Ho iniziato a leggere questo libro, dopo averne letto uno veramente tosto, pensando di riprendermi e di trovarmi di fronte ad una lettura per bambini leggera e rilassante, ma fin dalle primissime pagine mi sono resa conto che non fosse così. Autobiografia di una zucchina non è un libro per l’infanzia e non è ai bambini che si rivolge l’autrice: dietro il suo linguaggio semplice, le frasi brevi, la storia apparentemente leggera, si nascondono verità pesanti come il marmo, che solo i bambini, con la loro semplicità, la loro innocenza ed il loro ottimismo, sanno semplificare e spesso anche risolvere, senza perdersi d’animo, difendendo valori importanti come l’amore, l’amicizia e l’unione che fa la forza.
“La vita assomiglia in peggio a tutto il grigio del cielo con quelle schifezze di nubi che pisciano solo infelicità”
Gli adulti hanno perso la freschezza dei sentimenti che li animavano quando erano bambini, rimangono ancorati al terreno e, soprattutto, troppo spesso, al loro egoismo, vedendo tutto nero e non ascoltando la parte ancora infantile che si nasconde in ognuno di loro e che li aiuterebbe in molti casi. E’ questo che Gilles Paris vuole sottolineare raccontandoci la storia di Zucchina, un bambino che uccide la mamma per un tragico incidente, e degli amici che incontra nell’orfanotrofio in cui viene portato, tutti con un passato terribile alle spalle, tanto dolore ed indifferenza da parte degli adulti da superare, ma ancora tanta speranza nel futuro e nell’affetto che condividono tra loro e che li fa sentire come una grande famiglia.
“Gli adulti, a volte, dicono cose stupide perché la paura gli divora il cuore. Farebbero meglio ad ascoltare il silenzio…E bisogna guardarli, gli adulti, giocare ai grandi e poi fare più cavolate dei bambini. “
Leggendo questa storia mi sono molto emozionata ed ho pensato a come sia cambiata la mia vita da quando ho avuto mio figlio, otto anni fa. Fin da subito ho cercato di pormi “alla sua altezza”, di seguire i suoi ragionamenti ed i suoi bisogni (nel limite del possibile, ovviamente, essendo pur sempre un genitore responsabile..credo) e questo ha aiutato tantissimo anche me a sentirmi più “leggera”, a vedere tante cose in modo più aperto, a stupirmi e a notare i dettagli che fanno grande la vita. Quindi ha ragione l’autrice, facendoci capire che molto spesso noi adulti faremmo meglio ad imparare dai bambini e non viceversa, che abbiamo smesso di sorprenderci e di porci delle domande, continuando a capo chino nelle nostre convinzioni, sentendoci comunque infelici.
“Ci sono un sacco di punti interrogativi senza risposte, e tutto perché restano chiusi nella testa senza mai uscire dalla bocca. Dopo si leggono sulle facce tutte quelle domande mai fatte e rimane solo dell’infelicità o della tristezza. Le rughe sono solo una scatola di domande non fatte che si è riempita con il tempo che passa.”
Ho dato 5 stelle a questo libro, pur non considerandolo un capolavoro della letteratura, perché mi ha fatto molto emozionare nella sua semplicità: ho pianto leggendo la solitudine di Zucchina e dei suoi compagni, mi sono intenerita vedendo il nascere in lui il primo amore, tenero e senza malizia, ho riso di fronte alle peripezie e alle invenzioni di questi bambini..insomma se siete ancora capaci di provare tenerezza e volete riscoprire il bambino che è in voi, vi consiglio proprio questo libro. Tra l’altro ne è stato tratto anche un film di animazione, che spero di riuscire a vedere quanto prima.