Qualsiasi cosa riguardi Cechov per me merita le cinque stelle, a prescindere.
Più ancora che per altri scrittori si può dire che la sua vita rispecchi i tratti fondamentali delle sue opere; attenzione per il prossimo, sensibilità, generosità ma con un fondo di malinconia e disincanto che fanno sì che l'autore o l'uomo restino sempre un passo indietro.
Le due stelle mancanti le ha bruciate la Némirovsky che fa il suo compitino con devozione ma non riesce a infondergli anima.
Eppure ce la mette tutta; entra nella testa della madre di Cechov facendole esprimere predilezione per questo figlio così tenero e responsabile, cita tutti gli episodi degni di nota attingendo anche al ricco epistolario o alle biografie precedenti, però non spicca mai il volo.
Il suo limite è un lirismo sotterraneo che infonde un sapore dolciastro a tutto e uno sguardo convenzionale che si manifesta soprattutto nelle sue riflessioni sul rapporto uomo-donna.
Quando Cechov capitola dal suo proposito di solitudine e accetta la presenza di Olga Knipper nella sua vita, Irène commenta "...alla fine capì di aver bisogno di una donna. Purtroppo, una ragazza si accorge sempre per prima di quelle cose; l'uomo, molto più tardi, e, a volte, mai". Proprio così, signora mia, a parte l'eccesso di virgole.
O ancora, commentando la scelta dei due coniugi di vivere separati, lui solitario scrittore in campagna, lei brillante attrice a Mosca: " Qualsiasi altra vita sarebbe stata per Olga un sacrificio...Per una donna latina la questione sarebbe stata più semplice, ma Olga era una donna nordica". Ma chi gliele ha raccontate a Némirovsky le donne latine?
O ancora, e poi finisco, lo giuro: " All'inizio di un amore la donna cerca sempre, più o meno consapevolmente, di modellarsi secondo il desiderio dell'uomo che ama. Prova stati d'animo diversi, come cappelli davanti a uno specchio, finché la voce dell'amante pronuncia << Questo va bene. Tienilo >>.
Ecco, forse in questo appiattimento di sé per cercare l'approvazione altrui (dell'uomo amato come del lettore) Irène racconta sé stessa.
Io l'avrei preferita senza cappello.