1925: il risanamento delle zone paludose e malariche è uno degli obiettivi del nuovo Regime. Ma c'è una regione, una zona a sud del Delta del Po, tra Ravenna e Ferrara, dove il tasso di mortalità, soprattutto infantile, fa registrare picchi altissimi e incomprensibili.
Cosa succede laggiù? La Direzione di Sanità manda sul posto d'urgenza un giovane ispettore, Carlo Rambelli, incaricato di indagare e di tornare a Roma con un rapporto esauriente. Ma non è facile muoversi e capire in un posto dove la "camicie nere" locali, i grandi proprietari terrieri padroni delle risaie, e gli abitanti, rispettano la legge del silenzio. Una spessa nebbia copre sia gli acquitrini e le povere case, sia le coscienze, e nasconde dei terribili e inconfessabili segreti. Verità e superstizione, passato e presente si mescolano, dando a questo romanzo un'incredibile atmosfera di suspense, fino alla drammatica e agghiacciante soluzione finale.
Ha iniziato a dedicarsi alla narrativa dalla fine degli anni ottanta, dopo essersi specializzato in antropologia culturale ed etnografia ed avere scritto diversi saggi in quei campi. La sua prima produzione a carattere mystery è la raccolta di racconti Nella nebbia pubblicata dallo stesso editore degli studi sul folklore romagnolo; la rinomanza di Baldini cresce poi gradualmente da quando, nel 1991, vince il Mystfest di Cattolica con il racconto Re di Carnevale. Per la sua narrativa viene coniato il termine di «gotico rurale» perché Baldini è riuscito a trasportare un genere tipicamente anglosassone e (negli autori moderni) tipicamente cittadino, nei panorami familiari della campagna romagnola. Oltre ad essere un romanziere affermato in Italia e all'estero, Eraldo Baldini è anche sceneggiatore, autore teatrale e organizzatore di eventi culturali. Nei giorni 14 e 15 aprile 2009 viene trasmessa su Rai Uno la fiction Mal'aria, tratta dall'omonimo romanzo.
"La Borda, sì. Una figura orrenda che si aggirerebbe nelle paludi e che strangolerebbe con budella animali chi ha la sfortuna di incontrarla. Chiunque sparisca o anneghi in valle, secondo la gente di qui, è vittima della Borda; e quando la malaria colpisce più duramente, è ancora lei che ne ha colpa, è lei che soffia il suo alito infetto sui paesi e sulle persone."
La genesi dei miti può essere considerata apripista per archetipi universali e modelli atti a tramandare storie per lasciare in eredità messaggi; eppure, nei luoghi ove prosperano ignoranza e paura, questa innata tendenza dell'uomo si tramuta nell'anticamera che spalanca le porte a prevaricazione sociale e omertà annessa. Baldini ricostruisce il quadro storico della provincia di Ravenna attraverso borghi fittizi, ma le dinamiche interne a questi microcosmi di periferia risultano aderenti al vero. Si pensi al metodo scientifico, mentalità progressista costretta ad affrontare le superstizioni locali (la paura della Borda, unita alla malaria, detta legge); al fascismo, vera e propria metastasi sociale capace di prosperare laddove gli scambi di favore sono normalità e il silenzio dei molti un obbligo imprescindibile. Baldini narra tutto questo con linguaggio semplice ed essenziale; armonizza la componente sovrannaturale al realismo della vicenza, senza esondare in pericolose esagerazioni di stampo kinghiano.
Chiosa a margine: la miniserie televisiva della Rai, andata in onda nell'aprile del 2009, coglie il soggetto narrativo con discreta attenzione, ma ammorbidisce la figura di Bellenghi e - sia mai che il pubblico non abbia un attacco di cuore in prima serata - priva la vicenda della carica drammatica intrinseca al finale del romanzo. Dalla Rai, giustamente, non ci si può che aspettare una pavidità di fondo nel mantenere tranquillo il palinsesto televisivo.
Un piccolo e prezioso gioiello, questo libro, da leggere d'un fiato. Bella l'ambientazione, nell'anno 1925 nel sud del Delta del Po, tra Ravenna e Ferrara,dove le paludi delle risaie sono infestate dalle zanzare e la gente muore di malaria, ma contemporaneamente le stesse paludi sono un mondo animato da colori e da animali straordinari. Un mondo contadino dove c'è diffidenza verso la medicina, dove ci si arrende di fronte alla malattia perchè si è incontrato la "Borda" , la strega delle paludi che gira in mezzo alla nebbia e, se ti incontra di notte, ti soffia la malaria dentro il respiro. E' qui che viene inviato l'ispettore per la Sanità Carlo Rambelli, un medico che non ha mai esercitato, che arriva da Roma per cercare di far luce su delle vicende accadute nel posto. Ed anche lui, alla fine, incontrerà la "Borda". Un romanzo breve ma intenso, scritto con una scrittura essenziale, semplice e coinvolgente, con atmosfere a volte gotiche, ho scoperto uno scrittore che non avevo mai letto che ora voglio conoscere meglio.
Probabilmente non avrei mai letto questo libro se non fosse stato per Goodreads perché prima di scoprire casualmente Mal'aria su Goodreads non avevo mai nemmeno sentito nominare Eraldo Baldini.
E sarebbe stato un vero peccato.
Forse il voto effettivo di questo breve romanzo sarebbe 4,5 ma preferisco premiare Baldini principalmente per due motivi.
Innanzitutto non cerca di scimmiottare i suoi colleghi inglesi e americani, come succede un po' troppo spesso agli autori di romanzi gotici/horror (lo stesso discorso vale anche per thriller o fantasy, se è per questo). Non è provinciale, semplicemente ha una sua originalità, una sua voce personale, il folklore da cui parte è quello della sua regione, l'Emilia Romagna.
Il secondo motivo è proprio l'Emilia Romagna, una zona che conosco bene e a cui sono legata, soprattutto proprio le campagne tra Ferrara e Ravenna. Mi ero già chiesta come mai nessuno scrivesse un racconto weird ambientato in quelle zone e invece qualcuno l'aveva già scritto, solo che non lo sapevo.
E che cosa aveva già scritto! Mal'aria è un gioiellino, il cui difetto, se proprio devo trovarne uno, è essere un po' troppo breve. Comunque, ho trovato azzeccato sia il finale sia l'equilibrio tra quadro storico con i suoi orrori molto terreni ed elementi folkloristici/soprannaturali che restano sullo sfondo.
Conosco i luoghi in cui si svolge la vicenda, conosco il mestiere del protagonista, non molto diverso da quello che facevo io... Eraldo Baldini, autore che invece non conoscevo, utilizza sapientemente questi elementi collocandoli nel periodo iniziale del fascismo e creando un'opera molto stringata, un romanzo breve che in quanto tale non tira le cose per le lunghe e lascia nel ricordo del lettore un'atmosfera particolare senza estenuare l'aspetto malinconico, tragico e suggestivo delle paludi, delle risaie, dei maceri, delle baracche e della povera gente che vi abita e vi lavora.
Qualche inevitabile luogo comune soprattutto nella figura del capo manipolo squadrista non rovina più di tanto la compattezza del racconto che descrive con inesorabile chiarezza lo stretto rapporto causale fra l'atavica superstizione del popolo e la nascente brutalità dei violenti.
Su tutto, come il titolo stesso evidenzia, domina protagonista la malattia, infida e violenta, accettata con rassegnazione o sfruttata con subdola astuzia, in una terra dove non sono i Plasmodi o le Anopheles a veicolarne la fatale diffusione ma il soffio malefico della "Borda" entità simile a una sorta di "It" padano che travolge gli ultimi custodi della fiaccola della razionalità contro la nebbia dell'ignoranza e del fascismo che da essa trae supporto.
Strano, sì... Un libro dimenticato, relegato nei depositi della Biblioteca. Sono contenta di avergli ridato vita per un po', sperando che venga scovato anche da qualcun altro... Perché è un buon libro, scritto da Eraldo Baldini con il cuore e la passione; e soprattutto con amore verso le sue terre. Siamo nel 1925 [...] ai confini con la provincia di Ferrara, non lontano dalle valli di Comacchio. [...] Zona di paludi, di risaie, e...di malaria, in cui sopravvive per inerzia una gente offuscata da pregiudizi e superstizioni, ormai abbrutita e rassegnata, ingenua e ignorante. Baldini ci riporta, con ritmo pacato, in un ambiente nebbioso e inquietante, immobile e scuro, popolato di streghe e fantasmi, quasi medievale (là, la morte era arrivata con una falce affilata e famelica, là la Borda, il grigio fantasma delle paludi, aveva soffiato a pieni polmoni sulla gente il suo alito marcio di febbre e di malattia); eppure Baldini ci ha costruito intorno una specie di noir moderno e credibile, di mafie, omertà, interessi politici, giochi di potere; e ci consegna, con assoluta semplicità, la figura emblematica e tenera di Giuseppe, sempre in bilico tra presente e passato, bambino che parla coi morti confondendosi con le ombre della sera che si allungavano sulle terre, e la figura di Elsa, una selvatica belva, ragazza forte e caparbia: («io non sono come gli altri. Io voglio andare via, via da questo paese, via da queste paludi, via da questo posto maledetto dove è necessario che qualcuno muoia, perché gli altri vivano»).
... Strana gente, strano mondo. Fatto d'acqua, di uccelli e di silenzi. Dove la terra produceva solo canne e fango, e l'acqua solo riso e zanzare. Strano, difficile; ma bellissimo. (Foto Carpidiem - Centro Ricerca Etnografica Carpi)
P.S. Mi ha ricordato Canale Mussolini di Antonio Pennacchi e la saga dei Peruzzi di Codigoro trasferitisi in Agro Pontino durante il periodo di bonifiche fasciste. Stessa gente, stessi problemi, stesso periodo storico... eppure romanzi risolti in maniera tanto diversa!
Siamo nel 1925, primi anni del ventennio fascista quindi, quando Carlo Rambelli, un ispettore della direzione generale della Sanità, viene inviato da Roma a indagare sulle cause dell'alto tasso di mortalità, soprattutto infantile, in una zona compresa tra le province di Ferrara e Ravenna. Il motivo per cui viene convocato con tanta segretezza e premura in una piovosa giornata di ottobre, è perché «Lui in persona» vuole che si faccia chiarezza il prima possibile: la zona è una zona di risaie, ma al tempo stesso è anche una di quelle zone in cui il fascismo ha combattuto una strenua battaglia, promulgando anche il «famoso Testo Unico delle leggi sulle bonifiche e sulle risaie del 30 dicembre 1923», per debellare la malaria. A cosa è dovuta allora quella che nonostante l'insolita stagione sembra apparire come una recrudescenza della malattia, a dispetto dei protocolli e della loro applicazione? Sin dalle prime ore, trascorse in atmosfere spettrali tra suicidi sospetti, assenze ingiustificate e paesaggi in cui la nebbia sembra nascondere i veri volti degli abitanti del luogo e trasformare le loro azioni in riti apotropaici, il dottor Rambelli si accorgerà che il non detto è molto più importante del raccontato, e che le credenze popolari, lo squadrismo arrogante e prepotente dei fascistucoli di paese sono la chiave di interpretazione giusta per arrivare alla soluzione finale. Più noir che giallo, detto da una non esperta dei due generi, con risvolti gotici - ché «la Borda» che si aggira per le paludi nella nebbia in cerca di vittime sacrificali alle quali soffiare nei polmoni la mal'aria per placare la sua sete di sangue stanotte ho avuto davvero paura di sognarmela - e soprannaturali - Giuseppe, il bambino che 'vede i morti' è degno di un racconto di Stephen King -, il racconto ci trascina senza sosta, in equilibrio tra il desiderio di fuggire via il più velocemente possibile, quello di sapere cosa c'è dietro a quelle morti sempre più sospette e la nitida sensazione che la malaria e la mal'aria non siano proprio la stessa cosa, ma che di entrambe si finisca per morirne, fino ad accompagnaci a un finale che… Ecco, quattro stelline stiracchiate, perché se da una parte sono affascinata da tutto quanto trae spunto dalla bonifica del nostro territorio*, e lo stesso racconto mi ha coinvolta e interessata, dall'altra mi sembra che ad un certo punto Baldini abbia avuto una certa fretta di concludere, ed io gli contesto non tanto il finale, quanto la fine: una ventina di pagine in più, a mio parere, non avrebbero guastato.
*E da neo appassionata che ringrazia Antonio Pennacchi per quel capolavoro che è «Canale Mussolini» e Giordano Bruno Guerri per «Povera Santa povero assassino» per avermi offerto uno spaccato della realtà storica e sociale ante-bonifica di quelle stesse terre raccontate da Pennacchi, mi permetto di segnalare una inesattezza storico-geografica: «Vuol sapere una cosa curiosa? Nel 1884, da questa provincia partirono molti braccianti per andare a bonificare la zona di Ostia, nell'Agro Pontino. Cinquecento operai e cinquanta donne (…)». Ecco, l'inesattezza è che la zona di Ostia fu sì bonificata a partire dal 1884, proprio con le stesse modalità narrate da Baldini, ma nulla ha a che vedere con la Bonifica dell'Agro Pontino, che è geograficamente altrove, cioè nella zona di Latina, e che fu effettuata a partire dal 1924: l'una per conto del Regno Sabaudo, l'altra per iniziativa del Regime Fascista. E oltre che Pennacchi e Guerrieri devo ringraziare la suggestiva visita guidata di qualche giorno fa all'EcoMuseo del Litorale Laziale di Ostia, un posto bellissimo e utilissimo dove è narrata la storia della bonifica dell'Agro Litoraneo del 1884. ( http://www.ecomuseocrt.it/ecomuseo/po... )
Mi faccio solo un'ultima domanda: come mai Eraldo Baldini ha voluto raccontare una storia che mette in luce ancora una volta le malefatte delle squadre fasciste in un contesto, uno dei pochi a mio avviso, in cui il fascismo si è adoperato positivamente, ovvero quello delle Bonifiche sul territorio nazionale?
Nel 1925, nella Romagna tra Ravenna e Ferrara, la gente vive in umili stamberghe, dorme in letti umidi, resta a mollo tutto il giorno nelle risaie, fa la fame e... muore di malaria.
La povertà abitua le persone a convivere con una natura ostile, con le nebbie impenetrabili in inverno e col calore soffocante dell'estate. E le abitua anche a sopportare i soprusi dei potenti, gli squadristi.
In questa ambientazione si inserisce la storia del romanzo, o meglio del racconto lungo. Ne viene fuori un noir abbastanza avvincente e serrato, dove l'intreccio, la leggenda, la corruzione e la spietatezza del potere (che trovano un ambiente fertile nell'ignoranza e nella superstizione dilagante) si mescolano intimamente.
La scrittura è efficace, il paesaggio (l’acqua, la nebbia, le canne, la polvere...la Borda, entità malefica che vive nella palude) è uno dei protagonisti della storia, la ricostruzione delle atmosfere, delle tradizioni e delle credenze popolari è accuratissima.
Mi viene però da fare qualche piccolo appunto; innanzitutto mi è sembrato che la velocità e la concisione fossero eccessive, perché i personaggi paiono mancare di spessore e di caratterizzazione. Il finale, forse un pochino truce, sembra soprattutto soffrire di questa rapidità, lasciando il discorso come sospeso. Inoltre il libro da una parte sottolinea la brutalità dei rappresentanti locali del fascismo, dall'altra pubblicizza i pesanti interventi di bonifica sostenuti dal fascismo nelle zone in questione. Non mi è chiaro quindi alla fine se il libro volesse evidenziare l'ignoranza della popolazione locale, la presenza in Italia di molte zone malariche, la violenza degli squadristi o l'intervento di bonifica del governo di Mussolini.
Detto ciò, devo dire che la letteratura italiana contemporanea mi attira sempre poco per una certa ricorrenza dei temi trattati. Ma, a parte queste considerazioni, è il primo libro che leggo di Baldini e mi ha colpito molto positivamente.
1925, periodo di bonifiche fasciste: intorno alle valli di Comacchio la mortalità infantile raggiunge un picco inspiegabilmente alto, troppo alto per non insospettire il Ministero della Sanità, che incarica il dottor Carlo Rambelli, un ispettore con poca esperienza sul campo, di indagarne le cause, se, come pare, imputabili alla malaria o a misure inadatte a contrastarla.
Partendo da un'indagine, Baldini crea un'atmosfera che è l'indiscussa protagonista di questo suggestivo e breve romanzo, imbevuta di folklore locale, tra nebbie e paludi, in cui alberga uno strisciante potere soprannaturale in cerca di vittime. E se non bastasse, a fare ulteriori vittime ci pensa il Bellenghi, un federale doc, degno rappresentante dell'ignoranza squadrista, che forte del 'potere' della camicia nera che indossa — e di qualche amicizia altolocata — sottomette la gente di quelle zone, povera gente che non riesce a opporglisi per paura di perdere il lavoro, oltre che la vita. Per fortuna c'è Giuseppe, un bambino solitario con il dono, o la sfortuna, di vedere i morti: guidato da uno di loro, un altro bambino, svelerà il triste e inquietante mistero.
Una pregevole lettura, che nonostante il mistero-orrore portato sulle pagine ha saputo creare una preziosa confidenza con tutti gli elementi narrativi.
L'ho iniziato e finito durante il viaggio d'andata e ritorno in treno, in un weekend di pieno relax, scorrendo le pagine col sottofondo delle rotaie in movimento e fuori, dal finestrino, un nostrano paesaggio di verde intervallato a noti centri abitati. E, improvvisamente, non ero più lì. Mi sono ritrovata nella provincia di Ravenna degli anni Venti, tra paesini rurali, abitati da gente povera e arretrata, risaie sconfinate e zone paludose, preda della malaria...è qui che Carlo Rambelli, giovane ispettore dell'Istituto di Sanità viene mandato da Roma per fare luce sulla morte, misteriosa e taciuta, di diversi bambini. L'assassina è, secondo le povere famiglie contadine del luogo, la Borda, il grigio fantasma della paludi, lo spirito maligno della malaria che inquina la "mal'aria" e miete vittime senza pietà. Ma Rambelli non crede a queste superstizioni e si mette a indagare, nonostante la resistenza delle "camice nere", i violenti proprietari terrieri fascisti, e la conseguente omertà di quegli abitanti consapevoli che la Borda, in reltà, sia una leggenda. E la verità verrà a galla in tutto il suo incredibile orrore. Baldini ci ha regalato un goiellino, capace di trasportarci in un tempo e in un luogo tanto diversi dai nostri da apparirci così affascinanti in tutta la loro estraneità. Ci sembra di toccarla, quella nebbia fitta e fumosa che si alza dalle risaie prima di sera, ci sembra di camminarci, fra quelle paludi melmose e umide dove i contadini affondano nel raccogliere piante da lavorare, ci sembra di entrarci nelle loro case e di sederci accanto ai loro focolai per ascoltarli parlare di credenze e superstizioni. Sì, Mal'aria è proprio un gioiellino che racchiude in sè il fascino di un trempo passato e l'orrore di una vicenda agghiacciante. Le uniche due pecche che ho trovato al romanzo sono state da un lato la sua brevità (che però, mi pare di intuire, è una caratteristica tipica dell'autore) e dall'altro il mancato addattamento linguistico per alcuni personaggi (si cita il dialetto ed effettivamente il fatto di leggerlo in bocca ad alcuni personaggi anziani dei paesi protagonisti avrebbe dato un maggiore effetto di realismo al romanzo stesso). Tuttavia, l'idea, la trama, le atmosfere e la forza evocativa del romanzo sono assolutamente godibili e azzeccate ...e io sono scesa dal treno col cuore gonfio di forti emozioni.
Baldini è uno sciamano. Al suo secondo romanzo, continuo a sentirne la magia ma comincio anche a capire la ricetta. Non voglio svegliarmi del tutto; voglio continuare a leggerlo con l'emisfero destro.
Peccato per la brevità che porta a un inevitabile, agghiacciante finale. I 7 bambini e il piccolo Giuseppe entrano di diritto in quella serie di piccoli personaggi da ricordare.
"Una spessa nebbia copre sia gli acquitrini e le povere case, sia le coscienze, e nasconde dei terribili e inconfessabili segreti". Molto bello questo breve romanzo. Lo stile preciso ed essenziale dell'autore ci conduce attraverso le pagine e attraverso la nebbia, accrescendo abilmente il livello di suspense e la sensazione di pericolo e di angoscia. Tutto ciò avviene nonostante sia facile farsi presto un'idea di quello che sta succedendo. Anzi, proprio l'dea che ci siamo fatta, probabilmente, contribuisce ad illuderci di aver scoperto già tutto e quindi ci fa trovare impreparati sulla reale entità del male che ha agito in questa vicenda.
Un noir rurale di grande cattiveria. C'è chi paragona Baldini a King, una versione "de noantri" per capirci. Sono d'accordo: anche in Baldini abbiamo una grande attenzione alle realtà del territorio e ai personaggi. E una tendenza al macabro non insignificante!
Collocato nei primi anni venti del novecento, in pieno regime fascista e squadrista, questo libro narra le vicende di Carlo Rambelli, un ispettore della sanità di Roma che viene mandato a Ravenna, o meglio nel villaggio fittizio di Spinaro, per indagare su diversi casi di morte infantile non registrati e dovuti a una presunta epidemia di malaria. Fanno da sfondo una serie di credenze e superstizioni - come la figura della Borda, essere soprannaturale che trascina i braccianti delle paludi sott'acqua -, le quali dimostrano in ultimo di costituire le colonne portanti di una mentalità sottomessa, vessata dalla fame e sfiancata dalla malattia. Prosa pulita, da leggersi in un fiato, punteggiata da alcuni leggerissimi approfondimenti sulle norme antimalariche, sulle paludi romagnole e sulla condizione di arretratezza dei loro abitanti.
Viste le premesse, mi aspettavo davvero di meglio. L'aspetto soprannaturale, che all'inizio sembrava dovere essere rilevante ai fini della trama, diventa solo un contorno -e, francamente, se ne poteva fare davvero a meno. I personaggi arrivano e se ne vanno come comparsate, manca un focus, manca l'elemento trainante -che sembrava essere l'ispettore, poi soppiantato da una storia amorosa improvvisata e piatta, da un antagonista che non si capisce se sia spinto dall'odio politico o dalla follia rituale. Un romanzo che, penso, voglia essere un omaggio a "The Wicker Man" (l'originale degli anni 70, beninteso!) ma che finisce con l'essere un 'vorreimanonposso'. Tanta carne al fuoco in uno spazio troppo ristretto, e gran spreco di un finale spaventoso ed imprevedibile.
(GdL) Angoscia pura, senso di oppressione e frustrazione. Questi sono gli elementi chiave di questa storia. Un romanzo breve, essenziale e d'impatto. Un pugno nello stomaco che, con una storia di finzione, va ad affrontare tematiche reali e che sarebbero realmente potute accadere.
Un romanzo che strega il lettore, irretito fin dalle prime pagine da paesaggi sfocati, atmosfere nebulose, intrighi e misteri di una terra in bilinco tra superstizione e modernità. Molto bello.
Come sempre Baldini ti cattura in un'atmosfera nebbiosa e malsana ci offre uno spaccato di vita di 100 anni fa nelle zone di palude tra la provincia di Ferrara e di Ravenna.
baldini continua a piacermi ma trovo che dovrebbe sforzare di più la fantasia. questo libro - che pure ho divorato - sa un po' di déjà vu, dopo l'estate di sangue e di luna.
Va bene che le favole disney le abbiamo abbandonate da un po', ma qui siamo agli antipodi. Un racconto che è una pugnalata, niente di più, niente di meno. Una potenza narrativa rara, uno schiaffo da togliere il sonno.
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Romanzo efficace nel generare e mantenere la tensione, nel creare un’atmosfera di inquietudine e nel suscitare sdegno. Notevole l’analisi delle radici del “male” – povertà, sfruttamento, oppressione politica e superstizione – e la descrizione della sua “onnipotenza” rispetto alle deboli forze che gli si oppongono. In questo quadro di orrori “troppo umani”, il sovrannaturale resta essenzialmente in secondo piano e diventa una presenza tutto sommato familiare (anche in parte consolatoria). Un difetto: il romanzo mi pare troppo corto e scarno e in alcuni punti quasi frettoloso: le rivelazioni si concentrano essenzialmente in un colloquio e in una scoperta. Suppongo che un po’ di pagine in più avrebbero giovato alla ricostruzione dell’ambiente (sempre affascinante in Baldini), alla precisazione di alcuni personaggi secondari ma interessanti, in generale alla statura del romanzo, che “sa” un po’ troppo di racconto lungo.
Un libro potente, coinvolgente, tragico. Cupo per i paesaggi e le anime descritti. Povera gente costretta a una vita misera e faticosa; camicie nere arroganti; un bambino che parla con i morti. Su tutto la Borda, il mostro che contagia e si nasconde nelle paludi, per chi ci crede. E per chi no, la cattiveria e l’ignoranza umana. Personalmente, ho aspettato fino all’ultima pagina un riscatto che non c’è stato. Il male ha vinto.
Un racconto lungo, una storia crudele ambientata nel 1925 in Romagna, tra squadroni fascisti, problemi sanitari, segreti di una piccola comunità e un pizzico di paranormale. Si respira un'atmosfera alla Twin Peaks che precede un'inevitabile tragedia. Affascinanti le parti in cui il protagonista è un bambino in grado di vedere gli spiriti dei morti e di comunicare con essi. Ambientazione perfetta, protagonisti ben delineati, situazioni ben costruite... se solo fosse stato un po' più lungo....
Nonostante l'antefatto spingesse in direzione La maschera di Innsmouth, per questo Mal'aria mi sarei accontentato di una buona storia con venature horror scritta dignitosamente e senza troppi cliché. Niente da fare, Baldini mi propone uno sciapo thrillerino rurale dal finale telefonato e con dei personaggi piatti come carta velina. Dimenticabile.
Un racconto breve e inquietante, scritto molto bene. La nebbia si palpa e si respira a ogni pagina, l'ambientazione geografica e storica è ricreata magistralmente. La storia...è una storia di povertà e superstizione, come probabilmente ce ne sono state tante, ma lascia un senso di angoscia e orrore, per quanto, come specificato dall'autore, sia frutto di fantasia.
Molto coinvolgente dall'inizio alla fine. L'ambientazione storica e i dettagli medici sulla malaria rendono tutto "più vero". Ha delle pecche, come ad esempio il linguaggio dei personaggi e un finale troppo repentino, ma è comunque un ottimo romanzo (breve).
Un romanzo breve, ma molto intenso. Una riflessione sull'uso che i potenti fanno delle credenze popolari, per mantenere sottomessa la popolazione, se non a loro, alle loro paure.