Una raccolta di racconti sul rapporto - sempre più vischioso - tra Internet e le relazioni interpersonali, e come il primo influenzi le seconde e viceversa. Il primo racconto, forse il più lungo tra i sei, all’inizio appare un po’ lento, quasi farraginoso da leggere, anche a causa della struttura a micro-paragrafi titolati presente; poi però migliora, per fortuna, e a un certo punto appare persino Hejira di Joni Mitchell — che è tipo uno dei miei album preferiti di sempre, e che cosa bella.
Il resto dei racconti è okay: alcuni più carini, che in un modo o nell’altro hanno lasciato il segno, mi hanno dato una strana sensazione di comfort e anche una tristezza dolce, molto malinconica; altri meno, tipo quello sulle dinamiche interne dell’azienda in cui lavora Nick, noiosissimo. In generale è okay: mi aspettavo un’opera su ventenni-quasi-trentenni che cercano di barcamenarsi in questa cosa paurosa chiamata “vita nel capitalismo” e lo è, almeno per buona parte; avrei apprezzato una maggior caratterizzazione dei personaggi - specialmente di Julia e Nick che, nonostante siano i protagonisti, appaiono comunque abbastanza superficiali.