Che cosa significa «sentire»? Come ci rapportiamo al mondo attraverso il nostro corpo? Perché non ci accontentiamo delle misurazioni quantitative, ma siamo spinti a valutare le nostre relazioni alle cose nelle loro qualità, chiamandole belle, brutte, sublimi, kitsch? Che cosa facciamo quando immaginiamo, giochiamo, fingiamo? Quando estendiamo il nostro fare e trasformiamo il nostro sentire grazie alle protesi tecniche e ai media, o quando ci esprimiamo artisticamente? Che cosa hanno di speciale quelle cose che definiamo opere d’arte? Davvero si possono distinguere dai fenomeni naturali, dagli oggetti ordinari, dagli strumenti? Sono solo alcune delle domande caratteristiche di quel campo della nostra esperienza, specifico e insieme diffuso, che chiamiamo «estetica».
L'Estetica è un settore della filosofia molto interessante e complesso. Conoscere le sue origini è senza ombra di dubbio un valore aggiunto. Il testo è ben strutturato, diviso in tematiche con rimandi da un tema all'altro. Purtroppo i ragionamenti ed i pensieri prensentati sono molto cavillosi; si fa un certo sforzo nel seguire il libro, e più volte mi sono chiesto quale sia l'utilità pratica di questi ragionamenti, visto che sono così sottili da avere una messa in pratica molto ardua. Se credete che la speculazione filosofica sia uno dei piacere della mente e del pensiero, bhè allora è libro che fa per voi.
Interessante come libro divulgativo, povero come manuale da studio. Troppi argomenti affrontati troppo superficialmente, troppi nome e teorie, pochi punti cruciali non abbastanza focalizzati.