Ludovica e Cristian si amano. Hanno vent'anni e vivono in una casa poco fuori Roma che chiamano "il cantiere", un'eterna promessa di futuro e completezza. Quando lui, ricercatore medico, ottiene un incarico a Londra, Ludovica reagisce come a un trauma: trova conforto solo in Ombra, la loro piccola gatta cieca, e nei quaderni in cui scrive formule e diagrammi a cui si affida per ancorarsi al mondo. Dopo un anno, Ludovica riesce a raggiungere Cristian nella sua squallida soffitta londinese, convinta di poter ricomporre così la sua vita frammentata. Ma la città diventa un collage di passati imperfetti e futuri anteriori, una voragine di grattacieli e locali notturni che la inghiotte, spingendola verso un'esistenza ai margini, in bilico tra sogno e realtà, dove finalmente riesce a perdonarsi e trovare la sua dimensione esistenziale.
In una spirale narrativa vivida e avvolgente, Claudia Bruno incanta il lettore con una voce sincera che segue il moto ondoso dei pensieri, Sola andata è un romanzo che assomiglia al destino, un labirinto che si sdoppia e si riflette in ogni direzione, raccontandoci il viaggio di chi, per conoscersi davvero, è disposto ad abbracciare la vastità del presente.
Questo libro è per chi affoga i dispiaceri in una tazza bollente di Masal Chai, per chi ha amato l'atmosfera ipnotica di Lost in Translation, per chi ha l'impressione di trovarsi in una vita inventata che esiste davvero, e per chi si è perso nell'ora infinita del tempo, un caleidoscopio di istanti che riflette la somma di tutte le deviazioni possibili.
"Solo andata" l'ho sfogliato in libreria, ma non mi convinceva del tutto, non ne sapevo niente, la copertina è pure bruttina: sembra la pubblicità di un profumo. Allora ne ho scelto un altro, ma poi sono arrivato alla cassa con due libri invece di uno, il primo mi era rimasto in mano. A quel punto non mi andava di lasciarlo lì e li ho presi entrambi. A volte si hanno piccole fortune: per esempio ci sono dei bei periodi strutturati e lunghi più di due righe; la protagonista è decisamente problematica e sofferente, ma non fa la vittima né si piange addosso, anzi fa un po' di disastri e non è detto che finisca bene, ma va avanti; fa cose che ti aspetteresti che venissero condannate da una scrittrice donna, invece niente, nessun giudizio; poi tra i personaggi principali c'è una gatta e i suoi comportamenti e movimenti sono descritti così bene che sembra di vederla. E tanti postulati di geometria che da leggere sono più belli di mille poesie. NN Editore ha questo vezzo di scrivere sulla quarta di copertina cose tipo "Questo libro è per chi ama camminare sotto la neve" o per chi guarda dalla finestra aspettando di vedere un'aquila o per chi da piccolo non riusciva a saltare la corda, cagate del genere. Pare che il libro in questione sia per chi affoga i dispiaceri nel Masala chai bollente e per chi ha amato "Lost in transalation". Per fortuna ho letto questi suggerimenti solo alla fine, perché il tè non mi è mai piaciuto e davanti a Lost in translation mi sono addormentato senza rimorso alcuno.
🏡 Ludovica convive con Cristian in una casa poco fuori Roma che chiamano "il cantiere", con loro c'è anche "Ombra": una gattina cieca dolcissima a cui entrambi sono molto legati.
✈️ Un giorno, improvvisamente, la notizia: Cristian, ricercatore medico, dovrà partire a Londra in un centro di eccellenza per lavorare ad un importante programma che si occupa della produzione di farmaci contro il cancro.
🐈⬛A Ludovica crolla il mondo addosso, la mancanza di Cristian è lacerante ma riesce a trovare un po' di conforto grazie alla piccola Ombra e alla scrittura dei suoi quaderni fatti di diagrammi e riflessioni.
🇬🇧 Ludovica, dopo un anno di relazione a distanza diventata ormai insostenibile, decide di mollare tutto e fare un biglietto di sola andata per Londra, nel disperato tentativo di recuperare il rapporto con Cristian anche a costo di rischiare perdere sé stessa...
📖 "Sola andata" è un romanzo intimo, narrato in prima persona dalla protagonista, che racconta, nella prima parte le difficoltà legate ad una relazione a distanza e i pericoli della quotidianità e dell'incertezza nella seconda.
📖Con una scrittura toccante e coinvolgente, Claudia Bruno scrive un romanzo capace di toccare tematiche importanti come il lutto, l'aborto, il suicidio, la malattia mentale, i conflitti familiari ma anche il legame profondo che si instaura con il proprio animale domestico, la perdita di punti di riferimento ricominciando in una nuova città, la precarietà lavorativa e nelle relazioni, la depressione, l'abuso di sostanze per sanare un dolore sempre più forte.
📖I personaggi sono ben caratterizzati e molto "reali" nelle loro imperfezioni; la tenera gattina Ombra, così indifesa e dolcissima, rapisce e conquista il cuore.
📖Un romanzo sofferto e magnetico, capace di trasportare il lettore verso un cupo viaggio "sola andata" nei meandri di una Londra ipnotica e distruttivamente seduttiva.
Sarebbe 3.5, se un giorno Goodreads ci permetterà di avere le mezze stellette.
Leggo praticamente tutti i romanzi che escono che parlano di emigrazione, perché è una realtà che riguarda anche me ormai da 15 anni, e sono contenta che se ne inizi a parlare in letteratura, di come siamo partiti, e siamo tanti ad averlo fatto. Mi piace vederlo raccontato da vari occhi.
Ho apprezzato le atmosfere quasi oniriche del romanzo, non mi aspettavo si avvitasse in modo così cupo, diciamo. Da un lato è anche interessante, per una volta, leggere del lato oscuro dell'emigrare e non solo di quanto sia tutto meglio altrove.
Lo raccomanderei? Sì, ma solo se siete disposte a stare scomode.
Questo libro racconta di tutti i disagi della nostra generazione: la migrazione forzata, la precarietà esistenziale e lavorativa, la mancanza di senso, la solitudine, le nostre città invivibili, la fine del mondo. Una bella scrittura che partendo da una vita "qualunque" arriva a toccare questioni che riguardano l'umanità intera, con tanto di frasi criptiche e a tratti apocalittiche. Forse un po' troppo cupo e inquietante per i miei standard.
Un esordio davvero interessante, che obbliga il lettore a seguire Ludovica nei suoi dubbi, nel suo tentativo di cercare un ordine possibile al groviglio della sua vita, delle sue scelte. Ma è possibile incasellare la propria esistenza in un ordine definito? Provate a rispondere leggendo il romanzo, che consiglio assolutamente!
íntimo, vero, poetico, con riflessioni brevi ma visionarie fatte dalla protagonista che ti restano dentro come un nuovo linguaggio della sensibilità. resta una forte malinconia, ma se non la si teme, anche la certezza di aver letto qualcosa di diverso e difficilmente classificabile. cose che, in questo mare di narrativa, trovo siano grandi qualità.
«Lù» mi ha detto una mattina a colazione masticando svogliatamente una frittella d'avena «basta con questa storia che tutto sembra qualcos'altro. Le cose sono quello che sono».
Il mondo di Ludovica, protagonista di Sola andata, nasconde simboli, teoremi da decifrare, postulati da scrivere e riscrivere su un quaderno affinché tutto abbia un senso e un ordine. Inizialmente non riuscivo a capire: lo stile un po' troppo drammatico, certe frasi che esasperavano sentimenti apparentemente esagerati rispetto a ciò che stava succedendo. Poi sono entrata nella testa di Lù e ho compreso la sua paura di restare da sola in una casa comprata in due, in un quartiere nuovo che sembrava già vecchio e soprattutto la paura che tutto fosse andato in pezzi. La convinzione che la distanza fisica fosse l'unica da colmare, così da far tornare ogni cosa al proprio posto, ogni cosa tranne sé stessa. Durante la lettura ho pensato spesso a Eva dalle sue rovine, nonostante siano due storie molto diverse mi hanno fatto provare lo stesso straniamento e poi subito dopo un grande senso di riconoscimento.