Che cosa significa «sentire»? Come ci rapportiamo al mondo attraverso il nostro corpo? Perché non ci accontentiamo delle misurazioni quantitative, ma siamo spinti a valutare le nostre relazioni alle cose nelle loro qualità, chiamandole belle, brutte, sublimi, kitsch? Che cosa facciamo quando immaginiamo, giochiamo, fingiamo? Quando estendiamo il nostro fare e trasformiamo il nostro sentire grazie alle protesi tecniche e ai media, o quando ci esprimiamo artisticamente? Che cosa hanno di speciale quelle cose che definiamo opere d’arte? Davvero si possono distinguere dai fenomeni naturali, dagli oggetti ordinari, dagli strumenti? Sono solo alcune delle domande caratteristiche di quel campo della nostra esperienza, specifico e insieme diffuso, che chiamiamo «estetica».
Premetto che è stata una letturaibro universitaria, ciò non toglie che sia un libro che ha i suoi problemi. In primo luogo, cosa a mio parere assurda il titolo. Bisognerebbe correggerlo in "Il primo libro di estetica (occidentale)". perchè non è possibile che venga a malapena citato, tipo: "ah si, e poi ci sono quelli lì che la pensano in maniera diversa, ma vabbè". Capisco che l'Estetica in se è un concetto puramente occidentale, ma non è pensabile che tutto si riduca ad un esclusione totale del pensiero orientale. Anche perchè e qui si arriva al secondo punto, le pagine per introdurre un confronto ci sarebbero state, senza complicare il libro o appesantirlo, ma semplicemente rivedendo il contenuto di ogni capitolo. Difatti ogni capitolo tratta un tema, un concetto, una parola che interessa al discorso estetico, così da dare delle basi a "360°". Peccato che ho avuto l'impressione che il curatore di questo libro abbia obbligato gli autori a scrivere capitoli tutti lunghi più o meno uguali (circa di 12-15 pagine) con il risultato che spesso si inizi a parlare del più e del meno senza aggiungere concretamente qualcosa. Terzo punto. Non c'è stago coordinamento tra la scrittura di un capitolo e l'altro. Sembra una raccolta di riflessioni più o meno vage. Spesso le citazioni e gli argomenti si ripetevano tra loro. Capisco che le terminologie siano interconnesse, ma così è risultato ripetitivo e palloso. Non perchè il tema fosse poco interessante, anzi ma perchè non sono stati capaci di divulgarlo.
L'idea e intenzioni del libro sono interessanti. Il risultato, bocciato. Peccato
L'Estetica è un settore della filosofia molto interessante e complesso. Conoscere le sue origini è senza ombra di dubbio un valore aggiunto. Il testo è ben strutturato, diviso in tematiche con rimandi da un tema all'altro. Purtroppo i ragionamenti ed i pensieri prensentati sono molto cavillosi; si fa un certo sforzo nel seguire il libro, e più volte mi sono chiesto quale sia l'utilità pratica di questi ragionamenti, visto che sono così sottili da avere una messa in pratica molto ardua. Se credete che la speculazione filosofica sia uno dei piacere della mente e del pensiero, bhè allora è libro che fa per voi.
Interessante come libro divulgativo, povero come manuale da studio. Troppi argomenti affrontati troppo superficialmente, troppi nome e teorie, pochi punti cruciali non abbastanza focalizzati.