Vabbè, come potevo resistere a non leggere romanzo di Snake of June - uno dei miei film preferiti di Tsukamoto Shin'ya - appena uscito per Marsilio e oltretutto tradotto impeccabilmente dal bravissimo Francesco Vitucci? Aspettative a palla, quindi, e risultato non proprio all'altezza. Come avrei del resto potuto, durante la lettura, non pensare a quelle immagini pazzesche virate in blu e a tutto l'alone di mistero che il film trasuda? Qua Tsukamoto gioca più a carte scoperte, e parte del fascino della storia - che comunque trovo sempre molto intrigante - si perde inevitabilmente. Ho apprezzato però la suddivisione dei tre punti di vista, prima quello di Rinko, poi di Shigehiko e infine del fotografo che nel film è una figura ben più intrigante. Una lettura la merita, certo, e onestamente non ho idea di che effetto possa fare a chi il film non l'ha visto (male!), per chi invece come me ha adorato il film non posso fare altro che dire, per una volta, che "era meglio il film".