Giuseppe Culicchia, dopo il longseller “Torino è casa mia”, torna a esplorare e a raccontare un’altra città del suo cuore, Berlino. Cortili e grattacieli. Biergärten e torri della contraerea. Viali a sei corsie e sentieri nel bosco. Jugendstil e Bauhaus. Liberty e Gotico. Razionalismo Sovietico e Neoclassicismo. A Berlino tutto convive con tutto e con il contrario di tutto. Entrare a Berlino significa proiettarsi automaticamente nel passato, nel presente e nel futuro. A nessun’altra città europea riesce di far convivere questi tre piani temporali in modo allo stesso tempo armonico e contrastante. Passato, presente e futuro a Berlino si compenetrano in ogni dove e basta mettere piede in città per provare la sensazione di ritrovarsi in una sorta di capsula del tempo, capace di attraversare tutto il Novecento e insieme di scagliarci nel mondo che verrà.
Giuseppe Culicchia (Torino 1965), figlio di un barbiere siciliano e di un’operaia piemontese, cresce mangiando pane cunzato e leggendo l’enciclopedia Conoscere. Vince il torneo di calcio della scuola in qualità di riserva disputando solo uno splendido secondo tempo da ala sinistra nella partita contro i professori. Per tutte le superiori passa il tema in classe al compagno di banco in cambio del compito di matematica, esame di maturità compreso. All’università, abbozza storie in una biblioteca di Palazzo Nuovo e nelle sale del Caffè Fiorio a Torino. Tra i suoi eroi, Hem, Scott e Buk. Ormai ventiduenne, impara a nuotare. Poi finisce a fare l’aiuto-bibliotecario a Londra, e scrive i racconti pubblicati da Pier Vittorio Tondelli nell’antologia Papergang Under 25 III (1990). Dopodiché torna a Torino e dato che vuol continuare a scrivere cerca lavoro in una libreria, dove scopre che Thomas Bernhard ha dato alle stampe un romanzo di circa 500 pagine con un unico punto a capo, più o meno a metà. Commesso/edicolante/magazziniere/tuttofare per una decina d’anni, pubblica il long-seller Tutti giù per terra (1994, premio Montblanc e Premio Grinzane Cavour Autore Esordiente). Grazie al romanzo d’esordio finisce in copertina su L’Indice dei Libri del Mese, cosa che gli procura molti nemici e molto onore. Invitato più volte al Maurizio Costanzo Show, rifiuta di parteciparvi. Nel 1997 il suo primo romanzo diventa un film con Valerio Mastandrea per la regia di Davide Ferrario. Seguono Paso Doble (1995), Bla Bla Bla (1997), Ambarabà (2000), A spasso con Anselm (2001), Liberi tutti, quasi (2002), Il paese delle meraviglie (2004, premio Grinzane Cavour Francia) e Un’estate al mare (2007), tutti editi da Garzanti e tradotti in una decina di lingue. Nel frattempo, per sei mesi suona la batteria in un gruppo fantasma chiamato Ratones, che però si scioglie dopo che lui propone agli altri membri una canzone intitolata McChicken il cui testo sotto forma di haiku recita: “McChicken / McChicken / McChicken”. Comunque: con Laterza pubblica Torino è casa mia (2005) e Ecce Toro (2006). Da Einaudi, l’atto unico Ritorno a Torino dei Signori Tornio (2007). Da Feltrinelli, il memoir Sicilia, o cara. Un viaggio sentimentale (2010). Per Mondadori scrive i romanzi Brucia la città (2009), Ameni Inganni (2011) e Venere in Metrò (2012). Nel corso degli anni traduce tra gli altri Mark Twain, Francis Scott Fitzgerald e Bret Easton Ellis. Gli piacerebbe tradurre il caro vecchio Ernest, in particolare Fiesta, o al limite Festa Mobile, o anche solo l’ultimo capitolo di Morte nel Pomeriggio, o giusto il racconto Colline come Elefanti Bianchi, ma non gliel’hanno mai proposto. Purtroppo non conosce il norvegese, altrimenti avrebbe fatto di tutto pur di tradurre Knut Hamsun. Collabora o ha collaborato con i quotidiani La Stampa, La Repubblica e il manifesto, con i mensili GQ, Traveller e Linus, con il settimanale Gioia. Tifa per la squadra di calcio di Torino, il Toro. Ma, da vero sportivo, tifa anche per tutte le squadre che in tutte le serie e i tornei incontrano di volta in volta l’altra squadra cortesemente ospitata in città. Cos’altro? Ama giocare a calciobalilla, anche se non ha mai frequentato l’oratorio (e si vede). Ogni anno a Ferragosto guarda Il sorpasso. Desidera essere sepolto a Marsala. Non subito, però.
Avendo letto parecchio di Culicchia e soprattutto il libro che ha ambientato a Berlino (Il cuore e la tenebra), lo sapevo parecchio esperto e infatti questo saggio sulla cittá dove abito da ormai piú di 11 anni, non mi ha deluso. In particolare i libri che cita nell'appendice finale, oltre ai film e alla storia cronologica della cittá, aggiungono parecchio materiale a quello giá in mio possesso.
Buffo finire la lettura di questo libro mentre mi trovo a Berlino, in vacanza. Il punteggio sarebbe più 4,5 che 4 perché è un libro che si legge davvero bene, specie per un neofita della città, che un pò chiama ad un turismo un pochino diverso rispetto ad altre destinazioni: il peso della storia ovunque ci si volti. Mi ha fatto un certo effetto osservare che oggi la città è in gran parte imbandierata con i colori ucraini e la cosa pare avere un suo senso, rispetto a chi ha già conosciuto il peso dei totalitarismi. Buffo pure aver preso nota di alcuni suoi suggerimenti per destinazioni in città poco conosciute o a cui non avrei affatto pensato: felice di essermi imbattuto nel libro, insomma. Credo di voler leggere altro di Culicchia.
Carino, niente di trascendentale, ma è un libro che si fa leggere. Sicuramente più pensato per chi a Berlino non vive, devo dire che comunque è bello ritrovarsi nelle parole dell'autore riguardo all'amore per questa città e nei consigli rivolti a chi Berlino prima o poi vorrà visitarla... Non è il testo che vi cambierà la vita, ma ci troverete qualche informazione utile, anche se siete berlinesi d'adozione da ormai tanto tempo. 3 stelle, perché la passione dell'autore per questa traspare chiaramente dalle sue parole.
La miglior guida di una città è chi la città l'ha vissuta e la racconta dalla propria prospettiva. Se chiudo gli occhi mi immagino esattamente lì dove la descrizione della pagina porta, ne sento i profumi e ne gusto i sapori, ne sento i rumori. Berlino è casa, e non avrei saputo raccontarla meglio.