I Diari di Delfini coprono gli anni dal 1927 alla fine del 1944. Sono stati parzialmente pubblicati nel 1982. L’attuale edizione è stata ricavata dai manoscritti inediti dello scrittore con un complesso lavoro filologico al quale Irene Babboni si è dedicata per molti anni e che, dopo la sua morte, è stato completato da Claudia Bonsi. Tra le pagine di questi quaderni e taccuini troviamo un’affascinante raccolta di pensieri, invettive, poesie e narrazioni, sempre sul filo del paradosso, che finalmente può essere letta integralmente. Proprio per il loro carattere eterogeneo, i Diari sono la via preferenziale per entrare nel mondo e nel laboratorio creativo di uno scrittore geniale quanto bizzarro e asistematico.
Antonio Delfini (Modena, 1907 – 1963) è stato uno scrittore, poeta e giornalista italiano. Nasce in una ricca famiglia di proprietari terrieri della bassa modenese. Autodidatta (non compie studi regolari), comincia a scrivere nella seconda metà degli anni venti, grazie alla figura del filosofo Pietro Zanfrognini e a Ugo Guandalini (il futuro editore Guanda), con il quale fonda e dirige un periodico, L'ariete (1927, numero unico sequestrato e soppresso appena uscito). L'amico Mario Pannunzio lo introduce negli ambienti letterari di Roma, e nel maggio 1933 lo coinvolge nella redazione della rivista Oggi (dove tra altri figura anche il nome del giovane Alberto Moravia). Delfini rimane però estraneo al programma letterario della rivista che sarebbe destinata a diventare l'organo ufficiale del "contenutismo". La rivista gli rifiuta vari articoli, che troveranno spazio su Il Selvaggio di Mino Maccari. Venduta la casa di Modena alla fine del 1935, si trasferisce a Firenze, dove entra in contatto con il locale ambiente culturale. Nel 1956 Delfini propone una nuova edizione del Ricordo della Basca, ampliata da una lunga introduzione autobiografica considerata il vero capolavoro dello scrittore modenese. Si tratta di un testo assolutamente nuovo per la sua modernità all'interno della letteratura italiana degli anni cinquanta, in cui l'autore, con profonda e disperata ironia, racconta di un personaggio-scrittore sdoppiato e sparuto, divorato da un'Italia provinciale dominata da figure marginali e corrotte. Antonio Delfini muore il 23 febbraio 1963. Pochi mesi dopo la sua morte, I racconti (titolo dato da Garzanti alla terza edizione del Ricordo della Basca) vinceranno il Premio Viareggio.