Ha iniziato a dedicarsi alla narrativa dalla fine degli anni ottanta, dopo essersi specializzato in antropologia culturale ed etnografia ed avere scritto diversi saggi in quei campi. La sua prima produzione a carattere mystery è la raccolta di racconti Nella nebbia pubblicata dallo stesso editore degli studi sul folklore romagnolo; la rinomanza di Baldini cresce poi gradualmente da quando, nel 1991, vince il Mystfest di Cattolica con il racconto Re di Carnevale. Per la sua narrativa viene coniato il termine di «gotico rurale» perché Baldini è riuscito a trasportare un genere tipicamente anglosassone e (negli autori moderni) tipicamente cittadino, nei panorami familiari della campagna romagnola. Oltre ad essere un romanziere affermato in Italia e all'estero, Eraldo Baldini è anche sceneggiatore, autore teatrale e organizzatore di eventi culturali. Nei giorni 14 e 15 aprile 2009 viene trasmessa su Rai Uno la fiction Mal'aria, tratta dall'omonimo romanzo.
Mi sono piaciuti questi racconti perché vi ho ritrovato dentro un pezzo della mia adolescenza, dei miei 10 anni, quando trascorrevo l’estate con gli amici a investigare sui misteri della provincia, a disegnare mappe, a congetturare, costruire marchingegni, passeggiare per i boschi inquieti, ispezionare case diroccate, provare a scrivere libri del terrore - per poi abbandonare l’idea dopo 10 minuti per un’altra stramba avventura. Risucchiati da fantasticherie, film dell’orrore in seconda serata, discorsi degli anziani incalzati dalle nostre domande instancabili e impertinenti; ispirati da racconti di paese sussurrati, credenze palesemente contraddittorie, misteri così poco misteriosi, a tratti ridicoli, se guardati con gli occhi di adulto. Fortuna che sono stato ragazzo negli anni ’90 quando c’era tempo e voglia di sapere, confrontare, trovare soluzioni a qualunque enigma, setacciare ogni superstizione, dire scemenze che tuttavia avevano l’attenuante dello sforzo preparatorio e di ricerca appassionata. Oggi tutto è così tristemente a portata di clic. Oggi pure la credulità non ha più il fascino di una volta.
"La Borda è la personificazione della nebbia nella valle, col buio; è vista come un essere mostruoso, una strega degli stagni e delle paludi, che cattura le persone, in particolare i bambini, per strangolarli con una corda e poi gettarli nell'acqua."
Mio padre, nei continui aneddoti trash che puntualmente fioccano durante le rimpatriate di famiglia, soleva ricordare come i loro genitori - i miei nonni -, in uno sperduto paesino di montagna in Abruzzo, sfruttassero la famigerata reputazione del Mazzemarill (in italiano: mazzamauriello) per mettere a dormire lui e fratelli senza fare capricci. Oggi il metodo scientifico e l'oggettiva globalizzazione del pensiero comune hanno in qualche modo sgonfiato tutti questi spauracchi dai molteplici nomi; ma allora, vuoi per le realtà di provincia isolate o, semplicemente, per un retaggio folcloristico maggiormente sentito in ambito famigliare e sociale, non era strano nutrire delle profonde paure per un qualcosa di sfuggente quanto minaccioso nell'attesa. E questi archetipi sono stati ereditati nell'immaginario: a tutti noi, per svariati motivi e in qualsiasi momento, sarà capitato di sentire vacillare le proprie certezze di fronte a qualcosa di non spiegabile col raziocinio...
Baldini riesuma tutti gli orrori della sua infanzia - Beppe Cattivo, il Gorgo Nero, Nonna Clara, lo Spirito del Grano, la famigerata Borda - per costruire brevi narrazioni sulle suggestioni infantili del bambino, incanalatore fisiologico di orrori ancestrali. Scenario di questo caleidoscopio rurale è la pianura romagnola, già teatro di esplorazioni del microcosmo cittadino silenzioso e omertoso che hanno reso grandi - forse un po' dimenticati, oggi - film come La casa dalle finestre che ridono e Zeder di Pupi Avati. Questi due film condividono con Baldini il ritratto di provincia e la zona geografica; al contrario, estrinsecano le loro storie nel thriller puro e l'orrore a sfondo esoterico, rispettivamente.
P.S. Nella nebbia ha come soggetto la Borda, poi maggiormente ampliato nel romanzo Mal'aria, di cui esiste una trasposizione (neanche disprezzabile) prodotta dalla Rai nel 2008.
La collina dei bambini 3★ A lume di candela 2★ Di pietra e di ghiaccio 3.5★ Il grande secco 3★ Re di carnevale 4★ Chi vive nell'olmo grande? 4.5★ Nella nebbia 4.5★ L'insuccesso scolastico e le sue conseguenze 5★ Il gorgo Nero 3.5★ Foto ricordo 5★ Urla nel grano 4★ In fila per due 4★
Premetto che non amo particolarmente i racconti. Una storia se mi piace e mi affascina voglio che mi sia raccontata nei minimi dettagli e pretendo che non mi si deluda nel finale. Detto questo si capirà come mi posso essere avvicinata ai racconti di "Gotico rurale", pensando già che questi racconti non avrebbero mai retto il paragone con il romanzo "Quell'estate di sangue e di luna" che avevo letto come suo primo romanzo. Ed invece è stata una grande scoperta. Questi dodici racconti sono uno più bello dell'altro. Tutti sono ben scritti, focalizzandosi su determinate paure e su fatti inspiegabili ci permettono di vivere esattamente quel momento come se fossimo li. La paura della vendetta, la paura delle streghe, la paura di esseri invisibili, tante paure che conosciamo bene e che riconosciamo perché sono quelle che avevamo da bambini. Insomma....anche questa raccolta conferma il giudizio positivo che ho di questo scrittore.
Baldini si conferma un abile narratore (di suo avevo già letto e apprezzato Mal'aria), ma ciò che apprezzo di più è la sua originalità. Il folklore italiano è sicuramente poco sfruttato rispetto a quello di altre zone del mondo. Ed è un po' un peccato. Ciò però permette a Baldini di scrivere storie che appaiano fresche e nuove e allo stesso tempo un po' familiari, almeno per me che passo tanto tempo in Emila, essendo mio papà di quelle parti.
Ma quanto è bravo Eraldo Baldini, quanto? Enormemente! Negli anni resta fra i miei pochi punti fermi di letture sempre azzeccate, per stile, temi, scrittura. Se ho lasciato “Gotico rurale”, il suo lavoro più noto, fra gli ultimi suoi libri da leggere, è solo perché, beh, sinceramente non sono una grande fan dei racconti, preferisco dar prima spazio ai romanzi, seppur brevi. Ma Baldini è Baldini ,perciò a “Gotico Rurale” prima o poi ci dovevo arrivare….e quindi, eccomi qua! Non mi stupisce come il nome di Baldini sia legato a questa raccolta di racconti: dentro è racchiusa tutta l’essenza, la potenza e la bellezza della sua produzione. L’ambientazione dei racconti è, come dice il titolo, rurale, ovvero nei paesini sperduti delle campagne romagnole, dove accade sempre un fatto nero, una sparizione, una morte, un mistero, legato alle leggende del posto, leggende che i vecchi tramandano ai bambini e nelle quali tutti, non solo i bambini, finiscono per credere ancora oggi. Leggende che richiamano paure ataviche che vivono in noi da sempre, e che tornano, con una forza rinnovata. Dallo Spirito del grano alla Borda, passando per il Gorgo Nero, la Vecchia del Pozzo, e tante altre figure, che sbucano fra le spighe del grano, i campi arati, il grigio della nebbia, i casolari abbandonati, i cimiteri, e che fanno davvero paura, perché qualcuno, poi, scompare o muore sempre e si arriva ad interrogarsi. Che cosa è realmente accaduto? E’ davvero una leggenda raccontata dai vecchi per metterci paura, o c’è qualcosa di vero? Fra i racconti spiccano “Foto ricordo” e “L’insuccesso scolastico e le sue conseguenze”: se Baldini le avesse sviluppate ne sarebbero venuti fuori due gioielli di romanzi. Ma prendiamole così, come brevi parentesi di paura. Adoro il gotico ad ambientazione rurale, non potevo non adorare questa raccolta. Grande Baldini, sempre!
Terminato ieri sera con l’inquietante “In fila per due”, l’ultimo racconto, seguito dalla bella postfazione di Guccini. È il primo libro di Baldini che leggo, ma non credo sarà l’ultimo, perché mi è piaciuto davvero. Innanzitutto nello stile, molto fluido, capace di descrivere in poche parole non solo il paesaggio rurale che fa da co-protagonista di tutti i racconti, ma anche il suo respiro, ovvero quel mutare del tempo, in genere in peggio, che sembra nascondere, accompagnato da un velo di accorta superstizione, orrori veri. Come tutte le raccolte di racconti anche questa spazia e a volte divaga, ma in ognuno la natura è padrona; il paganesimo si mescola ai temi cristiani; le spighe e le paludi, la nebbia, la neve e il vento attraversano i racconti plasmando non solo il paesaggio, (in pochi, efficacissimi tratti), ma anche i personaggi, rustici e spesso sgradevoli, guidati da un istinto antico pregno di credenze e paura. È facile ridere delle leggende nate dal folclore nel bel mezzo di una città moderna, fra luci e frastuono, un po’ meno quando la luce è solo quella della luna e delle candele, la sola voce quella del vento. L’autore sfrutta appieno e con maestria queste suggestioni, a volte immergendosi nel passato (“Il Gorgo nero”, “Di pietra e di ghiaccio”), a volte spingendo un ingenuo nostro contemporaneo a confrontarvisi (“Re di Carnevale”, “La collina dei bambini”). Spesso i racconti sono piuttosto prevedibili, seguono lo stesso schema, evidentemente intrigante per l’autore, e, specie all’inizio, ho trovato che per essere classificati davvero paurosi (come la quarta di copertina, con voci autorevoli, dichiara a gran voce), avrebbero dovuto affondare di più il colpo, mostrare e non solo suggerire. Poi, andando avanti, ho utilizzato una chiave di lettura che considero comunque mia, perché se è già stata rilevata da altri, lo è a mia insaputa. In alcuni racconti il soprannaturale è indubbio (“Urla nel grano” e il crudele “Foto ricordo”), ma in altri proprio quel lasciare l’orrore soltanto suggerito permette all’autore di lasciarli in sospeso fra naturale e soprannaturale. Ad esempio in “A lume di candela” Usando questa chiave di lettura il bellissimo “Nella nebbia” diventa ancor più affascinante Fossi stata io l’autrice di questo racconto, per camminare proprio sul filo dell’equilibrio fra terreno e ultraterreno avrei inserito Sempre per quanto sopra il mio racconto preferito alla fine è “Chi vive nell’olmo grande?” Perché sì, , ma rimangono le parole di Sanzio, il matto del paese, pronunciate gesticolando, e spalancando gli occhi spiritati: E alla fine, proprio un attimo dopo che nota, per la prima volta, quanto quell’albero sia “enorme, smisurato davvero”, lo vediamo riagganciare il telefono, guardare fuori. Il vecchio olmo è là, dov’è sempre stato, dov’era prima di tutti noi e dove sarà dopo di noi. E mentre leggevo: “La chioma del gigante riempiva il cielo, scura e ferma nell’aria immota e opaca di caldo”, con un brivido mi sono detta: Una piccola nota personale: come autrice italiana di horror mi auguro di avere, un giorno, il successo di Baldini. Non per fama, gloria o soldi, ma per arrivare a tanti, tanti lettori e condividere con loro le mie storie. Se ne volete un piccolo assaggio lascio il link al mio ultimo racconto horror: “Visita alla nonna oscura”, sperando che la notorietà dell’autore mi sia di aiuto: https://www.goodreads.com/author_blog...
Darei anche 4 e mezzo a questi meravigliosi racconti di Baldini, e so che sto per dire un'eresia ma mi hanno tanto ricordato il mio amato Kipling. Ovviamente non sono ambientate in India, ma queste atmosfere inquietanti dell'Appennino romagnolo (e non solo, credo) mi hanno riportato alla mente i fantasmi esotici dei racconti indiani di Kipling, a quell'inquietudine nata da leggende antiche, che a me personalmente ancora spaventa! Bravissimo Baldini e libro super consigliato
Tra la via Emilia e… I brevi racconti di "Gotico Rurale" di Eraldo Baldini sembrano bozzetti, schizzi, spunti messi da parte per essere sviluppati nei romanzi dell'autore ma poi non utilizzati (tanto le idee non gli mancano...)
Sono costituiti infatti della stessa materia e con gli stessi ingredienti dei più famosi romanzi: leggende, favole nere, racconti che fanno impaurire i bambini (e non solo...) nominalmente ambientati nella campagna e nella montagna romagnola che trasfigurano in un paesaggio onirico e indefinito (un villaggio, una collina, una casa abbandonata, una palude, un ruscello, una foresta); qui purtroppo, considerata la ristretta dimensione-racconto, Baldini non ha il tempo e lo spazio, che si ritaglia invece nei romanzi, per descrivere quei luoghi con la maestria e l'esperienza di chi li ha vissuti, sognati, amati e a volte temuti.
Spesso è un forestiero, un intruso arrivato dalla città nelle vesti di giornalista, maestro, pittore, prete, a doversi confrontare con un ambiente alieno e con una comunità chiusa e poco ospitale, un uomo che in genere ha alle spalle studi e cultura generale per esercitare un ruolo di spicco, ma a cui manca la specifica cultura del luogo, il linguaggio appropriato per comunicare e si confronta con gli "Indigeni" con poca umiltà e malcelato disprezzo, finendo sistematicamente per soccombere. Più raramente al centro delle vicende vi sono individui del posto ma rifiutati, isolati e incapaci di integrarsi nella ristretta comunità che li vive come un pericoloso corpo estraneo e li emargina fino alle estreme conseguenze.
Ma i veri assoluti protagonisti restano le Entità, sempre citate con una maiuscola carica di timore e soggezione, che popolano quei luoghi anche se, come osserva un personaggio, sono sempre localizzate "altrove": la Borda, la Vecchia nel Pozzo, lo Spirito del Grano, il Gorgo Nero, che spaventano i bambini come personaggi da favola ma si materializzano d'improvviso in realtà capaci di terrorizzare ed annientare gli adulti, con particolare predilezione per gli scettici.
C’è un ricordo che io associo alla lettura di questo libro. E riguarda il ricordo che ho dei miei nonni. Persone pratiche, che hanno visto la guerra, patito la fame, affrontato difficoltà che noi conosciamo solo per nome. Che forse hanno capito cosa sia importante davvero nella vita.
E che non hanno visto cosa ne stiamo facendo nel mondo che ci hanno lasciato.
Ci sono cose che anche queste persone avrebbero raccontato con fatica, trattenuti da superstizioni e credenze tipiche di un folklore che attraversa l’Italia da Nord a Sud inglobando una sorta di mitologia di provincia.
Poco pop, a volte ignorata. E terribile. Tremendamente terribile.
Racconti poco sviluppati, alcuni non fanno neanche paura. Forse è meglio se lasciamo fare il genere horror agli americani,che hanno dimostrato negli anni di saperci fare molto meglio.
Un titolo che da solo dice tutto: Gotico rurale. Ho davvero apprezzato questa raccolta di racconti, che è gotica per atmosfera e tematiche e rurale per ambientazione e il folklore cui attinge. Soprattutto quel "rurale" era ciò che speravo di trovarci, perché è il rurale, con annesso folklore, della regione in cui vivo adesso. L'atmosfera è costantemente cupa, l'ambiente sempre minaccioso e spesso inquietante: anche se a far più paura sono sempre e decisamente le persone, persino i bambini (come in Di pietra e di ghiaccio, L'insuccesso scolastico e le sue conseguenze, In fila per due). Tra un racconto e l'altro si toccano varie le sfumature dell'horror: quello sovrannaturale, quello psicologico, persino quello umoristico, e in tutti c'è un discreto tocco di splatter, che però non mi ha dato fastidio. Non è del resto un horror tanto forte, sono stati soltanto due i racconti che a me, poco avvezza al genere, hanno fatto paura (Foto ricordo, A lume di candela). Però, leggendolo in compagnia di altre persone, mi è stato fatto notare come qua e là ci siano, sparsi, numerosissimi riferimenti ad altre opere del genere, letterarie o cinematografiche. Questo non rende i racconti particolarmente originali, tranne alcuni casi, ma certo sono affascinanti, ben scritti e soprattutto ben calati nel contesto e nell'ambientazione scelti. Un altro aspetto che ho molto apprezzato è che per molti dei racconti è possibile sia optare per l'interpretazione razionalizzante, in cui tutto ciò che accade e assolutamente umano, sia a quella surreale, in cui, accanto alle azioni umane, operano forze oscure (A lume di candela, Il grande secco, L'insuccesso scolastico e le sue conseguenze, Chi vive nell'olmo grande?, Nella nebbia). Lo stile di scrittura è molto semplice e lineare, non spicca per particolari doti ma è comunque priva di difetti, e sa essere elegante in certi punti; forse è anche nel suo essere così semplice che va trovato il fare "poca paura" dei racconti, però, nel suo andare dritto al punto, riesce a condensare in poche pagine di racconto tantissimo contenuto. E infatti le trame dei racconti riescono ad essere spesso anche molto articolate, pur in poco spazio, come accade ad esempio ne La collina dei bambini, che è uno dei miei preferiti e sul quale si potrebbe scrivere un romanzo intero. Mi ha fatto molto piacere aver fatto finalmente la conoscenza di quest'autore di cui qui ho sentito parlare tanto dai miei contatti su GR, e di cui leggerò sicuramente altro.
Alcuni racconti molto belli, altri ( la minoranza) con un pochino meno "mordente". I racconti sono dei folk horror che fanno respirare l' aria di quei racconti di storie strane e misteriose fatti davanti ad un camino in una notte di nebbia.consigliato.
Negli ultimi anni si sente tanto parlare di fantastico italiano, con torme di case editrici più o meno piccole che tra alterne fortune si barcamenano come possono all'interno della nicchia. Ora, non voglio spegnere gli entusiasmi (in realtà forse sì, lo voglio), ma la mia sensazione è che si stia progressivamente gonfiando quella che non è nient'altro che una bolla inflazionistica che porterà il settore non al collasso (del resto ciò che non è mai cresciuto davvero non può fisicamente collassare) ma all'assuefazione del pubblico al fantasy italiano, che forse è anche peggio. Dalle ceneri quantomeno si può sempre ricostruire qualcosa, mentre l'ossessivo, immoto rumore bianco di fondo, invece, produce solo l'abitudine, e l'abitudine porta alla noia, e la noia, in definitiva, all'oblio.
Io, per esempio, da un anno a questa parte ho acquistato un gran numero di titoli di autori italiani, sia editi da CE anche blasonate che autopubblicati e, al di là di una o due dignitose eccezioni, posso dire che per lo più ho letto solo solenni schifezze. Sì, tranquilli: io sono uno snob, il pubblico non capisce niente e all'estero non ci leggono perché non siamo raccomandati come quegli altri. Chi sono io per impedirvi di credere alle favolette? Perciò vi prego, continuate pure a dormire sonni tranquilli.
Ora non mi dilungherò in sterili analisi e ricette per risollevare un settore del quale, francamente, non me ne frega più un accidenti. Il fantatico italiano è una poracciata senza ritegno e non vedo per quale motivo dovrei difendere una poracciata senza ritegno. Si continua ottusamente a cercare di fare squadra in quello che è sostanzialmente uno sport per solitari, nel disperato tentativo di far sembrare oro la palta fumante.
Per quanto mi riguarda ho deciso di adottare un approccio darwinista: tra 5, 10 anni, quando le polveri di tutto questo casino si saranno finalmente depositate, si vedranno i risultati della selezione naturale, e io spero di essere ancora lì a osservare la situazione (e probabilmente a borbottare tra me e me, come al solito).
Ma siccome vogliamo farci del male, continuiamo imperterriti a comprare titoli italiani, sperando sempre di trovare la famosa eccezione che mi faccia cambiare idea.
Oggi è il turno di Eraldo Baldini, autore tra parentesi non proprio novellino e anzi di un certo successo (lui stesso ammette di campare grazie alla scrittura, che già di per sé nell'ambito italiano è qualcosa che rasenta il miracolo), pubblicato da una big italiana come Einaudi.
Questo "Gotico Rurale" parte addirittura con la pretesa di essere il "manifesto" di una sorta di nuovo genere del quale il nostro autore sarebbe precursore.
Partiamo subito da un fatto inconfutabile: se dopo circa un quarto di secolo (la prima edizione del libro risale al 2000) non avete ancora sentito parlare di altri libri di genere "gotico rurale", probabilmente il tentativo di Baldini si può definire fallito.
Ma al di là delle trovate di marketing (perché alla fine di questo parliamo in questo caso), di cosa si tratta?
Gotico Rurale è una raccolta di racconti di genere orrorifico/fantastico* scritti a più riprese nell'arco di svariati anni, il cui comune denominatore è il folclore italiano. Tutto qui.
Vi dico subito che dopo aver fatto una fatica boia a leggere 5 o 6 racconti, alla fine ho dovuto cedere e chiudere la lettura in un mesto DNF. Cosa posso dirvi? La vita è troppo breve per leggere ciofeche.
La cosa che più di ogni altra mi lascia perplesso è come Baldini sia riuscito a far pubblicare questi racconti da un editore come Einaudi. C'è perfino una postfazione di Guccini, e questo mi fa meditare sulle miserabili condizioni della classe culturale italiana. Non intendo certamente fare della dietrologia, ma è evidente che tra il blasone della CE e la qualità di questi racconti c'è un immenso, invalicabile baratro. Se io fossi il titolare della casa editrice Pinco Pallino e ricevessi una roba del genere, l'avrei già cestinata al secondo racconto.
Per prima cosa non ho idea di come questi pezzi si possano definire anche solo lontanamente "gotici": in quelli che ho letto non c'è l'ombra della tensione psicologica che un lettore si aspetterebbe da un'opera con una simile premessa. In alcuni casi si tratta di raccontini dotati di un mediocre umorismo più o meno nero, e in altri si fanno debolissimi accenni a una fantascienza, o per meglio dire all'idea di fantascienza che potrebbe avere un signore di una certa età che non ha letto nulla ma proprio nulla del genere in vita sua.
Quando il tanto strombazzato folclore italiano non è ridotto a dei banali riferimenti alla piadina con lo squaquerone, ci ritroviamo davanti (la collina dei bambini) un testo troppo breve e di poco impatto per destare il benché minimo interesse. Sì ok, la crociata dei bambini è una signora premessa, ma a parte quello, non c'è storia, non c'è un personaggio, un'invenzione, non c'è nulla che mi faccia venir voglia di continuare la lettura.
Nel gruppo di lettura con il quale ho preso in mano Gotico Rurale, condividiamo tutti la stessa sensazione, ovvero che il lettore target di questa raccolta non è decisamente quello scafato che ha già letto tanto horror/fantahorror, ma più il lettore casual che magari è curioso di leggere qualcosa che si discosti dal Montalbano di turno ma senza esagerare. Il risultato è una sconcertante banalità.
Qualcuno dirà sicuramente che non ho letto a sufficienza per poter dare un giudizio oggettivo, che i racconti migliori sono tra quelli che non ho letto, eccetera. Il problema, caro amico, è che se non riesci a prendermi dopo 6 racconti, vuol dire che almeno 6 racconti della tua raccolta sono cattivi, e questo dovrebbe farti riflettere, ma sono certissimo che tu, anziché riflettere, preferirai saltarmi alla gola e continuare a pensare che questi quattro raccontini di merda valgano più della carta sulla quale sono stampati. E a me va benissimo così, perché non sono certamente qui per convincere qualcuno di qualcosa, ma solo per dire la mia. Come ho detto, credo ferventemente in Darwin.
L'unica cosa che salvo è la scrittura di buon livello di Baldini: semplice, veloce, adatta al medium racconto. Ciò che non è purtroppo adatto è tutto il resto.
*: naturalmente qui di orrorifico e fantastico c'è solo il fatto che una casa editrice come Einaudi abbia deciso di pubblicare questa roba
E' il primo Baldini che leggo e quindi il mio non è certo un giudizio definitivo sull'autore. In alcuni racconti m'è sembrato che questa forma stesse troppo stretta allo scrittore, o forse sono io che mi aspettavo qualcosa di più. Certe storie le avrei volute più complete o dettagliate. Schema delle trame un pochino ripetitivo, storie che in forme diverse si trovano anche nelle leggende delle nostre montagne. I miei racconti preferiti: - La collina dei bambini - Chi vive nell'olmo grande? - L'insuccesso scolastico e le sue conseguenze - Foto ricordo - In fila per due
In uno scambio di tweet fra Einaudi e Massimo Carlotto mi imbatto in questo nome, Eraldo Baldini. Non lo conosco, ma da un po’ sto leggendo i libri di Carlotto che è diventato uno dei miei preferiti.
Incuriosita vado a dare un’occhiata a Baldini, scopro che ha scritto parecchi libri e la copertina che più mi attira, fin da subito, è quella di Gotico rurale. Con quel forcone piantato nel terreno ha avuto la capacità di trasportarmi ad alcune estati, lontane nel tempo, fra campagna e lavori agricoli.
Decido di partire da quello, anche se nel tweet si parlava di Stirpe selvaggia.
Il primo racconto mi conquista, mi affascina. Anche se di ruralità conosco solo quella del sud, mi pareva di tornare alle leggende e alle vicende di quando ero bambina e, nella mia ingenuità fanciullesca, mi sono meravigliata di quante cose in comune ci fossero.
Tutti i racconti sono particolari, originali, capaci di avvolgermi in un’atmosfera magica, surreale, eppure credibilissima.
Solo di due avevo indovinato quasi fin da subito come sarebbe andata a finire, Re di carnevale e A volte sbagliano, quest’ultimo anche buffo. Per tutti gli altri non era facile capire o intuire lo sviluppo.
E’ un autore che merita di essere conosciuto e letto, per la particolarità delle storie che racconta, per la bravura nel raccontarle e per il senso di forza che lasciano. Non so spiegare perché, ma è questo l’effetto che mi hanno fatto. Alla fine dell’ultimo racconto, avevo la sensazione di aver attraversato zone buie, uscendone vittoriosa, zone pericolose, uscendone vincitrice.
Perché Baldini faccia questo effetto non lo so, ma dato che è positivo, vado a leggere Stirpe selvaggia.
Avevo grandi aspettative per questa raccolta e forse, per farmela piacere, avrei dovuto fare come la maggior parte dei recensori che noto in questa sezione: non aver mai letto prima racconti gotici, libri dell'orrore o autori del sottogenere folk/pagan. Attribuisco a Baldini due meriti evidenti: scrive bene e rimane fedele al tema proposto, senza inganni. D'altra parte, però, ho trovato la maggior parte dei racconti scialbi, poco sviluppati, a metà fra intrattenimento e un tentativo neanche troppo evidente di trascinarsi dietro una morale, riuscendo male in entrambe le cose. Le storie sono prevedibili, con finali che non riescono a colpire o entusiasmare. L'intera raccolta mi ha lasciato il sapore di compitino svolto, senza troppe pretese. Ci sono uno, al massimo due racconti che si staccano dagli altri, poi sembrano tutti uguali, con lo stesso, identico schema narrativo. Arrivato a metà volume, ho faticato veramente tanto per andare avanti e mi è sembrato di leggere sempre la stessa cosa, con località e leggende di un altro nome.
Tre racconti veramente inquietanti: Foto ricordo, sul fantasma di una vecchia cannibale che dà la caccia al bambino che le era sfuggito in vita; A lume di candela, su un paesino di montagna i cui abitanti iniziano misteriosamente a suicidarsi dopo aver acceso una candela; Nella nebbia, in cui si spiega perché non si dovrebbe mai passeggiare per le Valli di Comacchio quando si alza la bruma.
Un racconto molto simpatico: A volte sbagliano, in cui la passione smodata di un ravennate per la piadina porta ad attenzioni indesiderate da parte del KGB.
E un racconto dalle premesse ottime, ma che si perde sul finale: Urla nel grano, una sorta di risposta padana a I figli del grano di Stephen King.
Per il resto, una quindicina di racconti scontati, ripetitivi o proprio mal scritti.
Il mio voto sarebbe di 2 stelle e mezzo. Gliene do 3 perché, come lettura da pausa pranzo, è davvero divertente.
Un libro interessante, a tratti intenso. Alcuni racconti sono abbastanza scontati, difficile non prevedere il finale che raramente è davvero a sorpresa. Ma il punto forte dell'opera sta non tanto nelle storie, quanto nelle ambientazioni e nella capacità di descrivere il paesaggio rurale, con tutte le sue sfaccettature, i suoi misteri che si perdono nella notte dei tempi e nelle storie raccontate di sera, nella stalla o nell'aia; le paure ancestrali miste alle superstizioni di paese che, si legge tra queste righe, tanto superstizioni non sono. Devo dire che l'ho davvero apprezzato. Menzione speciale per il racconto "Foto ricordo"; gli altri non sono male, ma questo mi ha fatto davvero accapponare la pelle.
Un amico, dopo aver letto un mio libro di racconti, mi ha regalato questa raccolta dicendo che le mie storie gli sembravano in qualche modo simili e che mi sarebbe piaciuto. Aveva ragione: appena ho scartato il pacchetto è stato amore, già solo nel leggere il titolo e nel vedere quel forcone piantato in terra. Alcuni racconti come "Foto ricordo"e "A lume di candela" sono semplicemente perfetti. C'è quell'oscurità, quel male misterioso che si nasconde abilmente dietro interpretazioni razionali (di ciò che razionale non è): una cosa che adoro.
Leggendo i racconti di Baldini, mi sono ritrovata a passeggiare nella campagna di quando ero bambina e ragazza, in mezzo ai campi gialli e all’afa soffocante dell’estate. La polvere sottile a coprirmi le scarpe, il fruscio del grano, il sussurro dei pioppi e delle querce che mi raccontavano di mondi perduti e familiari al contempo. E quell’inquietudine sottile che ti bagna la schiena quando il sole sparisce dietro le spighe mature.
Di Eraldo Baldini ho letto parecchie cose ma questa raccolta di racconti, la maggior parte dei quali già editati in passato, non rimarrà certo tra quelle che ricorderò con maggior piacere. Sarà il genere, sarà quel che volete però nella stragrande maggioranza mi sono sembrate storie pronte a decollare ma necessariamente troncate per essere trasformate in racconti. Peccato!
E' il secondo libro che leggo di Eraldo Baldini, ed è la seconda volta che mi innamoro perdutamente della sua scrittura.
In Gotico rurale sono raccolti dodici racconti. Racconti macabri, con ottime ambientazioni, personaggi realistici e uno stile di scrittura elegante e scorrevole: cosa chiedere di più?
Un libricino di neppure 200 pagine, che tuttavia nasconde dentro di sé vari mondi. Una raccolta di storie che, appena finiscono, ti sembra siano durante molto di più di quelle scarse venti o dieci pagine l'una. Alcune avrei voluto continuassero, pensando sarebbero state perfette per un romanzo intero, eppure sono complete. Sempre il solito, Baldini.
Bella raccolta tra realismo macabro e horror, il cui comune denominatore è l'ambientazione "Gotico-Padana".
La Collina dei Bambini 4⭐️ A Lume di Candela 4,5⭐️ Di Pietra e di ghiaccio 4⭐️ Il Grande Secco 4⭐️ Re di Carnevale 3,5⭐️ Chi Vive Nell'Olmo Grande 3⭐️ Nella Nebbia 3,5⭐️ Insuccesso Scolastico 3⭐️ Il Gorgo Nero 3,5⭐️ Foto Ricordo 5⭐️ Urla nel grano 3⭐️ In Fila per Due 5⭐️
In questa raccolta ho risentito il sapore dei racconti di mio nonno, operaio e contadino d'altra era, ormai aggiuntosi all'Insondabile che la natura custodisce intorno a noi, lasciando fuoriuscire solo brevi consapevolezze di magnifica bellezza e orrore profondo.
Insieme di racconti con la provincia di sfondo. Dimostrazione che si possano fare certi racconti senza per forza andare in america e/o della Londra Vittoria.