Approssimarsi alla partenza
"Dovrei tremare perché quello è il mio reggimento in marcia, che è partito prima dell'alba? No, non aver paura. Hai fermato la macchina, sei sceso, ti sei affiancato all'ultimo plotone del reggimento destinato, che marcia nella gloria crudele dell'aurora, dell'alba, del principio della notte senza fine. Meno male; non ti senti più così solo, vero che non ti senti così disperato?"
"Dei luoghi, delle contrade, delle valli amate ben poco si vede quando corriamo in macchina di notte. Baleni qua e là, fantasmi sbilenchi di case, contorti gorghi di piante tormentate, nere fosse d'ombra. Le montagne non si vedono, i giganti taciturni, le creste dei sogni."
"E ad un tratto ho visto risplendere lontanissime al nord le montagne di vetro, pure, supreme, dove mai più; cari miraggi di quand’ero ragazzino rimaste intatte ad aspettarmi e adesso è tardi, adesso non faccio più in tempo."
Non ha importanza se si è atteso per un tempo eterno i famigerati Tartari nella tranquilla e rilassante Fortezza Bastiani, predatrice dei giorni miei; ed è per caso quello, sperando che la vista non inganni, il bosco che esploravo da bambino? tenero Bosco Vecchio, custode di tutto quello che è stato?
I giorni si sono avvicendati l'uno dopo l'altro, sempre uguali nel rincorrere chimere con quell'ardente ardore giovanile a tessere promesse sull'immortalità del presente.
E nei corridoi di casa il silenzio è assordante in ogni anfratto; vuote le stanze che un tempo furono teatro di giorni felici e paura per il divenire.
L'ordine è giunto, e a questi ordini è possibile disertare: il reggimento partirà all'alba.