la realidad; admirando, como hiciera la madre de la narradora, no las cosas bellas, sino los momentos fugaces de la vida. También como en las fotografías de su padre, mediante imágenes ligeras tomadas de forma delicada, Romano nos introduce en este rincón del Piamonte, un mundo de encuentros entre amigos, festividades locales, procesiones religiosas y tareas domésticas, a la vez que muestra su fascinación hacia un tiempo anterior a ella, ese «tiempo pasado» que proporciona, inevitablemente, la sensación de haber llegado tarde." Sergi Álvarez
Profile Image for Diletta.
Author 11 books247 followers
February 4, 2020
Super proustiano; il distacco crea i ricordi e li ricostruisce.
Profile Image for Camilla Marchisotti.
35 reviews1 follower
January 16, 2023
Italiane sommerse 2023 #1

3,5/5

La penombra che abbiamo attraversato, libro apertamente autobiografico come spesso sono quelli di Lalla Romano, è strutturato per mezzo di un dispositivo semplice, ma gestito in maniera misurata e elegante: l'autrice, adulta e quasi anziana all'inizio degli anni '60, torna a Ponte Stura, il paese piemontese di bassa montagna in cui ha vissuto la sua infanzia. Torna, osserva, ricorda e racconta. La scrittura procede quindi su due piani, quello del presente e quello del passato, sbilanciata però verso la memoria, la cui indagine è in fondo il cuore e lo scopo del libro. Vengono evocati, oltre ai componenti della famiglia stretta (madre, padre, sorellina, la domestica Ciota e la nonna Madrina) tutti i personaggi di quel mondo "di prima": le amiche e gli amici, le famiglie più in vista di Ponte come i personaggi più strambi, i negozianti, le maestre di scuola, i contadini i montanari i cacciatori; i luoghi, poi, come la grande casa, le piazze e le vie o i sentieri percorsi da ragazza, non sono solo il fondale che li ha visti muoversi, ma hanno essi stessi statuto di personaggio, anzi sono forse più importanti delle persone perché sono loro che - pur cambiati, decaduti, in rovina - sono comunque lì, sono rimasti e permettono ora il racconto. Le sensazioni e le descrizioni che ne derivano sono insieme vivide e impressionistiche, ed è questa forse la forza della scrittura della Romano: il suo lirismo domestico dipinge sull'acqua. Il sopralluogo adulto e presente serve, più che come contraltare, come interruttore dei ricordi, affastellati in maniera tanto coerente quanto comunque onirica, associativa. Non è una memoria fattiva, obiettiva, ma una memoria psicologica e viscosa che viene da uno scavo attento e profondo, e che recupera miracolosamente un certo modo di sentire e pensare propri della "bambina" Lalla. Questa memoria psicologica è affascinante, perché è precisa e personale, certo, fino a riesumare certi odori e suoni, il vento, gli scampoli di filastrocche e canzoni - ma la sua cifra ambigua e favolosa è la stessa della memoria infantile di tutte noi, ed è per questo che possiamo accedervi senza fatica. È un'arte certosina, quella di Romano, che ricorda lavori di precisione come il ricamo del pizzo, l'incisione, il vetro soffiato. A volta, è perfetta, e fa nascere pagine di tersa bellezza. Ma sul lungo respiro è limitata dallo stretto perimetro della sua ricerca. Se la Recherche di Proust viene spesso paragonata a una sorta di Cattedrale della memoria, La penombra che abbiamo attraversato è una chiesetta di montagna. Tra le scritture femminili proustiane di quegli stessi anni, Lessico Famigliare di Natalia Ginzburg (uscito appena un anno prima, nel '63!) è forse un libro che fa un passo in più, rispetto a questo della Romano: non tanto nella qualità della scrittura (che è ottima in tutte e due le autrici), quanto nella complessità dei suoi dispositivi narrativi e per l'ampiezza dei suoi obiettivi.
Profile Image for Laura_sof.
112 reviews3 followers
Read
October 31, 2025
il passato ormai irraggiungibile che esiste e non esiste al contempo
Profile Image for clara.
1 review2 followers
March 3, 2020
Si tratta di un bellissimo viaggio autobiografico attraverso i luoghi di infanzia della scrittrice. La Romano, ormai adulta, decide di scavare nella propria memoria ripercorrendo i luoghi protagonisti della sua giovinezza. Ogni capitolo si apre come una pennellata delicata e introspettiva cui fa da tramite la descrizione di un particolare di Pontestura (la sua casa, l’albergo, il Borgo, il Castello, la farmacia) e da cui si dipana una matassa di ricordi che sono in qualche modo collegati a quei particolari. Non c’è un ordine cronologico, gli avvenimenti e i personaggi che abitano i suoi ricordi affiorano alla memoria della Romano per il tramite dei luoghi, e così vengono magistralmente presentati al lettore. Lo stile della scrittrice è fortemente evocativo, una scrittura superba e tangibile che riesce a mettere a nudo i sentimenti che la protagonista ha vissuto durante gli anni della sua infanzia.
Profile Image for Bobparr.
1,156 reviews91 followers
March 12, 2024
C’è un notevole distacco tra quello che posso pensare di questa opera di narrativa e quello che viene invece riportato alla fine del libro come esempio di critiche del tempo.

Mentre in queste ultime c’è un osanna quasi generale, io non posso dire di essermi particolarmente divertito o deliziato nel leggere queste frasi, a volte sganciate le une dalle altre, di fatti accaduti 100 anni fa tra basse montagne cuneesi - e del loro rivissuto in età adulta.

Mentre in passato ho apprezzato una opera fotografica commentata dell’autrice, dove con poche parole si andava a volte oltre l’immagine, in questi periodi secchi, reticenti, diretti non ho trovato quella leggerezza che mi aspettavo.

Qualche brano si, più luminoso e ampio; la maggior parte, nella mia esperienza di lettura, come periodi giustapposti con mala grazia, così organizzati in forma di libro.
Un testo perlopiù angusto, di un “gusto francese arcaico” che non risuona nelle mie corde e che mi ha più volte affaticato.
Displaying 1 - 18 of 18 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.