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Die Gefahren der Alpen. Praktische Winke für Bergsteiger

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"Die Hochgebirgsnatur der Alpen in der Mannigfaltigkeit ihrer besonderen Eigenarten birgt für den Menschen, der sie als Bergsteiger aufsucht, eine große Anzahl von Gefahren. Eine große Menge von Möglichkeiten und Wahrscheinlichkeiten ist gegeben, dass Ereignisse eintreten können, die des Menschen Leib und Leben gefährden. Die Steilheit der Geländeformen, die Erhebung über den Meeresspiegel und alle damit in Zusammenhang stehenden klimatischen Eigentümlichkeiten nebst ihren Folgen sind die Hauptvoraussetzungen für die Entstehungsmöglichkeiten der bezeichnenden alpinen Gefahren." Der Verlag der Wissenschaften verlegt historische Literatur bekannter und unbekannter wissenschaftlicher Autoren. Dem interessierten Leser werden so teilweise längst nicht mehr verlegte Werke wieder zugängig gemacht. Dieses Buch über die Gefahren der Alpen ist ein unveränderter, hochwertiger Nachdruck der Originalausgabe der vierten Auflage aus dem Jahr 1908. Illustriert mit über 55 historischen Abbildungen.

192 pages, Hardcover

First published January 1, 1881

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Austrian physician and mountaineer

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Profile Image for Clara Mazzi.
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March 24, 2024
Wilhelm Paulke (1873 – 1949) passa alla storia come il fondatore dello sci alpinismo. Figlio della buona borghesia tedesca (suo padre era farmacista), si trasferisce presto con la famiglia a Davos, a causa della sua gracile salute. È lì che scopre lo sci di cui ne farà non solo la sua passione ma anche una sorta di missione, ovvero: vi si dedicherà (per primo al mondo) in modo da spiegare a chiunque come sciare e soprattutto come muoversi in montagna d’inverno (pubblicherà un libro, “Sullo sci” che farà di Paulke un’autorità in merito a livello planetario), spronerà la gente a godere della montagna anche in inverno (creando così anche nuove proposte di lavoro per le popolazioni dei villaggi alpini che in genere restavano isolate o che comune in inverno tiravano un po’ a campare); fonderà il club sciistico tedesco (una seziona apposita del club alpino) nel 1905 dopo aver compiuto la prima attraversata con le pelli dell’Oberland bernese solo qualche anno prima. Appassionato di valanghe, si dedica al loro studio con passione (come si formano, come si staccano) arrivando persino a creare il primo documentario a scopo divulgativo su di essere assieme a Willo Welzenbach nel 1928. Docente universitario di geologia e mineralogia, è stato a lungo anche un membro molto attivo nella sua sezione del club alpino, dove condivide le sue relazioni di imprese specialmente quelle dedicate allo sci. Paulke ha scritto anche qualche libro, come questo manuale sui pericoli delle Alpi, di cui però ne è curatore e in parte co-autore: il fratello Otto di Emil Zsigmondy gli aveva chiesto di curare la sesta edizione del manuale ideato dal fratello (uno dei fondatori del movimento dei “senza guida alpina”, morto a soli 24 anni – dopo ben 140 escursioni – sul massiccio del Pelvoux a fine Ottocento). Paulke, che era stato anche uno degli amici di Emil col quale aveva fatto anche qualche escursione, accetta onorato il compito, proponendo anche di integrarlo con tutta la parte dedicata allo sci alpinismo che era assente nelle precedenti versioni.
Obiettivo di questo manuale è la prevenzione di incidenti mortali inutili tramite la preparazione mentale e fisica dell’alpinista. Per Paulcke, proprio come gli antichi romani, anima e corpo vanno di pari passo: mens sana in corpore sano – e prima del corpo, viene sempre la mente. L’alpinista che vuole essere tale, deve comportarsi con grande senso di responsabilità verso sé stesso e verso gli altri innanzi tutto perché restare in equilibrio con la propria testa è qualcosa che fa fatto a prescindere ma che poi ci aiuta a muoverci bene sia in natura che nella società; successivamente, è importante per la società in genere saper di poter contare su persone valide, sia fisicamente che psicologicamente; infine perché l’alpinista ha delle responsabilità verso le persone con cui si è messo in cammino (non può fermare il gruppo o peggio costringerlo al rientro perché lui si è in qualche modo trascurato) e verso coloro che in caso di necessità verrebbero a salvarlo: per costringere qualcuno ad interrompere quello che sta facendo per occuparsi di me (per Paulcke il soccorso del prossimo, in qualsiasi circostanza, è un imperativo morale), per lo meno io devo essere sicuro di aver fatto tutto quello che era in mio potere per aver colmato tutte quelle situazioni che possono generare incidenti prevedibili, come l’essermi ben allenato, l’essermi ben nutrito, essere ben coperto, avere della buona attrezzatura e essere in grado di affrontare quello con cui mi sto cimentando.
Quando un individuo, grazie al suo lavoro personale, ha compiuto tutte le tappe della sua preparazione (che sono quindi: un allenamento adeguato – ma che non sia ossessivo; una buona nutrizione, un buon riposo, un buon equipaggiamento, una buona consapevolezza di quello in cui ci si sta cimentando) ecco che allora “si è alpinisti”: ovvero, lo si diventa “sentendoselo dentro” perché l’alpinismo, detto, in altre parole, non è che il percorso evolutivo dell’uomo. Ed è proprio questo percorso quello che resterà dentro di noi per sempre: non tanto i risultati. Del resto l’uomo/l’alpinista, non conquista né gestisce le montagne, ma i pericoli ad esso collegati e lo fa, appunto con la preparazione adeguata e con la consapevolezza di sé, dei suoi limiti, che non sono da intendere come un confinamento quanto piuttosto come una definizione di sé; il loro superamento quindi, non è teso ad un record, quanto ad un percorso personale di scelta innanzi tutto se si vuole cambiare qualcosa di sé, perché lo si vuole fare, cosa si vuole raggiungere con questo cambiamento e come lo si può ottenere.
L’amaro in bocca sopraggiunge quando dopo aver letto queste considerazioni meravigliose che condivido pienamente, si scopre che Paulcke era un grande ammiratore di Hitler ed un seguace del nazismo – oltreatutto essendo omossessuale! È un disagio dover applaudire qualcuno che ha aderito ad un’ideologia orribile, una vergogna per l’umanità. I suoi pensieri sull’alpinismo restano meravigliosi e li condivido appieno, ma sicuramente non la persona.
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