I ricchi sono sempre esistiti e sempre esisteranno. Ma se quelli di una volta erano megacapitalisti, quelli di oggi sono gigacapitalisti. La pandemia, il periodo più calamitoso di sempre per i nove decimi dell’umanità, è stata una pacchia per loro. Jeff Bezos ha aggiunto un’ottantina di miliardi di dollari al suo già cospicuo patrimonio. Elon Musk, per un momento, l’ha superato come uomo più ricco al mondo. La nazione virtuale da due miliardi di utenti fondata da Mark Zuckerberg, se fosse reale, sarebbe la piú popolosa al mondo. Ma il punto non è soltanto la quantità del denaro in sé. È che tale quantità dà a singoli individui un potere che, un tempo, competeva solo agli Stati sovrani. Come si fa a fermare la cavalcata verso nuovi tipi di monopoli di questa manciata di plutocrati che non ambiscono a influenzare solo che cosa compriamo ma anche che cosa pensiamo? Con tasse giuste, leggi migliori, più diritti ai lavoratori sfruttati e una nuova consapevolezza collettiva. Perché se continui a dire di mangiare brioche a moltitudini senza pane, la storia insegna, di solito non va a finire bene.
Riccardo Staglianò (Viareggio, 1968) è uno scrittore e giornalista italiano, corrispondente per il quotidiano La Repubblica. Dalla seconda metà degli anni 2000, ha tenuto la docenza dei corsi di Nuovi media e Giornalismo online all'Università di Roma Tre. Nell’ottobre 2011 ha portato in Italia le Ted Conference.
Troppo ricchi per pagare. Almeno fino a quando un legislatore minimamente avveduto e coraggioso non si deciderà a introdurre una patrimoniale sulle ricchezze esagerate. Quelle che, se appena scalfite, non modificherebbero di una iota il tenore di vita dell’agiato tassato, e che, per altro verso, finanzierebbero un modicum di benessere in più per milioni di meno abbienti. E non tirate fuori, per cortesia, la manfrina del “merito” contro l’”ignavia” perché alcuni di questi giga-capitalisti lo sono grazie alla furbizia, altro che duro lavoro. Pensate ad esempio all’eccellente Musk che sfrutta per anni la normativa sui cosiddetti crediti verdi per avere bilanci in nero, o all’ineffabile Bezos che butta fuori dal mercato le imprese di cui vende i prodotti semplicemente con una spruzzata di dumping, ma solo dopo aver saccheggiato a piene mani i dati e le preferenze dei clienti. Staglianò riprende dunque Piketty e la sua idea di tassare non i redditi (che sono quasi sempre vicini allo zero) ma la ricchezza patrimoniale degli iper-ricchi. Rimarrà con ogni probabilità una bella idea, troppo dirompente perché qualche politico ne accetti le conseguenze in termini di voti.
Riassuntivo nel presentare il fenomeno citato nel titolo, ha la parte migliore nelle critiche riguardo a come i grandi monopoli tecno-feudalisti ma si spegne con pavidità e connivenza quando si propongono le soluzioni adatte a contrastare questo leviatano. Peccato.
Lettura utile per chi è a digiuno sul tema. Scrittura che a volte fa saltellare da un paragrafo all’altro. Diciamo che per chi ha già sentito parlare di queste cose è un po’ una ripetizione, però personalmente penso che dopo anni di lavaggio del cervello in cui i creatori di Facebook, Google, Amazon, Apple & C. Sono stati messi su un piedistallo, male non fa leggere e rileggere critiche ragionate ai loro poco etici atteggiamenti
Molto interessante, dà una visione generale di tutto il mondo big tech e dei maggiori giganti economici, per questo rimane abbastanza in superficie, ma contando che sono 150 pagine é un ottimo riassunto. Consigliato a chi vuole sapere i punti principali in poco tempo, poi da approfondire altrove. In ogni caso riesce a dare le informazioni necessarie per comprendere tutto, anche se non si è esperti.
Non avrà il rigore di un trattato accademico, ma alla fine dei conti questo libro, sulla attuale fase dell'economia mondiale segnata dalla presenza dei Gigacapitalisti, non è affatto male. Darei 3,5, ma non si può.
Libro que desafortunadamente es una estampa de su año, estampa que se quedó atrás debido a la vorágine de los últimos años. Al final Riccardo se queda corto en el gran tema subyacente detrás de estos gigacapitalistas: El ingreso universal