Questo diario di bordo, scritto da Čapek un anno prima della sua morte, nel 1938.
Scrive Cees Nooteboom nella prefazione
"Quando Viaggio al Nord fu pubblicato a New York, nel 1939, Karel Čapek era morto da un anno, sconvolto da quanto era accaduto nel suo paese dopo il tradimento delle potenze dell’Europa occidentale, che avevano deciso le sorti della Cecoslovacchia siglando con Hitler l’accordo di Monaco.
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Esponente insieme al fratello della scena intellettuale e cosmopolita della Praga dell’epoca, come tanti scrittori di fantascienza Čapek sapeva guardare lontano. Nel 1924, a trentaquattro anni, scrisse un romanzo che parlava di un’arma con le caratteristiche della bomba atomica, un pericolo di cui ancora non poteva essere a conoscenza.
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L’ingenuo lettore newyorkese si rese conto di che cosa rappresentasse in realtà il diario del viaggio in Norvegia di Karel Čapek? Riuscì a percepire la minaccia incombente del nazionalismo tedesco che tanto preoccupava il suo autore? Molto probabilmente no: solo chi già lo sa può cogliere qui e là una vaga allusione a un mondo malvagio che esiste da qualche parte, ma certamente non a bordo dello Håkon Adalstein, diretto a Capo Nord navigando lungo le coste norvegesi.
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Čapek non scrive soltanto, ma disegna: semplici tratteggi a matita di case nei boschi, di piccoli porti, di formazioni rocciose, di alberi dalle forme strane, di chiesette e di foreste; disegni che conferiscono al libro una curiosa innocenza, come se l’autore volesse negare la minaccia che percepiva nelle notizie del momento.
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Ma i veri protagonisti del suo racconto sono i paesaggi, i ghiacciai, i fiordi, le montagne e, avvicinandosi sempre più al Nord, il fascino della luce che non lo abbandona mai e cancella dal suo sguardo la nozione del tempo."
Cees Nooteboom nella sua prefazione fornisce le chiavi di lettura corrette per apprezzare fino in fondo questo libro, che per certi versi ho trovato così affine ai reportage di Simenon, come "Il Mediterraneo in barca" e "A margine dei meridiani".
In fondo, "È questa la particolarità della grande letteratura: di essere ciò che di più radicato possieda un popolo e, nello stesso tempo, di parlare una lingua comprensibile e intimamente vicina a ciascuno. Non c’è diplomazia, non c’è alleanza di popoli così universale come la letteratura, ma la gente non le attribuisce il giusto peso, è così. È per questo che gli uomini possono ancora odiarsi ed essere estranei tra loro."
In "Viaggio al Nord", Čapek se da una parte celebra la bellezza della Natura, dall'altra condanna l'insensatezza delle azioni umane, che deterpano la Natura.
I disegni che accompagnano il testo confermano al lettore che la terra al di là del Circolo Polare Artico è tutt'altro che ostile, così come le simpatiche linee dei massicci rocciosi e la capanna più povera: e nell'osservarli ci si chiede se siano un sogno o un'illusione.
Nonostante siano passati ottantatre anni dalla pubblicazione di questo libro, le parole di Čapek sono ancora così attuali
"È possibile che il nostro pianeta prima o poi si raffreddi, o che vi provvederemo noi uomini e ne faremo una landa dove non ci saranno neppure i gabbiani a gridare sulle acque, ma per quanto ci saremo sforzati non potremo violare la grandezza del mondo. Non è una gran consolazione, lo so; viviamo in tempi calamitosi e il nostro cuore è attanagliato dalla pena, ma il mondo è grande."
E con questo suo scritto ci dona uno sguardo pieno di meraviglia rivolto sia alle bellezze della Natura che le parole non riescono a descrivere fino in fondo sia alla bellezza dell'uomo, quando è nella pienezza della propria umanità
"C’è sempre bisogno di uomini eccezionali, anche quando tacciono i tamburi di guerra."