Come ben sapevano i predicatori medievali, delle due grandi leve del comportamento umano – la paura del castigo e la speranza del premio – la più efficace era la prima. Di qui, allora, lo sviluppo di immagini dell’Inferno che fra Tre e Quattrocento sono sempre più complesse e crude, così da turbare gli animi e smuovere le coscienze. Ma in che direzione? E a quale scopo? La domanda è assai meno scontata di quanto non possa apparire. Dal momento, infatti, che gli exempla negativi avevano senso solo in funzione di quelli positivi, il grande teatro dei reprobi si prestava anche ad una lettura al contrario, in cui le figure dei peccatori, lungi dal costituire solo un terribile ammonimento, indirizzavano il fedele verso atteggiamenti speculari e opposti a quelli puniti. La critica si faceva insomma proposta, complici le scelte iconografiche di artisti e committenti (comunità, privati, confraternite, ordini religiosi, ecc), che attraverso il tema dell’Inferno potevano esprimere i propri ideali di convivenza civile.
Libro molto ben scritto e ampio nelle sue proposte. Tratta di un tema particolarmente interessante, di come cioè le rappresentazioni infernali mutino nel tempo, e il professor Gamberini cita un vasto numero di opere da tutta Italia. Il repertorio di immagini è anch’esso vario e di buona qualità. Per chi ha interesse verso il tema consiglio assolutamente la lettura di questo libro, scorrevole e molto interessante.