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Pane nero. Donne e vita quotidiana nella Seconda guerra mondiale

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Milano, Mondadori, 1988, 8vo legatura editoriale con sovraccopertina illustrata a colori, pp. 278

320 pages, Paperback

First published January 1, 1987

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204 people want to read

About the author

Miriam Mafai

17 books4 followers
Italian writer, journalist and politician.

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Profile Image for Dagio_maya .
1,108 reviews350 followers
August 4, 2021
10 GIUGNO 1940, ORE 17 -

Dal balcone di Piazza Venezia il Duce annuncia l’entrata in guerra dell’Italia: un passo scontato per molti che lo considerano un dovere da compiere accanto all’alleato tedesco.
Questo è il momento da cui si parte per raccontare ancora una volta il fascismo e l’antifascismo puntando i riflettori questa volta sulle donne.
L’atmosfera generale è gaia: la guerra finirà presto. La Germania è forte e l’Italia ne uscirà più ricca.
La vita, dunque, continua, nella sua normalità.

” I sogni delle italiane e degli italiani erano sogni semplici, modesti. Le «mille lire al mese» o la «casina in mezzo ai fior» segnavano l’orizzonte delle loro aspirazioni, erano le melodie che fornivano il nutrimento al loro cuore.”

Le donne sono spinte ad avere un unico pensiero ed obiettivo nella vita: sposarsi ed avere dei figli.
Quella è la missione a cui si preparano sin da bambine.
Il fascismo, d’altro canto, diffonde disprezzo per i comportamenti delle donne all’estero e soprattutto di quelle dei paesi anglofoni che dimostrano di essere le più disinibite e pericolose nel loro voler essere indipendenti.
La donna è considerata essenzialmente un essere incapace nelle questioni decisionali. Deve dunque sposarsi per affidarsi ad una guida maschile che la sappia condurre.
La spinta al matrimonio è legiferata dalla Stato Fascista e chi si sottraeva doveva pagare la «tassa sul celibato».


”Tutto era ordinato. Si sapeva esattamente ciò che si doveva fare e ciò che non si doveva fare. C’era chi comandava e chi obbediva. La moglie obbediva al marito.
Il marito obbediva al capoufficio. I padroni comandavano. Non c’erano scioperi. I treni arrivavano in orario. Tutti obbedivano al Duce. E sopra il Duce c’era solo Dio.
Tutto era ordinato. Tutto questo sarebbe finito con la guerra.”


Mafai ci racconta allora, di come le donne – con l’avanzare della guerra- cominciano a trovarsi in una differente posizione: con gli uomini al fronte si aprono dei varchi inaspettati.
Libertà di muoversi, di decidere, di avere un lavoro.
Tutte situazioni prima impensabili che all’improvviso diventano necessarie.
Le donne continuano ad avere il loro dominio nel focolare domestico: sono loro che devono procurare il cibo che a mano a mano scarseggia.
Allo stesso tempo, però, rimaste sole, acquistano sempre più autonomia.
Anche quelle che oggi ci sembrano piccole cose.
Ad esempio per la prima volta è la madre a firmare la consegna della pagella come racconta questa testimonianza:

«In fondo alla pagella c’era scritto, non so se c’è ancora: il padre o chi ne fa le veci. Mi ricordo quando, alla fine del secondo trimestre, misi la mia firma. Mi sembrò molto importante; voglio dire che io mi sentii più importante.»

Così Mafai procede raccontandoci la nostra storia.
Una storia al femminile che però si differenzia molto in una nazione e in un tempo storico che gerarchizzava.
L’esperienza ed i ricordi delle donne dell’alta borghesia sono, infatti, qualcosa di molto differente. Non sono storie che raccontano di stenti ma di giornata nelle ville fuori porta che diventano rifugi a cinque stelle nei giorni peggiori della guerra. Anche nei mesi di sfollamento le grandi case di moda continuano a creare e produrre abiti ed accessori per queste donne che sembrano appartenere ad un’altra dimensione.

“Pane nero” è un saggio storico molto interessante per aneddoti, testimonianze e documentazione storica.
La complicità di Stato e Chiesa (che da una parte ha legiferato e dall’altro ha condotto pazzesche “crociate di purezza”) ha avuto il comune obiettivo di impedire, negare, reprimere ogni espressione della donna.
E’ la guerra che crea spazi di libertà fisica e morale. Le donne sono le grandi protagoniste di questi intensi cinque anni che le vedono in continuo movimento: in fila per comprare qualcosa da mangiare, sulle biciclette a trasportare volantini o armi, in massa a chiedere la distribuzione di pane e zucchero per sfamare i bambini…
Poi la guerra finisce.
Le piazze sono euforiche ma non tutte le donne hanno il coraggio di sfilare con i partigiani con cui hanno combattuto.
Non tutte hanno la forza di essere giudicate come puttane.
Questo, infatti è il pensiero comune: se sono state in mezzo a tanti uomini chissà cosa avranno combinato…
La guerra è finita e l’Italia cerca di rialzarsi e ricostruire la sua maschia società.
-------------------
PS- 1- Non arrivo alle cinque stelle per una certa mancanza di scorrevolezza nel testo. Strutturalmente credo avesse bisogno di essere staccato da paragrafi e, in generale, meglio suddiviso. Il discorso invece non tira il fiato tanto da doversi, a volte, fermare per capire chi sta parlando nella testimonianza riportata.

PS- 2- Nell’inverno del ’44 la fame si fa sempre più pressante.
Ecco cosa scriveva un sensibile giornalista sul «Corriere della Sera»:

«Tutti si lamentano che oggi si mangia poco. Molti sono dimagriti e contano i buchi che hanno fatto nella cintura dall’inizio della guerra. Dobbiamo pensare che siano effettivamente dimagriti o non piuttosto che siano ingrassati prima?
In generale il numero dei buchi viene annunciato con compiacimento.
Alcuni arrivano al punto di barare facendo buchi vicinissimi uno all’altro. Gli uomini sostengono che mangiano quando hanno fame, ma anche questa è una ipocrisia o un errore. Quel senso di debolezza, di languore nello stomaco o addirittura di svenimento non e fame… Che il mangiar poco faccia bene alla salute è un fatto constatato in tutti i tempi. .»
Profile Image for Malacorda.
602 reviews289 followers
July 29, 2017
Sono solo al terzo capitolo. Più cose leggo relative al ventennio e più trovo analogie con il presente. Tutta la nostra tecnologia da ventunesimo secolo e tutta la nostra presunzione da "popolo di santi, poeti e navigatori" non ci stanno servendo a un bel niente.

Finito. Cronaca lucida, obiettiva e corale dell’Italia attraverso gli anni della guerra. La coralità si costruisce unendo le varie voci delle testimonianze, dei giornali e delle riviste, dei decreti e di altri documenti dell’epoca. L’autrice lascia così che sia il lettore a farsi un’opinione - anche se comunque avrei preferito un po’ più di racconto, un qualcosa di più personale da parte della Mafai, e magari un po’ meno di Corriere della Sera o Grazia. L’obiettività di questa cronaca nasce anche da un tono di scrittura quasi allegro, o comunque sempre pacato, non c’è nessun tentativo di creare atmosfere da tragedia, per quanto gli eventi narrati siano effettivamente tragici.
Si tende a sottolineare come la quotidianità si sia gradualmente mescolata con il carattere di eccezionalità che la guerra necessariamente conferisce ad ogni singolo giorno - questa cosa è logica se ci si pensa ma non è facile da capire veramente a fondo per chi non l’ha vissuta. E nel parlare di quotidianità, l’autrice pone naturalmente un maggiore accento sulla vita delle donne. Generalmente non sono una fan della letteratura “al femminile” o delle questioni legate al femminismo; bisogna tuttavia riconoscere che in Italia la questione esiste, ed è un problema di mentalità (non solo degli uomini ma anche delle donne stesse) e qui si dimostra, con la lucidità di cui sopra, che il problema è passato perfettamente indenne attraverso le gravi tribolazioni della guerra, tant’è che ci ritroviamo ancora oggi a parlare di cose come occupazione/disoccupazione femminile; le retribuzioni delle donne, l’utilizzo dell’immagine del corpo delle donne, l’influenza della chiesa sul comune modo di vedere e sentire, and so on…
Al termine della lettura prevalgono la sensazione di spavento per le similitudini con l’odierna situazione, e ancora una volta la delusione nel leggere che poco o niente è cambiato, sembra che tutto il dramma non sia servito a niente e che non si riesca ad imparare dai propri errori.
Profile Image for K115987.
350 reviews1 follower
January 22, 2018
Libri come questo mi fanno sempre arrabbiare IMMENSAMENTE, perchè la società patriarcale ha sempre voluto la donna umile, docile, sottomessa, salvo poi, nel momento del bisogno, farsi salvare le chiappe dalle vere risorse femminili che, ovviamente, vanno al di là della sottomissione e della docilità. Così è successo durante la seconda guerra mondiale, una volta partiti gli uomini a tirare la carretta sono rimaste le donne, che non solo hanno partorito e allevato figli, ma hanno anche nutrito la famiglia, lavorato, fatto salti mortali per procurare il necessario. Le donne hanno inoltre fornito un contributo indispensabile alla resistenza, alle formazioni partigiane, alla liberazione dell'Italia, un contributo però riconosciuto solo in tempi recenti, perchè finita la guerra le donne sono dovute ritornare al loro ruolo tradizionale e zitte, senza nemmeno un grazie.
Ma non è solo questo che mi fa arrabbiare, d'altronde negli anni '40 l'emancipazione femminile non era ancora cominciata, ciò che realmente mi fa arrabbiare è il qui e ora, un tempo in cui la ragione fa da padrone, in cui ci rieniamo tutti moderni e di larghe vedute, un tempo dove però le donne sono ancora discriminate, sottopagate, maltrattate, stuprate, assassinate.
"Non dimenticate mai che sarà sufficiente una crisi politica, economica o religiosa perchè i diritti della donne siano rimessi in discussione. Questi diritti non sono mai acquisiti. Dovrete restare vigili durante tutto il corso della vostra vita." Simone de Beauvoir
Profile Image for iosonocecilia.
170 reviews16 followers
April 11, 2023
Pane nero è una testimonianza di come ha vissuto la popolazione civile, prevalentemente costituita da donne e bambini, durante la seconda guerra mondiale.

Inizia come un caotico romanzo corale dello stesso evento ma visto da punti di vista differenti, successivamente resta una testimonianza corale interrotta da fatti di cronaca e cenni storici.

L'ho trovato un libro illuminante quanto, allo stesso tempo, fastidioso.
Nell'introduzione viene detto che queste donne si sono trovate senza niente a cercare di non morire di fame e di freddo, hanno patito le peggiori angherie del mondo e nonostante tutto dicono che è stato un bel periodo. Mi sono chiesta più e più volte a che cosa si riferissero e la risposta è la più semplice che ci possa venire in mente. In mezzo a tutte quelle sofferenze hanno trovato un barlume di libertà. Fastidioso perché quella libertà gli viene strappata nell'ultimo capitolo.

Quando mia nonna mi raccontava della guerra, o di quando era giovane lei, mi ha trasmesso le privazioni subite ma a livello sociale non pensavo ci fosse tutto questo divario tra uomo e donna. In alcuni capitoli sembra di essere tornati al medioevo, con la dote, la donna che serve e riverisce il marito, che neanche si può sedere a tavola nelle famiglie contadine, che non è padrona di niente, neppure di se stessa, che come esprime un opinione le viene detto di tornare a fare la calzetta, addetta solo alla famiglia, ai lavori domestici e al fatto che deve mettere al mondo i bambini, perché è fatta biologicamente solo a questo scopo. Facendo decidere agli altri anche cosa indossare, pensare e fare.

Una pesantezza unica...

Poi viene la guerra, i mariti non ci sono, i padri non ci sono, i fratelli non ci sono e le donne, non perché si sono "svegliate" e l'hanno chiesto ma perché semplicemente è "capitato", si sono ritrovate a dover fare le scelte da sole.
Cambiano la moda della gonna lunga per qualcosa di più pratico, spesso pantaloni (fino a quel momento vietati), si interessano di politica, si interessano di economia e la gestione dei beni della casa, si interessano di trovarsi un lavoro per portarsi i soldi a casa.

Insomma una sorta di emancipazione forzata, con successi ed insuccessi, che , soprattutto nella resistenza ha fatto la differenza.

Poi la guerra finisce, gli uomini tornano nelle loro case e torna, martellante, la propaganda della donna umile, docile, che non pensa, non ha diritto di parola, non ha diritto al riconoscimento dei propri diritti, non ha riconoscimento dei traguardi raggiunti. La parità se ne và come se non fosse mai esistita, eppure , pochi mesi prima le donne erano capifamiglia, capo banda, vice sindaco, comandanti e tenenti.

È un libro che suscita sentimenti di rabbia, insoddisfazione e rammarico perché ovviamente, i valori attuali sono diversi da quelli di una volta e leggere quel tipo di soprusi e angherie che le donne erano costrette a subire (senza rendersene nemmeno conto perché era la normalità), vedere l'emancipazione, il barlume di uguaglianza e poi il fatto che gli viene ancora una volta portato via tutto, è una cosa molto difficile da accettare.
Profile Image for SusyG.
349 reviews76 followers
November 29, 2024
Le donne ci sono sempre state nella storia, solo che per molti l'aspetto quotidiano non è interessante. Invece Miriam Mafai ci racconta cosa ha significato il fascismo e la guerra per migliaia di donne: mogli, figlie, sorelle che non avevano più un uomo in casa (all'epoca le decisioni erano solo in mano loro) e che hanno dovuto mandare avanti un paese in cui non c'erano più autisti, postini, impiegati; hanno dovuto occuparsi di sfamare i figli quando il cibo non c'era; hanno dovuto trovare un modo per guadagnare soldi e in una maniera quasi assurda in quel periodo hanno trovato una libertà che prima era loro preclusa. In tutto questo ovviamente si aggiungono le combattenti, dalle staffette a chi partecipava ad attacchi armati. È un libro che mi è piaciuto tantissimo (all'interno ci sono anche foto dell'epoca), un saggio reso quasi un romanzo, super scorrevole con tutte le testimonianze di donne comuni che a modo loro sono sopravvissute e hanno combattuto contro la violenza del regime e della guerra ❤️
Profile Image for Marica.
413 reviews210 followers
August 3, 2021
La dieta leggera assicura un fisico asciutto
Miriam Mafai ci racconta gli anni della seconda guerra mondiale da una prospettiva femminile: come le donne italiane hanno trascorso gli anni di guerra, come si sono ingegnate a portare avanti le loro famiglie e come questo impegno ha cambiato la loro condizione e la società degli anni a venire.
Il fatto importante a livello sociale fu che, essendo gli uomini al fronte, le donne ebbero la possibilità di lavorare al di fuori dalla propria casa. Questo passo diede alle più timide la consapevolezza delle loro capacità; inoltre, spinte dalla necessità, fecero rivendicazioni salariali per avvicinarsi verso gli stipendi degli uomini. Lo scossone dato dalla guerra alla società italiana si rivelò molto importante per la condizione femminile. Penso a tutte le donne che si sono formate politicamente durante la Resistenza e al ruolo che hanno avuto nell'Italia del dopoguerra.
Il libro è di lettura molto piacevole, perchè è presentato come un intreccio di piccole storie, frutto delle conoscenze personali dell'autrice e del suo lavoro di giornalista.
Miriam Mafai, nata nel 1926 dal pittore Mario Mafai e dall'artista ebrea Antonietta Raphael, è una delle molte donne che vissero l'epoca, anche se, sobriamente, non parla di sé stessa. Per via delle leggi razziali, lasciò il liceo e prese parte alla Resistenza facendo volantinaggio.
Tornando alle donne italiane, si spazia in tutte le classi sociali, dalle signore che allo scoppio della guerra si trasferirono nella villa sul lago alle donne qualunque che durante i bombardamenti correvano nei rifugi.
Vengono seguite le storie di alcune figure femminili, mi piacerebbe poter dare un nome e un volto a queste persone, ma nessuna viene chiamata col suo nome, purtroppo, ad eccezione di Claretta Petacci.
Uno spazio speciale ce l'hanno le donne che per generosità, consapevolezza o coinvolgimento quasi involontario hanno preso parte alla Resistenza; alcune con ruoli importanti, tutte correndo dei rischi, altre lasciandoci la vita, come due ragazzine torinesi, uccise e volate giù da un ponte. Spendo un pensiero per gli autori del gesto: si saranno sentiti eroi del fascio? Dopo la nostra Liberazione, sono tornati al loro più o meno onesto lavoro?
Si parla anche di una donna che ha avuto un ruolo attivo nella repubblica di Salò, messa in salvo in un convento alla fine della guerra, poi trasferitasi a Roma, dove nessuno la conosceva.
C'è anche spazio per la frivolezza, che pur essendo futile, lubrifica la vita: quindi, è di primaria importanza: si parla dei modelli extralusso della sarta Biki, dei modelli di scarpe che si potevano prendere con la tessera e delle dichiarazioni della stampa di regime sulla dieta leggera che assicura un fisico asciutto.
Profile Image for Morgana LeFay.
61 reviews
September 24, 2018
Questo libro offre uno spaccato della guerra vista e vissuta attraverso gli occhi delle donne e sulla pelle delle donne che fino a quel tragico momento erano relegate a restare tra le quattro mura domestiche.
Allo scoppio del conflitto mondiale che vede coinvolta l’Italia, le donne diventano eroine della vita quotidiana, devono imparare a cercare il pane alla borsa nera, a far durare a lungo le poche provviste e vegliare sulla salute dei figli in un periodo in cui tutto ciò è difficile.
Gesti eroici spesso dimenticati, come quello di farsi ogni giorno cinque chilometri a piedi all’andata e al ritorno per raggiungere le campagne in cerca di un litro di latte, di due patate, di un etto di burro, sapendo di rischiare la vita, sotto un bombardamento e magari di rientrare tra le mura di casa a mani vuote sfinite e svilite.

Questo libro è e rimarrà sempre attuale di grande interesse storico ed è anche un mezzo per ricordare e onorare tutte quelle donne che hanno combattuto una guerra ancora più difficile: la guerra della sopravvivenza.
Profile Image for LauraT.
1,386 reviews94 followers
June 19, 2021
Gran bel libro, scritto molto bene. Sulle donne in Italia durante l’ultima parte del fascismo, praticamente durante l’intera durata della guerra. Un libro testimonianza di come le donne siano riuscite (?) in quell’occasione di disperazione a fare dei cambiamenti che hanno portato a quelli – forse – più epocali degli anni 70. Ma se non ci fossero state queste donne, non avremmo avuto le “streghe” con le gonne a fiori e gli zoccoli di legno, e oggi, con tutte le difficoltà che ancora incontriamo, non potremmo parlare di leggi per la parità dei diritti della comunità LGBT+++
Un’ultima osservazione “a côté” (mi si perdoni il francesismo, ogni tanto ci cado anch’io!): a chi ancora si ostina a voler paragonare la situazione di lockdown che stiamo vivendo da più di un anno a questa parte, io glielo farei leggere questo libro: a parte tutti i morti, al fronte e sotto i bombardamenti, la “vita di tutti i giorni” era inconcepibile per noi figli del benessere. La famosa regola delle 10 P dovrebbe tornare in auge…

Alle donne veniva proposta, come obiettivo essenziale dell’esistenza, la maternità.
«Lo scopo della vita di ogni donna è il figlio», scriveva un diffuso manuale di igiene e psicologia. «La sua maturità fisica e psichica non ha che quest’unico scopo. Dal punto di vista biologico il matrimonio in giovane età è in ogni caso per la donna la cosa migliore, perché una donna che si sposa a vent'anni è sempre, come madre, superiore a quelle che contraggono matrimonio a venticinque o trenta.» Di qui il divieto o la riprovazione del lavoro femminile ARIDAJE!

Nicola Pende, lo scienziato che aveva sostenuto le leggi razziali, si accinge ora a teorizzare una sorta di apartheid culturale per le donne. «La cultura della donna», scrive, «non può che essere adatta alle sue caratteristiche sessuali.» In caso contrario c’è il pericolo che «ne vengano atrofizzati i lati più necessari alle funzioni di sposa e di madre e di collaboratrice tenera e comprensiva del lavoro dell’uomo, o che venga deformata in senso maschile, così dal lato fisico come dal lato psichico.» La proposta è allora che alla donna vengano rigorosamente proibiti quegli studi per i quali «sappiamo che il cervello femminile non è per natura sufficientemente preparato: come sono le carriere delle scienze, delle matematiche, della filosofia, della storia, dell’ingegneria, dell’architettura». COME SOPRA 😰

Ormai la preoccupazione fondamentale per milioni di donne è la ricerca dei viveri: le razioni vengono ridotte, e sono distribuite saltuariamente. Il ricorso alla borsa nera è sempre più frequente e affannoso. Crescono in modo allarmante i dati della mortalità infantile. Ma ciò che sembra preoccupare di più le autorità religiose è ancora e sempre l’immoralità dell’abito femminile. In un discorso agli uomini di Azione Cattolica, nel settembre del 1942, il papa incita a reprimere l’impudicizia dovunque essa si riveli
«E fatto assoluto divieto al personale femminile degli uffici di usare vesti troppo succinte, di truccarsi e di laccarsi le unghie».

Ma chi ha un fidanzato si sposa. Per amore certo, per desiderio di normalità. Perché non è concepibile un altro modo di volersi bene e stare insieme.
Profile Image for Laura.
119 reviews8 followers
February 21, 2021
Prima di leggere questo saggio avevo letto solo due romanzi relativi al periodo della Resistenza. Pane nero è stato davvero un libro illuminante: lo considero un vero e proprio saggio sulla seconda guerra mondiale. Infatti credo che la maggiore attenzione che viene data alla condizione femminile non debba essere considerata la sua caratteristica principale e non mi piace nemmeno definirlo un saggio sulle donne durante la guerra, perché analizzare quel periodo senza dare uno spazio adeguato alla condizione femminile significa perdersi dei pezzi. Dunque si tratta di un resoconto completo del periodo che va dall'annunciazione dell'entrata in guerra dell'Italia nel 1940 fino alla Liberazione nell'aprile del 1945. C'è da dire però che la condizione delle donne e degli uomini ebrei è stata sorvolata.

Durante la guerra le donne assaggiarono, forse per la prima volta, il sapore della trasgressione. "Però è stato bello" dicono le intervistate a Miriam Mafai, perché gli fu rivelato il loro vero potenziale e le loro capacità, sebbene tramite le sofferenze e le perdite. Dopo la partenza degli uomini al fronte restò tutto in mano alle donne: la gestione della casa e delle spese, dei bambini e delle bambine, delle persone anziane. Non c'era cibo, lavoro, soldi: sulle riviste dell'epoca si consigliava alle donne come cucinare senza olio, senza farina, senza pane. Alle donne venne concesso per la prima volta di fare lavori tradizionalmente maschili, come guidare il tram o lavorare alle poste, sempre con contratti a termine destinati a finire una volta tornati gli uomini dal fronte.
Poi arrivò la Resistenza e le donne si arruolarono così come gli uomini. Erano principalmente staffette, anche se non mancavano le combattenti, e senza di loro non si poteva comunicare da una brigata all'altra, non si potevano fornire le armi e gli esplosivi. Erano parte attiva della lotta per la libertà, ma nonostante ciò dopo la fine della guerra venivano viste come fuorilegge, disadattate e ribelli, ancora peggio se nelle manifestazioni sfilavano al fianco dei partigiani (molte infatti rinunciarono per non attirare su di loro inutili pregiudizi).

Durante il fascismo molte erano le politiche che incoraggiavano le donne a fare più figli e molto poche erano invece le donne che partorivano all'ospedale: spesso il parto avveniva in casa, senza il medico, e nelle campagne la situazione era ancora peggiore. La politica infatti, come allora e come adesso, ha sempre mostrato apparentemente di tutelare le donne, ma ciò avveniva solo superficialmente e senza realmente occuparsi delle esigenze femminili. Tra l'altro, prima della mancanza di uomini dovuta alla partenza per il fronte, il lavoro femminile veniva disincentivato da vere e proprie leggi, motivate dall'idea che la donna dovesse vivere solo in funzione della famiglia.

Ma nel libro di Mafai c'è anche una lucida analisi della condizione delle classi operaie prima, dopo e durante la guerra. Questa infatti non fece altro che accentuare delle disuguaglianze che erano già ben radicate nella società: la mancanza di cibo ad esempio colpì tutta la popolazione, ma ancora di più chi riceveva una paga misera e dunque non poteva permettersi di comprare al mercato nero. Gli stessi bombardamenti furono letali per molta gente che non poté trasferirsi in luoghi più sicuri. Per citare la stessa Mafai: "Alla modestia dei comportamenti, alla obbligata sobrietà delle classi subalterne possono benissimo corrispondere le stravaganze e i lussi dei ceti più elevati."

In conclusione sono molto soddisfatta di questa lettura, grazie alla quale ho potuto vedere la guerra da un altro punto di vista e mi sono resa conto che fu un periodo più che terribile per la popolazione. D'altronde l'Italia era impreparata: non c'erano rifugi sufficienti per tutte/i e adatti agli ordigni di un certo calibro; fin da subito la popolazione pensò che per l'inverno del '40 tutto sarebbe finito, ma in realtà ce ne vollero ben cinque di inverni prima di poter vedere la fine; Mussolini stesso non credeva che sarebbe andata così per le lunghe, forte della sua alleanza con la Germania che si rivelò successivamente il motivo del fallimento. Miriam Mafai è riuscita a raccontare tutto ciò con grande lucidità e professionalità.
Profile Image for Valeria Aliberti.
60 reviews4 followers
May 15, 2025
Non arrivo a 5 stelle solo perchè la narrazione è spesso caotica e questo me l'ha fatto percepire come un libro che è già per "addetti ai lavori" e lo trovo un vero peccato.

D'altronde comprendo che sia anche difficile, con un argomento così vasto e complesso pretendere una linearità ed una chiarezza perfetti. ma insomma, un po'di più avrebbe giovato, ritengo.

A parte questo "pane nero" è un testo prezioso, dal quale emergono immagini nettissime di cosa volesse dire essere donne a quell'epoca e di cosa fosse il mondo negli anni della seconda guerra mondiale.

Il sottotitolo recita " donne e vita quotidiana nella Seconda Guerra mondiale" e Miriam Mafai racconta veramente ogni tipo di donna, cosa che ho apprezzato tanto.

Emergono il lavoro, la casa, la disparità negli stipendi (cosa che ancora ci portiamo dietro), le armi e gli eroismi ma anche la moda, le donne casalinghe, coloro che al fascismo ci credevano e poi emerge anche Claretta Petacci.
Un affresco realmente a tutto tondo.

Il capitolo finale, che narra dei momenti subito successivi alla Liberazione, mi ha messo addosso una rabbia infinita perchè l'Italia del dopoguerra continua ad essere, nei confronti delle donne, bigotta, pebenista, bacchettona. Ed è una cosa che si sa. Ma leggerla fa sempre male.
Queste donne che si sono spese così tanto, che per la Liberazione sono state essenziali quanto gli uomini ora sono pu**ane, svergognate, da nascondere nelle retrovie.

Ma dopotutto le donne, in quel retroscena, hanno saputo e continuano a saper costruire meraviglie, nonostante tutto e tutti.
Profile Image for Giuls (la_fisiolettrice).
184 reviews28 followers
February 7, 2021
3,75 ⭐️

“La guerra costringe a cambiare abitudini, spinge a uscire di casa, insegna a prendere decisioni che prima non sarebbero state pensabili, obbliga all’iniziativa e al coraggio quando il coraggio e l’iniziativa diventano elemento necessario alla sopravvivenza. Ma sollecita e stimola anche qualche corda segreta, quello spirito d’avventura che normalmente le donne reprimono e puniscono quasi fosse una vergogna o un peccato.”

“Il pane è l’elemento principe, la base della nostra alimentazione in quegli anni. Si inzuppa nel latte la mattina, si inzuppa nel sugo a mezzogiorno, si inzuppa nel brodo la sera, si inzuppa persino nel vino. Si mangia pane e marmellata, pane e pomodoro, pane e frittata, pane e olio, pane e verdura.”

Durante la guerra il pane era “nero”, di bassa qualità, razionato e insufficiente.

Miriam Mafai ci racconta l’Italia fascista con i suoi usi e costumi, l’Italia in guerra, l’Italia con l’arrivo degli Alleati e l’Italia nel Dopoguerra. Lo fa prendendo come punto di vista quello delle donne che durante il fascismo erano relegate al ruolo di madri e mogli. L’avvento della guerra rende il cibo sempre più scarso, gli uomini sono al fronte e sono loro a prendere le redini delle famiglie con sacrifici, file interminabili per le razioni, spedizioni al mercato nero, lavoro duro nelle fabbriche, nonostante il salario nettamente inferiore a quello degli uomini.

Quello che colpisce è la consapevolezza crescente che si diffonde nel popolo femminile, che inizia a fare i primi scioperi per avere un aumento di salario; alcune partecipano anche attivamente alla Resistenza, unendosi ai partigiani come staffette o prendendo parte alla lotta armata.

La nota amara sul finale, quando alle sfilate dei partigiani gli è impedito di partecipare e quelle che sfilano lo stesso sono giudicate come “puttane”, come a sminuirle e a ricacciarle nel loro ruolo di mogli e madri, ma ormai il seme è gettato e le donne continueranno a battersi per i loro diritti.

Un libro veramente interessante per approfondire un periodo storico da un punto di vista diverso e veder nascere le basi per i movimenti che si svilupperanno negli anni a seguire.
Profile Image for Al Deg.
61 reviews
May 15, 2018
Un racconto preciso e analitico, che tratteggia la vita femminile (e non solo) nell'Italia tra il 10 giugno 1940 e l'immediato dopoguerra. Inevitabile durante la lettura pensare a coloro che oggi dicono di rimpiangere quel tempo. Ebbene, i dati citati puntualmente in questo libro ne restituiscono un ricordo tridimensionale, in cui ci si può immedesimare davvero senza retorica, che non lascia spazio a simili "nostalgismi" artificiali. Peccato che finisca un po' a tarallucci e vino, ma del resto è fedele al modo in cui abbiamo fatto, anzi facciamo, i conti con la nostra storia...
Profile Image for Tiziana.
555 reviews2 followers
August 10, 2022
Libro molto interessante, scritto da una donna che raccoglie le testimonianze di altre donne durante l'intera durata della seconda guerra mondiale.
Scritto assai bene, molto intenso nei contenuti.
Un capitolo della nostra storia, da leggere per capire di più sul passato e farne buon uso per il presente.
140 reviews1 follower
January 29, 2023
Di tutte le cose che ho letto sulla seconda guerra mondiale, questo libro, e quello di Carla Capponi "Con cuore di donna", sono stati quelli che mi ci hanno davvero buttato dentro. Me l'hanno fatta vedere, annusare, assaggiare. Grazie a loro, ho capito almeno un poco cosa sono stati gli anni 43-45 per questo paese. Bello bello.
Profile Image for Aletta Jacobslaan.
9 reviews
January 23, 2025
Le prime pagine mi hanno ricordato l'atmosfera de La peste, dove tutti minimizzano quello che potrebbe succedere.
Credo che dovrebbe essere una lettura obbligatoria nelle scuole, visti i tempi che corrono.
Profile Image for Luca.
279 reviews1 follower
October 31, 2017
Efficacissima cronaca dei cinque anni della guerra in Italia (giugno 1940 - aprile 1945) vista dal punto di vista della popolazione, soprattutto (ma non solo) femminile.
Profile Image for Elisabetta Isdraele.
37 reviews3 followers
February 9, 2019
Bellissimo vedere la forza e il coraggio di queste donne, che praticamente si sono trovate in guerra anche loro
Profile Image for Chiara Vitale.
3 reviews
October 13, 2023
Ho 25 anni e penso che tutti i ragazzi di oggi dovrebbero leggerlo, magari durante gli anni del liceo quando si studia la seconda guerra mondiale. In tal modo si può comprendere davvero al meglio la vita delle persone, sopratutto delle donne all’epoca e quindi si può avere uno sguardo molto più interessante su queste tematiche!
Profile Image for Gabriella Zuccarello.
434 reviews4 followers
April 17, 2023
“Luciana che partorisce in un basso di Napoli nell’intervallo tra due bombardamenti; Bianca che con i figli il grammofono e la cassetta dei gioielli attraversa a piedi l’Abruzzo; Marisa che a Roma occupata dai tedeschi impara a sparare; Sofia che da Milano si rifugia con le sue provviste di tè e la sua biblioteca in un paesino al confine con la Svizzera; Zita, la mondina di Cavriago che ha il fratello partigiano e il fidanzato nell’esercito repubblichino; e ancora la confinata Cesira, Lela che comanda le ausiliarie di Salò nel Veneto; Carla che durante tutta la guerra fa la postina aspettando il ritorno del marito; Lucia che impara a guidare il tram a Milano e il marito non lo aspetta più; la Biki che continua imperterrita a preparare le sue collezioni di abiti da sera…: queste e tante altre sono le donne che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui a un certo punto ho avuto voglia di scrivere la storia.”

Inizia così il libro Pane nero di Miriam Mafai. Un libro che non è un semplice “raccontare” degli eventi, in questo caso gli eventi che hanno dato inizio, hanno dato corpo e fine alla seconda guerra mondiale.

“La guerra non cambiò, e perché avrebbe dovuto?, le abitudini degli italiani. Chi aveva deciso di partire per il mare o la campagna partì, chi aveva deciso di restare in città, restò.”

Il libro racconta perfettamente gli stati d’animo di chi, quel periodo, l’ha vissuto e anche da diversi punti di vista. Racconta la seconda guerra mondiale di un Italia spaccata e vissuta da 3 tipi di persone: Le donne, protagoniste assolute, che si sono fatte carico di tutto, una volta rimaste da sole a seguito della chiamata alle armi degli uomini e che hanno dovuto crescere da sole i figli, occuparsi della casa e di quello che rimane della famiglia lavorando, per procurarsi il cibo che non era così semplice da recuperare; da chi invece non ha mai patito nulla perché non ha mai avuto necessità di privarsi di nulla perché appartenente a un ceto elevato; e a chi la guerra l’ha fatta in prima persona.

“Le donne che vennero assunte negli anni della guerra come tramviere, come postine, o come impiegate in enti statali e parastatali, ebbero tutte un <> in modo che a guerra finita, quando fossero tornati gli uomini, non potessero accampare diritti, e fosse più facile licenziarle.”

Di libri sulla seconda guerra mondiale ne ho sempre letti, ma la cosa che mi affascina è leggere sempre cose diverse, mai “già lette”, si tratta sempre di punti di vista, di ambientazioni diverse nonostante sia lo stesso periodo storico, ma il punto di vista può variare sia che ti trovi all’estero, sia che ti trovi in Italia, ma anche per chi si trovava al sud, al centro o al nord le cose sono state molto diverse.

“Amministratrici dell’economia domestica le donne imparano a dividere le razioni ufficiali in parti sempre più esigue e a mascherare la propria fame. Per sopravvivere si trasformano a loro volta in intermediarie del contrabbando. Una borsara nera che venga dalla campagna preferisce vendere dieci chili di farina a una persona sola piuttosto che un chilo a dieci persone. La sua cliente iniziale, se ha un po’ di soldi in contanti e gode della fiducia della fornitrice, entra quindi a far parte della catena. È questa catena che garantisce, dall’alto al basso, la copertura necessaria, e consente che il meccanismo funzioni durante tutti gli anni della guerra.”

Per me queste donne non hanno avuto solo delle spalle larghe su cui farsi carico di tutto, ma delle spalle come armadi e che quando si dice farsi carico di tutto, mai come in questo caso il significato è letterale.
La bravura della scrittrice per me è indiscussa, è riuscita a catapultarmi nel periodo storico e a vivere insieme a queste donne sentendo e provando le loro sofferenze, le loro paure e in alcuni casi anche per inerzia.

Consiglio questo libro a tutti coloro che vogliono leggere qualcosa di sicuramente ben scritto, che ti premetta di vivere sulla pelle quello che è accaduto durante quegli anni, che non vogliano limitarsi a degli accenni storici ma che ti permettano di capire cosa realmente hanno vissuto. Libro consigliatissimo!
17 reviews
November 30, 2024
Racconto corale molto interessante sulla vita durante la guerra che raccoglie le testimonianze di tante donne, dalle diverse età, estrazioni sociali, fazioni politiche.

Capiamo le difficoltà enormi, la paura, la fame che hanno subito le persone durante la guerra, i rimedi e gli stratagemmi trovati per sopravvivere.
Nel momento più difficile le donne provano per la prima volta libertà ed autonomia sconosciute fino a quel momento, trovano il coraggio e la forza di resistere alle difficoltà e ai soprusi.
Il libro riporta anche i consigli dati alle donne dai giornali che mostrano come cambi, con il passare del tempo, la percezione della guerra:all'inizio si continua a parlare di moda, di come anche in tempi difficili si debba mantenere il decoro nel vestire e nel mangiare, poi si passa a consigli su come cucinare piatti gustosi nonostante le ristrettezze economiche e la scarsità di materie prime, alla fine si consiglia su come riutilizzare gli scarti di olio per fare del sapone.

La fine della guerra sembra la liberazione e la rinascita ma non per le donne, il cui valore e coraggio non vengono riconosciuti come meritevoli di lode ma anzi gli si impone un ritorno ai vecchi ruoli di sottomissione e sudditanza.

Libro molto interessante per la sua ricchezza di particolari e per la chiarezza, lascia l' amaro in bocca ma del resto del bigottismo e dell'arretratezza mentale di allora ne stiamo pagando tutt'ora le conseguenze.
Profile Image for Barbara Tomasini.
54 reviews
January 6, 2023
Pane Nero di Miriam Mafai.
Un libro che si racconta da solo, un libro che non ha bisogno di grandi recensioni, ma soltanto di essere letto. Uno spaccato storico raccontato con grande professionalità, per capire e conoscere come vissero e affrontarono la seconda guerra mondiale le donne italiane.
Nel giugno del 1940, si credeva che la guerra sarebbe durata solo qualche settimana, ma in realtà era solo l'inizio di cinque lunghissimi anni.
Anni di fame, miseria, privazioni, freddo, paura, bombardamenti, morte e ingiustizie.
Cinque anni dove le donne italiane, hanno saputo "tirare avanti" grazie alla loro forza e allo spirito di adattamento. Erano le donne a dover decidere per la famiglia, erano le donne ad andare a lavorare e a ricoprire posti di lavoro che una volta erano esclusivamente maschili... tutti gli uomini erano in guerra. Ed è proprio in questi cinque anni di guerra che nasce in loro una nuova consapevolezza, un desiderio di indipendenza e libertà. La vita delle donne non è mai stata facile, ma il 2 giugno del 1946, per la prima volta vengono chiamate a votare. Si prospetta, così, un nuovo inizio per loro e per le generazioni future.
Profile Image for Maria Francesca Di Gennaro.
127 reviews
November 27, 2023
Un quadro complesso e ambivalente sulla condizione delle donne durante la Seconda Guerra Mondiale.
La tristezza della condizione femminile è crudelmente presentata in tutte le sue devastati sfaccettature.
Si analizza anno per anno il cambiamento della condizione femminile: dalla sua iniziale reclusione, alla libertà durante il conflitto fino a tornare ad essere le reiette.
Un'opera attenta alle testimonianze delle donne che parlano in prima persona ma anche ai quotidiani, libri e diari che testimoniano lo svolgersi degli eventi.
Un libro di forte impatto emotivo che lascia l'amaro in bocca e fa riflettere sul proprio passato.
39 reviews6 followers
November 15, 2010
Il quadro storico è tratteggiando alquanto sommariamente e diversi sono i passaggi temporali in avanti e indietro, preferendo l'autrice muoversi più dal punto di vista geografico.



Nell'insieme vi sono spunti interessanti relativi alla quotidianità del "durante la guerra", anche se talvolta si smarriscono un po', addossati gli uni agli altri. Espediente, quest'ultimo, che invece di offrire chiarezza finisce col confondere momenti distinti in uno solo.

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